Transdisciplinarità

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La transdisciplinarità, è un approccio scientifico ed intellettuale che mira alla piena comprensione della complessità del mondo presente. Il termine transdisciplinarità è stato introdotto da Jean Piaget nel 1970. L'ecologia umana, o meglio la "oikologia" umana (letteralmente ed etimologicamente il discorso sullo "abitare" nel senso più ampio della parola) procede con un approccio trasversale alle discipline e colaborativo nel suo tentativo di analisi e di comprensione della complessità e di soluzione ai problemi globali del nostro tempo.

Non si tratta di una nuova disciplina in senso stretto, ma di una nuova "attitudine", un nuovo approccio intellettuale, culturale e operativo, per costruire una realtà migliore per le generazioni future. Non si tratta della costituzione di un "discorso sopra i discorsi", né di una nuova scienza che si ponga come una nuova epistemologia delle discipline così come le conosciamo al presente.

La transdisciplinarità viene definita da Basarab Nicolescu con tre postulati metodologici:

- l'esistenza di differenti gradi di Realtà, di percezione e di conoscenza;

- la logica del terzo incluso;

- la complessità.

La transdisciplinarità si distingue dalla pluridisciplinarità come pure dalla interdisciplinarità poiché si situa a un differente livello di comunicazione. La transdisciplinarità supera le varie discipline e insieme le attraversa, la sua ricerca non è iscrivibile nell'ambito di una disciplina propriamente detta, con un oggetto e un metodo definiti. La transdisciplinarità attraversa e oltrepassa tutte le discipline con l'obbiettivo di comprendere la complessità del mondo moderno con un approccio enciclopedico, che restituisce al sapere umano unitarietà nella diversità. Questo è un primo elemento di legittimazione. In tale contesto, come si può parlare di transdisciplinarità con concetti che sono quelli degli "specialisti"? Il linguaggio transdisciplinare è sia logico che analogico. Le analogie, come ad esempio l'entropia, permettono con tutte le precauzioni l'utilizzo di una terminologia con significati comuni. Comunque, bisogna fare attenzione al rischio di un riduzionismo e di una eccessiva vaghezza semantica, poiché l'uso di concetti "nomadi", per quanto ricco di potenzialità, richiede grandi precauzioni epistemologiche, per non produrre l'effetto contrario, di rendere ancora più difficile la comunicazione tra le diverse aree della conoscenza.

Abbiamo osservato spesso l'effetto pericoloso dell'uso improprio dei concetti nomadi. D'altra parte, per fare un esempio illustre di un uso felice dei concetti nomadi, si sa che Charles Darwin ha utilizzato concetti propri della orticoltura per costruire la teoria dell'evoluzione. Ma va da sé che questo nomadismo epistemologico funzionale di certi concetti è una costante nella storia della evoluzione delle scienze. Tuttavia, l'attitudine transdisciplinare prevede un nomadismo linguistico e semantico "consapevole". Quando l'uso di concetti nomadi avviene correttamente, lo sviluppo scientifico ne viene grandemente avvantaggiato, come dimostra appunto il caso di Darwin.

Un altro elemento di legittimazione, se di questo si tratta, è il progetto della costruzione di un "esperanto scientifico", di un nuovo linguaggio che abbia tra le sue varie finalità anche quella di dar vita ad un nuovo "sapere autonomo", con i suoi nuovi oggetti e la sua propria metodologia. Vera e propria "utopia scientifica", la transdisclinarità si pone più come un nuovo paradigma, o come un nuovo sapere dei paradigmi comuni alle differenti discipline, che come disciplina a sé.

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