Tranvia Bergamo-Albino (1912-1953)

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Tranvia Bergamo-Albino
Albino, via Umberto I.jpg
Tram ad Albino, cartolina colorata a mano
InizioBergamo
FineAlbino
Inaugurazione1912
Chiusura1953
GestoreSTEI
Lunghezza11 km
Tipotranvia interurbana
Scartamento1.000 mm
Alimentazione800 V c.c.
Tranvia Bergamo-Albino.JPG
Trasporto pubblico

La tranvia Bergamo-Albino era una linea tranviaria interurbana, a trazione elettrica, che collegava la città di Bergamo ai centri della bassa Val Seriana, fino ad Albino. Inaugurata nel 1912, è stata soppressa a partire dal 1953.

Nel 2009 è stato inaugurato un nuovo impianto tranviario che copre la distanza fra i due capolinea, utilizzando per gran parte del suo percorso, il sedime del tracciato originario.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso ad Albino con il binario tranviario

Allo scopo di meglio servire i paesi del fondovalle rispetto alla ferrovia, aperta nel 1884, i Comuni della val Seriana promossero la realizzazione di una tranvia lungo la viabilità provinciale[1].

A tale scopo si costituì la Società Tranvie Elettriche Intercomunali (STEI), formata dagli stessi soci che in precedenza avevano costituito la Società Tramvie e Funicolari di Bergamo, la quale aveva perso la gestione delle tranvie urbane della città orobica nel 1907, allo scopo di costruire ed esercire la tranvia elettrica Bergamo-Albino[2]. La STEI ne ottenne la concessione con il regio decreto 9 febbraio 1911, n. 505[3].

Tram a Nembro

La linea fu inaugurata il 17 dicembre 1912[2], entrando in esercizio il giorno successivo[1]. La tranvia serviva i centri della bassa val Seriana offrendo un servizio in maniera più capillare dell'esistente e parallela linea ferroviaria per Clusone, attivata nel 1884[4].

Fin dal 1913 ebbe alti volumi di traffico, specialmente nel ramo viaggiatori: in quell'anno trasportò 739 024 passeggeri, mentre il reddito chilometrico fu pari a 16 000 lire[5]. Per decenni servì dunque le necessità di traffico della zona, riscontrando un notevole successo di pubblico grazie alla frequenza delle corse, pari a una ogni mezz'ora[5][2] e passando indenne, salvo danni minori, alle due guerre mondiali[1].

Nel 1947 un grave incendio distrusse tuttavia tre delle nove elettromotrici presenti presso il deposito di Desenzano al Serio, rendendo necessario il ricorso ad autoservizi integrativi. Nonostante la successiva ricostruzione di uno di tali rotabili, il clima politico dell'epoca, non favorevole agli investimenti nel trasporto su rotaia, suggerì l'estensione di tale autoservizio portando nel gennaio 1953 all'attestamento della tranvia ad Alzano e, dalla primavera successiva, alla soppressione della stessa[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Principali stazioni e interscambi
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Albino
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Desenzano al Serio
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Nembro
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Alzano
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Ranica
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Torre Boldone
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per Albino
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per Piazza Brembana
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Borgo Santa Caterina
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rete urbana
Unused straight waterway Urban stop on track
San Fermo
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Bergamo
Urban stop on track
Borgo Palazzo
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per Bergamo FS

La linea, lunga circa undici chilometri[5], era una tranvia interurbana, l'unica a scartamento metrico fra quelle concesse all'amministrazione provinciale, ed era dedicata esclusivamente al trasporto passeggeri[6]. L'alimentazione delle elettromotrici avveniva alla tensione di 800 Volt in corrente continua[2].

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Il capolinea di Bergamo

A Bergamo, la stazione di partenza era posta nella zona delle Muraine, alla periferia est della città, dove oggi sorge il PalaNorda[7], di fronte alla vecchia entrata del Parco Suardi[8].

Tale soluzione, poco gradita dall'utenza, si rese necessaria per non intaccare gli interessi dell'Azienda Municipalizzata Funicolari Tranvie Elettriche (AMFTE), esercente le tranvie urbane; infatti, per i passeggeri diretti nel centro della città o alla stazione ferroviaria era necessario trasbordare sui tram urbani.

Subito la linea per Albino si immetteva in borgo Santa Caterina, condividendo i binari per circa un chilometro con la tranvia urbana n. 2. Al termine di borgo Santa Caterina, la linea abbandonava la provinciale per Clusone, imboccando un tratto in sede propria per sottopassare la ferrovia della Valle Brembana (che invece la strada attraversava a livello).

Al termine del sottopasso il binario riprendeva la provinciale, attraversando i centri di Torre Boldone, Ranica, Alzano e Nembro, giungendo quindi ad Albino, nella cui frazione di Desenzano si trovava il deposito.

Materiale rotabile[modifica | modifica wikitesto]

Il materiale rotabile della STEI era costituito da nove elettromotrici a due assi e da sette rimorchiate, tutte dipinte in livrea rossa dopo averne inizialmente rivestito una bianco-azzurra[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Tramvia Bergamo-Albino, Associazione culturale Carlo Antonio Marino, 13 febbraio 2008. URL consultato nell'agosto 2015.
  2. ^ a b c d Leopardi, Ferruggia & Martinelli (2005), p. 63.
  3. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 144 del 20 giugno 1911
  4. ^ Leopardi, Ferruggia & Martinelli (2005), p. 39.
  5. ^ a b c Marcarini (1979), p. 27.
  6. ^ Giulio Leopardi, Carlo Ferruggia e Luigi Martinelli, Le ferrovie delle valli bergamasche, in Tutto Treno & Storia, n. 58, aprile 2006, p. 27.
  7. ^ Leopardi, Ferruggia & Martinelli (2005), p. 44.
  8. ^ Pilade Frattini e Renato Ravanelli, Il Novecento a Bergamo: Cronache di un secolo, UTET / De Agostini, 2013. ISBN 978-88-5112-123-5.
  9. ^ Pilade Frattini e Renato Ravanelli, Il Novecento a Bergamo: Cronache di un secolo, UTET / De Agostini, 2013. ISBN 978-88-5112-123-5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Lussana, Il tram di Albino, in I Treni (Salò, Editrice Trasporti su Rotaie), nº 201, 1999.
  • Giulio Leopardi, Carlo Ferruggia; Luigi Martinelli, Treni & Tramvie della bergamasca, 2ª ed., Clusone, Ferrari Editrice, 2005, ISBN 88-89428-10-4.
  • Albano Marcarini, Nascita e sviluppo delle linee tramviarie extraurbane in Lombardia, 1976-1918, in Storia urbana, vol. 7, pp. 3-46.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]