Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa

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Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa
Toy Story 2.jpg
Da sinistra a destra: Jessie, Woody, Bullseye e Buzz in una scena del film.
Titolo originaleToy Story 2
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1999
Durata88 min
Rapporto1,78:1
Genereanimazione, commedia, avventura, azione
RegiaJohn Lasseter
co-regia: Lee Unkrich, Ash Brannon
SoggettoJohn Lasseter, Pete Docter, Andrew Stanton, Joe Ranft (personaggi);
John Lasseter, Pete Docter, Ash Brannon, Andrew Stanton (storia)
SceneggiaturaAndrew Stanton, Rita Hsiao, Chris Webb, Doug Chamberlin
ProduttoreKaren Robert Jackson, Helene Plotkin
Produttore esecutivoSarah McArthur
Casa di produzioneWalt Disney Pictures, Pixar Animation Studios
Distribuzione in italianoBuena Vista International Italia
FotografiaSharon Calahan
MontaggioEdie Bleiman, David Ian Salter, Lee Unkrich
Effetti specialiJeffrey "JJ" Jay
MusicheRandy Newman
ScenografiaWilliam Cone, Jim Pearson
Character designAsh Brannon, Randy Berrett, Colin Brady, Jill Culton, Bud Luckey, Dan Lee, Nathaniel McLaughlin, Ken Mitchroney, Jim Pearson
AnimatoriGlenn McQueen, Kyle Balda, Dylan Brown
Doppiatori originali
Doppiatori italiani
Toy Story 2 logo.svg
Logo ufficiale del film

Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa (Toy Story 2) è un film d'animazione statunitense del 1999, diretto da John Lasseter, Lee Unkrich e Ash Brannon (questi ultimi due in veste di co-registi); prodotto dai Pixar Animation Studios e distribuito dalla Buena Vista International.

Terzo lungometraggio della Pixar, secondo film della serie di Toy Story, sequel di Toy Story - Il mondo dei giocattoli (1995) e ripropone gli stessi personaggi del primo film, aggiungendone di nuovi. Il cast vocale si compone di Tom Hanks, Joan Cusack, Tim Allen, Annie Potts, Don Rickles, Kelsey Grammer, Estelle Harris, Jeff Pigdeon e Andrew Stanton.

Nonostante le difficoltà di produzione, Toy Story 2 è uscito il 24 novembre 1999, rivelatosi un grande successo al botteghino, incassando alla fine oltre 480 milioni di dollari. Ha anche ricevuto il plauso della critica, con un raro indice di gradimento del 100% sul sito web Rotten Tomatoes, come il suo predecessore.[1] È considerato dalla critica uno dei pochi film sequel superiori all'originale in termini di qualità[2] ed è spesso presente nelle liste dei più grandi film d'animazione mai realizzati. Tra i suoi riconoscimenti, il film ha vinto il Golden Globe per il miglior film commedia o musicale e una nomination agli Oscar 2000 per la miglior canzone When she loved me (nell'edizione italiana: Quando lei mi amava di Randy Newman).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Lo sceriffo Woody, il giocattolo preferito di Andy, deve partire insieme al suo padrone per un campo estivo a tema western, ma il bambino, giocando con lui prima della partenza, gli strappa accidentalmente il braccio destro. Lasciato su uno scaffale della cameretta in mezzo alla polvere e ai giocattoli non più usati, Woody pensa tristemente che, a causa della sua menomazione, Andy non vorrà più giocare con lui. Svegliatosi dopo aver avuto un incubo in cui viene gettato nella spazzatura proprio da Andy, incontra Wheezy, un pinguino giocattolo suo vecchio amico a cui da tempo si era rotto il caratteristico fischietto, che per tale motivo era stato abbandonato sullo scaffale senza più essere riparato.

Mentre Andy è al campo estivo, sua madre decide di allestire davanti a casa un mercatino dove vendere gli oggetti non più utilizzati, compresi Wheezy e altri vecchi giocattoli del figlio. Deciso a salvare l'amico, Woody raggiunge il giardino ricorrendo all'aiuto di Buster, il cane bassotto di famiglia; dopo aver prelevato Wheezy, la sua missione pare compiuta, ma nel tragitto di ritorno il cowboy scivola dal dorso del cane e cade a terra. Al mercatino arriva un disonesto venditore e collezionista di giocattoli di nome Al McWhiggin, il quale ruba di nascosto Woody. Buzz Lightyear, nel tentativo di salvare l'amico, recupera una piuma caduta dalla macchina del rapitore e insieme agli altri giocattoli scopre che egli è l'uomo che, in uno spot televisivo, pubblicizza travestito da gallina La fattoria dei giocattoli di Al, il supermercato interamente dedicato ai giocattoli di sua proprietà.

Una volta giunto a casa di Al, Woody fa conoscenza con una cowgirl di nome Jessie, un cavallo di nome Bullseye e un cercatore d'oro di nome Stinky Pete. Dopo averlo accolto con grande entusiasmo, i tre gli dimostrano che in passato era stato un giocattolo molto famoso: era, infatti, il protagonista di una vecchia serie televisiva di marionette intitolata Woody e gli amici del West. In seguito al grande successo della serie, venne commercializzata una grande quantità di giocattoli e articoli con lo stesso marchio, finché il programma non fu improvvisamente cancellato nel 1957 a seguito del lancio dello Sputnik, che dirottò l'interesse generale dei bambini dai giocattoli sul West a quelli spaziali. Woody è inizialmente molto elettrizzato dalla scoperta, ma quando Jessie e Stinky Pete gli riferiscono che, a seguito del completamento della collezione, Al intende venderli a un noto museo di giocattoli di Tokyo, si oppone fermamente, non volendo rinunciare a stare con Andy. Jessie si dispera nell'apprendere il suo rifiuto, terrorizzata dall'idea di finire di nuovo rinchiusa in magazzino, con Woody che cerca di far valere le proprie ragioni invano.

Nel frattempo Al si è rivolto a Geri, un anziano riparatore di giocattoli, per riattaccare il braccio di Woody e sottoporlo a un restauro generale; una volta finito l'intervento, il cowboy è ancora convinto di voler tornare da Andy, ma Stinky Pete gli spiega che presto Andy crescerà e lo dimenticherà per sempre, mentre in un museo sarebbe per sempre ammirato da centinaia di bambini. Jessie, inoltre, rivela che anche lei in origine era di proprietà di una bambina, di nome Emily, che da un momento all'altro, crescendo e ricevendo nuovi giocattoli, l'ha dimenticata. Di fronte a tali considerazioni, tanto dure quanto veritiere, Woody acconsente ad andare in Giappone.

I giocattoli di Andy, nel frattempo, continuano la ricerca di Woody. Dopo varie peripezie affrontate nell'insidioso traffico cittadino, riescono a irrompere nella stessa stanza del palazzo in cui si trova Woody attraverso il condotto d'aerazione. Il gruppo invita Woody a tornare a casa con loro, ma il cowboy, essendo ormai convinto del futuro che lo aspetta e non volendo che i suoi nuovi amici vengano abbandonati, si rifiuta di seguirli. I giocattoli di Andy, credendo di aver perso Woody, se ne vanno afflitti; all'ultimo momento, però, lo sceriffo finisce per ricredersi nel guardare un bambino che gioca con la sua marionetta al termine di un episodio della sua vecchia serie televisiva, capendo che per lui l'affetto di Andy nei suoi confronti è molto più importante della fama o della gloria eterna. Woody richiama a gran voce i suoi vecchi amici, che sono estremamente felici di riaverlo fra loro, ma tenta anche di convincere Jessie e Bullseye a seguirlo, sicuro del fatto che Andy li accoglierà con gioia. I due sarebbero d'accordo, ma Stinky Pete tenta di impedire la loro partenza.

In quel momento Al entra nella stanza e infila Woody, Jessie, Bullseye e Stinky Pete nella valigia per avviarsi verso l'aeroporto e partire per il Giappone. I giocattoli escono dunque dal palazzo e rubano un furgone della pizzeria Pizza Planet, con cui raggiungono l'aeroporto. Arrivati a destinazione, entrano nel sistema di movimentazione e smistamento dei bagagli e individuano, con varie difficoltà, la valigia in cui è contenuto Woody; Buzz la apre per liberarlo, ma viene attaccato da Stinky Pete, che viene a sua volta placcato da Woody. Il cercatore d'oro ha però la meglio grazie anche al suo piccone, che utilizza per squarciare nuovamente il braccio appena riparato di Woody e minacciarlo di farlo ulteriormente a pezzi se non dovesse collaborare. Buzz e gli altri giocattoli riescono, tuttavia, a neutralizzare Stinky Pete e a infilarlo nella borsetta di una bambina. Woody e Buzz, poi, in groppa a Bullseye, si lanciano in soccorso di Jessie mentre la valigia in cui è ancora prigioniera viene trasportata insieme alle altre verso l'aereo per l'imbarco; riusciranno a salvare la cowgirl appena un attimo prima che l'aereo si stacchi da terra per il decollo.

Il gruppo di giocattoli può finalmente tornare a casa: Andy, appena tornato dal campo estivo, rimane piacevolmente sorpreso alla vista dei nuovi giocattoli, che crede regali della madre. Nei giorni seguenti, il braccio danneggiato di Woody viene ricucito dallo stesso Andy, risultandone addirittura rinforzato, mentre fra Buzz e Jessie comincia a nascere del tenero. Viene inoltre mostrato brevemente Al, ormai caduto in disgrazia in seguito alla sparizione dei suoi "pezzi da novanta" per il museo di Tokyo, intento a promuovere la svendita di giocattoli a prezzi stracciati presso il suo supermercato.

Nuovi personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Jessie: è una cowgirl che Woody incontra nell'appartamento di Al. Agile e iperattiva, all'inizio litiga con Woody per il fatto che quest'ultimo voleva tornare da Andy, il suo padroncino, e si rifiutava di andare al museo di Tokyo a cui Al li avrebbe venduti per farli esporre, guadagnando tanti soldi. Inizialmente odia i bambini, in quanto la sua padroncina Emily, una volta cresciuta, l'aveva abbandonata. Quando, alla fine, capirà che Andy è diverso, cambierà opinione, diventerà la migliore amica di Woody e deciderà di rimanere con lui e gli altri amici.
  • Stinky Pete: l'antagonista principale del film, è un anziano cercatore d'oro. Non è mai stato considerato, quindi vede la sua esposizione al museo di Tokyo come un'occasione per essere notato assieme a Jessie, Bullseye e Woody. All'inizio sembra saggio e tranquillo, ma poi si dimostra egoista e odioso, tentando di ostacolare Woody che cerca di ritornare a casa. Alla fine, però, viene sconfitto dai giocattoli amici di Woody.
  • Bullseye: è il cavallo di Woody; compare anche in Toy Story 3 - La grande fuga e Toy Story 4. Non parla, ma sa come farsi capire dagli altri.
  • Mrs. Potato: è la moglie di Mr. Potato; compare anche nella terza e quarta pellicola.
  • Al McWiggin: è l'avido e disonesto proprietario della "Fattoria dei giocattoli di Al"; è anche colui che ha rapito Woody, riconoscendo in lui un prezioso pupazzo della serie televisiva Woody e gli amici del West.
  • Falso Buzz: è identico al Buzz di Andy tranne per la cintura antigravitazionale, e intrappola il vero Buzz nella sua confezione credendolo una spia. A un certo punto, l'Imperatore Zurg gli rivela di essere suo padre, scioccandolo. Alla fine i due si ricongiungono.
  • Barbie: è una bambola Barbie che funge da guida turistica nella "Fattoria dei giocattoli di Al"; compare anche nella terza pellicola.
  • Imperatore Zurg: è l'antagonista secondario del film, è il malvagio imperatore arcinemico di Buzz Lightyear, presente nei videogame dedicati allo Space Ranger.
  • Buster: è il cane da compagnia di Andy, molto vivace e affezionato a Woody; aiuta il cowboy a intrufolarsi nel mercatino organizzato dalla madre di Andy per salvare il pinguino Wheezy.
  • Wheezy: è un pupazzo a forma di pinguino, amico di Woody, il cui fischietto in gola si è rotto, quindi, dopo essere stato abbandonato sullo scaffale, rischia di essere venduto. Woody riesce a salvarlo e alla fine Wheezy, riparato, canta la canzone Hai un amico in me.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il discorso di un sequel di Toy Story iniziò circa un mese dopo l'apertura del film, nel dicembre 1995. Pochi giorni dopo l'uscita del film, John Lasseter stava viaggiando con la sua famiglia e trovò un ragazzino che stringeva una bambola dello sceriffo Woody in un aeroporto. Lasseter ha descritto come l'entusiasmo del ragazzo nel mostrarlo a suo padre lo abbia toccato profondamente. Lasseter si rese conto che il suo personaggio non apparteneva più solo a lui, ma apparteneva anche ad altri. Il ricordo è stato un fattore determinante nella produzione di Toy Story 2, con Lasseter che si è mosso per creare un grande film per quel bambino e per tutti gli altri che amavano i personaggi.[3][4]

Ed Catmull, Lasseter e Ralph Guggenheim fecero visita a Joe Roth, successore di Jeffrey Katzenberg, recentemente estromesso dalla carica di presidente dei Walt Disney Studios. Poco dopo, Roth era contento e ha abbracciato l'idea di un sequel. La Disney aveva recentemente iniziato a realizzare sequel direct-to-video per i suoi film di successo e Roth voleva gestire anche il sequel di Toy Story in questo modo. Le versioni precedenti, come il sequel di Aladdin del 1994, Il ritorno di Jafar, avevano restituito circa 100 milioni di dollari di profitti.

Inizialmente, tutto ciò che riguardava il sequel era incerto all'inizio: se gli attori Tom Hanks e Tim Allen sarebbero stati disponibili e convenienti, quale sarebbe stata la premessa della storia e anche se il film sarebbe stato animato al computer alla Pixar o tradizionalmente disegnato a mano. Lasseter considerava il progetto un'opportunità per coltivare nuovi talenti alla regia, poiché le migliori scelte erano già immerse in altri progetti (Andrew Stanton come co-regista in A Bug's Life e Pete Docter come regista di Monsters & Co). Invece, Lasseter si rivolse ad Ash Brannon, un giovane animatore alla regia di Toy Story di cui ammirava il lavoro. Brannon, un laureato alla CalArts, è entrato a far parte del team di Toy Story nel 1993. Disney e Pixar hanno annunciato ufficialmente il sequel in un comunicato stampa il 12 marzo 1997.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'intenzione di Lasseter con un sequel era rispettare il film originale e creare di nuovo quel mondo.[3] La storia ha avuto origine con lui che si chiedeva cosa troverebbe sconvolgente un giocattolo, come si sentirebbe un giocattolo se un bambino non giocasse con lui o, peggio, da un bambino che cresce da un giocattolo. Brannon ha suggerito l'idea di una svendita in cui il collezionista riconosce Woody come un raro manufatto. Il concetto di Woody come set da collezione è venuto dalla bozza della storia di A Tin Toy Christmas, un originale speciale di mezz'ora presentato dalla Pixar alla Disney nel 1990. L'ossessivo collezionista di giocattoli di nome Al McWhiggin, che era apparso in una bozza di Toy Story ma è stato successivamente cancellato, è stato inserito nel film. Lasseter ha affermato che Al è stato ispirato da se stesso.

I personaggi secondari del set di Woody sono stati ispirati dagli spettacoli western e di marionette per bambini degli anni '40 e '50, come Four Feather Falls, Hopalong Cassidy e Howdy Doody. Lo sviluppo di Jessie è stato acceso dalla moglie di Lasseter, Nancy, che lo ha spinto a includere un forte personaggio femminile nel sequel, uno con più sostanza di Bo Peep. L'ambito del Toy Story originale era di base e si estendeva solo su due case residenziali, strade e una catena di ristoranti, mentre Toy Story 2 è stato descritto da Unkrich come qualcosa "dappertutto".[3]

Per rendere il progetto adatto alle sale, Lasseter avrebbe dovuto aggiungere circa 12 minuti di materiale e rafforzare ciò che era già lì. Il materiale extra rappresentò una sfida poiché non doveva essere una semplice imbottitura. Con la data di consegna prevista a meno di un anno di distanza, Lasseter chiamò Stanton, Docter, Joe Ranft e alcune persone di storie Disney a casa sua per un fine settimana. Lì, ha ospitato quello che ha definito un "vertice sulla storia", un esercizio accelerato che avrebbe prodotto una storia finita in soli due giorni.

Tornato in ufficio quel lunedì, Lasseter riunì l'azienda in una sala di proiezione e presentò la versione rivista di Toy Story 2 dall'esposizione alla risoluzione. Gli elementi della storia sono stati riciclati dalle bozze originali del primo Toy Story. La sequenza di apertura originale del primo film prevedeva un cartone animato di Buzz Lightyear in televisione, che si è evoluto nel videogioco di Buzz Lightyear che sarebbe stato mostrato nella scena di apertura di Toy Story 2. Una scena eliminata da Toy Story, con Woody che ha un incubo che lo coinvolge mentre viene gettato in un bidone della spazzatura, è stata incorporata in una forma più mite per rappresentare la paura di Woody di perdere Andy. L'idea di un pinguino giocattolo con fischietto rotto, nel film chiamato Wheezy, è riemersa anche da una prima versione di Toy Story.[4]

Animazione[modifica | modifica wikitesto]

Quando la storia si avvicinava alla fase di produzione all'inizio del 1997, non era chiaro se la Pixar avrebbe prodotto il film, poiché l'intero team di 300 persone era impegnato a lavorare su A Bug's Life per un'uscita nel 1998. L'Interactive Products Group, con uno staff di 95 persone, aveva i suoi animatori, reparto artistico e ingegneri. Steve Jobs decise di chiudere l'attività dei giochi per computer e lo staff è diventato il nucleo iniziale del team di produzione di Toy Story 2.

Prima del passaggio dalla diretta al video al lungometraggio, la troupe di Toy Story 2 era stata da sola, collocata in un nuovo edificio ben separato dal resto dell'azienda da binari.[4] I modelli dei personaggi hanno ricevuto importanti aggiornamenti internamente e gli shader sono stati sottoposti a revisioni per apportare sottili miglioramenti. Il team ha liberamente preso in prestito modelli da altre produzioni, come Geri dal cortometraggio della Pixar del 1997 Il gioco di Geri, che è diventato il riparatore in Toy Story 2. Il supervisore all'animazione Glenn McQueen ha ispirato gli animatori a fare un lavoro spettacolare nel breve lasso di tempo concesso, assegnando inquadrature diverse per soddisfare i punti di forza di ogni animatore.[5]

Durante la produzione del primo Toy Story, la troupe è stata attenta nel creare nuove ambientazioni, lavorando all'interno della tecnologia disponibile in quel momento. Al momento della produzione di Toy Story 2, la tecnologia era ulteriormente avanzata per consentire riprese della telecamera più complicate di quanto fosse possibile nel primo film. Nel realizzare il sequel, il team della Pixar non voleva allontanarsi troppo dall'aspetto del primo film, ma la società aveva sviluppato molti nuovi software da quando il primo film era stato completato.[5] Per ottenere la polvere visibile dopo che Woody è stato posizionato sopra uno scaffale, la troupe ha dovuto affrontare la sfida di animare la polvere, un compito incredibilmente difficile. Dopo molte sperimentazioni, una minuscola particella di polvere è stata animata e il computer ha distribuito quell'immagine su tutto lo scaffale. Oltre due milioni di particelle di polvere sono presenti sullo scaffale del film completato.[6][4] Stessa sfida con la polvere venne mostrata insieme a Jessie, dimenticata sotto il letto dalla padroncina Emily.

Produzione problematica[modifica | modifica wikitesto]

La Disney non è rimasta soddisfatta del ritmo del lavoro sul film e nel giugno 1997 ha chiesto che Guggenheim fosse sostituito come produttore e la Pixar ha obbedito. Di conseguenza, Karen Jackson e Helene Plotkin, produttrici associate, sono passate al ruolo di co-produttrici. Lasseter sarebbe rimasto completamente occupato per A Bug's Life fino a quando non sarebbe completato in autunno. Una volta disponibile, ha assunto le funzioni di regia e ha aggiunto Lee Unkrich come co-regista. Unkrich, anche lui fresco di supervisione al montaggio di A Bug's Life, si concentrò sull'impaginazione e sulla fotografia, mentre Brannon sarebbe stato accreditato come co-regista.

Nel novembre 1997, i dirigenti della Disney Roth e Peter Schneider videro le bobine della storia del film, con alcune animazioni finite, in una sala di proiezione della Pixar. Rimasero colpiti dalla qualità del lavoro e si interessarono all'uscita di Toy Story 2 nei cinema. Oltre all'inaspettato calibro artistico, c'erano altri motivi che rendevano più convincente la tesi per un'uscita nelle sale. L'economia di una versione Pixar direct-to-video non stava funzionando come sperato grazie agli stipendi più alti della troupe. Dopo le negoziazioni, Jobs e Roth hanno convenuto che la divisione di costi e profitti per Toy Story 2 avrebbe seguito il modello di un accordo di cinque film appena creato, ma Toy Story 2 non conterebbe come uno dei cinque film. La Disney aveva contrattato nel contratto cinque lungometraggi originali, non sequel, assicurando così cinque set di nuovi personaggi per i suoi parchi a tema e merchandise. Jobs ha riunito la troupe e ha annunciato il cambiamento nei piani per il film il 5 febbraio 1998.

Il lavoro svolto sul film fino a oggi è andato quasi perso nel 1998 quando uno degli animatori, mentre cancellava regolarmente alcuni file, ha inserito accidentalmente il codice /bin/rm -r -f * del comando di eliminazione nella cartella principale di risorse di Toy Story 2 sui server interni della Pixar. Il direttore tecnico associato Oren Jacob è stato uno dei primi a notare che i modelli dei personaggi sono scomparsi dai loro lavori in corso. Hanno spento i file server ma avevano già perso il 90% degli ultimi due anni di lavoro e si è anche scoperto che i backup non funzionavano da circa un mese. Il film è stato salvato quando il direttore tecnico Galyn Susman, che aveva lavorato da casa per prendersi cura del suo bambino appena nato, ha rivelato di avere dei backup delle risorse sul suo computer di casa. Il team Pixar è stato in grado di recuperare quasi tutti i beni perduti, salvo alcuni ultimi giorni di lavoro, consentendo al film di procedere.[7][8][4]

Molti membri dello staff creativo della Pixar non erano contenti di come stava andando il sequel. Al ritorno dalla promozione europea di A Bug's Life, Lasseter guardò le bobine di sviluppo e ha convenuto che non funzionava. La Pixar ha incontrato la Disney, dicendo loro che il film avrebbe dovuto essere rifatto. La Disney non era d'accordo e ha notato che la Pixar non aveva abbastanza tempo per rifare il film prima della data di uscita stabilita. La Pixar ha deciso che semplicemente non potevano permettere che il film venisse distribuito nel suo stato esistente e ha chiesto a Lasseter di rilevare la produzione. Lasseter ha accettato e ha reclutato il team creativo del primo film per rielaborare la storia. Per rispettare la scadenza della Disney, la Pixar ha dovuto completare l'intero film in nove mesi.[9][4] Unkrich, preoccupato per la diminuzione del tempo rimanente, chiese a Jobs se la data di rilascio potesse essere posticipata. Jobs ha spiegato che non c'era scelta, presumibilmente in riferimento ai licenziatari e ai partner di marketing del film, che stavano preparando giocattoli e promozioni.

Brannon si concentrò sullo sviluppo, la storia e l'animazione, Lasseter era responsabile dell'arte, della modellazione e dell'illuminazione e Unkrich si è occupato della redazione e del layout. Dal momento che si incontravano quotidianamente per discutere tra di loro i loro progressi (volevano assicurarsi che stessero procedendo tutti nella stessa direzione), i confini delle loro responsabilità si sovrapponevano.[5] Come era comune con i film Pixar, la produzione è diventata difficile poiché le date di consegna incombevano e le ore inevitabilmente si allungavano. Tuttavia, Toy Story 2, con il suo programma di produzione altamente compresso, è stato particolarmente impegnativo. Mentre il duro lavoro e le lunghe ore erano comuni alla squadra a quel punto (soprattutto per Lasseter), correre a tutto gas su Toy Story 2 per mese dopo mese ha cominciato a farsi sentire. Il superlavoro si è trasformato in sindrome del tunnel carpale per alcuni animatori, e lesioni da sforzo ripetitivo per altri.[10] Catmull avrebbe poi rivelato che "un terzo completo dello staff" finì con una qualche forma di RSI al termine del film.[11][4] La Pixar non incoraggiava le ore lunghe e, di fatto, fissava dei limiti al numero di ore di lavoro dei dipendenti approvando o disapprovando gli straordinari. Le compulsioni autoimposte dei dipendenti a eccellere spesso prevalevano su qualsiasi altro vincolo ed erano particolarmente comuni ai dipendenti più giovani. In un caso, un animatore una mattina si era dimenticato di accompagnare il bambino all'asilo nido e, in una confusione mentale, aveva dimenticato il bambino sul sedile posteriore della sua auto nel parcheggio. "Sebbene la rapida azione dei soccorritori abbia evitato il peggio, l'incidente è diventato un orribile indicatore del fatto che alcuni membri dell'equipaggio stavano lavorando troppo", ha scritto David Price nel suo libro del 2008 The Pixar Touch.[12]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Data di uscita[modifica | modifica wikitesto]

È uscito negli Stati Uniti d'America il 24 novembre 1999, in Italia l'11 febbraio 2000.

Edizioni home video[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il film è uscito in videocassetta e DVD nell’ottobre 2000.

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

La direzione del doppiaggio e i dialoghi italiani sono a cura di Carlo Valli, per conto della Cast Doppiaggio srl[13]. La sonorizzazione, invece, venne affidata alla SEFIT-CDC di Via dei Villini.[13]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Botteghino[modifica | modifica wikitesto]

È il film d'animazione con il maggior incasso del 1999, guadagnando $ 245,9 milioni negli Stati Uniti e in Canada e $ 241,2 milioni in altri paesi, per un totale di $ 487 milioni in tutto il mondo (a fronte di un budget di $ 90 milioni).[14] È stato all'epoca il terzo film d'animazione con il maggior incasso di sempre (dietro Il re leone e Aladdin). Box Office Mojo stima che il film abbia venduto oltre 47,8 milioni di biglietti nel Nord America.[15] Ha stabilito un record di apertura di 3 giorni nel Regno Unito, incassando 7,7 milioni di sterline.[16]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato accolto positivamente dalla critica cinematografica. L'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes riporta una percentuale di gradimento del 100% con un voto medio di 8,70/10, basandosi su 169 recensioni[17]; il consenso critico del sito recita: "Il raro sequel che probabilmente migliora il suo predecessore, Toy Story 2 utilizza una narrazione inventiva, splendide animazioni e un cast di talento per offrire un'altra ricca esperienza cinematografica per tutte le età"[17]. Il sito Metacritic attribuisce al film un punteggio di 88 su 100 in base a 34 recensioni, indicando un "plauso universale".[18]

Dopo aver visto il film, Chuck Jones ha scritto una lettera a John Lasseter, definendo il film "meraviglioso" e "splendidamente animato", e dicendo a Lasseter che stava "portando avanti la causa dell'animazione classica in un modo nuovo ed efficace." Lasseter, a sua volta un ammiratore personale di Jones, ha fatto incorniciare la lettera a casa sua.[19]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Sequel[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Toy Story 3 - La grande fuga e Toy Story 4.

Nel 2010 e nel 2019, ha avuto 2 sequel: Toy Story 3 - La grande fuga e Toy Story 4.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Toy Story 2, su Rotten Tomatoes.
  2. ^ David A. (David Andrew) Price, The Pixar touch : the making of a company, New York : Alfred A. Knopf, 2008, ISBN 978-0-307-26575-3. URL consultato il 9 marzo 2021.
  3. ^ a b c Lasseter, John; Unkrich, Lee; Brannon, Ash et al. (2010). Toy Story 2. Caratteristiche speciali: Realizzazione di Toy Story 2 (Blu-ray Disc). Buena Vista Home Entertainment.
  4. ^ a b c d e f g Toy Story 2, 21 anni di scorribande tra giocattoli, su Tom's Hardware Italia.
  5. ^ a b c (EN) Toy Story 2 Is Not Your Typical Hollywood Sequel, su Animation World Network.
  6. ^ Lasseter, John (2010). Commento di Toy Story 2 (Blu-ray disc). Buena Vista Home Entertainment.
  7. ^ (EN) Pixar's billion-dollar delete button nearly lost Toy Story 2 animation, su The Independent.
  8. ^ (EN) How Toy Story 2 Got Deleted Twice, Once on Accident and Again for Its Own Good, su The Next Web.
  9. ^ (EN) The Pixar Story (Documentary), su Leslie Iwerks Productions.
  10. ^ (EN) Brad Bird Talks To Latinoreview About 1906, Toy Story 3, Iron Giant Re-Release And More, su Latino Review.
  11. ^ (EN) Ed Catmull's 'Creativity, Inc.' is a thoughtful look at Pixar, su Los Angeles Times.
  12. ^ (EN) The Pixar Touch: The Making of a Company, su google.books.
  13. ^ a b AntonioGenna.net presenta: IL MONDO DEI DOPPIATORI - ZONA CINEMA: "Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa", su antoniogenna.net. URL consultato il 9 marzo 2021.
  14. ^ (EN) Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa, su Box Office Mojo, Amazon.com. URL consultato il 12 dicembre 2015. Modifica su Wikidata
  15. ^ (EN) Toy Story 2 (1999), su Box Office Mojo.
  16. ^ (EN) 'Harry' fa magie oltreoceano, su Variety.
  17. ^ a b (EN) Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC. Modifica su Wikidata
  18. ^ (EN) Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa, su Metacritic, Red Ventures. URL consultato il 6 novembre 2015.
  19. ^ (EN) Chuck Jones a 100 anni (con John Lasseter), su YouTube.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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