Tortuga

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Tortuga
comune
La Tortue, Latòti
Tortuga all'epoca dei Fratelli della costa (XVII secolo)
Tortuga all'epoca dei Fratelli della costa (XVII secolo)
Localizzazione
Stato Haiti Haiti
Dipartimento Nord-Ovest
Arrondissement Port-de-Paix
Territorio
Coordinate 20°02′23″N 72°47′24″W / 20.039722°N 72.79°W20.039722; -72.79 (Tortuga)Coordinate: 20°02′23″N 72°47′24″W / 20.039722°N 72.79°W20.039722; -72.79 (Tortuga)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 179,94 km²
Abitanti 35 347[1] (2009)
Densità 196,44 ab./km²
Altre informazioni
Fuso orario UTC-5
Cartografia
Mappa di localizzazione: Haiti
Tortuga
Tortuga

Tortuga (La Tortue in francese, Latòti in creolo haitiano) è un comune di Haiti facente parte dell'arrondissement di Port-de-Paix nel dipartimento del Nord-Ovest, il suo territorio corrisponde all'omonima isola del Mare dei Caraibi. L'isola della Tortuga (Île de la Tortue in francese, zile Latòti in creolo haitiano) è situata a nord dell'Isola di Espanola e separata da questa dal Canal de la Tortüe. Lunga 37 km e larga 7 km, copre un'area di circa 180 km²[2], il suo territorio è prevalentemente montagnoso e roccioso. La popolazione è passata dai 22.000 abitanti del 1982 ai 30.000 rilevati dal censimento del 2004, per una densità di 160 ab./km².

Il nome in creolo Zile Latòti deriva dal fatto che una montagna al suo centro la fa assomigliare ad una tartaruga vista dal mare[3].

In Italia, la notorietà dell'isola della Tortuga, derivò dal ciclo dei romanzi scritti da Emilio Salgari, incentrati sulla figura leggendaria del Corsaro Nero, da cui sono stati tratti numerosi film tra cui Il corsaro nero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'isola della Tortuga fu inizialmente abitata dagli haitiani e poi da coloni spagnoli. Nel 1629 altri coloni inglesi e francesi, provenienti da Saint-Christophe, arrivarono sull'isola[4][5]; i Puritani inglesi battezzarono l'isola Association Island[6], rinominata alcuni anni più tardi Tortuga. Quattro anni più tardi gli spagnoli provenienti da Española, al comando di Don Fabrique de Toledo attaccarono i nuovi venuti. Nel 1633 furono importati i primi schiavi dall'Africa per le locali piantagioni: lo sfruttamento della manodopera servile non diede i risultati previsti, per cui dopo pochi anni cessarono le deportazioni. Nel 1635 e nel 1638, spedizioni militari spagnole sconfissero francesi ed inglesi, ma non si stabilirono in modo permanente sull'isola, permettendo a pirati e coloni di farvi presto ritorno[7]. I coloni ampliarono le fortificazioni spagnole e nel 1640 costruirono Fort de Rocher, affacciato sull'unico porto naturale. Da quel momento in poi l'Isola della Tortuga fu divisa tra coloni inglesi e francesi che permisero ai filibustieri di usare l'isola come base principale delle loro operazioni[8][9].

Dal 1640 i bucanieri della Tortuga divennero noti come i Fratelli della Costa. La popolazione pirata era composta per la maggior parte da francesi e inglesi con un piccolo numero di olandesi[8]. Nel 1645 il governatore francese, nel tentativo di normalizzare e controllare la situazione, importò nell'isola ben 1.650 prostitute[10]. Nel 1635, gli spagnoli fecero un altro tentativo di attaccare l'isola, sbarcando nella zona di Basse Terra, ma vennero cacciati in mare dal filibustiere Henri de Fontenay[11]. L'isola divenne definitivamente francese nel 1659[5].

Dal 1670, quando l'epoca dei bucanieri era ormai in declino, la maggior parte dei pirati si concentrarono sull'attività di taglio e commercio di legna dell'isola. Nello stesso periodo, il corsaro inglese Henry Morgan cercò organizzare i pirati dell'isola, invitandoli ad un'assemblea tenutasi il 24 ottobre 1670 a Tortuga, dove fu deciso l'assalto a Panama[12]. Furono ingaggiati dai francesi che li utilizzarono per avere un maggior controllo sulla regione caraibica. Nei fatti non vi fu mai un vero controllo sui pirati e la Tortuga rimase un covo ideale dei bucanieri. Nel 1680 una legge del Parlamento stabilì il divieto di navigare sotto bandiere straniere il che costituì un duro colpo per i pirati dei Caraibi. Gli accordi di Ratisbona del 1684, firmati dalle potenze europee, tentarono di arrestare questa forma di pirateria. Nel 1697, guidati dal governatore francese Jean-Baptiste Du Casse, un migliaio di filibustieri e bucanieri provenienti dalla Tortuga e dalla vicina Saint-Domingue parteciparono alla presa di Cartagena, a tutt'oggi considerato il saccheggio più fruttuoso della storia della Marina francese. Lo stesso anno, gli spagnoli riconobbero definitivamente l'isola ai francesi, assieme ad Haiti[6], mantenendo però il controllo della parte orientale, che diventerà solo molto più tardi la repubblica Dominicana.

A partire dagli anni novanta del XVII secolo l'isola si spopolò. Si riprese, in parte, verso il primo quarto del Settecento, con la costituzione di alcune piantagioni di canna da zucchero. La pace di Utrecht del 1713, vide la coalizione delle potenze europee contro la pirateria, portando, di fatto, alla fine dell'epoca dei filibustieri nei Caraibi[9].

Durante la guerra di indipendenza di Haiti fu l'ultima roccaforte dell'esercito francese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Population totale, population de 18 ans et plus menages et densites estimes en 2009 (PDF), IHSI. URL consultato l'8 marzo 2012.
  2. ^ Patricia Schutt-Ainé, Staff of Librairie Au Service de la Culture, Haiti: A Basic Reference Book, Miami, Florida, Librairie Au Service de la Culture, 1994, p. 20, ISBN 0-9638599-0-0.
  3. ^ Francesco Valori, Storia della pirateria, 2ª, La Scuola Editrice, 1968, p. 134.
  4. ^ (EN) Peter R. Galvin, Patterns of Pillage: A Geography of Caribbean-based Piracy in Spanish America, 1536-1718, Peter Lang, 1999, p. 114, ISBN 0820437719.
  5. ^ a b (EN) David MacPherson, Adam Anderson, Annals of Commerce, Manufactures, Fisheries, and Navigation, with Brief Notices of the Arts and Sciences Connected with Them, Nichols and son, 1805, p. 634. URL consultato il 28 settembre 2015.
  6. ^ a b (EN) John Fitzhugh Millar, The Buildings of Peter Harrison: Cataloguing the Work of the First Global Architect, 1716-1775, McFarland, 2014, p. 180, ISBN 9781476615745.
  7. ^ Anna Spinelli, Tra l'inferno e il mare: breve storia economica e sociale della pirateria, Fernandel, 2003, p. 144, ISBN 8887433399.
  8. ^ a b F. Valori, p.135.
  9. ^ a b Gabriele Parenti, Luigi XV e lo scenario europeo nel XVIII secolo, Lampi di stampa, 2014, pp. 137-138, ISBN 9788848817288.
  10. ^ (EN) George Choundas, The Pirate Primer: Mastering the Language of Swashbucklers and Rogue, Popular Woodworking Books, 2010, p. 395, ISBN 9781599631967.
  11. ^ A. Spinelli, p.150.
  12. ^ (EN) Tim Travers, Pirates: A History, The History Press, 2012, pp. 78-80, ISBN 0752488279.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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