Thomandersia

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Thomandersia
Immagine di Thomandersia mancante
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Thomandersiaceae
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Scrophulariales
Famiglia Acanthaceae
Genere Thomandersia
Baill., 1891
Specie

Thomandersia Baill., 1891 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenente all'ordine Lamiales. È anche l'unico genere della famiglia Thomandersiaceae Sreem., 1977.[1][2]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Thomandersia è stato definito scientificamente dal botanico e fisico francese Henri Ernest Baillon (1827 - 1895) nella pubblicazione "Histoire des Plantes (Baillon) - 10: 456. 1891" del 1891.[3][4] La famiglia è stata definita dal botanico contemporaneo C.P. Sreemadhavan nella pubblicazione "Phytologia; Designed to Expedite Botanical Publication. New York - 37(4): 412 (1977)" del 1977.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
X K (5), [C (5), A (5)], G (2), supero, capsula
  • Calice: la forma del calice è simile ad un tubo campanulato terminante con 5 lobi più o meno uguali (gamosepalo e subattinomorfo). La consistenza è coriacea (è accrescente alla fruttificazione e la colorazione rossastra suggerisce una certa lignificazione); il calice inoltre è vistosamente gonfiato dalla presenza di ghiandole nettarifere (nettare extragamico).
  • Corolla: la corolla è zigomorfa e gamopetala, pentamera e bilabiata con struttura 2/3. Alla base è gonfiata. Il labbro superiore è formato da due petali fusi, quello inferiore da tre. I lobi sono disposti in modo patente. Il colore della corolla normalmente è bianco.
  • Frutto: il frutto è una capsula biloculare legnosa con deiscenza loculicida (non esplosiva). I semi dei frutti (da 1 a 3 in ogni loculo) sono sostenuti dal retinacolo (una struttura che nei frutti è lignificata e con dei ganci sostiene il seme - è probabile che abbia un certo ruolo nell'espulsione dei semi); sono inoltre privi di endosperma. La forma dei semi è sferica di 2 mm di diametro con superficie verrucosa o squamosa.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti come mosche e api (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo (dopo aver eventualmente percorso alcuni metri a causa del vento - dispersione anemocora) a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione delle specie di questo genere è relativa all'Africa centrale e occidentale.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La posizione di questo genere nell'ambito dell'ordine Lamiales non è ancora stabilita definitivamente. In passato è stato descritto all'interno delle famiglie Pedaliaceae e ultimamente Acanthaceae, sulla base di valutazioni intuitive di un numero limitato di caratteri morfologici.[1] Solamente in questi ultimi anni diverse indagini sulle sue specie suggeriscono che Thomandersia è sufficientemente distinto in termini morfologici e molecolari per meritare lo stato di famiglia come Thomandersiaceae.[6][8] Rodriguez et al. 2014

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Uno studio completo di campioni di erbario e analisi della sequenza del DNA confermano la collocazione della famiglia Thomandersiaceae (e quindi del genere Thomandersia) all'interno dell'ordine delle Lamiales. Questi dati dimostrano inoltre essere un clade morfologicamente distinto (monofiletico), che giace al di fuori di tutte le famiglie attualmente circoscritte di Lamiales.[9] Recenti analisi di tipo filogenetico basate su alcune sequenze molecolari (del DNA) hanno suggerito, per questo genere, una possibile relazione con le famiglie Bignoniaceae, Schlegeliaceae, Lentibulariaceae e Verbenacee. In particolare è risultato essere un "gruppo fratello" con la famiglia Verbenaceae; a sua volta queste due entità formano un "gruppo fratello" con le famiglie Schlegeliaceae e Lentibulariace.[1] Inoltre il retinacolo del polline, un carattere condiviso con le specie della famiglia Acanthaceae, è una omoplasia e rappresenta un esempio di evoluzione morfologica parallela all'interno delle Lamiales. Inoltre la maggior parte delle caratteristiche dell'infiorescenza e del fiore possono essere interpretate come caratteri plesiomorfici (come l'infiorescenza racemosa, la presenza delle bratteole e brattee nei fiori, i fiori pentameri, i quattro stami didinami e un pistillo superiore bicarpellare).[6]

Caratteri unici e diagnostici per le specie di questo genere sono:[10]

Parallelamente diverse analisi di dati molecolari e morfologici suggeriscono che sia le Acanthaceae che le Pedaliaceae sono gruppi monofiletici ben supportati con l'esclusione del genere Thomandersia.[6]

Specie[modifica | modifica wikitesto]

Il genere comprende le seguenti specie:[11][12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Angiosperm Phylogeny Website, su mobot.org. URL consultato il 19 novembre 2017.
  2. ^ Olmstead 2012.
  3. ^ BHL - Biodiversity Heritage Library, su biodiversitylibrary.org. URL consultato il 19 novembre 2017.
  4. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 19 novembre 2017.
  5. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 19 novembre 2017.
  6. ^ a b c d WORTLEY 2004, pag. 469.
  7. ^ Musmarra 1996, pag. 1036.
  8. ^ Rodriguez et al. 2014, pag. 293.
  9. ^ WORTLEY 2007.
  10. ^ WORTLEY 2004, pag. 480.
  11. ^ The Plant List, su theplantlist.org. URL consultato il 19 novembre 2017.
  12. ^ Kew science - Plants of the World online, su powo.science.kew.org, p. Thomandersia. URL consultato il 19 novembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]