Merenda (famiglia)

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I Merenda sono un'antica famiglia nobiliare italiana, discendente del ramo patrizio dei Merenda della Gens Antonia. I Merenda si stabilirono a Forlì al seguito di Marco Livio Salinatore o di suo figlio Gaio Livio Salinatore.

Fin dall'Alto Medioevo, troviamo i Merenda insediati a Forlì, di cui risultano pertanto la famiglia patrizia dalle origini cronologicamente più remote.

La famiglia diede all'Italia valorosi guerrieri, ablli diplomatici, politici, giuristi, scienziati, letterati, uomini di Chiesa.

Per via di matrimonio, la famiglia Merenda ereditò i beni delle nobile famiglie Salecchi, di Faenza, e Verzieri e Colombani, di Forlì.

Esponenti[modifica | modifica wikitesto]

Tito[modifica | modifica wikitesto]

Tito Merenda, omonimo di Tito Antonio Merenda, è uno dei più antichi Merenda di Forlì di cui si abbia notizia: costituirebbe quindi il collegamento tra l'antica gens Antonia Merenda ed i Merenda dell'età medioevale; si tramanda che sia stato segretario del protovescovo di Forlì,da cui ebbe il mandato della ricostruzione di Forlimpopoli post sisma. San Mercuriale.

Michele di Silvestro[modifica | modifica wikitesto]

Michele di Silvestro Merenda riedificò Forlimpopoli su incarico di Scarpetta Ordelaffi (1044).

Merlino[modifica | modifica wikitesto]

Merlino Merenda, figlio del precedente, partito per la Prima Crociata con Faledro Ordelaffi, Mazzone Allegretti ed altri, si segnalò come combattente in Terra Santa (1095).

Merendina[modifica | modifica wikitesto]

Merendina Merenda (XV secolo) è nota come virago.

Livio[modifica | modifica wikitesto]

Livio Merenda, vissuto nel XVI secolo, fu governatore di Cesena; oltre che come politico, è noto anche come drammaturgo. Fu amico di Annibal Caro, che lo raccomanda, con tono scherzoso, "al Vescovo di Chiusi[1], in Romagna", in una lettera data 1º novembre 1561[2].

Giuliano[modifica | modifica wikitesto]

Giuliano Merenda (XVI secolo) fu Vicario Generale dei Domenicani nelle province di Stiria e Carinzia: morì a Lubiana "in concetto di santo"[2].

Antonio[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Merenda (1588-1644) fu insigne giureconsulto, tanto da meritarsi l'appellattivo de "il Grande" dal papa Innocenzo XI. Insegnò alle Università di Bologna e di Pavia[3].

Giuseppe Merenda[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Merenda, o Giuseppe Merenda Salecchi era figlio di Fabrizio Merenda e della contessa Maddalena Salecchi di Faenza, ultima erede del proprio casato. È noto come Cavaliere di Malta ed architetto. Conobbe il cardinale Wolfgang Hannibal von Schrattenbach e fu amico dell'antiquario tedesco Philipp von Stosch, nonché di Filippo Juvarra.

Fabrizio[modifica | modifica wikitesto]

Fabrizio Merenda (XVIII secolo) fu generale delle milizie urbane e commissario generale del papa Clemente XI per fronteggiare le truppe dell'imperatore Giuseppe I d'Asburgo. Nel 1720, ottenne il titolo di Conte dal re Augusto II di Polonia.

Vittoria Colombani Merenda[modifica | modifica wikitesto]

Vittoria Colombani Merenda (XVIII-XIX secolo), con cui si estinse la famiglia dei Colombani[4], moglie di Antonio Merenda, si mise in luce per i suoi meriti musicali, tanto da riportarne l'onorificenza della Croce stellata d'Austria.

Pellegrino[modifica | modifica wikitesto]

Pellegrino Merenda (XVIII-XIX secolo) fu un letterato di scuola classica, amico di Pietro Giordani, Giuseppe Manuzzi e Alessandro Manzoni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In base alla data della lettera, dovrebbe trattarsi di Salvatore Pacini.
  2. ^ Ettore Casadei, Forlì e dintorni, Società Tipografica Forlivese, Forlì 1928, p. 387.
  3. ^ Pubblicò: Antonii Merendae I.U.D. Foroliviensis, In Inclito Pisarum Gymnasio Iuris ..., Controversiarum Iuris Libri Sex. Opus Quaestionum Illustrium, Et Rerum Forensium, ac difficillimarum diligenti tractatione, novarumq[ue] animadversionum ingenti numero, versantibus in Iure proficuum, Cum Indice Locupletissimo, Francofurti 1626 [Typis & Sumptibus Wechelianorum, Aubrii][1]
  4. ^ Colombani - Famiglia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore Casadei, Forlì e dintorni, Società Tipografica Forlivese, Forlì 1928, pp. 387–388.
  • Paolo Bonoli, Storia di Forlì, Bordandini, Forlì 1826, vol. II, passim.
  • V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, appendice II, Forni Ed., Bologna 1969, pp. 322–323.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]