Tigua (Ecuador)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Tigua
SottogruppiQuichua
Luogo d'origineEcuador, in una zona a 150 km sud ovest di Quito e a 50 km dalla città di Latacunga
Popolazione5.000 persone al censimento dell'anno 2014
LinguaQuichua, Spagnolo
ReligioneCristiana cattolica con elementi tribali scamanici precolombiani
Distribuzione
Provincia del Cotopaxi
Canton Pujilì
Parrocchia Zumbagua

Tigua è una comunità nativa delle Ande dell'Ecuador, appartenente al gruppo indigeno più numeroso dell'America meridionale attuale, i Quechuas, sparsa nelle immediate vicinanze del lago formatosi nel cratere del vulcano Quilotoa (3914 m), circa 150 km a sud ovest di Quito, la capitale dell'Ecuador.

Note etniche e artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Alle altissime quote dove la comunità Tigua risiede fin oltre i 4000 metri, la natura è severa, il paesaggio imponente, il cielo particolarmente azzurro e le piogge violente.

I Tigua sono agricoltori e allevatori di pecore e capre. Coltivano i terreni inclinati senza terrazzamenti, creando una sorta di patchwork di una vasta gamma di colori: verdi le foglie di patata e melloco, un tubero locale, gialle le segale, rossa la quinoa, un cereale nutriente.

Abitano edifici (chiamati chucllas) costruiti con mattoni in argilla cruda essiccati al sole (chiamati abobe) e tetti in paglia.

La comunità agricola di Tigua si formò nel 1945 e la riforma agraria varata in Ecuador negli anni '60 non ebbe effetti rilevanti: le condizioni di vita non migliorarono e molti contadini e pastori emigrarono. Alcuni si trasformarono in musicisti e formarono piccole bande di suonatori di bombos (grossi tamburi) e rondadores (flauto di pan).

Nell'ambito di queste nuove professioni prese vita l'attività artistica che rafforzò l'identità e diede notorietà alla comunità: quella della pittura su pergamena di pecora[1].

«Si ritiene che sia stato uno di questi transumanti coatti – bracciante, mercante, musico e quant'altro gli permette di sopravvivere – il primo a dipingere un quadro di Tigua. Il suo nome è Julio Toaquiza[2] (classe 1946)… Lo stesso Julio racconta che, in una certa occasione, acquistò per le sue rappresentazioni musicali un tamburo in pergamena di pecora, dipinto con scene popolari, come lui le definisce. Incuriosito per l'interesse che lo strumento suscitava tra alcuni collezionisti di oggetti folcloristici, comprò altri tamburi per rivenderli e imparò lui stesso a dipingerli.»[3]

Julio Toaquiza entrò in contatto con Olga Fisch, un'artista ungaro-ebrea residente a Quito, impegnata a promuovere e commercializzare l'artigianato artistico ecuadoriano. Ella fece comprendere le limitazioni commerciali dei tamburi voluminosi, suggerendo di dedicarsi alla medesima pittura su quadri, facilmente trasportabili.[4]

Alla fine degli anni '70 i quadri di Tigua, eseguiti quasi sempre con smalti commerciali su pergamene rustiche in pelle di pecora, provvisti di cornici dipinte con motivi geometrici o floreali, iniziarono a destare interesse. Il Museo de Artesanias di Quito organizzò varie esposizioni su questo tipo di arte, successivamente definita primitivista. Nel 1980 al Salon Nacional de la Casa de la Cultura in Quito, i quadri di Tigua vinsero un premio speciale della giuria e iniziarono a riempire le gallerie. Mai in precedenza, comunità indios dell'Ecuador si erano occupate di pittura.

"L'arte di Toaquiza ha reso celebre Tigua, e oggi sono più di 300 i pittori all'opera sugli altopiani, con circa 20 atelier nella sola Tigua".[5]

Caratteri della pittura di Tigua[modifica | modifica wikitesto]

I dipinti di Tigua raffigurano la vita quotidiana della comunità contadina impegnata nei lavori agricoli e domestici, unitamente alle ricorrenze sacre e profane (il Natale, l'Inti Raimi festa del Sole), ai rituali e alle leggende (leggenda del Condor) che costituiscono il patrimonio culturale e l'insieme delle credenze locali. Con colori forti e vivi, trasmettono sensazioni di gioia e di allegria, perché la terra produce alimenti e rigenera la vita.

«Il paesaggio è raffigurato con assenza totale di prospettiva e di proporzioni e da un punto di osservazione fisso. Tutto si trova a livello dello spettatore , come se molti occhi osservassero la scena nello stesso momento e si mantenessero di fronte alle figure»[6] una persona può essere molto più grande di una casa o di un albero. Ogni dipinto, pienissimo in ogni angolo di personaggi e figure, è un racconto collettivo che giunge a rivelare l'intimo legame che unisce il simbolismo religioso precolombiano (l'atto creativo della Pacha Mama, la Madre Terra, oppure il volto attribuito allo spirito delle montagne conosciute e amiche) con l'ambiente naturale.

«I pittori primitivisti di Tigua... rappresentano il loro paesaggio solitario, i loro costumi, il loro folclore.»[7]

Dipinti corali realistici e concreti nei propositi dei pittori, ma che appaiono come metafore magiche dell'esistenza. «Ogni particolare dei dipinti pulsa di vita e ogni elemento del paesaggio ha uno spirito che si esprime come volontà autonoma, che trascende il pensiero degli uomini e, con il suo accadere, anima il territorio e genera lo stupore. Per i pittori di Tigua l'arte è strettamente legata al destino della comunità, perché è parte della vita stessa.»[8]

«Los temas representados con mayor frecuencia son las fiestas religiosas, las actividades cotidianas tradicionales y el ciclo vital, pero también encontramos Tambor en proceso de creación con decoración de danzante. Temáticas más reivindicativas, como los levantamientos indígenas. En definitiva, son obras en las que aparecen reflejadas la cultura y cosmovisión kichwas, y su tradicional modo de vida.»[9]

Pittura Tigua in occidente[modifica | modifica wikitesto]

Molto amati e collezionati dai maggiori pittori indigenisti dell'Ecuador, come Eduardo Kingman e Oswaldo Guasyasamin, i dipinti di Tigua sono stati presentati per la prima volta in Italia alla fine degli anni '90, in occasione della mostra curata da Lorenzo Bersezio e Maria Augusta Perez per il Museo Nazionale della Montagna con il titolo Ecuador - le Ande dipinte. La mostra è stata allestita in Torino dal dicembre '98 al febbraio '99, a Courmayeur (marzo 2000), Breuil Cervinia (estate 2000) e successivamente a Locarno in Svizzera e al forte di Exilles.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mayra Ribadeneira de Casares, Tigua. Arte Primitivista Ecuatoriana, edizioni Centro de Arte Exedra, Quito, 1990.
  • A cura di Lorenzo Bersezio e Maria Augusta Perez, Ecuador. Le Ande dipinte - L'arte indigena di Tigua, Cahier Museomontagna 119, Edizione Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi", Torino, 1998.
  • Eda Muñoz, La pintura de Tigua, 1984, Escuela de Bellas Artes - Universidad Central del Ecuador.
  • Rodrigo Villacis Molina, Los pintores de Tigua, in Revista Diners, Quito, 1988.
  • Jean Colvin, Alfredo Toaquiza, Pintores de Tigua, catalogo della mostra allestita a Washington D.C. nel 1984 circa.
  • Eduardo Kingman Garcés, Blanca Muratorio, Los trajines callejeros - Memoria y vida cotidiana Quito, siglos XIX-XX, Istituto Metropolitano de Patrimonio Museo de la Ciudad, 2014.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pittori di Tigua, su adventure-life.com.
  2. ^ Julio Toaquiza, su ecuador.com.
  3. ^ Lenin Oña, La pittura di Tigua, Torino, Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi", Le Ande dipinte - L'arte indigena di Tigua, Cahier Museomontagna 119, p. 97.
  4. ^ CIDAP (Centro Interamericano de Artesanias y Arte Populares) Cuenca - Ecuador, su cidap.gob.ec.
  5. ^ A.A.V.V., Ecuador e Galàpagos, EDT srl, Lonely Planet.
  6. ^ Lorenzo Bersezio e Maria Augusta Perez, I pittori delle Ande, Torino, Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi", Le Ande dipinte - L'arte indigena di Tigua, Cahier Museomontagna 119, p. 98.
  7. ^ Mayra Ribadeneira de Casares, Tigua. Arte Primitivista Ecuatoriana, Quito, Centro de Arte Exedra, 1990, p. 18.
  8. ^ Lorenzo Bersezio e Maria Augusta Perez, I pittori delle Ande, Torino, Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi, Le Ande dipinte - L'arte indigena di Tigua, Cahier Museomontagna 119, p. 97.
  9. ^ Tigua. Arte desde el centro del Mundo, in Wall Street International, 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]