Trascrizione (musica)

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Secondo Nina Gallo[1], il vocabolo trascrizione nel campo musicale ha almeno quattro diversi significati:

1. il primo significato è quello di atto puramente materiale - a fini soprattutto pratici - del copista che riscrive un brano musicale (ad es., l'amanuense medievale);

2. il secondo significato è quello di riscrittura in notazione moderna di brani del passato scritti in notazione antica (ad es., il canto gregoriano);

3. il terzo significato è quello di stesura per iscritto di brani musicali appartenenti alla tradizione orale (ad es. i canti popolari);

4. infine, nel suo significato oggi più diffuso, per trascrizione si intende l'operazione che permette di riadattare una composizione musicale scritta per un determinato mezzo fonico, sia per lo stesso mezzo fonico per il quale il brano era stato originariamente concepito (ad es., una versione facilitata o una variazione virtuosistica di un brano), sia per un mezzo fonico diverso (ad es., una trascrizione per orchestra di un brano scritto per uno strumento, o viceversa).

Compositori di tutte le epoche, per le più svariate ragioni (pratiche, didattiche, divulgative, commerciali, di studio, artistiche, ...), hanno trascritto ripetutamente sia le proprie composizioni, sia quelle dei loro predecessori e contemporanei.

La trascrizione per pianoforte[modifica | modifica wikitesto]

La pratica della trascrizione raggiunse proporzioni epidemiche nell'Ottocento, quando la fortuna del genere trascrizione, unita alla fortuna dello strumento pianoforte (lo strumento prediletto sia dall'aristocrazia sia dalla borghesia emergente per l'educazione musicale dei fanciulli), fece sì che praticamente ogni lavoro di successo venisse trascritto per pianoforte: a due mani, a quattro mani, per due pianoforti, per complessi da camera col pianoforte[2].

Per usare una fortunata immagine di Charles Rosen[3], la trascrizione pianistica è paragonabile a una foto in bianco e nero rispetto a un originale a colori. Essa riusciva infatti a rappresentare in maniera soddisfacente l'originale, poiché era in grado di riprodurre quelli che allora erano considerati gli aspetti fondamentali della musica: le linee melodiche, le armonie, il ritmo, con l'eccezione dei colori (ossia i timbri dei diversi strumenti orchestrali e del canto), lasciati all'immaginazione dell'ascoltatore. Venne pertanto utilizzata a piene mani per portare nei palazzi dell'aristocrazia e nelle case della ricca borghesia tutto il repertorio di successo dell'epoca, e in primis quello orchestrale e operistico.

La trascrizione (e in particolare la trascrizione pianistica) ebbe dunque nell'Ottocento lo stesso ruolo che nel Novecento ebbero il grammofono, il disco, la radio, la televisione: fu un potente strumento di divulgazione della musica, in particolare quella orchestrale e operistica. Il suo periodo aureo, che dura circa un secolo, si esaurisce infatti all'inizio del Novecento, con l'imporsi degli strumenti tecnologici di diffusione della musica.

Il repertorio delle trascrizioni per pianoforte - a partire da quelle dei due "giganti" della trascrizione, Franz Liszt e Ferruccio Busoni, e continuando con compositori del calibro di Robert Schumann, Sigismund Thalberg, Johannes Brahms, Carl Tausig, Leopold Godowsky, Sergej Rachmaninov, Sergej Prokofiev, Igor Stravinskij - è sterminato.

Molto note al grande pubblico sono anche alcune trascrizioni per orchestra di composizioni originariamente concepite per pianoforte: si pensi, ad es. ai celeberrimi Quadri di un'esposizione di Modest Musorgskij, trascritti per orchestra da Maurice Ravel.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nina Gallo, La Trascrizione per pianoforte: storia e fortuna. Diaphonia, Barcellona, 2017.
  2. ^ Nina Gallo, La Trascrizione per pianoforte: storia e fortuna. Diaphonia, Barcellona, 2017.
  3. ^ Charles Rosen, Piano Notes. Il pianista e il suo mondo. EDT, Torino, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nina Gallo, La Trascrizione per pianoforte: storia e fortuna, Diaphonia, Barcellona, 2017.
  • Charles Rosen, Piano Notes. Il pianista e il suo mondo. EDT, Torino, 2008.

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