Tommaso Gallarati Scotti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Corona real abierta.svg
Tommaso Gallarati Scotti
Fotografia del Principe Tommaso Gallarati Scotti.jpg
Fotografia del Principe Tommaso Gallarati Scotti
Principe di Molfetta Duca di San Pietro
Stemma
In carica 15 marzo 1927 –
1 giugno 1966
Predecessore Gian Carlo Gallarati Scotti
Successore Giovanni Carlo Gallarati Scotti
Nome completo Tommaso Fulco Gallarati Scotti
Trattamento Don
Altri titoli
Nascita Milano, 18 novembre 1878
Morte Bellagio, 1 giugno 1966
Sepoltura Milano
Dinastia Gallarati Scotti
Padre Gian Carlo Gallarati Scotti
Madre Luigia Melzi d'Eril
Consorte Aurelia Cittadella Vigodarzere
Figli
Religione Cattolicesimo
Tommaso Gallarati Scotti
NascitaMilano, 18 novembre 1878
MorteBellagio, 1 giugno 1966
Luogo di sepolturaCappella Melzi d'Eril
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Forza armataRegio Esercito Italiano
ArmaFanteria
CorpoAlpini
Reparto
Anni di servizio1915 - 1918
GradoSottotenente della Regia Fanteria
Comandanti
GuerreGuerra Bianca
CampagneCampagna contro gli Austro Ungarici
BattaglieBattaglia degli Altipiani
Decorazionicavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia e della Legion d'onore
Altre caricheAmbasciatore, Scrittore
voci di militari presenti su Wikipedia

Tommaso Gallarati Scotti (Milano, 18 novembre 1878Bellagio, 1º giugno 1966) è stato uno scrittore, militare e diplomatico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

nato a Milano il 18 novembre 1878 Figlio primogenito del Principe Gian Carlo Gallarati Scotti e della Duchessa Luigia Melzi d'Eril. Sua zia, che ricordò in Interpretazioni e memorie, era stata Bice Melzi d'Eril, amica e confidente di Ippolito Nievo. Da ragazzo Tommaso Gallarati Scotti ebbe come istruttore di catechismo ed assistente nei primi studi il giovane prete don Achille Ratti (divenuto poi Papa con il nome di Papa Pio XI).

Il rapporto educativo tra Ratti e Gallarati Scotti crebbe e si intensificò nel corso degli anni, com'è testimoniato dalle numerose lettere che i due si scambiarono tra il 1892 e il 1915[1]. Questo ventennale rapporto, dapprima educativo e poi amicale e paritetico - ma sempre intessuto di profondo e reciproco affetto - si intrecciò con la relazione di profonda amicizia che legò il futuro Papa Pio XI con la famiglia Gallarati Scotti, e accompagnò Tommaso fino alle soglie del suo matrimonio con la Contessa Aurelia Cittadella Vigodarzere (1918).

Nel 1899 Gallarati Scotti aveva conosciuto Antonio Fogazzaro, col quale condivise una moderata posizione modernista, auspicando un rinnovamento della Chiesa cattolica ma fu pronto a far atto di sottomissione alla Chiesa quando il modernismo fu condannato. Si occupò anche di iniziative sociali e assistenziali a favore degli emigrati, dei ciechi e degli orfani poveri.

Conseguita la laurea in Lettere nel 1901 presso l'Università degli Studi di Genova, nel 1907 fondò con altri tre laici cattolici, Antonio Achille Alfieri, Alessandro Casati e Stefano Jacini la rivista Il Rinnovamento, cui collaborarono anche Ernesto Buonaiuti, e il più giovane Giovanni Boine. La rivista intendeva conciliare il cattolicesimo con la scienza moderna, ma fu condannata dalla Santa Sede, e Gallarati Scotti lasciò la direzione e s'impegnò con la «Lega democratica nazionale» per l'autonomia politica dei cattolici. Nel 1909, su invito di Fogazzaro, promosse l'Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d'Italia, con Giustino Fortunato, Leopoldo Franchetti ed Umberto Zanotti Bianco. Due anni dopo una sua raccolta di novelle, Storie dell'amor sacro e dell'amore profano, fu condannata dalla Chiesa. Alla morte di Fogazzaro (1911), scrisse La vita di Antonio Fogazzaro, com'era desiderio dello stesso scrittore vicentino, che uscì nel 1920, dopo che Gallarati Scotti aveva partecipato, da volontario, alla Prima guerra mondiale, in qualità di ufficiale d'ordinanza del generale Luigi Cadorna.

Si oppose al fascismo firmando il Manifesto degli intellettuali antifascisti, stilato da Benedetto Croce, collaborando ai fogli di opposizione Il caffè, ed Il Popolo. Accettò la Conciliazione del 1929, considerandola il definitivo superamento della frattura risorgimentale, ma non si mostrò per nulla entusiasta del Concordato. In quegli anni scrisse la Vita di Dante, Così sia, Miraluna, Storie di noi mortali, La confessione di Flavio Dossi, rielaborando la Vita di Antonio Fogazzaro, pubblicata nel 1934.

Il regime lo sottopose alla vigilanza permanente della polizia fascista. Nel 1943 dovette rifugiarsi in Svizzera per sfuggire all'arresto. Durante l'esilio svizzero, Gallarati Scotti collaborò al supplemento della Gazzetta ticinese intitolato «L'Italia e il secondo Risorgimento», diretto dall'economista Luigi Einaudi. Durante la Resistenza incoraggiò le formazioni liberali, indipendenti e cattoliche in modo che la lotta di liberazione non fosse appannaggio dei soli comunisti. Ottiene personalmente dal governo inglese che il comando delle forze partigiane fosse affidato al generale Raffaele Cadorna. Inoltre prese le difese di Enrico Mattei (futuro fondatore dell'ENI) che con le sue formazioni di cattolici impedì che la resistenza si «tingesse tutta di rosso».
Cooperò alla stesura del programma liberale, che servì di base per l'orientamento e l'azione del Partito liberale a guerra finita.

È stato ambasciatore in Spagna[2] dal 1945 (arrivò a Madrid il 25 novembre) al 1946, e a Londra fino al 1951.
Trascorse gli ultimi anni di vita nella residenza di famiglia che si affaccia sul lago di Como, la prestigiosa Villa Melzi d'Eril, a Bellagio. Qui compose una biografia del giovane Alessandro Manzoni, e le Interpretazioni e memorie.

Morì a Bellagio il 1 giugno 1966; è tumulato nella cappella della Villa Melzi d'Eril.

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

il Principe Tommaso Gallarati Scotti sposò a Padova il 14 ottobre 1918 la Contessa Aurelia Cittadella Vigodarzere, figlia del Conte Antonio Cittadella Vigodarzere e della Marchesa Luisa Del Vasto; la coppia ebbe i seguenti Cinque figli:

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La vita di Antonio Fogazzaro, Milano, Baldini & Castoldi, 1920, Milano, Mondadori, 1934, 1963, 1984
  • Storie dell'amore sacro e dell'amore profano, Milano, Treves, 1924
  • Vita di Dante, Istituto Italiano per il Libro del Popolo Milano, 1921
  • Interpretazioni e memorie, Milano, Mondadori, 1961
  • Due drammi e la Duse (Eleonora Duse, Così sia, La moglie di Pilato), Milano, Mondadori, 1963
  • La giovinezza del Manzoni, Milano, Mondadori, 1982

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1901
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 2 giugno 1953[3]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Gregorio Magno (Santa sede) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Gregorio Magno (Santa sede)
— 1960
Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore
— 5 ottobre 1917

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Carlo Gallarati Scotti, I principe di Molfetta Giuseppe Gallarati Scotti, VI marchese di Cerano  
 
Costanza Orsola Belloni  
Tommaso Gallarati Scotti, II principe di Molfetta  
Francesca Guerrieri Gonzaga Odoardo Guerrieri Gonzaga  
 
Camilla Gallarati Scotti  
Gian Carlo Gallarati Scotti, III principe di Molfetta  
Giovanni Francesco Melzi d'Eril, duca di Lodi Luigi Melzi d'Eril, conte di Magenta  
 
Caterina Odescalchi  
Barbara Melzi d'Eril  
Elisa Suardi Giovanni Suardi  
 
Adelaide Archinto  
Tommaso Gallarati Scotti, IV principe di Molfetta  
Carlo Melzi d'Eril Luigi Melzi d'Eril, conte di Magenta  
 
Caterina Odescalchi  
Giacomo Melzi d'Eril  
Carolina Barbiano di Belgiojoso d'Este Rinaldo Alberico Barbiano di Belgiojoso d'Este, III principe di Belgioioso  
 
Giovanna Mellerio  
Luigia Melzi d'Eril  
Giulio Barbò, conte di Casalmorano Gerolamo Giuseppe Barbò, conte di Casalmorano  
 
Teresa Pallavicino  
Giuseppina Barbò  
Palmira Cadolini  
 
 
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le lettere sono ora raccolte nei 2 volumi a cura di F. Cajani, Lettere di Achille Ratti (1875-1922), I Quaderni della Brianza, [s.l.] 2003 e Lettere di Achille Ratti (1882-1922), I Quaderni della Brianza, [s.l.] 2006.
  2. ^ Un suo antenato fu ambasciatore di Ludovico il Moro presso i re Cattolici, ed egli stesso era discendente di José de Palafox y Melzi, eroico difensore di Saragozza nel 1808, e aveva il titolo di grande di Spagna.
  3. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfredo Canavero, Memorie riservate di un ambasciatore. Il diario di Tommaso Gallarati Scotti 1943-1951, Milano, FrancoAngeli editore, 2015.
  • Tommaso Gallarati Scotti e la città di Milano (1945-1966), Cisalpino Istituto Editoriale Universitario, 2014
  • Tre cattolici liberali. Alessandro Casati, Tommaso Gallarati Scotti, Stefano Jacini, a cura di A. Pellegrini, Milano, Adelphi, 1972 ISBN 88-459-0150-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Luigi Cadorna e il duca Tommaso Gallarati Scotti, su nuove-sintesi.blogspot.com. URL consultato il 14 febbraio 2019.
Massimo De Leonardis, Il duca, il generale e Caporetto. Appunti sui rapporti fra Tommaso Gallarati Scotti e Luigi Cadorna, su siba-ese.unisalento.it. URL consultato il 14 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 5 maggio 2018).
Controllo di autoritàVIAF (EN5040779 · ISNI (EN0000 0001 1020 3504 · SBN IT\ICCU\RAVV\036732 · LCCN (ENn85145672 · GND (DE119229269 · BNF (FRcb12525903f (data) · BNE (ESXX1013479 (data) · NLA (EN35310065 · BAV (EN495/74434 · WorldCat Identities (ENlccn-n85145672