Trans Europe Express (album)

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Trans-Europe Express
ArtistaKraftwerk
Tipo albumStudio
Pubblicazione23 maggio 1977
Durata42:27
Dischi1
Tracce7
8 Germania
GenereSynth pop
Musica elettronica
Rock progressivo
EtichettaKling Klang Germania
Capitol
ProduttoreRalf Hütter
Florian Schneider
Registrazione1976 nel Kling Klang Studio
Formati7"
CD
Note
  1. 24 Regno Unito
  2. 32 Germania[1]
Certificazioni
Dischi d'argentoRegno Unito Regno Unito[2]
(vendite: 60 000)
Kraftwerk - cronologia
Album precedente
(1975)
Album successivo
(1978)
Singoli
  1. Trans Europe Express
    Pubblicato: aprile 1977
  2. Showroom Dummies
    Pubblicato: agosto 1977

Trans Europe Express (Trans Europa Express nella versione in lingua tedesca) è il sesto album del gruppo di musica elettronica tedesco Kraftwerk, pubblicato nel maggio del 1977. Registrato nella metà del 1976 a Düsseldorf in Germania, l'album venne rilasciato nel marzo 1977 dalla Kling Klang Records. Al livello musicale, vede lo sviluppo del gruppo fuori dallo stile krautrock dei loro primi anni, focalizzandosi in ritmi elettronici sequenziati, nel minimalismo e occasionalmente in parti vocali manipolate. I temi che trattano i brani comprendono le celebrazioni del Trans Europ Express e la differenza tra l'apparenza e l'immagine.

Trans Europe Express si posizionò 119° nelle classifiche americane e 30° nel sondaggio dei critici Pazz & Jop del The Village Voice nel 1977. Da Trans Europe Express vennero rilasciati due singoli: Trans Europe Express e Showroom Dummies. L'album è stato ripubblicato in diversi formati e continuò a ricevere il consenso dai critici. Nel 2014, il Los Angeles Times lo nominò "il più importante album pop degli ultimi 40 anni".[3]

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

I Kraftwerk dal vivo a Zurigo il 10 marzo 1976, prima di iniziare la produzione di Trans-Europe Express

Dopo la pubblicazione e il tour dell'album Radio-Activity, i Kraftwerk continuarono ad allontanarsi dal loro precedente stile krautrock di musica strumentale improvvisata, perfezionando di più il loro lavoro nel formato di canzoni elettroniche melodiche.[4] Durante la tournée di Radio-Activity, la band cominciò a stabilire delle regole per le performance come per esempio non ubriacarsi sul palco o alle feste. Karl Bartos ne scrisse qualcosa, sostenendo che "non è facile girare i manici su un sintetizzatore se sei ubriaco o pieno di droghe. ... Noi abbiamo sempre cercato di tenere molto informati su cosa stavamo facendo mentre agevamo in pubblico."[4] Durante questo tour, vennero eseguite le prime melodie che più tardi si sarebbero evolute nel brano "Showroom Dummies".[5]

Nella metà del 1976, i Kraftwerk cominciarono a lavorare al nuovo album che venne allora chiamato Europe Endless.[6][7] Paul Alessandrini suggerì ai Kraftwerk di scrivere un brano sul Trans Europ Express per riflettere il loro stile di musica elettronica. Prima della registrazione, Hütter e Schneider si incontrarono con i musicisti David Bowie e Iggy Pop, i quali influenzarono i testi della canzone. Maxime Schmitt incoraggiò il gruppo nel registrare una versione in lingua francese di "Showroom Dummies", portando il gruppo a registrare più tardi diverse canzoni nella stessa lingua. Il disco venne registrato ai Kling Klang Studio in Düsseldorf.[8] Il controllo artistico sui brani passò strettamente nelle mani dei membri Ralf Hütter e Florian Schneider, con Bartos e Wolfgang Flür che contribuivano a una percussione elettronica in sequenza.[9] La band si diresse sui ponti ferroviari per sentire i suoni prodotti dal treno. Essi scoprirono che il rumore emesso non era ballabile e lo cambiarono leggermente.[10]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

L'album è caratterizzato da un utilizzo massiccio di sequencer all'interno delle incisioni: tra la strumentazione dell'album è infatti presente il Synthanorma Sequenzer, un sequencer già impiegato da gruppi musicali come Tangerine Dream[11], di cui i Kraftwerk possedevano una versione costruita appositamente per loro[11] dalla Matten & Wiechers in collaborazione con Florian Schneider[12].

Con questo album i Kraftwerk confermarono inoltre definitivamente la svolta avvenuta con l'album Autobahn impiegando perciò sonorità elettroniche dando più spazio a campionatori (viene utilizzato con più frenquenza il Vako Orchestron, riproduttore di campioni registrati su disco, già utilizzato nell'album Radio-Activity[senza fonte]) e vocoder.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Wolfgang Flür ha affermato che i Kraftwerk furono condizionati dalla musica dell'era della Repubblica di Weimar: "eravamo bambini nati subito dopo la Seconda guerra mondiale ... noi non avevamo nessuna cultura pop o musicale ... c'era la guerra, e prima della guerra avevamo solamente la musica popolare tedesca. Verso gli anni venti e trenta le melodie venivano sviluppate ed esse diventarono cultura da cui lavoravamo".[13] Pure Karl Bartos parlò dell'influenza del dopoguerra poiché il gruppo pensò di "aver vissuto questo sviluppo negli anni venti dove era davvero, davvero forte ed era audiovisivo. Prima della guerra avevamo la scuola Bauhaus e dopo la guerra avevamo persone straordinarie come Karlheinz Stockhausen e lo sviluppo della musica classica e dell'elettronica classica. Era molto forte e tutto ciò accadde molto vicino a Düsseldorf in Colonia e tutti i compositori di quell'epoca provenivano da lì."[10] Paul Alessandrini venne accreditato per aver contribuito al concept del disco. Alessandrini disse a Hütter e Schneider che "con la tipologia di musica che voi fate, la quale sembra essere una sorta di blues elettronico, le stazioni ferroviarie e i treni sono molto importanti nel vostro universo, dovreste fare un brano sul Trans Europe Express".[14] I Kraftwerk crebbero che i critici del Regno Unito e degli Stati Uniti li associassero con la Germania nazista, assieme a tracce come "Autobahn" strettamente collegate ai nazisti che costruivano le autostrade negli anni trenta e quaranta. Allo stesso tempo, la band era entusiasta di spostarsi dal loro patrimonio tedesco verso un nuovo senso di identità europea e sentirono che il Trans Europ Express potrebbe essere usato per simbolizzare ciò.[10] Allmusic considerò Trans-Europe Express come un concept album con due diverse tematiche. La prima è la disparità tra la realtà e l'immagine, rappresentata dai brani Hall of Mirrors e Showroom Dummies, e le altre sulla glorificazione dell'Europa.[15] Slant Magazine descrisse l'album come "un poema sonico per l'Europa".[16] Lo stile musicale di Trans-Europe Express venne descritto dalla stessa AllMusic come dei temi melodici che sono "spesso ripetuti e occasionalmente intrecciati oltre beat volontari, scolati, qualche volta con parti vocali manipolate" e " ritmi minimalisti, meccanici, e melodie artigianali, accattivanti ".[15] Hütter commentò la natura minimalista dell'album, sostenendo che "Se possiamo trasmettere un'idea con due o tre note, è meglio rispetto a suonare cento o più note".[14] La prima parte di Trans Europe Express contiene tre tracce. Il brano "Hall of Mirrors" viene descritto come se contengono voci impassibili con testi che speculano come le star si guardano in uno specchio.[17] Hütter e Schneider hanno descritto la canzone come autobiografica.[17] La terza traccia "Showroom Dummies" venne descritta da Allmusic come "melodica in una maniera rimbalzante in un modo che molte delle tracce di Trans Europe Express non lo sono" e con dei testi che sono "leggermente paranoici".[18] L'idea del brano venne dal fatto che Flür e Bartos venissero paragonati a dei manichini da salone in una recensione inglese di un concerto. Alcune versioni della canzone contengono un'introduzione parlata che comincia con un conteggio in tedesco, "eins zwei drei vier", come parodia del gruppo Ramones che iniziavano alcune canzoni con un conto rapido, "one two three four".[6] La seconda parte di Trans Europe Express è una suite che comprende "Trans-Europe Express" la quale continua con "Metal on Metal" e "Franz Schubert" prima di chiudere con una breve ripetizione del tema principale proveniente da "Europe Endless".[19] Allmusic descrisse gli elementi musicali della suite come se avesse un tema ossessivo con un "canto impassibile della frase del titolo" che è "lentamente stratificata su quella base ritmica circa nello stesso modo in cui venne realizzata la precedente Autobahn ".[19] I testi del brano si riferiscono all'album Station to Station e l'incontro con i musicisti Iggy Pop e David Bowie.[20] Hütter e Schneider si sono precedentemente incontrati con Bowie in Germania e rimasero lusingati dall'attenzione che ricevettero da lui.[21] Ralf Hütter era interessato nel lavoro di Bowie quando stava lavorando con Iggy Pop, il quale era il cantante principale della band The Stooges; uno dei gruppi preferiti di Hütter.[22]

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

Trans-Europe Express è presente all'interno di diverse classifiche dei migliori album stilate da varie pubblicazioni specializzate, tra cui:

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Edizione internazionale[modifica | modifica wikitesto]

  1. Europe Endless – 9:35 (testo: Hütter, Schneider – musica: Hütter)
  2. The Hall of Mirrors – 7:50 (testo: Hütter, Schneider, Schult – musica: Hütter, Schneider)
  3. Showroom Dummies – 6:10 (Hütter)
  4. Trans Europe Express – 6:40 (Hütter)
  5. Metal on Metal – 6:52 (Hütter)
  6. Franz Schubert – 4:25 (Hütter)
  7. Endless Endless – 0:55 (Schneider, Hütter)

Durata totale: 42:27

Edizione tedesca[modifica | modifica wikitesto]

  1. Europa Endlos – 9:41
  2. Spiegelsaal – 7:56
  3. Schaufensterpuppen – 6:17
  4. Trans-Europa Express – 6:36
  5. Metall auf Metall – 1:46
  6. Abzug – 5:18
  7. Franz Schubert – 4:25
  8. Endlos Endlos – 0:45

Durata totale: 42:44

Edizione francese[modifica | modifica wikitesto]

  1. Europe Endless – 9:35
  2. Hall of Mirrors – 7:50
  3. Les Mannequins – 6:10
  4. Trans-Europe Express – 6:40
  5. Metal on Metal – 6:52
  6. Franz Schubert – 4:25
  7. Endless Endless – 0:45

Durata totale: 42:17

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Strumentazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Digitando il nome del gruppo nel motore di ricerca di questo archivio ed inserendo il parametro Deutsche Album Charts è possibile vedere le posizioni degli album dei Kraftwerk nella classifica tedesca
  2. ^ (EN) BPI Certifications, British Phonographic Industry. URL consultato l'8 dicembre 2017.
  3. ^ Randall Roberts, Kraftwerk's 'Trans Europe Express' started the musical revolution, Los Angeles Times, 7 marzo 2014. URL consultato il 26 ottobre 2016.
  4. ^ a b (EN) Bussy, p. 82
  5. ^ (EN) Bussy, p. 81
  6. ^ a b (EN) Bussy, p. 93
  7. ^ (EN) Bussy, p. 83
  8. ^ (EN) Bussy, p. 83
  9. ^ (EN) Bussy, p. 92
  10. ^ a b c Doran, John, Karl Bartos Interviewed: Kraftwerk And The Birth Of The Modern, The Quietus, 11 marzo 2009. URL consultato il 21 ottobre 2009.
  11. ^ a b c (DE) Pagina sul Synthanorma Sequenzer, dal sito elektropolis.de
  12. ^ Pagina dedicata alla collaborazione tra la Matten & Weichers e i Kraftwerk
  13. ^ Thompson, Dave, Song Review: Europe Endless, Allmusic. URL consultato il 21 ottobre 2009.
  14. ^ a b (EN) Bussy, pag. 90
  15. ^ a b (EN) Steve Huey, AllMusic, https://www.allmusic.com/album/trans-europe-express-mw0000194538. URL consultato il 24 dicembre 2017.
  16. ^ (EN) Sal Cinquemani, Slant Magazine, https://www.slantmagazine.com/music/review/kraftwerk-trans-europe-express. URL consultato il 24 dicembre 2017.
  17. ^ a b (EN) Bussy, pag. 93
  18. ^ (EN) Dave Thompson, AllMusic, https://www.allmusic.com/song/showroom-dummies-mt0012267908. URL consultato il 24 dicembre 2017.
  19. ^ a b (EN) Stewart Mason, AllMusic, https://www.allmusic.com/song/trans-europe-express-mt0012280373. URL consultato il 24 dicembre 2017.
  20. ^ (EN) Bussy, pag. 94
  21. ^ (EN) Bussy, pag. 84
  22. ^ (EN) Bussy, pag. 85
  23. ^ Vedere la relativa pagina su Wikipedia
  24. ^ Pagina con la lista dei 100 migliori album secondo NME
  25. ^ Lista dei migliori 100 album secondo Channel 4, dal sito ufficiale dell'emittente
  26. ^ Classifica dei migliori 100 album secondo VH1, dal sito ufficiale dell'emittente. La pagina è consultabile dal sito Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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