Toshihiro Nishikado

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Tomohiro Nishikado 西角友宏 (Nishikado Tomohiro?) (Prefettura di Ōsaka, 31 marzo 1944) è un autore di videogiochi giapponese noto per essere il creatore del videogioco Space Invaders, pubblicato nel 1978 da Taito Corporation.

Dopo aver frequentato la Tokyo Denki University ed essersi laureato in ingegneria delle comunicazioni, ha lavorato presso la Pacific Industries, una sussidiaria di Taito, in cui si trasferisce nel 1969. Dopo aver lavorato allo sviluppo di giochi elettromeccanici, inizia ad interessarsi ai giochi arcade elettronici. Nel 1972 realizza Soccer, simile al Pong, il primo videogioco arcade prodotto in Giappone, pubblicato nel 1973, e poi altri 10 giochi tra cui Western Gun e Interceptor.

Nel 1978 arriva la consacrazione mondiale: progetta e realizza Space Invaders, considerato come uno dei più famosi ed influenti videogiochi della storia[1].

Ha lasciato Taito nel 1996 per fondare una propria società, la Dreams[2][3][4]

Lo sviluppo di Space Invaders[modifica | modifica sorgente]

Space Invaders nasce dall'ispirazione di Nishikado di realizzare un gioco in cui fondere i concetti di Space Monster, un gioco meccanico che aveva realizzato per Taito, con lo schema di un gioco che aveva sognato tempo prima, in cui degli scolari attendono Babbo Natale fuori dalla loro scuola, ma invece vedono arrivare orde di alieni allineati in cielo. I bambini sparano agli alieni colpendoli con delle scariche elettriche generate da candele per auto collegate ad una batteria[1].

Per realizzare il gioco Nishikado dovette prima di tutto realizzare l'appropriato hardware per gestire il gioco: progettò una scheda madre con integrata una CPU Intel 8080 a cui affiancò un processore audio Texas Instruments SN76477. Per i nemici Nishikado pensò di sostituire gli alieni del suo sogno con aeroplani o astronavi [5] ma le limitazioni dell'hardware scelto non consentivano la creazione di animazioni che potessero simulare decentemente il volo di tali velivoli. Nishikado decise quindi di sviluppare i mostri alieni traendo ispirazione da un adattamento cinematografico del romanzo La guerra dei mondi, che aveva visto da ragazzo, dove c'era un mostro che assomigliava ad un polpo; gli altri alieni erano ispirati ai granchi ed ai calamari[1].

Data le scarse possibilità offerte dall'hardware, il gioco fu sviluppato con una grafica monocromatica: tutti i personaggi del gioco erano di colore bianco e lo sfondo del gioco era nero. Quando Taito si accordò per la distribuzione negli Stati Uniti d'America con Midway Games, questa applicò sul vetro di protezione dello schermo video alcune pellicole colorate per simulare una grafica colorata.

Quando il gioco fu rilasciato, nel 1978, divenne in Giappone un tale successo commerciale che gli incassi di Space Invaders generarono una scarsità di monetine in tutto il Paese.[6] Furono venduti 360.000 cabinati del gioco, di cui 300.000 nel solo Giappone e 60.000 nel resto del mondo,[7] e nel 1981 Space Invaders aveva già generato incassi per oltre 1 miliardo di dollari.[8]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Kevin Bowene, The Gamespy Hall of Fame, GameSpy. URL consultato il 30/08/2010.
  2. ^ Pagina su Nishikado della Wikipedia Giapponese
  3. ^ Biografia di Nishikado sul sito della sua società
  4. ^ "Survey of Digital Games: Home Pong to Late 70s arcade" (slide n° 28).
  5. ^ "Classic GI: Space Invaders" - Game Informer, n° 177, gennaio 2008, pagg. 108-109 - Cathy Preston
  6. ^ Design your own Space Invaders, Sciense.ie, 04/03/2008. URL consultato il 19/08/2012.
  7. ^ Jiji Gaho Sha, inc., Asia Pacific perspectives, Japan, vol. 1, Università della Virginia, 2003, p. 57. URL consultato il 19/08/2012.
  8. ^ Ephraim P. Glinert, Visual Programming Environments: Applications and Issues, IEEE Computer Society Press, 1990, p. 321, ISBN 0-8186-8974-9. URL consultato il 19/08/2012.