Tigran Vartani Petrosyan

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«Se Tal' sacrifica un pezzo prendilo e poi calcola; se lo sacrifico io calcola e poi prendilo; se lo sacrifica Petrosyan non lo prendere assolutamente»

(Michail Botvinnik)
Tigran Vartanovič Petrosyan
Head of USSR team taking the oath - Chess Olympiad 1964.jpg
Petrosyan, Campione del Mondo, pronuncia il Giuramento dei giocatori alle Olimpiadi degli scacchi del 1964
Nazionalità URSS URSS
Scacchi Chess.svg
Palmarès
Transparent.png Campionati del Mondo
Oro Mosca 1963
Oro Mosca 1966
Transparent.png Olimpiadi degli scacchi
Oro Monaco 1958 (ind)
Oro Monaco 1958 (squ)
Oro Lipsia 1960 (ind)
Oro Lipsia 1960 (squ)
Oro Varna 1962 (ind)
Oro Varna 1962 (squ)
Oro Tel Aviv 1964 (squ)
Oro L'Avana 1966 (ind)
Oro L'Avana 1966 (squ)
Oro Lugano 1968 (ind)
Oro Lugano 1968 (squ)
Oro Siegen 1970 (squ)
Oro Scopje 1972 (squ)
Oro Nizza 1974 (ind)
Oro Nizza 1974 (squ)
Argento Buenos Aires 1978 (squ)
Transparent.png Campionato sovietico di scacchi
Oro Tbilisi 1959
Oro Mosca 1961
Oro Mosca 1969
Oro Erevan 1975
 

Tigran Vartani Petrosyan (in armeno: Տիգրան Վարդանի Պետրոսյան?, in russo: Тигран Вартанович Петросян?, traslitterato: Tigran Vartanovič Petrosjan) (Tbilisi, 17 giugno 1929Mosca, 13 agosto 1984) è stato uno scacchista sovietico di etnia armena, campione del mondo di scacchi dal 1963 al 1969.

Petrosyan fu soprannominato "Tigran di ferro" e anche "la roccia" a causa del suo stile, caratterizzato da una difesa quasi impenetrabile, che enfatizzava la sicurezza al di sopra di ogni altra cosa[1]. Fu candidato al Campionato del mondo in otto occasioni nel periodo 1953-1980.

Conquistò il titolo di campione del mondo nel 1963 (sconfiggendo Michail Botvinnik) e lo difese con successo nel 1966 contro Boris Spasskij, per poi perderlo nel 1969 nuovamente contro Spasskij. Vinse quattro volte il Campionato sovietico (1959, 1961, 1969, 1975). Perse solo una partita sulle 129 giocate alle Olimpiadi degli scacchi. Fu probabilmente il giocatore più difficile da battere dell'intera storia degli scacchi.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di famiglia armena, Petrosyan nacque a Tbilisi, Georgia, e lì trascorse gran parte della sua infanzia. Imparò a giocare a scacchi all'età di otto anni, dopo essere entrato in una scuola locale di scacchi al Palazzo dei Pionieri di Tbilisi, subendo l'influenza delle teorie di Aaron Nimzowitsch nel suo stile di gioco. Suo primo maestro fu Archil Ebralidze.

Rimase orfano a 16 anni.

Il suo primo risultato importante fu il 1º-3º posto (a pari merito con Y. Vasilčuk e A. Reško) al quarto Campionato sovietico juniores (Leningrado 1945), con il risultato di 11 punti su 15. Il sesto Campionato armeno (Yerevan 1946) vide Petrosyan vincere il titolo con 9 su 11. Ma lo stesso anno, a Leningrado, tra i candidati al titolo di Maestro poté realizzare unicamente 6,5 su 15, per un 8º-11º posto a pari merito.
Nel settimo Campionato georgiano (Tbilisi 1946) ottenne 12,5 su 19, secondo tra i georgiani. Il vincitore Paul Keres (18 su 19) giocò praticamente un torneo a sé, concedendo solo due patte, di cui una proprio a Petrosyan. Ottenne poi un pessimo risultato nelle semifinali del Campionato sovietico di Tbilisi 1946, con solamente 6 punti su 17, arrivando 16º-17º. Vinse però il quinto Campionato sovietico juniores di Leningrado 1946, finendo imbattuto con 14 su 15. Il Campionato armeno del 1947 lo vide 2º-4º con 8,5 su 11 dietro ad un Igor' Bondarevskij ben più forte dei suoi rivali.

Nel Campionato delle Repubbliche caucasiche del 1948 arrivò 2º con 9 su 12, alle spalle del vincitore Vladimir Makogonov. Divise la vittoria con Henrik K'asparyan nell'ottavo Campionato armeno del 1948, con 12,5 su 13.

Sorteggio del Torneo dei Candidati 1956: (da sinistra a destra) David Bronštejn, Paul Keres, Juchym Heller, Tigran Petrosyan, Vasilij Smyslov

Nonostante fosse cresciuto in Georgia e avesse iniziato lì la sua carriera, Petrosyan era considerato armeno dai suoi colleghi sovietici. Ad esempio, quando Bobby Fischer dichiarò che aveva intenzione di battere "tutti i russi" al Torneo di Bled 1961, Paul Keres gli rispose che non c'erano russi tra i partecipanti: Michail Tal' era lettone, Petrosyan armeno, Juchym Heller ucraino e Keres stesso estone[3]. Anche le fonti occidentali lo hanno considerato armeno[4][5][6].

Il trasferimento a Mosca: Grande Maestro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960 durante il Torneo di scacchi di Wijk aan Zee

Un passo importante per Petrosyan fu la decisione di trasferirsi a Mosca nel 1949, dove iniziò a giocare, e vincere, molti tornei. La capitale, insieme a Leningrado e Kiev, era una delle tre principali città scacchistiche sovietiche. Vinse il torneo del 1951 a Mosca e iniziò a mostrare costanti progressi. Nel 1952 divenne a 23 anni Grande maestro sovietico e internazionale. Prima di dedicarsi unicamente alla carriera di scacchista, Petrosyan lavorò come custode e come spazzino[7]. Nel 1952 si sposò con Rona Jakovlena Avinezar, una traduttrice attiva anche nei circoli scacchistici.

Candidato al titolo mondiale[modifica | modifica wikitesto]

I suoi risultati nei triennali Tornei dei candidati, tenuti per determinare lo sfidante del Campione del mondo, mostrano un miglioramento costante: 5º a Zurigo 1953, 3º a pari merito ad Amsterdam 1956, 3º in Jugoslavia nel 1959.

Campione del mondo[modifica | modifica wikitesto]

Nel Campionato del mondo di scacchi 1963, vinse il Torneo dei candidati di Curaçao 1962 e l'anno successivo sconfisse Michail Botvinnik per 12,5 a 9,5 diventando così il Campione del mondo di scacchi. Botvinnik patì lo stile cauto e paziente dell'armeno, con il quale bastava un'unica mossa avventata o anche solo imprecisa da parte sua perché Petrosyan lo punisse duramente. Lungo la strada al Campionato del mondo è l'unico giocatore della storia ad essere stato imbattuto durante tutte le partite degli Interzonali e del Torneo dei Candidati. Divise il primo posto con Paul Keres alla Coppa Piatigorsky (Los Angeles, 1963), il suo primo torneo dopo la conquista del Titolo.

Petrosyan difese il suo Titolo nel 1966 sconfiggendo Boris Spasskij per 12,5 a 11,5. Divenne così il primo giocatore a vincere il primo match per il titolo mondiale durante il suo regno dalla vittoria di Alechin su Bogoljubov nel 1934.

Nel 1968 l'Università Statale di Erevan gli assegnò una laurea per la sua tesi "Chess logic".

Nel 1969 Spasskij ritentò l'assalto al Titolo e questa volta Petrosyan fu sconfitto per 10,5 a 12,5.

Nel successivo ciclo di qualificazioni Petrosyan fu sconfitto nella finale dei candidati da Bobby Fischer con un netto 2,5 a 6,5 (+1 =3 -5), Petrosyan ebbe però almeno la soddisfazione di vincere la seconda partita, mettendo così fine alla serie, quasi incredibile a tali livelli, di 20 vittorie consecutive di Fischer (sette durante il Torneo internazionale di Palma di Maiorca, sei contro Tajmanov, sei contro Larsen e la prima partita contro lo stesso Petrosyan).

Olimpiadi e campionati a squadre[modifica | modifica wikitesto]

Petrosyan non fu selezionato per il team olimpico sovietico sino al 1958, fatto abbastanza curioso visto che allora era già stato Candidato al Titolo mondiale due volte. Ha poi però partecipato a dieci Olimpiadi degli scacchi consecutive, dal 1958 al 1978. Ha vinto 9 medaglie d'oro di squadra, una d'argento sempre di squadra e sei medaglie d'oro personali. Il suo rendimento olimpico globale è stato impressionante: +78 =50 -1 (una sola sconfitta in 129 partite, contro Robert Hübner), un risultato complessivo del 79,8%. Tra chi ha partecipato ad almeno quattro olimpiadi questo è il terzo miglior risultato di sempre, dopo quello di Michail Tal' (81,2%) e di Anatolij Karpov (80,1)[8]. Il dettaglio dei suoi risultati olimpici:

  • Monaco di Baviera 1958, 2a riserva, 10,5 su 13 (+8 = 5 -0), oro personale e di squadra
  • Lipsia 1960, 2a riserva, 12 su 13 (+11 =2 -0), oro personale e di squadra
  • Varna 1962, 2a scacchiera, 10 su 12 (+8 =4 -0), oro personale e di squadra
  • Tel Aviv 1964, 1a scacchiera, 9,5 su 13 (+8 = 4 -0), oro di squadra
  • L'Avana 1966, 1a scacchiera, 11,5 su 13 (+10 =4 -0), oro personale e di squadra
  • Lugano 1968, 1a scacchiera, 10,5 su 12 (+9 =3 -0), oro personale e di squadra
  • Siegen 1970, 2a scacchiera, 10 su 14 (+6 =3 -0), oro di squadra
  • Skopje 1972, 1a scacchiera, 10,5 su 16 (+6 =9 -1), oro di squadra
  • Nizza 1974, 4a scacchiera, 12,5 su 14 (+11 =3 -0), oro personale e di squadra
  • Buenos Aires 1978, 2a scacchiera, 6 su 9 (+3 =6 -0), argento di squadra

Petrosyan partecipò come membro della squadra sovietica in ogni Campionato europeo a squadre tenutosi durante la sua vita, per un totale di otto volte (dal 1976 al 1983), vincendo otto medaglie d'oro di squadra e quattro personali. Secondo Olimpase.org, archiviò una percentuale utile del 64,4%[8] con 15 vittorie, 37 patte e 0 sconfitte. Nel dettaglio:

  • Vienna 1957, 6a scacchiera, 4 su 5 (+3 =2 -0), oro personale e di squadra
  • Oberhausen 1961, 4a scacchiera, 6 su 8 (+4 =4 -0), oro personale e di squadra
  • Amburgo 1965, 1a scacchiera, 6 su 10 (+2 =8 -0), oro personale e di squadra
  • Kapfenberg 1970, 1a scacchiera, 3,5 su 6 (+1 =5 -0), oro di squadra
  • Bath 1973, 2a scacchiera, 4,5 su 7 (+2 =5 -0), oro personale e di squadra
  • Mosca 1977, 2a scacchiera, 3.5 su 6 (+1 =5 -0), oro di squadra
  • Skara 1980, 3a scacchiera, 2,5 su 5 (+0 =5 -0), oro di squadra
  • Plovdiv 1983, 3a scacchiera, 3,5 su 5 (+2 =3 -0), oro di squadra

La tarda carriera[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975

Assieme a diversi altri forti giocatori sovietici di scacchi, firmò una petizione di condanna verso le azioni di Viktor Korčnoj, considerato dallo Stato un traditore per aver abbandonato l'Unione Sovietica, nel 1976. Al di là delle importanti questioni geopolitiche ai tempi della Guerra fredda, è probabile che l'adesione di Petrosyan sia stata motivata anche da questioni personali. I due giocatori avevano infatti tra loro un rapporto astioso almeno dal match dei Candidati del 1974, dove Petrosyan abbandonò la semifinale contro Korčnoj dopo cinque partite, quando si ritrovò in svantaggio per 1,5 a 3,5 (+1 =1 -3). Il suo match contro Korčnoj del 1977 vide i due ex colleghi rifiutarsi di darsi la mano (pratica comune prima e dopo una partita) o anche solo di parlarsi; chiesero persino di avere mense e toilette separate. Petrosyan fu sconfitto e di conseguenza fu licenziato dalla carica di direttore della rivista di scacchi 64, la più diffusa in Unione Sovietica, che aveva fondato assieme ad Aleksandr Rošal'. I suoi detrattori condannarono la sua riluttanza al gioco d'attacco e alcuni la attribuirono a mancanza di coraggio. A questo punto però Botvinnik parlò in sua difesa, affermando che Petrosyan attaccava, ma solo quando aveva concrete chance di successo, e che la sua più grande forza era la difesa[7].

Tra i suoi tardi successi si possono citare le vittorie al torneo di Lone Pine 1976 e nel Paul Keres Memorial del 1979 a Tallinn (12 su 16 imbattuto, davanti, tra gli altri, a Michail Tal' e David Bronštejn). Quello stesso anno, assieme a Lajos Portisch e Robert Huebner, divise il primo posto nel Torneo interzonale di Rio de Janeiro. Nel 1981 fu 2º a Tilburg, mezzo punto dietro al vincitore Oleksandr Beljavs'kyj. Qui ottenne la sua ultima grande vittoria, con una difesa incredibilmente precisa contro il forte attacco del giovane Garri Kasparov (vedi la partita Kasparov–Petrosyan, Tilburg 1981 su Chessgames.com).

Morì nel 1984 a Mosca all'età di 55 anni per un tumore dello stomaco.

È sepolto nel cimitero di Vagan'kovo. Nel 1987 l'allora 13º Campione del mondo di scacchi Garry Kasparov ha inaugurato un memoriale sulla sua tomba. Vi sono rappresentati la corona d'alloro del Campione del mondo e un'immagine della corona solare splendente dietro alle cime gemelle del monte Ararat, il simbolo nazionale dell'Armenia.

Ad Aparan, cittadina dell'Armenia, è stato inaugurato un monumento a Tigran Petrosyan. I grandi scacchisti Spasskij, Kasparov e Topalov hanno inviato messaggi di felicitazioni. Gli è stata dedicata anche la piazza principale di Aparan.

La statua dedicata a Petrosyan ad Aparan

Eredità scacchistica[modifica | modifica wikitesto]

Due importanti varianti di apertura portano il suo nome:

  • variante Petrosyan della Difesa est indiana: 1. d4 Cf6 2. c4 g6 3. Cc3 Ag7 4. e4 d6 5. Cf3 O-O 6. Ae2 e5 7. d5
  • sistema Petrosyan della Difesa ovest indiana: 1. d4 Cf6 2. c4 e6 3. Cf3 b6 4. a3

È noto principalmente per essere stato uno dei migliori giocatori a sviluppare la teoria della profilassi, anni dopo Aaron Ninzowitsch. Il suo stile di gioco era prettamente strategico, notevole per la capacità di anticipare i possibili attacchi dell'avversario, tanto che Bobby Fischer disse di lui: "Sa fiutare una minaccia avversaria con venti mosse d'anticipo". Non concedeva punti deboli all'avversario ed era molto difficile batterlo: per lui fu coniato il termine "super-posizionalista", come opposto complementare del "super-romanticismo" di Tal.

Il suo stile di gioco, poco spettacolare, fu giudicato da alcuni troppo arido, benché tecnicamente impeccabile. Sempre a causa del suo stile fu un campione non particolarmente amato dal mondo scacchistico, forse anche per una certa mancanza di socievolezza, dovuta ad una non trascurabile forma di sordità che, per chi non ne fosse al corrente, poteva appunto sembrare altezzosità, superbia, mancanza di rispetto verso gli altri. Invece, era assai amabile e, siccome spesso era al centro delle, peraltro benevoli, battute dei propri colleghi, stava sempre al gioco. Insomma, c'era una bella differenza tra l'uomo e lo scacchista, cosa abbastanza rara nello scacchismo, ove carattere, personalità e temperamento spessissimo sono un tutt'uno con il modo di giocare. Le sue partite sono oggi molto studiate nelle scuole di scacchi di tutto il mondo. Fu editore capo della rivista di scacchi "Šachmatnaja Moskva" (Mosca scacchistica) nel periodo 1963–66.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vasiliev 1974:27 and Kasparov 2004:7, 16, 62, 80
  2. ^ Edmonds e Edidinow, p. 48
  3. ^ Larry Evans, The Tragedy of Paul Keres, in Chess Life, ottobre 1996, p. 40.
  4. ^ (EN) The madness of King Bobby, in The Observer, 12 gennaio 2003. URL consultato il 20 marzo 2010.
  5. ^ (EN) M. Pein, A proud day for Armenia (XML), in The Daily Telegraph, 8 maggio 2007. URL consultato il 20 marzo 2010.
  6. ^ (EN) Bruce Weber, Bobby Fischer, Troubled Genius of Chess, Dies at 64, in The New York Times, 19 gennaio 2008. URL consultato il 20 marzo 2010.
  7. ^ a b "Chess" Magazine - September 1984
  8. ^ a b Petrosyan, Tigran Risultati di squadra su olimpbase.org

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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