Titolo (giornalismo)

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Giornalismo








Nel giornalismo, il titolo è l'essenza della notizia. La sua funzione è di presentare al lettore i contenuti fondamentali di un fatto. Il titolo è una componente fondamentale dell'articolo.

Struttura e funzione[modifica | modifica sorgente]

Il titolo deve anticipare la notizia, senza esaurirla. Deve attirare l'attenzione del lettore, che poi acquisirà tutti i dettagli del fatto leggendo l'articolo. Il titolo prepara il lettore all'articolo.

Ogni titolo ha una struttura che comprende:

  • Occhiello: serve ad introdurre il fatto;
  • Il Titolo vero e proprio;
  • Sommario: serve ad aggiungere particolari al titolo;
  • Catenaccio: serve, normalmente, a collegare il fatto descritto nel titolo con altri avvenimenti "caldi" del giorno; non è però sempre presente. Se collocato in un titolo di prima pagina che rimanda ad un articolo delle pagine interne, può riassumere la notizia, dando ad essa maggiore visibilità.

Ogni giornale utilizza questi elementi in totale autonomia per cui, passando da un giornale all'altro, si possono incontrare diverse combinazioni di questi elementi fondamentali.

In un quotidiano di livello nazionale, ciascun capo servizio scrive i titoli del proprio settore, mentre il redattore capo e il direttore scrivono i titoli della prima pagina.
In un periodico, dove i pezzi scritti dai collaboratori sono spesso più numerosi di quelli scritti in redazione, il discorso è diverso: è necessaria la presenza di un gruppo ristretto di giornalisti che si occupi di scrivere tutti i titoli del periodico, in maniera che abbiano uno stesso ritmo e un'omogeneità di stile.[1]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Se l'attacco dell'articolo contiene, in un'efficace sintesi, le risposte alle 5 domande fondamentali della scrittura di una notizia, per fare il titolo viene scelta quella dominante. Nella scelta, il giornalista deve preferire la domanda capace di destare più curiosità o emozione.

Schema classico

Nel suo schema classico, la pagina di un giornale è strutturata in: apertura (in alto a sinistra); spalla (in alto a destra), centropagina, taglio medio e taglio basso. Il titolo di ciascuno di essi è presentato al lettore con un corpo diverso, in maniera che egli lo identifichi facilmente. Il corpo dell'apertura è sempre il maggiore, seguito da quello della spalla. Quello del taglio basso è il minore.

Spesso si utilizza, nella stessa pagina, un carattere tipografico diverso per ogni titolo. Ad esempio, per un fatto di cronaca nera si sceglie un carattere senza grazie, mentre per una notizia di cultura (o di moda) si utilizza un carattere bodoniano.

Il titolo appare sulla pagina in un corpo più grande rispetto al testo dell'articolo.

A causa dei vincoli di spazio imposti dalle regole tipografiche, i redattori scelgono preferibilmente titoli in stile compresso e telegrafico. Nella lingua inglese i titoli spesso omettono le forme del verbo "essere" e gli articoli ed usano l'infinito per il tempo futuro: non vengono praticamente usati altri tempi verbali, ad eccezione del presente indicativo.

Anche le congiunzioni sono spesso escluse dai titoli. Ad esempio, la congiunzione "e" è spesso sostituita da una virgola.

Molti titoli hanno contrazioni e abbreviazioni: negli Stati Uniti, ad esempio, Pols (per "politici"), Dems (per "Democratici"), GOP (per il Partito Repubblicano, dal soprannome "Grand Old Party"), nel Regno Unito , Lib Dems (per i Democratici Liberali), Tories (per il Partito Conservatore). Alcuni periodici hanno nel titolo un proprio stile distintivo, come ad esempio la rivista d'intrattenimento "Variety" e, in Italia, il quotidiano "Il Manifesto".

Nuova tendenza

A partire dagli anni 2000 si è affermata una nuova maniera di comporre il titolo. Esso non è più creato in maniera classica, ma puntando sull'elemento più emotivo della notizia e utilizzando poi il catenaccio per sintetizzare la notizia (cioè come titolo vero e proprio). Il titolo indica un'emozione (o un tema), più che descrivere un fatto. Il contenuto della notizia è trasferito nelle righe di catenaccio.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ G. Benzoni, S. Scaglione, Fare giornalismo, Thema editore, Bologna, 1993.
  2. ^ G. Benzoni, S. Scaglione, Fare giornalismo, Thema editore, Bologna, 1993.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giulio Lepschy - Parole, parole, parole e altri saggi di linguistica - Il Mulino - 2007
  • Riccardo Gualdo - L'Italiano dei giornali - Carocci - 2007

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]