Thierry Breton

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Thierry Breton
Hearing of Commissioner-designate Thierry Breton (49068069128) (cropped).jpg

Commissario europeo per il mercato interno e i servizi
In carica
Inizio mandato 1º dicembre 2019
Presidente Ursula von der Leyen
Predecessore Elżbieta Bieńkowska

Ministro dell'economia, delle finanze e dell'industria
Durata mandato 25 febbraio 2005 –
18 maggio 2007
Presidente Jacques Chirac
Capo del governo Dominique de Villepin
Predecessore Hervé Gaymard
Successore Jean-Louis Borloo

Dati generali
Partito politico Indipendente
In precedenza:
Raggruppamento per la Repubblica (fino al 2002)
Unione per un Movimento Popolare (2002-2015)
Università École supérieure d'électricité
Institut des hautes études de défense nationale

Thierry Breton (Parigi, 15 gennaio 1955) è un manager e politico francese, commissario europeo per il mercato interno e i servizi della commissione von der Leyen.

Durante la sua carriera di manager è stato presidente di Bull, quindi direttore generale prima di Thomson e poi di France Télécom. Dal 2005 al 2007, sotto la presidenza di Jacques Chirac, è stato ministro dell'economia nel governo de Villepin. Dopo aver insegnato brevemente presso la Harvard Business School, ha ripreso la carriera manageriale come presidente di Atos, dal 2009 al 2019.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Breton è nato nel 14° arrondissement di Parigi,[1] figlio di un funzionario dell'agenzia responsabile dello sviluppo dell'energia nucleare. Ha completato i suoi studi di scuola media e superiore all'Ecole alsacienne di Parigi dal 1963 al 1972[2]) e corsi di preparazione all'università al Lycée Louis-le-Grand. Si è laureato in ingegneria elettrica e informatica presso l'École Supérieure d'Électricité (Supélec, ora CentraleSupélec[3]) nel 1979 e successivamente ha preso un master all'Institut des hautes études de défense nationalale (IHEDN).[4]

Breton ha iniziato la carriera nel 1979 come professore di informatica e matematica al Lycée Français di New York come parte del suo servizio civile.[5]. Nel 1981 ha creato Forma Systems, una società di analisi di sistemi e ingegneria del software di cui è diventato CEO fino al 1986.[6]

Nel 1986 Breton è diventato consigliere del ministro francese dell'Istruzione e della Ricerca René Monory e ha progettato il parco a tema scientifico e tecnologico a cielo aperto Futuroscope[7] Dal 1990 al 1993 è stato amministratore delegato di CGI Group, una società globale di informatica.[8]

Ministro delle Finanze (2005-2007)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato già proposto due volte per succedere a Nicolas Sarkozy come ministro delle Finanze, Breton è stato nominato il 24 febbraio 2005, sostituendo Hervé Gaymard.[9] All'epoca, era il quarto ministro delle finanze del paese in un solo anno.[10]

Durante i suoi due anni e mezzo, Breton ha incentrato la sua politica economica sulla necessità di riformare le finanze pubbliche, in particolare per ridurre il debito.[11] Nel giugno 2005 ha dichiarato che la Francia vive al di sopra dei suoi mezzi, un sentimento che riecheggia le parole del primo ministro Raymond Barre nel 1976. Dichiarò ai francesi che l'intera loro imposta sul reddito sarebbe servita solo a finanziare i pagamenti degli interessi sul debito nazionale. Un mese dopo ha istituito una commissione presieduta dal CEO di BNP Paribas, Michel Pébereau, con il compito di rompere lo schema del debito pubblico.

Ha stabilito il mantenimento del disavanzo pubblico al di sotto di un livello del 3% del PIL nel 2005 e nel 2006 come suo obiettivo primario. Alla fine del 2005 il disavanzo della Francia è sceso al 2,9% del PIL dopo tre anni consecutivi in cui ha superato la cifra del 3%. Nel 2006 il disavanzo pubblico è stato ulteriormente ridotto al 2,5% e il debito pubblico è sceso drasticamente al 63,9% del PIL. Per la prima volta dal 1995 il bilancio del paese si trovava in una situazione di avanzo primario. Allo stesso tempo, il PIL della Francia è aumentato del 2,1% nel 2006 rispetto all'1,7% nel 2005.

Nell'ottobre 2005 Breton ha proposto una legge sulla "modernizzazione dell'economia" che è stata votata nello stesso anno e ha cercato di dare priorità all'accesso delle PMI ai mercati finanziari, incoraggiare la ricerca e promuovere la partecipazione dei dipendenti ai risultati dell'azienda. In questa occasione si è anche pronunciato a favore della scritta dello status della Societas Europaea nella legislazione francese per consentire alle imprese di operare in tutta l'UE sulla base di un insieme unificato di regole finanziarie.

Allo stesso tempo ha guidato una riforma per la semplificazione fiscale che ha tentato di ridurre il numero di scaglioni fiscali da sette a quattro e ha messo in atto una dichiarazione precompilata delle entrate basata su Internet.

Durante questo periodo ha svelato il concetto di scudo fiscale, che avrebbe avviato nel 2006 a un livello del 60% ad eccezione dell'assicurazione sanitaria e del rimborso del debito sociale. Questo è stato ripreso da Sarkozy nel 2007 con un abbassamento del livello al 60% e l'inclusione dell'assicurazione sanitaria e del rimborso del debito sociale.

Breton voleva che la Francia fosse il primo paese a progredire nello sviluppo del suo patrimonio immateriale. Così nel marzo 2007 ha affidato a Maurice Lévy e Jean-Pierre Jouyet un rapporto sull'economia dell'immateriale con l'obiettivo di creare un'agenzia per valorizzare i beni immateriali dello stato (uso dell'immagine, marchi, ecc.). Questa agenzia, unica nel suo genere, è stata costituita il 23 aprile 2007. Questo patrimonio immateriale è stato registrato come 10 miliardi di euro di attività nel rapporto annuale dello stato nel 2010.

Nel febbraio 2007 il tasso di disoccupazione era all'8,4%, il punteggio più basso registrato dal giugno 1983.

Ha concluso il suo mandato il 15 maggio 2007 al termine del mandato quinquennale di Jacques Chirac. Il passaggio del potere a Jean-Louis Borloo, nominato Ministro dell'Economia dal neoeletto Presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy, è avvenuto l'indomani.

Commissario europeo (2019-)[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre del 2019 è stato indicato come commissario europeo della Francia dal presidente Emmanuel Macron, in seguito alla bocciatura della precedente candidata Sylvie Goulard da parte del Parlamento europeo. Affidategli dalla presidente Ursula von der Leyen le deleghe al mercato interno e ai servizi, è entrato in carica come commissario il 1º dicembre 2019.[12][13]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Breton è sposato con la giornalista Nicole-Valerie Baroin dal 1982. Hanno una figlia e nipoti che vivono a Berlino. Breton parla un po' di tedesco.[14]

Nel luglio 2019, due uomini che indossavano maschere da sci e guanti e brandivano pistole, hanno fatto irruzione nella casa parigina di Breton, lo hanno picchiato e rinchiuso insieme a sua moglie e al loro autista. I ladri se ne sono andati con un bracciale di diamanti del valore di 50.000 euro e diverse centinaia di euro in contanti.[15]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze francesi[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore
— 2015
Grand'ufficiale dell'Ordine nazionale al merito - nastrino per uniforme ordinaria Grand'ufficiale dell'Ordine nazionale al merito
— 2012

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Grand'Ufficiale dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
— 2006
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito (Cile) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito (Cile)
— 2006
Commendatore dell'Ordine di Ouissam Alaouite (Marocco) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di Ouissam Alaouite (Marocco)
— 2010
Commendatore dell'Ordine al merito civile (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito civile (Spagna)
— 2006

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Thierry Breton, un proche de l'Élysée sauveur d'entreprises, in Le Monde, 25 febbraio 2005.
  2. ^ Colombe Schneck, École alsacienne, les liens du rang, GQ magazine, settembre 2015, pp. 94-98
  3. ^ (FR) Thierry Breton, Président-directeur général d'Atos, in Les Échos, 17 novembre 2011. URL consultato il 2 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 17 aprile 2012).
  4. ^ (EN) 25 février 2005: Thierry Breton démissionne de la présidence de l'UTT [collegamento interrotto], su industrie3000.com.
  5. ^ (FR) Thierry Breton, un patron à Bercy, in La Croix, = 27 febbraio 2005.
  6. ^ (EN) Thierry Breton, 1955, su encyclopedia.com.
  7. ^ (FR) Sébastien Dufil, Thierry Breton, su Edubourse, 31 gennaio 2012.
  8. ^ (FR) Archives - Biographie - Thierry BRETON: ministre de l’Economie, des Finances et de l’Industrie - Portail du Gouvernement - site du Premier ministre, su archives.gouvernement.fr. URL consultato il 7 giugno 2019.
  9. ^ (EN) Francois de Beaupuy e Emma Vandore, Chirac Names France Telecom's Breton as New Finance Minister, in Bloomberg L.P., 25 febbraio 2005. URL consultato il 29 febbraio 2012.
  10. ^ (EN) Scandal's wake opens gap at France Télécom, in New York Times, 28 febbraio 2005.
  11. ^ (EN) Paris rediscovers fiscal discipline, in Financial Times, 26 settembre 2006 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2015).
  12. ^ Candidato Francia Breton promosso all'audizione all'Eurocamera, su ansa.it, 14 novembre 2019. URL consultato il 28 novembre 2019.
  13. ^ (EN) Maïa de La Baume e Laura Kayali, MEPs approve French Commissioner-designate Thierry Breton, su politico.eu, 14 novembre 2019. URL consultato il 28 novembre 2019.
  14. ^ (EN) Laura Kayali, Thierry Breton: High-speed commissioner, in Politico Europe, 4 dicembre 2019.
  15. ^ (FR) L'ancien ministre Thierry Breton victime d'un violent cambriolage, in LEFIGARO, 23 luglio 2019. URL consultato il 12 giugno 2021.

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Controllo di autoritàVIAF (EN61557418 · ISNI (EN0000 0001 1572 1255 · LCCN (ENn85038144 · GND (DE171181689 · BNE (ESXX910951 (data) · BNF (FRcb120150701 (data) · NDL (ENJA00434310 · CONOR.SI (SL49415267 · WorldCat Identities (ENlccn-n85038144