Tommaso Crudeli

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Tommaso Crudeli

Tommaso Baldassarre Crudeli (Poppi, 21 dicembre 1702Poppi, 27 marzo 1745) è stato un poeta italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Poppi, nel Casentino, il 21 dicembre 1702[1], da Atto, esponente di una facoltosa famiglia di giuristi, e da Antonia Ducci.

Tommaso fu affidato a Poppi dapprima a Torello Vangelisti, poi a Firenze alla docenza di Anton Maria Salvini[2] e Pier Francesco Tocci. Al suo fianco sempre il tutore conterraneo e maestro Bernardo Tanucci di Stia, che ebbe grande stima di Tommaso anche dopo le vicende dell'Inquisizione. In seguito, si scrisse all'Università di Pisa, dove il 24 gennaio 1726, in linea con la tradizione familiare, si laureò in utroque iure. L'ambiente culturale di Pisa e le tensioni innovative dove si andava formando la nuova cultura enciclopedica, impostata sull'atomismo democriteo, sulla matematica e sul recupero del metodo storico-filologico, rafforzò notevolmente la mente di Tommaso in fatto di critica, di antidogmatismo e di pensiero eterodosso rispetto all'assoluto monopolio clericale del tempo.

In questo contesto s'inscrive la scelta di Tommaso di rompere la tradizione del maiorascato, rinunciando alla primogenitura della proprietà per non frammentare il patrimonio familiare.

Le descrizioni del personaggio sono legate alle poche testimonianze pervenute, fra le quali, in particolare, il ritratto che ne fece Giovanni Gualberto da Soria, coevo di Tommaso, docente di filosofia a Pisa, che descriveva il poppese così: «era alto di statura, scarnito, bianco, d'occhi neri piccoletti, e vivacissimi, naso grande, e auzzo, mandibula inferiore alquanto prominente in fuori; come per lo più si vede tra gli inglesi, labbra rossissime, riso e voce non spiacevoli, moti di tutto il viso sempre eloquenti di una viva eloquenza, perché sempre espressivi di un qualche affetto. Il tutto insieme del suo viso non era molto dissimile dall’aria di Dante, se non che era forse il Crudeli più colorito» [3]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Le odi eroiche[modifica | modifica sorgente]

Le odi di Crudeli sono ascrivibili alla forma delle cosiddette “canzoni a selva” del Guidi, con «stanze diverse una dall'altra per dimensione, alternanza ‘irregolare’ di endecasillabi e settenari, schema di rime».[4] Pur mantenendo l'intento di uno stile ‘illustre’, le odi del Crudeli riecheggiano e ricordano la poesia filosofica latina e inglese, da Lucrezio a Pope. Tre sono le odi eroiche che coprono quasi l’arco un decennio, ovvero dal 1733 al 1740.

  • L’ode al Buonarroti: Qual non inteso duolo. L’ode fu composta per ricordare Filippo Buonarroti (1661-1733), ministro della Giurisdizione, in occasione di un’accademia tenutasi nel 1735 nella Cappella de’ Pazzi a Firenze. Il componimento, dalla struttura e dal metro irregolare, si apre con l’epigrafe «Musa vetat mori», tratta da Orazio (Carmina, IV.8, v.  28). È Clio, la musa della poesia epica e della storia, a dare inizio all’ode, rivolgendosi direttamente al poeta: Qual non inteso duolo / nel petto or si raggira, / che la tremante lira / di sue corde sguarnisce, / e alla canzone alata arresta il volo? (vv. 1-5). Già nell’attacco ci sono tratti in comune con il carme foscoliano Dei sepolcri,[5] nel quale l’avvio si presenta sempre in forma interrogativa. Vi sono altri punti di contatto lessicale, concettuale e tematico con i Sepolcri, ma mentre per Crudeli l’archeologia e il recupero dei Cesari sepolti (v. 30) hanno una fondamentale funzione di virtù e civiltà, i sepolcri di Foscolo sono un legame tra i vivi e i morti. Se il poppese evoca i luoghi della sepoltura e i monumenti del Pantheon fiorentino, ugualmente il Foscolo descrive le tombe dei grandi del passato nella chiesa di Santa Croce: quel Pantheon in cui Tommaso fu carcerato e torturato e il Foscolo, nonostante la scomunica, fu sepolto. L’ode comunque è l’incipit della manifestazione pubblica del suo pensiero, forte della recente iniziazione in Massoneria, forse confidando troppo proprio nella forza del sodalizio.
  • L’ode al Farinello: Oh possente Armonia. L’ode, divisa in due parti, è dedicata a Carlo Maria Broschi, detto il Farinelli (1705-1782), celebre sopranista (eunuco) presso le più importanti corti italiane ed europee. La prima parte, Oh possente Armonia, è preceduta dall’epigrafe «Negata tentat iter via», tratta da Orazio (Carmina, III.2, v. 22). Fu composta nel 1734, in occasione di un’esibizione del Farinelli a Firenze, presso il teatro della Pergola. Le due parti (162 vv. e 78 vv.) celebrano il culto di Santa Cecilia, protettrice del canto e della voce umana, ma è anche il canto alla beltà dell’«uman vivere», senza dedicare la virtuosità alla gloria di un’entità metafisica. È un polimetro di strofe variabili con predominio di versi settenari, che richiama la sua filosofia di vita, in assonanza con la composizione in prosa L’arte di piacere. La seconda parte fu composta pochi mesi dopo la prima, quando si ebbe notizia della partenza di Farinelli per Londra, nell’ottobre 1734, su invito di William Capel, ambasciatore inglese del re di Sardegna. Il componimento mette in scena un dialogo tra le personificazioni dell’Amore e della Tragedia, nella forma moderna del melodramma.
  • L’ode a Lady Walpole: Il Trionfo della Ragione. Certamente composta dopo l’agosto del 1740 e supponendo un periodo di degenza e parziale recupero dopo quindici mesi dolorosi di carcerazione, non è difficile supporre che l’ode sia stata composta nel 1741. Nel tempo, quest’ode è stata volutamente o inavvertitamente intitolata come Trionfo della Giustizia. L’ode è una celebrazione della ragione e delle virtù che lady Walpole incarnava. La nobildonna, alleata delle Muse, «si aggiunge ai luminosi e gloriosi esempi della sua patria inglese, nel perseguire il trionfo sulla servitù e l’oppressione e nel far scudo ai deboli con la Verità».[6] Il lungo metro libero probabilmente si riconduce a una lettera di Crudeli a Richecourt, del 13 giugno 1740, scritta per ringraziare del trasferimento dal carcere dell’Inquisizione alla Fortezza da Basso avvenuto pochi giorni prima, episodio in cui forse la Walpole ebbe un ruolo attivo, se non nella liberazione, già nell’alleviamento delle sofferenze del prigioniero. Indubbiamente lady Walpole, divenuta eroina, se non pasionaria, più volte servì per la connessione tra i vertici governativi e massonici e, conosciuta da tutti i fratelli della Loggia, era un punto di riferimento rilevante.

Le anacreontiche, gli idilli, gli epitalami[modifica | modifica sorgente]

Si tratta del gruppo di poesie più numeroso dell’intera produzione del Crudeli, «caratterizzato dal ricorso al metro della canzonetta e dall’ispirazione galante o amorosa».[7] Le anacreontiche sono caratterizzate in prevalenza da versi brevi e trattano argomenti amorosi o conviviali. I tratti pastorali e di richiamo bucolico e un’interpretazione celebrativa della natura e della componente vivente erano tratti insoliti per il Crudeli.

  • Stamane al far del giorno. È un’anacreontica pastorale con intenti celebrativi, composta nel 1731 per celebrare la nomina di Giovani Antonio Guadagni a Cardinale vicario. Gli echi arcadici e gli accenni virgiliani denunciano che si tratta di un «frutto piuttosto precoce della produzione crudeliana».[8]
  • Entra la verginella in sul mattino. Il sonetto è stato composto nel 1731, in lode di Monsignor Guadagni. Gli echi arcadici e un uso frequente di vezzeggiativi dimostrano l’abilità del poeta, ricca di un «tono arguto, non privo di affettuosa ironia».[9]
  • Tu vuoi ch’io canti, oh dio! (ante 1738). È  una canzonetta dal sapore metastasiano, con echi classicheggianti e una fitta ripetizione dei principali luoghi comuni arcadici.
  • No, che non sei beato. La canzonetta fu composta in occasione delle nozze tra Vincenzio M. Riccardi e la marchesa Maria M. Ortenzia Gerini.
  • O Nina, a te che sei. Tramandata anche con l’incipit «O Ninfa, tu che sei», la canzonetta sembra voler coprire la vera destinataria, Nina, la sola donna amata del Tommaso. Ella era probabilmente una ricamatrice di un negozio sotto i portici dell’attuale via Cavour a Poppi. Infatti, nella stagione estiva, le ricamatrici erano solite uscire sotto i freschi portici, facilmente mirabili dai viandanti. Il palazzo Crudeli si erge tuttora a poche decine di metri dei negozi e da qui, verso entrambe le direzioni, si infila la visione del porticato nella sua interezza.
  • Folle amante, e che fai. «Si tratta di un’esortazione ad occultare l’amore per una giovane di condizione sociale troppo più alta, e ad altri già predestinata in prosa».[10] La musicalità del’insieme, con una sapiente alternanza di sonorità e ritmo, è caratteristica delle poesie amorose di Crudeli e fa pensare ad una maturità del poeta databile al periodo veneziano.
  • Già nell’umido seno. Si tratta della seconda canzone dedicata a Nina, decisamente più sensuale di O Nina, a te che sei. Si riscontrano veri e propri presentimenti leopardiani o, per meglio dire, tracce crudeliane nell’opera leopardiana.[11]
  • Io me ne stava in fondo. È una canzonetta anacreontica, nota come l’Idillio del Pescatore o La nuotatrice. Fu probabilmente composta in occasione delle nozze di Carlo III di Borbone (1738) e inviata al Tanucci per mezzo di Antonio Cocchi. Tanucci aveva commissionato a Crudeli «un dramma da recitarsi nelle nozze del Re» (lettera da Napoli, 21 gennaio 1738), ma il poeta si rifiutò di comporlo e inviò in sostituzione questo idillio.
  • Sotto il ciglio lusinghiero. Sembra essere una canzonetta ironica, scritta più per esercizio che per dedica, anche se potrebbe rappresentare un amore mal corrisposto, tra amanti del suo stesso villaggio.
  • Lascia omai, Venere bella
  • Per più bella cagion mai non discese
  • Bella coppia felice, in cui natura. In occasione delle nozze tra Paolina e Marco Contarini, celebrate a Venezia il 31 gennaio 1727, Crudeli compose una canzonetta (Lascia omai, Venere bella) e due sonetti (Per più bella cagion mai non discese e Bella coppia felice, in cui natura).

La poesia estemporanea[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo di poesie mostra la capacità di improvvisazione del poeta, che attinge a culture passate e presenti con spigliatezza, semplicità e a volte con inferiorità retorica, ma sempre capace di dare performance musicale a soggetti o eventi che, a parere del poeta, poteva essere motivo di derisione, ilarità o piacere.

  • Della poltroneria tale è il diletto
  • Bella cosa il veder vestito di gala
  • Mirra savia e gentil non ama alcuno
  • E al Sovrano dirà come a sua voglia
  • Vada a legger costui la poesia
  • La prudenza ell’è un sapere
  • Chercuto bruco. Si tratta di un esercizio fonico con «gioco delle allusioni oscene e boccaccesce, dirette contro un chierico spiantato (bruco: fig., ‘persona male in arnese’), la cui tresca amorosa si svolte all’insaputa del ‘padre priore’».[12]
  • Tignolette arse affamate. Allude ai tarli che si cibano delle stoffe a fibra naturale e che di fatto li si individua con delle evidenti erosioni. Tommaso si augurava fossero effettuate anche sul velo indossato da una donna non identificata (forse Nina).
  • Il vezzoso terremoto. È uno degli epigrammi più conosciuti dagli studenti liceali tra il 1850 e la Prima guerra mondiale. La datazione è legata a un evento tellurico che si verificò nella notte del 22 giugno 1729, del 10 giugno 1837 o del gennaio del 1742 (più improbabile) a Livorno. Sono molto più probabili le prime due datazioni, perché avvenute a Firenze e, secondo Horace Mann, il Crudeli «was struck with the idea, and made the following imitation offhand soon after there had been an earthquacke in Florence».[13] In realtà è un’aria di bravura che il poeta scrisse in scherno di un’arietta teatrale Il Leon che scherza e ride.
  • L’elefante innamorato
  • Due colombine intatte
  • Rendere asciutta, muta e senza suono
  • Un magister volendo un dì sedare

La poesia eroicomica e giocosa[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un filone erotico della poesia settecentesca. Le cantate raggiungono tratti osé, senza tuttavia scendere al di fuori della decenza.

  • Fragmento (incipit: Perché pensosa e mesta)
  • La Conversazione (incipit: Io vi voglio fare ora un mappamondo)
  • Un certo beveron senza cervello
  • Chi fosse sano di dentro e di fuore
  • Legar con una rete i piedi a un fiume
  • Sonetto sopra un pedante
  • All’apparir del tramontar del sole

Le traduzioni dal francese[modifica | modifica sorgente]

Crudeli di fatto utilizza La Fontaine, mediante una traduzione talmente libera da scostarsi alquanto dai testi originali. Se il poppese condivide con La Fontaine il gusto di una lingua ricca, egli accentua la varietà e alleggerisce il carico dell’eccessivo simbolismo, ma al contempo ricorre allo scopo con vere e proprie chiazze descrittive e approfondisce le descrizioni narrate con nuovi inserti di discorso diretto.[14] Les Fables di La Fontaine, tradotte in toscano diventano un motivo di attacco polemico contro persone e poteri. Infatti, tra questi è l’inquisitore, indicato come “Monsignor Mordi Graffiante” che, dopo la prigionia, con chiosa autografa e con un asterisco sopra il “monsignor” diventa “Dottor”. Ciò attesta l’irriducibilità delle convenzioni libertarie del poeta, che non si piega nemmeno dopo l’arresto, la condanna e le ammonizioni del Sant’Uffizio. Di fatto il Crudeli, con le traduzioni dal francese in gran parte negli anni successivi dal processo, continua la sua battaglia personale al riparo della forma dell’apologo.

  • L’egloga Tirsi ed Amaranta (incipit: Tirsi diceva un giorno ad Amaranta)
  • Un uom già fu della campagna amante
  • Volle un giorno il leone. Anche la favola è una denuncia della sopraffazione e delle crudeltà proprie del potere che, per il Crudeli è in primo luogo la tirannia ecclesiastica sulle coscienze.
  • Un lupo tutto pien d’umanità
  • Socrate un giorno fabbricar facea
  • Verso Orïente il cielo era vermiglio

Le traduzioni dall'inglese[modifica | modifica sorgente]

Gli studiosi, raffrontando quei testi inglesi, rilevano una sostanziale infedeltà del Crudeli rispetto al contenuto originale, a parte il trattamento metrico e la “coloritura” toscana. L’attività del Crudeli può comunque rientrare nell’anglomania e nell’influsso inglese in Italia del periodo. Anche l’interesse per la letteratura inglese è emblematico nel Crudeli con la traduzione di Shakespeare, nel famoso soliloquio dell’Amleto.

  • Vanne, amabile rosa (traduzione-rielaborazione di Edmund Waller, Go, lovely Rose)
  • Voi, freschi venticelli (trad. di una strofa di Ambrose Philips, Sixth Pastoral)
  • In sul mattin sereno (trad. di una strofa di Ambrose Philips, Sixth Pastoral)
  • Essere o non essere, questo è il dubbio! (trad. di Shakespeare, Hamlet III.1, vv. 56-85)
  • Volle il monarca, e subito egli sente (trad. da Richard Glover, Leonidas. A poem)
  • Le chiare imprese e la gloriosa morte (trad. da Richard Glover, Leonidas. A poem)

Il teatro[modifica | modifica sorgente]

  • Il Prologo del Superbo (prologo alla trad. di Philippe Néricault Destouches, Glorieux)

Rime attribuibili o controverse[modifica | modifica sorgente]

  • Vostre son queste tenere
  • O dea dolce amorosa
  • A caso in terra caddero
  • Già trema per la febre il Genovese
  • Del letto marital questa è la sponda
  • Bettina, quand’io penso alla pazzia
  • Faccia il Tasson la Secchia sua rapita
  • Il mondo è fatto in una certa foggia

L’arte di piacere alle donne e alle amabili compagnie[modifica | modifica sorgente]

Assieme alla favola Volle un giorno il leone e Al vezzoso terremoto, L’arte di piacere alle donne è il «breve trattato nell’ambito della cultura italiana ed europea»[15] più conosciuto del poeta anche se in questi ultimi decenni l’attribuzione è stata alquanto dibattuta. «Il trattato di Crudeli pone al centro della riflessione l’essere umano nel difficile processo d’interazione con gli altri, con la collettività. Questi temi e l’analisi delle tematiche sociali quali l’agire, il conversare, il ponderare fra pubblico e privato pongono questo godibile scritto in relazione con opere di vari decenni successivi e con ben altri obiettivi».[16] La pubblicazione è post mortem del 1769 (Parigi, con falsa data, in realtà Firenze, stampato dal Bonducci) e, in una riedizione anonima (Parigi 1805), vi è un’integrazione di Notizie per la vita del Dottor Tommaso Crudeli, che riassume le afflizioni della sua vita, che hanno determinato la perdita della maggior produzione dell’Autore e, nel contempo, ne descrive la «vivacità di spirito», la «vita ritirata e tranquilla», la «naturale disposizione alla poesia»,[17] «coltivata e mantenuta nel contesto di un elevato e settecentesco dilettantismo, autentico otium litteratum».[18]

L’«agile e scattante» saggio, in tutto una trentina di pagine, è suddiviso in quattro capitoli. È un’opera complessa e nel contempo curiosa dove, con disillusa finezza, si parla apertamente della «condizione umana, dell’amore e della compagnia come unici mezzi per sfuggire all’aborrito e sempre incombente taedium vitae».[19] Nell’edizione Rime e prose (Pisa, Molini, 1805), il trattato viene indicato come «uno de’ più eleganti e de’ più piacevoli insieme», dove «eleganza e piacevolezza sono raggiunte con una sprezzatura figlia d’una cultura vasta e agile, di un innato senso dell’armonia della poesia e della prosa, del ritmo, che riescono a infondere alla prosa del trattato un tono di gioviale colloquialità che non scade mai nel banale e nel didascalico».[20]

Il primo capitolo ha come sottotitolo Introduzione, e ragioni dell’opera, in cui l’autore motiva la stesura del trattato. «Mio disegno egli è d’indicare i modi di piacere, non tanto alle amorose donne, quanto alle altre amabili compagnie».[21] Pertanto il trattato non si configura come opera erotica, ma come ‘manuale’ del comportamento civile e galante concepito in quel tempo e, come egli dice, «i nostri tempi, che riducono tutto a sistema, non han prodotto chi vi abbia ancora pensato».[22] Il secondo capitolo si intitola Si dimostra l’utilità dell’argomento, ed il suo fine, mentre il terzo e il quarto rispettivamente Modi generali e Modi particolari. Qui il Crudeli esprime la volontà di comprendere e trattare esaustivamente l’argomento e le possibili varianti, tentando una «sistematicità precettistica». L’incipit del terzo capitolo è auto esplicativo «si piace generalmente alla moltitudine, o con la virtù, o con l’apparenza della medesima».[23] Nel quarto capitolo seguono brevi frasi, quasi proverbi ed aforismi di consigli per apparire, più che essere uomo onesto, virtuoso ed affidabile. Le pagine di Crudeli si configurano come un Galateo dell’«uomo di mondo».

Stampe[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle sue poesie vennero pubblicate, per volontà degli amici più cari, postume nel 1746[24], quattro delle quali[25] erano delle favole che, pur essendo dei rifacimenti in italiano di alcune favole di Jean de La Fontaine, per la vivacità e l'umorismo sono giudicate originali. L'opuscolo libertino, l'Arte di piacere alle donne[26], è di difficile attribuzione: per alcuni viene a torto assegnato al Crudeli, per altri, tra cui Benedetto Croce, gli appartiene almeno nella prima parte (la più interessante dal punto di vista letterario). Tra le altre opere, molte delle quali di genere nuptialia e a carattere encomiastico, si segnalano:

  • 1728 - Epitalamio per le nozze dell'Illustrissimo ed Eccelentissimo Signor Marco Contarini con l'Illustrissima ed Eccellentissima Signora Paulina Contarini dedicato all'Illustrissima ed Eccellentissima Signora Paulina Contarini Ava paterna della Sposa, in Venezia MDCCXXVIII, per Bonifacio Viezzeri.
  • 1733 - Applausi poetici per le nozze dell'Illustrissimo Signor Marchese Cavalier Vincenzio Maria Riccardi con l'Illustriss. Sig. Marchesa Maria Madd.na Ortenzia Gerini, in Firenze l'anno MDCCXXXIII, nella stamperia di S.A.R. per li Tartini e Franchi, con licenza de' superiori.
  • 1734 - In lode del Signor Carlo Broschi detto Farinello musico celebre. Ode di Tommaso Crudeli, in Firenze MDCCXXXIV, da Anton Maria Albizzini.
  • 1746 - Raccolta di poesie del dottor Tommaso Crudeli dedicata all'Illustrissimo Signore Orazio Mann Ministro in Toscana di S. M. Britanica appresso sua maestà cesarea, in Napoli MDCCXLVI
  • 1746 - Il superbo commedia tradotta dal francese dal dottor Tommaso Crudeli dedicata all'Illustrissimo Signor Conte Bernardo Pecori patrizio fiorentino, in Firenze, MDCCXLVI, appresso Andrea Bonducci all'insegna della colomba.
  • 1757 - Di Senofonte Efesio degli amori di Abrocome e d'Anzia libri cinque tradotti dal greco da Anton Maria Salvini, edizione seconda corretta ed accresciuta, in Londra MDCCLVII, presso gli eredi Pickard.
  • 1767 - Poesie del dottor Tommaso Crudeli, edizione seconda con l'aggiunta di altre composizioni dell'istesso autore tanto edite che inedite, in Napoli, l'anno 1767.
  • 1805 - Rime e prose del dottor Tommaso Crudeli toscano, in Parigi, presso Gio. Claudio Molini, MDCCCV.

Manoscritti[modifica | modifica sorgente]

  • Manoscritto Pal. 809, Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palatino 809, cartac., sec. XVIII. Riproduce i 19 componimenti della Raccolta di Poesie del 1746.
  • Manoscritto A. 2086, Roma, Biblioteca Angelica, Mss. 2086. cartac. in 8°, pp. 312. Carmina italica, pleraque anonyma, praefixis suis titulis et subjecto indice.
  • Manoscritto Sorbelli 714 e Sorbelli 715, Biblioteca Estense di Modena, Istoria della carcerazione.

Edizioni critiche[modifica | modifica sorgente]

  • T. Crudeli, Opere, a cura di M. Catucci, Bulzoni, Roma 1989.
  • T. Crudeli, Poesie. Con appendice di prose e lettere, a cura di G. Milan, Comune di Poppi, Ivi 1989.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tradizionalmente indicato in data 3 marzo 1703, secondo il calendario del Granducato. La data, già corretta in 22 dicembre 1702 da Bruna Nuterini Minucci, è stata poi documentata da M. A. Morelli Timpanaro, op.cit., p. 9).
  2. ^ Autore di una famosa versione omerica (1723) e teorico principe della traduzione a cavallo fra Sei e Settecento.
  3. ^ G. De Soria, Raccolta di opere inedite, t. I (Contenente i caratteri di vari uomini illustri), Livorno, Tommaso Mari e Compagni, 1773, pp. 126-127.
  4. ^ R. Rabboni, op. cit., p. 104.
  5. ^ Ivi, pp. 114-116.
  6. ^ Ivi, p. 159.
  7. ^ Ivi, p. 160.
  8. ^ Ivi, p. 167.
  9. ^ T. Crudeli, Poesie, con appendice di Prose e Lettere, edizione e commento di G. Milan, Poppi, Comune di Poppi, 1989, p. 144 ss.
  10. ^ R. Rabboni, Monsignor / il Dottor Mordi Graffiante. Le rime inquisite di Tommaso Crudeli, prefazione di G. Baldassarri, Istituto di Studi Storici Tommaso Crudeli, Udine-Firenze, Del Bianco, 2000, p. 187.
  11. ^ E. Bigi, Il Leopardi e l’Arcadia, in Leopardi e il Settecento. Atti del I Convegno internazionale di studi leopardiani, Firenze, Olschki, 1964, pp. 49-76.
  12. ^ R. Rabboni, Monsignor / il Dottor Mordi Graffiante. Le rime inquisite di Tommaso Crudeli, prefazione di G. Baldassarri, Istituto di Studi Storici Tommaso Crudeli, Udine-Firenze, Del Bianco, 2000, p. 229.
  13. ^ Ivi, p. 233.
  14. ^ Ivi, p. 282.
  15. ^ R. Risso, «Conviene regolar tutto secondo le circostanze». 'L'arte di piacere alle donne' di Tommaso Crudeli fra echi libertini e trattatistica sul comportamento, in «Italianistica», XLI (2012), 2, p. 51.
  16. ^ Ivi, p. 52.
  17. ^ Notizie per la vita del Dottor Tommaso Crudeli in Rime e prose del Dottor Tommaso Crudeli, Parigi, Molini, 1805, p. IX.
  18. ^ R. Risso, «Conviene regolar tutto secondo le circostanze». 'L'arte di piacere alle donne' di Tommaso Crudeli fra echi libertini e trattatistica sul comportamento, in «Italianistica», XLI (2012), 2, p. 53.
  19. ^ Ivi, p. 56.
  20. ^ Ibidem.
  21. ^ T. Crudeli, L'arte di piacere alle donne e alle amabili compagnie, Parigi, 1769, p. 1.
  22. ^ Ivi, p. 2.
  23. ^ Ivi, p. 11.
  24. ^ Tommaso Crudeli, Raccolta di poesie del dottor Tommaso Crudeli dedicata all'illustrissimo signore Orazio Mann, ministro in Toscana di S.M. Britannica, Napoli, NN, 1756. [1]
  25. ^ Il contadino ed il signore; La reggia leonina; Il lupo pien d'umanità; La donnola ed il coniglio
  26. ^ Tommaso Crudeli, L' arte di piacere alle donne ed alle amabili compagnie. Opera del dottore Tommaso Crudeli, Edizione seconda con l'aggiunta di alcuni leggiadrissimi componimenti poetici, Parigi, presso Giorgio Remond, 1769.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Guglielmo Adilardi, Un'Antica condanna. Le origini di un conflitto tra Chiesa Cattolica e Massoneria, Bastogi, Foggia 1989.
  • Ernesto Baldi, L'alba – La prima loggia massonica a Firenze – L'inquisizione – Il processo Crudeli, Tip. Coppini, Firenze 1955.
  • Aldo Chiarle, Tommaso Crudeli: il primo massone italiano vittima dell'Inquisizione, s.e., Genova 1987.
  • Cipiani C. et alii, Tommaso Crudeli nel 250º anniversario della prigionia, Atti del Convegno (Poppi, 28.10.1989), Istituto Studi Storici "Tommaso Crudeli", Udine-Firenze 1998 [2]
  • Attilio D'Anzeo, Tommaso Crudeli e la disinformazione: da nemico a vittima (Presentazione di Lina C. Tommasi Crudeli), Biblioteca Rilliana. Comune di Poppi, a cura delle famiglie Tommasi Crudeli, 1995. [3]
  • Renzo Rabboni (a cura di), Crudeli T., Corsi L., Il Calamaio del Padre Inquisitore. Istoria della carcerazione del Dottor Tommaso Crudeli di Poppi e della processura formata contro di lui nel tribunale del S.Offizio di Firenze, Udine, Del Bianco, 2003 Istituto Studi Storici Tommaso Crudeli. [4]
  • Bruno Maier, Lorenzo Pignotti e i favolisti del Settecento in Vittore Branca (a cura di), Dizionario critico della letteratura italiana, Torino, UTET, 1973, vol. III, 49-53.
  • Maria Augusta Morelli Timpanaro, Per Tommaso Crudeli nel 255º anniversario della morte, 1745-2000, Leo S. Olschki, Firenze 2000.
  • Renzo Rabboni, Monsignor / il Dottor Mordigraffiante. Le rime inquisite di Tommaso Crudeli (Prefazione di Baldassarri G.), Udine, Del Bianco, 2000 Istituto Studi Storici Tommaso Crudeli. [5]
  • Ferdinando Sbigoli.Tommaso Crudeli e i primi framassoni in Firenze: Narrazione storica corredata di documenti inediti 1884. Ristampa anastatica,Forni. Bologna,1967 Digitalizzato University of California,19 mag 2009
  • Raoul e RafDouglas C. Tommasi Crudeli .Tommaso Crudeli poeta e massone nel 250º anniversario del suo martirio Ricordo interpretativo di due discendenti, Roma, 1995.[6]
  • Magda Vigilante, Crudeli, Tommaso, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 31, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1985

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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