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Torre di Palme

Coordinate: 43°08′29.58″N 13°48′39.42″E
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Torre di Palme
frazione
Torre di Palme – Veduta
Torre di Palme – Veduta
Piazzale della Rocca
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Marche
Provincia Fermo
Comune Fermo
Territorio
Coordinate43°08′29.58″N 13°48′39.42″E
Altitudine104 m s.l.m.
Abitanti670 (30-11-2016)
Altre informazioni
Cod. postale63900
Prefisso0734
Fuso orarioUTC+1
Cod. catastaleL268
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Torre di Palme
Torre di Palme
Cinta muraria
La cinta muraria duecentesca aveva camminamenti di ronda coperti, alcuni ancora visibili nel lato Nord del borgo e una sola porta a Nord-Ovest sormontata da una rocca caduta nel 1848. Scatto a cura di Michele Paoletti

Torre di Palme è una frazione del comune di Fermo, nella provincia omonima. Fu comune autonomo sino al 1877, quando era incluso nella provincia di Ascoli Piceno, cui continuò ad appartenere con il suo capoluogo, finché quest'ultimo non divenne a sua volta sede provinciale (2004). Sorge a 104 m s.l.m. a ridosso del mare Adriatico, e ha una popolazione di 670 abitanti. È un borgo medievale che conserva interamente l'antico incasato e, costituendo un punto elevato molto vicino al mare, gode di una notevole veduta panoramica sul litorale marino, in corrispondenza della vicina frazione di Marina Palmense e dell'Autostrada A14 che la costeggia.

In un territorio abitato fin dal Paleolitico, Torre di Palme ha origine remota nell'antica città picena di Palma, fondata nel VI secolo a.C., testimoniata dalla necropoli dei palmenses, e ricaduta nell'orbita romana con la conquista della regione nel 268 a.C.

La città, capoluogo dell'Ager Palmensis così chiamato da Plinio il Vecchio, fu centro di grande importanza strategica marittima, ma anche famoso in tutto l'impero per la produzione del vino. Fu anche a causa di tale rilievo portuale che i Romani istituirono la colonia fermana, onerandola del controllo del commercio nella zona.

Nell'Alto Medioevo il Palmense continuò a soggiacere al controllo fermano ma, sfiancata da incursioni piratesche, Palma venne ridotta a un cumulo di rovine, e gli abitanti trovarono scampo sull'adiacente colle dove era situata la torre d'avvistamento (Turris Palmae), al seguito dei monaci eremitani che per primi vi si stabilirono nei secoli XI e XII. L'abitato si sviluppò quindi intorno alla torre e alla chiesa di San Giovanni Battista.

Fu a Torre di Palme che il 28 novembre 1798 l'esercito francese respinse l'invasione del dipartimento del Tronto (Repubblica Romana) da parte dei più numerosi, ma mal organizzati soldati borbonici.

Garitta di vedetta
Garitta di vedetta in muratura con lo scopo di proteggere le sentinelle

Già comune autonomo, Torre di Palme fu aggregata al comune di Fermo nel 1877. Nel 2004, con il capoluogo, è entrata a far parte della provincia di Fermo, operativa a far data dalle elezioni amministrative del 2009.

Monumenti e luoghi d'interesse

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Chiesa di San Giovanni Battista

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La chiesa è la più antica del borgo, risalente al X secolo quando la prima comunità di monaci eremitani si rifugiò presso la turris che ha dato il nome alla località. Nel 1188 è documentata quale possedimento della chiesa di Santa Maria a Mare. Nel 1653 divenne sede della Confraternita della Madonna del SS. Rosario, eretta nel 1615 ma rimasta fino ad allora senza una sede. L'edificio ha subito un restauro nel 1930, quando fu dedicato ai caduti in mare e in terra, ed un altro nel 1996. La semplice facciata romanica a salienti, più alta dello stesso edificio, è coronata da archetti pensili che proseguono nel fianco meridionale dell'edificio e presenta un unico portale sormontato da una cornice decorativa. L'interno, oggi a pietra a vista, è a navata unica e coperto con capriate lignee[1].

Chiesa di Santa Maria a Mare

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La chiesa attuale è il risultato di tre edifici religiosi: una prima chiesa fu realizzata in mattoni di cotto nell'XII secolo dai frati eremitani e corrisponde alla parte contraddistinta dalla decorazione ad archetti, situata all'angolo con via Giulio Cesare, sulla quale affaccia anche la facciata, con un portale a tutto sesto che presenta una dentellatura ed è incassato in una porzione di muratura sporgente e cuspidata, con ai lati due finestre trilobate incorniciate da archi realizzati con mattoni. Una porzione di un'altra precedente chiesa si trova nella stessa strada ed oggi corrisponde al muro esterno della sagrestia. Nel XIII secolo fu realizzata, in posizione perpendicolare alla precedente, la chiesa successiva, edificata con un'alternanza di pietra e laterizio, che mostra una facciata secentesca con timpano ed un portale cinquecentesco anch'esso timpanato.

L'interno è diviso in trte navate da colonne di gusto neoclassico e da una volta a botte ottocentesca decorata con soggetti mariani da Sigismondo Nardi nel 1911. Al termine della navata destra si trovano degli affreschi frammentari tardo trecenteschi, mentre alla fine della sinistra è un altro frammento con la testa di Sant'Andrea, di alta qualità, databile all'inizio del XV secolo e prossima allo stile dei fratelli Salimbeni. Il presbiterio, aperto verso due vani laterali, tutti coperti da volte a crociera, conserva un aspetto gotico e presenta verso la navata tre archi ogivali. Nel vano sinistro si trovano altri affreschi tre-quattrocenteschi e ed una tomba ad arcosolio di un priore agostiniano, affrescata alla metà del XIV secolo[2].

Chiesa di Sant'Agostino

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La chiesa fu realizzata tra XIV e XV secolo, in uno stile tardo gotico. L'edificio è interamente in laterizio e possiede due ingressi: uno lato ovest, quello principale e il secondario al lato sud. La facciata presenta una forma a capanna ed è caratterizzata da un portale gotico a cuspide, contenente archi concentrici e motivi geometrici. Al disopra del portale troviamo un rosone anch'esso decorato. L'ingresso al lato sud è caratterizzato da un secondo portale a doppia strombatura di archi a tutto sesto che favorisce l'ingresso della luce grazie allo stipite che è tagliato obliquamente.

L'interno è ad aula unica, coperta da capriate lignee. Nella parete destra si apre una edicola realizzata quale ex-voto nel 1522 dal veneziano Antonio Grana, all'interno della quale è un Reliquiario della Croce di Cristo in forma di stauroteca rivestita in argento lavorato a sbalzo e cristalli, databile al secolo XIII. Al fondo della parete sinistra è collocata una tavola con la Madonna col Bambino tra i santi Sebastiano, Cristoforo, Rocco e Nicola, opera di Vincenzo Pagani, proveniente dall'oratorio di san Rocco. Il dipinto fu eseguito probabilmente nel 1523 circa, anno in cui l'oratorio fu ristrutturato, è stato restaurato una prima volta nel 1972 ed una seconda nel 2012[3].

Un grande arco a tutto sesto introduce al presbiterio, nel quale, dietro l'altare maggiore, è il polittico di Vittore Crivelli.

Polittico di Vittore Crivelli
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Il polittico si sviluppa su tre fasce parallele: la predella, il registro inferiore e il registro superiore. Il primo personaggio del registro superiore a sinistra è san Sebastiano legato a una colonna e trafitto da frecce. Il santo è invocato per sventare la peste. Il secondo santo è San Girolamo, con una mano regge la chiesa perché è un padre della Chiesa e con l'altra la Bibbia perché è stato il primo a tradurre le Sacre scritture dal greco al latino. Al centro è Cristo risorto tra due angeli. Gesù indossa un sudario bianco simbolo della risurrezione, mentre dietro abbandonato a terra, un mantello rosso porpora, simbolo della passione. Poi, troviamo San Nicola da Tolentino, lo riconosciamo dal saio scuro tipico dei monaci agostiniani, infatti con una mano tiene la regola agostiniana e con l'altra il volto di cherubino con i raggi. L'ultima santa del registro superiore è Santa Caterina d'Alessandria, indossa una corona e abiti regali. Con una mano tiene la ruota dentata, strumento con cui fu torturata poiché un angelo spezzò in due la ruota ma fu successivamente decapitata, mentre con l'altra mano tiene la palma che è simbolo del martirio.

Nel registro Inferiore, il primo santo è San Giovanni Battista, con una mano tiene un vessillo con su scritto "Ecce agnus dei" cioè "Ecco l'agnello di Dio". Il secondo santo è San Pietro, primo papa. Con la mano sinistra tiene il pastorale mentre con l'altra regge le Sacre Scritture. Al centro troviamo la Vergine e il Bambino. Il bambino tiene con la mano sinistra un fiore d'arancio, simbolo del matrimonio mentre dietro la Vergine, troviamo una corona di garofani anch'essi simbolo del matrimonio e passione. Accanto alla Madonna troviamo due frutti, una mela e una pera. La mela è attribuita al male ma siccome le Sacre scritture non specificano qual è il frutto del peccato, si pensa che possa essere la pera, simbolo di femminilità e del bene. Poi troviamo san Paolo che impugna la spada simbolo del suo martirio. Mentre l'ultimo è Sant'Agostino, sostiene il pastorale perché è stato vescovo di Ippona e con l'altra mano invece regge la chiesa.

Nella predella, al centro è il Cristo vessillifero e ai lati i dodici apostoli, tutti a mezza figura, dei quali quattro a sinistra sono mancanti, non essendo stati recuperati dopo il furto del 1972.

In chiesa era anche un polittico di Jacobello di Bonomo, trafugato nel 1921.

Oratorio di San Rocco

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La chiesetta fu edificata probabilmente tra Trecento e Quattrocento per la Confraternita del santissimo Sacramento e presenta una struttura in laterizio piuttosto semplice, piccolo campanile a vela e portale architravato sul fianco, presumibilmente aperto nel 1523, data riportata nell'architrave e che corrisponde ad una ristrutturazione generale dell'edificio. Lo stemma lateranense al di sopra testimonia l'associazione con l'omonima confraternita presso il Latereano. Sul lato occidentale si vedono i resti dell'antico portale cuspidato. L'oratorio fu indemaniato dopo l'Unità d'Italia, quando perse anche l'orto e il giardino, oggi piazza Amedeo. All'altare era la tavola di Vincenzo Pagani oggi in Sant'Agostino[4].

Museo Archeologico

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Inaugurato il 15 aprile 2019[5], il Museo archeologico di Torre di Palme è allestito nel palazzetto di Piazzale della Rocca, proprio all'ingresso pedonale del borgo. In tre stanze ospita alcuni tra i reperti piceni più importanti scavati in contrada Cugnolo tra il 2016 e il 2017[6]. Le tombe furono individuate alla base della collina, nel tratto di contrada Cugnolo fra la località Fonti di Palme e la costa. Una necropoli era invece ai piedi di un alto costone. La necropoli più grande si trovava sul fondovalle pianeggiante, delimitata e in parte coperta dalla strada provinciale e da terrazzamenti. Qui sono state scavate venti tombe del VI secolo a. C. e una sepoltura più antica, dell'età del Bronzo[7]. Nella prima sala è esposta la tomba più antica, databile all'età del bronzo (IX - VII secolo A.C.), relativa a un giovane morto intorno ai venti anni di età, del quale erano il pugnale in lega di rame e un manufatto di selce. Nella seconda sala si trova la tomba più grande, fedelmente ricostruita, appartenuta ad una donna vissuta nel VI secolo e deceduta a 40 anni circa. La ricchezza della tomba e dei corredi fa pensare ad un ruolo importante della stessa all'interno della società. La terza sala è dedicata ad una tomba questa volta infantile, databile al VI secolo A.C. che doveva essere pertinente ad una bambina, come si può evincere dalla ciprea e dal pendaglio con cavallini[8].

Aree Naturali

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Il vicino Bosco del Cugnòlo è un'Area Floristica Protetta, esempio di macchia mediterranea. Lo si può visitare con un sentiero ad anello di circa 2 km che lo attraversa integralmente. Vi si trova anche la Grotta degli Amanti, teatro della vicenda dei due giovani, Antonio e Laurina, che nel 1911 per non separarsi scelsero la morte nel vicino fosso di san Filippo.

Contrada Torre di Palme
contrada di Fermo
SimboloTorre con Palme
Colori Giallo e Verde
MottoVirtus et Premium
Tipoforanea
PrioriGiampietro Roscioli, Sauro Diomedi, Emidio De Viti, Paolo Fiacconi, Gianfranco Properzi, Massimo Tramannoni, Samuele Bruni.
Indirizzo seden.d.
Vittorie
Vittorie palio7
Ultima vittoria15 agosto [2024]
Contesa del pallino1
Tiro al canapo0
Tiro per l'astore0
Gallo d'oro2
Bandiere al vento0

Torre di Palme è inoltre una delle dieci contrade della città marchigiana di Fermo. Fa parte delle 4 contrade foranee. La contrada rappresenta la gente di mare e infatti nelle rievocazioni storiche sfilano portando una barca. È la contrada logisticamente più lontana ma anche la più antica di Fermo[9].

  • Palii dell'Assunta: 7 (1985, 1992, 1998, 2000, 2003, 2019, 2024)
  • Contesa del pallino: 1 (2000)
  • Tiro al Canapo: 0
  • Tiro per l'Astore: 0
  • Gallo d'oro: 2 (2014, 2016)

Galleria d'immagini

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  1. AA, VV., Torre di Palme, guida turistica, a cura dell'Archivio comunale di Fermo, Fermo, 2024, pagg. 22 - 25.
  2. AA, VV., Torre di Palme, guida turistica, a cura dell'Archivio comunale di Fermo, Fermo, 2024, pagg. 34 - 37.
  3. AA, VV., Torre di Palme, guida turistica, Cit., 2024, pagg. 27 - 28.
  4. AA, VV., Torre di Palme, guida turistica, Cit., 2024, pagg. 31 - 32.
  5. Alessandro Gicopetti, I Piceni e la necropoli di Torre di Palme protagonisti del nuovo museo, in Cronache Fermane, 15 aprile 2019. URL consultato il 25 ottobre 2019.
  6. Necropoli picena di Torre di Palme, su Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche, 23 giugno 2018. URL consultato il 25 ottobre 2019.
  7. Museo Archeologico Torre di Palme - Punto Informativo, su Sistema Museo. URL consultato il 25 ottobre 2019 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2019).
  8. AA, VV., Torre di Palme, guida turistica, Cit., 2024, pagg. 17 - 21.
  9. Contrada Torre di Palme, su Cavalcata dell'Assunta. La rievocazione storica più antica d'Italia. URL consultato il 20 agosto 2010 (archiviato il 26 luglio 2012).
  • AA, VV., Torre di Palme, guida turistica, a cura dell'Archivio comunale di Fermo, Fermo, 2024.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 2570155411325008940008
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