Tra la perduta gente

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Tra la perduta gente
UmbertoZanottiBianco.jpg
Umberto Zanotti Bianco
AutoreUmberto Zanotti Bianco
1ª ed. originale1959
Genereraccolta di racconti
Sottogenereetnologia
Lingua originaleitaliano

Tra la perduta gente è una raccolta di racconti di Umberto Zanotti Bianco (1889-1963) scritti fra il 1916 e il 1928 e pubblicata in volume nel 1959. «Tra la perduta gente» è anche il titolo del più recente dei racconti, basato su di un'inchiesta riguardante la località di Africo, in Aspromonte.

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno (1916)[modifica | modifica wikitesto]

Racconto in prima persona di un episodio della prima guerra mondiale; un tenente (verosimilmente lo stesso Zanotti Bianco) guida il suo plotone, di notte, sotto la pioggia e sotto le granate nemiche, dalla trincea in una nuova posizione. Non vi è descrizione visiva del paesaggio, ricostruito indirettamente in base alle espressioni dei soldati, contadini che parlano nei rispettivi dialetti. Il racconto non dice se il plotone sia poi giunto alla meta.

Alla stazione di Catanzaro marina (1922)[modifica | modifica wikitesto]

L'io narrante anonimo attende alla stazione ferroviaria di Catanzaro marina un treno della Ferrovia Jonica diretto a Monasterace. I treni lungo questa linea ferroviario portano abitualmente ritardi di ore («Come si viaggia nell'ignoto su questo versante jonio! Pare Ulisse l'avventuroso v'abbia impresso il suo fato.»[1]). Il narratore registra i commenti dei viaggiatori in attesa, la maggior parte dei quali parlano in dialetto, riferendo di negligenze da parte del governo e di prepotenze o truffe da parte della classe dirigente locale, nei confronti dei contadini.

Una notte sul Volga (1922)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1922 Zanotti Bianco si recò nella Russia rivoluzionaria, come membro del Comitato italiano di soccorso ai bambini russi, fondato da Mariettina Pignatelli, e organizzò gli aiuti inviati dall'Italia per i bambini vittime di una grave carestia e di una epidemia di tifo petecchiale. Gli aiuti italiani si concentrarono in Crimea, nel Nord del Caucaso e nell'Ucraina meridionale. Un resoconto di questa esperienza era stato pubblicato da Zanotti Bianco già nel 1922[2].

Pazza per amore (1921-1924)[modifica | modifica wikitesto]

Zanotti Bianco descrive la situazione sociale e culturale delle località dell'estremità meridionale della Calabria (Brancaleone, Bruzzano, Ferruzzano) dove l'ANIMI aveva creato in passato abitazioni per i terremotati, scuole e ambulatori antimalarici. Zanotti Bianco descrive le tragiche condizioni sociali di quelle zone, ma anche le difficoltà dovute a una certa indolenza, e talora a una certa inclinazione alla violenza, degli abitanti. Commenta, a proposito dell'omicidio di un ispettore scolastico ucciso a Reggio Calabria «per aver rifiutato di trasferire una maestra da un paesello montano al capoluogo»:

«Da chi ha ereditato questa gente la mancanza di misura, che gli Dei dell'Ellade, sì familiari un tempo in queste contrade, punivano crudelmente come figlia dell'empietà? Ogni qualvolta mi imbatto in una assenza così assoluta di dominio su se stessi, in un travolgimento così completo dell'essere sconvolto dalla passione, io, che pure da anni cerco di compenetrarmi, di capire gli interessi, le aspirazioni, i dolori di questo popolo, mi sento d'un tratto straniero e sento acuirsi la discordanza profonda tra le nostre umanità»

(Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, Soveria Mannelli: Rubbettino, p. 62)

Profughi armeni (1925)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1924 un centinaio di profughi armeni, sfuggiti alle stragi di Smirne e dell'Anatolia, fu ospitato, su sollecitazione del poeta armeno Hrand Nazariantz, in un piccolo villaggio alle porte di Bari che fu chiamato “Nor Arax” (nuovo Arasse). Zanotti Bianco, che ne fu il principale artefice[3], narra le atroci vicende di alcuni profughi (per es., Santouth, una armena venduta come schiava dai gendarmi turchi a un vecchio arabo di Mosul il quale la fece tatuare in viso come marchio di proprietà) e nel contempo la loro laboriosità («Donne, bimbe lavorano su grandi telai immobili. Forse in questo silenzio sì vivo di cose morte che soverchiano il presente e si protendono feroci sull'avvenire, forse affiorano delle nostalgie di canti, ma come fantasmi galleggianti che sorgono e ripiombano esanimi nell'abisso»[4]) e l'amore per la cultura armena.

Aspromonte (1927)[modifica | modifica wikitesto]

Resoconto di un'escursione al Montalto, la più alta cima dell'Aspromonte, in compagnia dell'amico pittore Teodoro Brenson (1893-1959)[5]. Dopo lo stupore per la bellezza del paesaggio, l'autore, noto archeologo, non osserva tracce delle varie civiltà che hanno vissuto nei luoghi sottostanti (Greci, Romani, Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi):

«Tutto ciò che altrove forma la vivente tradizione d'una terra, il retaggio d'arte e di bellezza dei padri, la silenziosa educatrice della sensibilità nazionale, qui è stato distrutto se non dalla violenza degli uomini, dalla furia apocalittica degli elementi che con persistenti attacchi hanno di secolo in secolo raso al suolo quanto nelle epoche precedenti s'era salvato. Tutto ciò che non è stato affidato esclusivamente alla vita dello spirito, penetrato nel profondo delle esperienze umane, qui è naufragato nel silenzio e nell'oblio»

(Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, Soveria Mannelli: Rubbettino, p. 106)

Tra la perduta gente (Africo) (1928)[modifica | modifica wikitesto]

Il racconto eponimo, resoconto letterario un'inchiesta riguardante la località di Africo nell'Aspromonte[6], fu pubblicato in precedenza nel 1945-46[7]. Sarà ripubblicato singolarmente anche nel 1990, nel reportage fotografico di Tino Petrelli[8].

L'io narrante (Umberto Zanotti Bianco) si reca ad Africo, un paese dell'Aspromonte dove si era già recato in seguito al terremoto di Messina del 1908, sollecitato da una lettera di un cappuccino al quale l'ANIMI aveva affidato una scuola serale per adulti analfabeti (errore, se l'ANIMI è stata fondata nel 1910 come poteva nel 1908 affidare al cappuccino la scuola per analfabeti. Il Padre cappuccino, alias Giuseppe Romeo da s'Alessio d'Aspromonte, arriva in Africo solo nel 1926 e va via nel 1936). L'inchiesta, di cui sopra, viene effettuata nel settembre del 1928 e dura quattro giorni, lo accompagnano l'ing. Capo del Genio Civile di Reggio Calabria Buttini e Gaetano Piacentini e il neolaureato in agronomia Manlio Rossi Doria, la vera anima della spedizione, che ebbe il compito di rifare il catasto, che ad Africo è ancora quello borbonico. L'inchiesta di Zanotti Bianco, non fu, scaturita dalla sollecitazione del padre cappuccino ma bensì da altri tragici avvenimenti, e da altre sollecitazioni, provenienti da alte sfere governative - non quello centrale - della Provincia. Africo è una località di montagna isolata e su territorio franoso[9], presenta un'altissima mortalità soprattutto infantile[10], è privo di medico (l'offerta di un giovane medico confinato politico in una località vicina, presentata dall'ANIMI, è stata rifiutata dal commissario governativo locale perché il medico era antifascista[11]) e ha un altissimo tasso di analfabetismo; il telegrafo è stato portato soprattutto per combattere il brigante Musolino[12]. La maggior parte del territorio comunale è inadatto alla coltura; la nutrizione è insufficiente per qualità e scarsità di cibo[13]. La "tassa sulle capre", l'introduzione di zone boschive vincolate e la soppressione dei mulini a palmenti hanno impoverito ancora di più la popolazione[14]. Per mancanza di frumento, spesso il pane è fatto con farina di lenticchie, di cicerchie e d'orzo, dal gusto acido e amaro. Afferma Zanotti Bianco:

«Le pagnotte che ogni sera compero e spedisco ad amici d'ogni parte d'Italia a testimonianza delle condizioni di questo paese, e per raccogliere i fondi necessari per la costruzione dell'asilo definitivo, non hanno alcuno dei caratteri fisici del pane di frumento e sono in massima parte ammuffite»

(Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, Soveria Mannelli: Rubbettino, p. 119)

Una nota finale di Zanotti Bianco conclude:

«Lo scopo al quale mirava l'inchiesta condotta ad Africo, fu in parte raggiunto perché, in seguito all'azione svolta in Prefettura e al Genio Civile fu ottenuta: un'attenuazione delle tasse sulle capre; una riduzione delle zone boschive vincolate; la sospensione della legge sui molini. Il Genio Civile fece poi costruire una passerella sull'Apòscipo e su un altro corso d'acqua; spostò parte delle case nelle regioni Campusa ove non sono arenarie franabili, costruì due ricoveri contro le tempeste sull'altopiano fra Bova e Africo. Vennero poi, dall'Associazione per il Mezzogiorno, creati un Asilo per l'infanzia ad Africo e uno nella frazione di Casalnuovo, oltre a un Ambulatorio dispensario nel centro maggiore»

(Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, Soveria Mannelli: Rubbettino, p. 136)

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente; Coll. Arcobaleno n. 17, Milano: A. Mondadori, 1959
  • Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente; prefazione di Aldo Maria Morace, Nuoro: Ilisso, 2006, ISBN 88-89188-77-4
  • Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente; prefazione di Aldo Maria Morace; Coll. Biblioteca delle regioni: Scrittori di Calabria n. 18, Soveria Mannelli: Rubbettino, 2006, ISBN 88-498-1555-7

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tra la perduta gente, Soveria Mannelli: Rubbettino, p. 39. I riferimenti al testo sono tratti tutti dall'edizione Rubbettino del 2009.
  2. ^ La carestia in Russia e l'opera del Comitato italiano di soccorso ai bambini Russi: rapporto del delegato Umberto Zanotti Bianco, Roma: Comitato italiano di soccorso ai bambini russi, 1922
  3. ^ ANIMI, Il problema armeno, su animi.it. URL consultato il 23 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2015).
  4. ^ Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, p. 92
  5. ^ Patrizia Deotto e Raffaella Vassena, Fëdor Brenson, Russi in Italia
  6. ^ ANIMI, Fondo Umberto Zanotti Bianco, fondo archivistico 12 bis "Africo. Corrispondenza", 1928-1929[collegamento interrotto]
  7. ^ «Tra la perduta gente (Africo)». Il Ponte (mag.-giu.-lug.-ago 1946), fasc. 5, 6 e 7-8. Estratto: Firenze: Felice Le Monnier, 1946, 29 p., [8] p. di tav. ill.
  8. ^ Tra la perduta gente: (Africo 1928), reportage fotografico di Tino Petrelli; con presentazione di Quirino Ledda e scritti introduttivi di Umberto Zanotti Bianco, Tommaso Besozzi e Carlo Arturo Quintavalle, Belvedere: Grisolia, 1990, 113 p.: in gran parte ill.
  9. ^ Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, p. 113
  10. ^ Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, pp. 120-21
  11. ^ Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, pp. 121 e 126-27
  12. ^ Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, pp. 114-15
  13. ^ Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, p. 119
  14. ^ Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, pp. 122-23

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Maria Morace, «Prefazione» e «Nota bibliografica». In: Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, Nuoro: Ilisso; Soveria Mannelli; Rubbettino, 2006, pp. 5–19, ISBN 88-498-1555-7 (Rubbettino), ISBN 88-89188-77-4 (Ilisso)

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