Tommaso Annoscia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

«Era il "commendatore" per antonomasia.»

(Gianni Antonucci[1])

«...un grande uomo, un eccezionale presidente, un dirigente che aveva saputo portare davvero in alto, sia pure tra tante difficoltà e con pochi mezzi, il Bari del dopoguerra.»

(Gianni Antonucci[1])
Tommaso Annoscia

Tommaso Annoscia (Bari, ... – 25 luglio 1983) è stato un imprenditore e dirigente sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era un imprenditore, attivo nel barese nel commercio di materiale elettrico[1] e proprietario di diverse azioni dell'albergo Moro del fratello Pasquale, situato nel centro di Bari (in via Piccinni, nel quartiere murattiano).[1] Nel periodo intercorso tra la seconda metà degli anni quaranta e la seconda metà degli anni sessanta ebbe un ruolo rilevante nello sport barese, in quanto presidente prima del Bari Calcio e poi del Circolo Canottieri Barion. Si sposò ed ebbe quattro figli (di cui però uno, Ninni, morto bambino nel 1958).[1] Veniva sovente chiamato “don Tommaso”.[1]

Scomparve il 25 luglio 1983.[1]

Era zio dell'arbitro di calcio Florenzo Annoscia.

Dirigente Sportivo[modifica | modifica wikitesto]

Dal dicembre del 1944 entra nella commissione dirigente dell'Bari, con il ruolo di sub commissario e vice presidente;[1] nell'estate del 1945 subentra a Francesco De Palma come presidente.[1] Designa come suo sostituto Donato Accettura (che diventa quindi vice presidente) e Mario Borrelli accompagnatore della squadra e direttore sportivo.[1] Fa riparare i danni della guerra, riportati dallo stadio della Vittoria e vi fa piantare, attorno alla rete di recinzione, rampicanti e gerani.[1] Sempre per suo interessamento il campo di gioco dello stadio viene risistemato con il prato in erba.[1]

Nei cinque anni della sua presidenza, dal 1945 al 1950, il Bari milita in Serie A (contando anche il "campionato misto A-B" del 1945-1946); si tratta del secondo periodo più lungo trascorso finora dai biancorossi in massima serie (dopo il sessennio 1935-1941) e Tommaso è il presidente con cui il Bari vi è rimasto per maggior tempo.[2] Nella stagione 1946-1947 la sua squadra termina il campionato di A al settimo posto, traguardo non più eguagliato dai baresi. Il 27 settembre del 1947 i "galletti" battono in casa per 1-0 il grande Torino.[3] Il suo Bari vede inoltre giocare Mihály Vörös, Severino Cavone (proveniente dal vivaio biancorosso), Giulio Pellicari, Giuseppe Moro e Mario Tontodonati.

Nel maggio del 1950, subito dopo la retrocessione del Bari in Serie B, denuncia alla FIGC l'esistenza di una cricca di arbitri (la cosiddetta "casta Mazarino"), responsabile dell'arbitraggio ritenuto nettamente parziale, del direttore di gara Ferruccio Bellè di Venezia, nell'incontro Bari-Roma (della terzultima giornata del campionato di Serie A 1949-1950, finito 1-1).[1][4] L'evento fa clamore e nonostante buona parte dell'opinione pubblica e della stampa (anche romana) riscontrano diverse anomalie che avrebbero favorito i giallorossi capitolini, tutti i risultati vengono omologati (cioè giudicati definitivamente validi).[4] Dopo essersi visto respingere anche il ricorso alla Commissione di Appello Federale (CAF) ed aver subìto una squalifica di tre anni, Annoscia si ritira dal mondo del calcio (<<Lasciava, così, malinconicamente e con molto disgusto il mondo del calcio...>> scrive G. Antonucci[1]).[1] Prende il suo posto alla guida del Bari Calcio, il suo vice Rocco Scafi.[1]

Nel 1963 torna ad occuparsi di sport, diventando presidente dell'antico "Circolo Canottieri Barion" e curando quindi canottaggio, nuoto e scherma e organizza anche una Coppa dedicata al figlio defunto Ninni.[1] Dopo tre anni (nel 1966) si ritira definitivamente dalla vita pubblica.[1][5]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Usava come quartier generale per guidare il Bari, proprio l'albergo Moro (di cui divideva la proprietà con il fratello).[1]

Cinesport, la rivista sportiva trisettimanale dell'epoca (che si scriveva e vendeva solo a Bari), gli dedicò un'apposita rubrica chiamata "lampadino Annoscia" (lampadino appunto perché il presidente operava nel settore elettrico).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t scheda "Il Personaggio", pag. 316.
  2. ^ dal 1935 al 1941 l'U.S. Bari ebbe più presidenti.
  3. ^ Il tabellino dell'incontro Bari-Torino del 27 settembre 1947 (2a giornata del campionato di serie A 1947-1948) su Solobari.it
  4. ^ a b pag. 370-382.
  5. ^ i presidenti del circolo canottieri barion sporting club Archiviato il 2 aprile 2008 in Internet Archive. baricittà - sezione dedicata al c.lo canottieri barion - URL consultato l'8 luglio 2012 -

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianni Antonucci, 1908-1998: 90 anni di Bari, Bari, Uniongrafica Corcelli, 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]