Tizio

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Tizio
Tityus1.jpg
La punizione di Tizio di Tiziano Vecellio
Nome orig.Τιτυός
SpecieGiganti
SessoMaschio

Tizio (in greco antico: Τιτυός, Tityós) è un personaggio della mitologia greca. Fu un Gigante.

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Zeus[1][2] e di Elara[1][2][3], fu partorito da Gaia[2][4] e fu il padre di Europa[5] (madre di Eufemo[5]).

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita[modifica | modifica wikitesto]

Concepito da Zeus e Elara, questa gravidanza fu celata da Hera (moglie gelosa di Zeus) nascondendo la madre incinta nelle profondità della terra, ma Tizio nel suo grembo crebbe così tanto che le ruppe l'utero ed Elara morì, e la gestazione finì nella terra (Gea) da cui infine Tizio nacque[2].

La grotta nella quale si credeva che Tizio fosse giunto in superficie era situata in Eubea ed era chiamata Elarion[6].

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Era, per vendicarsi di Latona, che aveva dato alla luce i figli di Zeus Apollo e Artemide, ispirò un violento desiderio al gigante. Tizio andò alla ricerca di Latona e la trovò nel bosco di Panopeo. Ella si trovava lì per adempiere a un rito, quando il gigante Tizio irruppe, cercando di violentarla. Le sue grida furono udite da Artemide e Apollo, che uccisero il gigante con una moltitudine di frecce.[7] Secondo Pindaro e Callimaco, fu la sola Artemide ad ammazzarlo;[8] secondo Apollonio Rodio e Quinto Smirneo invece fu il solo Apollo. Zeus considerò quest'uccisione un atto di giustizia dovuta, nonostante Tizio fosse suo figlio. Secondo un'altra versione, fu lo stesso Zeus a ucciderlo.

Supplizio nel Tartaro[modifica | modifica wikitesto]

Giunto nel Tartaro, Tizio fu condannato a un'orribile tortura: il suo gigantesco corpo, che copriva due acri (o piuttosto nove, secondo Properzio e Claudiano)[9], venne immobilizzato a terra costringendone braccia e gambe, mentre due avvoltoi,[10] due aquile o un serpente avrebbero per l'eternità divorato il suo fegato.[11]

Progenie[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una versione del mito, Tizio ebbe per figlio Taso, mentre dalla figlia Europa[12] nacque Eufemo, uno degli Argonauti.

Alcune interpretazioni del mito[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del gigante (che in greco è Τιτύος, Tityos) potrebbe derivare dalla parola "tisis" oppure essere legata ai "Tityroi", una parola beotica per indicare i satiri che suonano il flauto. Ciò spiegherebbe come mai egli assomigli tanto a un altro dei rivali di Apollo, Marsia. In effetti, alcuni elementi della storia, in particolare il supplizio cui Tizio è condannato nel Tartaro, ricordano da vicino la vicenda del gigante beotico Orione o quella del titano Prometeo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Scholia a Apollonio Rodio, Le Argonautiche 1.761 citando Ferecide di Lero
  2. ^ a b c d (EN) Apollodoro, Biblioteca, I, 4.1, su theoi.com. URL consultato il 20 agosto 2019.
  3. ^ (EN) Esiodo, Catalogo delle donne, 25, su theoi.com. URL consultato il 20 luglio 2019.
  4. ^ (EN) Omero, Odissea, VII, 324, su theoi.com. URL consultato il 20 luglio 2019.
  5. ^ a b Igino, Fabulae XIV
  6. ^ Strabone, Geografia IX, 3. 15
  7. ^ Pausania 3. 18. 15; 10. 11. 1.
  8. ^ Pindaro, Pitica 4, ep. 4; Callimaco, Inno 3 ad Artemide, 109.
  9. ^ Properzio, Elegie 3. 5; Claudiano, De raptu Proserpinae, II, 339-340.
  10. ^ Omero, Odissea 11.580; Ovidio, Metamorfosi 4. 453 ss.; Properzio, Elegie 2. 20. Secondo Virgilio, Eneide 6. 595 ss., l'avvoltoio sarebbe uno solo; allo stesso modo, Seneca, Hercules Furens 747 ss. e Phaedra 1229 ss.
  11. ^ Igino, Fabulae, 55 {{citazione : Poiché Latona si era data a Giove, Giunone aveva ordinato a Tizio, figlio della Terra (un essere di dimensioni enormi), di possederla con la forza; ma quando Tizio ci provò, fu ucciso da Giove con un fulmine. Pare che negli Inferi, disteso, occupi lo spazio di nove iugeri; accanto a lui è stato posto un serpente perché gli divori il fegato, che poi ricresce a ogni luna.| *Igino Astronomo, Fabulae 153}}
  12. ^ Omero, Odissea 8.324; Pseudo-Apollodoro1.4.1; Scoli ad Apollonio Rodio 1.181,761; Pindaro Pitica 4.81.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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