Theraphosidae

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Tarantola
Brachypelma smithi 2009 G03.jpg
Femmina adulta di Brachypelma smithi
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Chelicerata
Classe Arachnida
Ordine Araneae
Sottordine Mygalomorphae
Infraordine Tuberculotae
Superfamiglia Theraphosoidea
Famiglia Theraphosidae
Thorell, 1870
Sottofamiglie

Distribution.theraphosidae.1.png

Theraphosidae Thorell, 1870 è una famiglia di artropodi dell'ordine Araneae, noti come migale o tarantola.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dal greco θήρα, thḗra, cioè animale selvatico, bestia e φός, phós, cioè luce, ed il dittongo finale -idae, che designa l'appartenenza ad una famiglia.

Origine del nome tarantola[modifica | modifica wikitesto]

Il nome tarantola venne usato per la prima volta nella provincia di Taranto verso la fine del '400 riferendosi alla Lycosa tarantula (comunemente chiamato ragno lupo).[senza fonte]

La credenza voleva che il morso di questo ragno provocasse una condizione patologica, detta tarantismo, caratterizzata da una situazione di malessere generale e una sintomatologia simile all'epilessia. Si riteneva fosse possibile neutralizzare gli effetti del veleno saltando e sudando copiosamente: da ciò nacque la credenza popolare che la danza potesse guarire dalla malattia. Il termine taranta è infatti anche usato come sinonimo di "pizzica", la danza e il genere musicale generato e culturalmente connesso al tarantismo.

In realtà il morso della Lycosa tarantula, è pressoché innocuo per l'uomo; più credibile appare essere l'ipotesi che le pinzature con gravi effetti sistemici sul corpo umano potessero essere probabilmente attribuibili alla malmignatta, ragno molto meno "vistoso" ma dal veleno ben più temibile e con effetti neurotossici compatibili con il quadro sintomatico del tarantismo. La malmignatta (appartiene infatti al genere Latrodectus, le famigerate "vedove nere") ed il suo veleno, sebbene non potente come quello di altri esemplari esotici, è effettivamente il più pericoloso tra quelli dei ragni italici.

Allorquando i primi esploratori europei giunti nelle Americhe scoprirono i ragni giganti della futura famiglia Theraphosidae li chiamarono tarantole per via delle loro grosse dimensioni e della vaga somiglianza alla Lycosa.

L'unico ragno appartenente alla famiglia Theraphosidae presente in Italia è Ischnocolus valentinus.

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le loro dimensioni spesso considerevoli, ben poche tarantole possono essere considerate pericolose per l'uomo. In generale possiedono un veleno piuttosto blando.

Non tutte le tarantole sono di grosse dimensioni, in base alla specie la lunghezza del corpo può variare dai 2,5–10 cm con 8–30 cm di legspan (lunghezza considerando comprese le zampe). Le più grosse appartengono al genere Theraphosa: Theraphosa blondi e Theraphosa apophysis, originarie del Venezuela, possono superare anche i 100 grammi di peso ed i 33 cm di lunghezza.

In genere le femmine sono di corporatura più robusta (soprattutto l'addome), di dimensioni maggiori ed hanno anche una maggiore longevità (anche oltre i 20 anni[1]).

La maggior parte delle tarantole è di colore scuro (marrone o nero), comunque qualche specie è caratterizzata da colorazioni più vivaci come il blu cobalto dell'Haplopelma lividum, i colori metallizzati dell'Avicularia versicolor oppure i colori zebrati della Brachypelma smithi e dell'Acanthoscurria geniculata.

Anatomia[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo delle tarantole si può suddividere in due sezioni principali: la parte anteriore prosoma (anche chiamato cefalotorace) e l'addome chiamato opistosoma.

La superficie del prosoma viene definita carapace, al centro del quale si trova la fossa foveale, piccola depressione dove congiungono i vari muscoli. Nella parte frontale trovano posto gli otto occhi disposti in due file.

Nell'addome trovano posto l'ano e gli opercoli branchiali, ovvero la parte esterna dei quattro polmoni a libro.

Appendici[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte agli occhi partono due appendici chiamate cheliceri terminanti con gli aculei veleniferi, questi oltre ad essere utilizzati per immobilizzare le prede vengono anche usati per scavare o spostare piccoli oggetti (per esempio il sacco ovigero).

All'esterno dei cheliceri si trovano i pedipalpi, appendici dall'aspetto quasi identico alle zampe, ma con un segmento in meno. I pedipalpi vengono usati durante l'alimentazione e come strumenti tattili, nei maschi questi acquistano anche la funzione di organi sessuali secondari.

Dopo i pedipalpi ci sono quattro paia di zampe, suddivise in sette segmenti: coxa, trocantere, femore, patella, tibia (con sperone tibiale nei maschi di molte specie), metatarso e tarso.

Le uniche appendici non collegate al prosoma sono le filiere (o spinner) che sono dislocate nella parte conclusiva dell'ophistosoma.

Peli[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai normali peli sul corpo alcune tarantole di origine americana hanno anche dei peli urticanti (circa 10.000 per mm²[2]) che possono utilizzare come difesa in caso non riescano a fuggire dal pericolo. Oltre ad essere lanciati contro possibili aggressori i peli urticanti vengono usati per marcare il territorio oppure messi ai bordi della tana aiutano a scoraggiare eventuali predatori, specie durante la muta.

In base al tipo di nemico i peli possono dimostrarsi mortali oppure un semplice deterrente. Nelle persone gli effetti si limitano ad un prurito nella zona colpita, ma maggiori problemi si hanno nel caso in cui vengano a contatto con gli occhi, vengano inalati oppure vi sia un'allergia a questi. Risultano invece ben più pericolosi per i piccoli predatori che infastidiscono il ragno.

Alcune specie, come Pelinobius muticus, posseggono peli stridulanti che se strofinati gli permettono di creare un forte rumore in modo da scoraggiare eventuali assalitori.

Habitat ed etologia[modifica | modifica wikitesto]

Un Ephebopus cyanognathus nella sua tela

Le tarantole sono predatori crepuscolari, attendono le loro prede all'ingresso della tana per poi ucciderle iniettando il veleno attraverso gli aculei veleniferi. Nonostante la loro scarsa abilità visiva, in genere limitata a luci e ombre, riescono ad essere molto precise grazie ad un'estrema sensibilità alle vibrazioni che viene spesso migliorata utilizzando della tela all'esterno del rifugio. In base alle vibrazioni percepite il ragno decide se l'animale è un pericolo oppure una possibile preda.

La dieta tipica è formata da insetti come grilli (per le specie terricole) oppure falene (per le specie arboricole). In rari casi possono anche catturare piccoli mammiferi come topi oppure piccoli uccelli o pesci.

Vivono generalmente in solitudine e sono cannibali, alcune specie come l'Avicularia avicularia sembrano però più tolleranti alla presenza di un altro esemplare nella loro zona.

Tane[modifica | modifica wikitesto]

Le tarantole vivono in diversi tipi di tane. Le specie terricole (Brachypelma, Theraphosa, ...) usano spesso scavarsela nella terra, utilizzare un rifugio abbandonato da qualche altro piccolo animale oppure qualche cavità sotto rocce o alberi caduti. Il buco ed il suo ingresso vengono poi ricoperte dalla tela, sia per protezione che per la caccia.

Le specie arboricole (Avicularia, Poecilotheria, ..), disponendo di un'agilità maggiore, abitano invece in ragnatele generalmente di forma tubolare costruite su alberi o piante.

Crescita, vita e muta[modifica | modifica wikitesto]

Come gli altri ragni, le tarantole per crescere devono cambiare periodicamente il loro esoscheletro, con un processo chiamato muta. I piccoli possono fare la muta anche qualche volta all'anno, mentre gli adulti lo fanno generalmente annualmente. Cambiando esoscheletro hanno inoltre la possibilità di recuperare zampe perse o denti rotti. Le tarantole impiegano solitamente tra i 2 ed i 5 anni per raggiungere l'età adulta, ma alcune specie possono impiegarci anche una decina di anni.

Solitamente solo le femmine continuano a mutare una volta adulte ottenendo dunque una longevità molto superiore ai maschi.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Una volta adulti agli esemplari maschi restano solamente 1 o 2 anni di vita e partono immediatamente alla ricerca di una femmina con cui accoppiarsi. Il processo di riproduzione è, come per gli altri ragni, piuttosto diverso da quello dei mammiferi. Il maschio rilascia il suo seme su una ragnatela (tela spermica) per poi assorbirlo attraverso i suoi pedipalpi (come delle piccole zampe situate nella parte frontale, usate anche per funzioni tattili). Trovata la tana di una possibile partner, inizia il corteggiamento tamburellando con le zampe anteriori per far capire le proprie intenzioni e per assicurarsi di essere della stessa specie. Se la compagna è disposta ad accoppiarsi inizierà a sua volta a tamburellare.

Dopo i preliminari il maschio inserirà i suoi pedipalpi nella spermateca (una fessura ellittica presente nell'addome della femmina) per rilasciare il suo seme.

Terminato l'accoppiamento il maschio dovrà scappare velocemente o rischierà di essere mangiato.

Dopo l'accoppiamento, in base alla specie, verranno depositate dalle 50 alle 2000 uova che saranno controllate dalla madre per 6/7 settimane. Una volta schiuse le uova i piccoli di ragno (spiderling) rimarranno nelle vicinanze per qualche tempo per poi disperdersi in tutte le direzioni.

Tarantole come animali domestici[modifica | modifica wikitesto]

Un maschio di Grammostola rosea all'interno di un terrario

Le tarantole sono tenute da alcuni come animali domestici per via della loro silenziosità, dello spazio ridotto di cui necessitano, delle poche cure necessarie, dell'assenza di cattivi odori e del loro basso costo.

Generalmente le specie più consigliate per i novizi sono la Grammostola rosea (anche chiamata Chilean Rose) oppure quelle appartenenti alla famiglia Brachypelma (che però sono soggette a controlli CITES). Il carattere in genere mansueto, la facilità di garantirgli parametri ambientali corretti e la facile reperibilità sul mercato fanno di queste tarantole un ottimo punto di partenza.

Il terrario, in vetro o plastica per gli esemplari più piccoli, va scelto in base al tipo di ragno: terricolo, arboricolo o scavatore.

L'altezza non dev'essere eccessiva per i ragni terricoli (al massimo 30 cm dal substrato, per minimizzare il rischio cadute) mentre dev'essere maggiore per i ragni arboricoli (40–80 cm) in modo che possano arrampicarsi e creare le loro ragnatele tubulari.

Generalmente come substrato è consigliato qualche centimetro di torba irlandese, che non dove essere assolutamente concimata e/o trattata. Per i ragni scavatori tale substrato dovrà essere aumentato fino a 20/40 cm. Come decorazione si può posizionare un sasso liscio al centro del terrario per evitare che il ragno cadendo dalle pareti lo colpisca. Per le specie arboricole non devono mancare cortecce o altri materiali per arrampicarsi e poter creare le loro tele.

Ogni specie necessita di una temperatura media e un'umidità relativa particolari. Per quanto riguarda la temperatura si possono utilizzare tappetini riscaldanti oppure cavetti termici, entrambi da utilizzare all'esterno del terrario. Per l'umidità spesso viene utilizzato un recipiente d'acqua abbinato a delle spruzzate tramite vaporizzatore.

Legislazione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Alcuni dei contenuti riportati potrebbero non essere legalmente accurati, corretti, aggiornati o potrebbero essere illegali in alcuni paesi. Le informazioni hanno solo fine illustrativo. Wikipedia non dà consigli legali: leggi le avvertenze.

La legge nº 213 del 1º agosto 2003 sancisce che È vietato a chiunque detenere, commercializzare, importare, esportare o riesportare tutti gli esemplari vivi di aracnidi selvatici, ovvero provenienti da riproduzioni in cattività, che possono arrecare, con la loro azione diretta, effetti mortali o invalidanti per l'uomo o che comunque possono costituire pericolo per l'incolumità pubblica[3].

Non esiste una lista degli aracnidi invalidanti o mortali però, valutando gli effetti dei veleni, si può dedurre quali specie siano illecite e quali no. La seguente lista riporta tutti gli aracnidi invalidanti o mortali per l'uomo (esclusi casi di reazioni allergiche) e per questo illegali da detenere.

ORDINE: ARANEAE

– Sottordine Mygalomorphae (Orthognatha)

Famiglia      DIPLURIDAE:

Trechona (tutte le specie)

Famiglia      HEXATHELIDAE:

Atrax (tutte le specie)

Hadronyche (tutte le specie)

Macrothele (tutte le specie)

Famiglia      ACTINOPODIDAE:

Missulena (tutte le specie)

Famiglia      THERAPHOSIDAE:

Harpactirella (tutte le specie)

– Sottordine Araneomorphae  (Labidognatha)

Famiglia           MITURGIDAE: 

Cheiracanthium (tutte le specie)

Famiglia           CTENIDAE:

Ctenus (tutte le specie)

Phoneutria (tutte le specie)

Famiglia           SICARIIDAE:

Loxosceles (tutte le specie)

Sicarius (tutte le specie)

Famiglia THERIDIIDAE:

Latrodectus (tutte le specie)

ORDINE SCORPIONES

Famiglia BUTHIDAE:

Tutti i generi.

Famiglia SCORPIONIDAE:

Nebo (tutte le specie)

Famiglia HEMISCORPIIDAE:

Hemiscorpius (tutte le specie)

Morsi e trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Un Pterinochilus murinus nella tipica posizione di difesa

Non ci sono prove di morti causate dal morso di tarantole agli umani.

La documentazione riguardante gli effetti dei morsi di tarantole è piuttosto scarsa, comunque per molte specie gli effetti sono inferiori ad una semplice puntura di vespa.

A parte il dolore, l'unico pericolo è la possibilità di una reazione allergica o di infezione, molto rara.

Prima di attaccare la tarantola generalmente assume una posizione di avvertimento alzando la parte anteriore del corpo mostrando chiaramente i suoi aculei veleniferi e, in alcune specie, emettendo un suono stridulo. Se questo avvertimento non bastasse a scoraggiare il nemico, si gira per lanciare i peli urticanti eventualmente presenti sull'addome. Solo a questo punto e solo se impossibilitata alla fuga la tarantola scatta velocemente per infliggere il morso.

Tarantole come cibo[modifica | modifica wikitesto]

In uno speciale del National Geographic è stato illustrato come alcune tribù delle Amazzoni cacciano e cucinano le tarantole.

I ragni vengono catturati con l'ausilio di un bastone e le loro zampe legate assieme per poi essere arrostiti ancora vivi.

La Theraphosa blondi è considerata una prelibatezza dagli indigeni Piaroa del Venezuela.

Altro luogo in cui la tarantola è diffusa come cibo è la Cambogia[4].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Sottofamiglie[modifica | modifica wikitesto]

A luglio 2017 la famiglia Theraphosidae è suddivisa in 13 sottofamiglie, contenenti ben 144 generi e circa 954 specie[5]; la suddivisione in sottofamiglie segue quella adottata dal Museo di Storia Naturale di Berna[6]:

Denominazioni in disuso[modifica | modifica wikitesto]

  • Poecilotheriinae; a questa sottofamiglia monotipica appartengono ragni arboricoli dell'India e dello Sri Lanka, alcuni dei quali sono considerati specie in pericolo di estinzione; dal 2012, tutti i suoi generi tranne Poecilotheria hanno assunto il rango di tribù (Poecilotheriini), ed è stata inserita nella sottofamiglia Selenocosmiinae.
  • Spelopelminae, sottofamiglia assorbita nel 2003 nei Theraphosinae.

Generi in ordine alfabetico[modifica | modifica wikitesto]

I 144 generi in ordine alfabetico sono:

  1. Acanthopelma F. O. P.-Cambridge, 1897 [7] - America centrale, Guyana
  2. Acanthoscurria Ausserer, 1871 - America meridionale
  3. Acentropelma Pocock, 1901 - Messico, Guatemala, Belize
  4. Aenigmarachne Schmidt, 2005 - Costa Rica
  5. Agnostopelma Pérez-Miles & Weinmann, 2010 - Colombia
  6. Aguapanela Perafán & Cifuentes, 2015 - Colombia
  7. Ami Pérez-Miles, 2008 - Costa Rica
  8. Annandaliella Hirst, 1909[8] - India
  9. Anoploscelus Pocock, 1897[9] - Uganda, Tanzania, Ruanda
  10. Antillena Bertani, Huff & Fukushima, 2017 - Repubblica Dominicana
  11. Aphonopelma Pocock, 1901 - USA, Messico, America centrale
  12. Augacephalus Gallon, 2002 - Africa meridionale e orientale
  13. Avicularia Lamarck, 1818 - America meridionale
  14. Bacillochilus Gallon, 2010 - Angola
  15. Barropelma Chamberlin, 1940 - Panama
  16. Batesiella Pocock, 1903[10] - Camerun
  17. Bistriopelma Kaderka, 2015 - Perù
  18. Bonnetina Vol, 2000 - Messico
  19. Brachionopus Pocock, 1897 [11] - Sudafrica
  20. Brachypelma Simon, 1891 [12] - Messico, Costa Rica, Guatemala, Panama
  21. Bumba Pérez-Miles, Bonaldo & Miglio, 2014 - Brasile, Venezuela, Ecuador
  22. Cardiopelma Vol, 1999 [13] - non conosciuto
  23. Caribena Fukushima & Bertani, 2017 - Porto Rico, Cuba, Isole Vergini USA, Martinica
  24. Catanduba Yamamoto, Lucas & Brescovit, 2012 - Brasile
  25. Catumiri Guadanucci, 2004 - Brasile, Argentina, Cile
  26. Ceratogyrus Pocock, 1897 - Africa meridionale
  27. Chaetopelma Ausserer, 1871 - Medio Oriente, Egitto, Turchia, Cipro
  28. Chilobrachys Karsch, 1891 - India, Myanmar, Cina
  29. Chromatopelma Schmidt, 1995 - Venezuela
  30. Citharacanthus Pocock, 1901 - Cuba, Guatemala, Messico
  31. Citharognathus Pocock, 1895 - Borneo, Cina
  32. Clavopelma Chamberlin, 1940 [14] - Messico
  33. Coremiocnemis Simon, 1892 - Malaysia, Queensland
  34. Cotztetlana Mendoza, 2012 - Messico
  35. Crassicrus Reichling & West, 1996 [15] - Belize
  36. Cubanana Ortiz, 2008 - Cuba
  37. Cyclosternum Ausserer, 1871 - America centrale, Brasile, Venezuela
  38. Cyriocosmus Simon, 1903 - Brasile, Perù, Bolivia, Venezuela
  39. Cyriopagopus Simon, 1887 - Malaysia, Filippine
  40. Cyrtopholis Simon, 1892 - Cuba, Giamaica, America centrale
  41. Davus O. Pickard-Cambridge, 1892 - Costarica, Messico, Guatemala, Nicaragua, Panama
  42. Dolichothele Mello-Leitão, 1923 - Brasile, Bolivia
  43. Encyocratella Strand, 1907 - Tanzania
  44. Encyocrates Simon, 1892 - Madagascar
  45. Ephebopus Simon, 1892 [16] - Guiana francese, Brasile, Ecuador
  46. Euathlus Ausserer, 1875 - Cile, Argentina, Ecuador
  47. Eucratoscelus Pocock, 1898 - Tanzania, Kenya
  48. Eumenophorus Pocock, 1897 - Sierra Leone
  49. Eupalaestrus Pocock, 1901 - Brasile, Paraguay, Argentina
  50. Euphrictus Hirst, 1908 [17] - Camerun, Congo
  51. Euripelmella Strand, 1907 - Guatemala
  52. Euthycaelus Simon, 1889 - Colombia, Venezuela
  53. Grammostola Simon, 1892 - America meridionale
  54. Guyruita Guadanucci e al., 2007 - Brasile
  55. Hapalopus Ausserer, 1875 - Brasile, Venezuela, Messico
  56. Hapalotremus Simon, 1903 - Brasile, Bolivia, Perù
  57. Haploclastus Simon, 1892 - India
  58. Haplocosmia Schmidt & von Wirth, 1996 - Nepal
  59. Harpactira Ausserer, 1871 - Sudafrica
  60. Harpactirella Purcell, 1902 - Sudafrica
  61. Hemirrhagus Simon, 1903 - Messico
  62. Heterophrictus Pocock, 1900 - India
  63. Heteroscodra Pocock, 1899 - Gabon, Congo, Camerun
  64. Heterothele Karsch, 1879 - Congo, Gabon, Tanzania, Camerun
  65. Holothele Karsch, 1879 - Venezuela, Porto Rico, Brasile
  66. Homoeomma Ausserer, 1871 - Brasile, Argentina, Perù
  67. Hysterocrates Simon, 1892 - Camerun, Golfo di Guinea
  68. Idiothele Hewitt, 1919 [18] - Africa meridionale
  69. Iridopelma Pocock, 1901 - Brasile
  70. Ischnocolus Ausserer, 1871 - Africa settentrionale, Spagna, Italia
  71. Kankuamo Perafán, Galvis & Pérez-Miles, 2016 - Colombia
  72. Kochiana Fukushima, Nagahama & Bertani, 2008 - Brasile
  73. Lampropelma Simon, 1892 - Indonesia, Malaysia, Singapore
  74. Lasiodora C. L. Koch, 1850 - Brasile, Costa Rica, Argentina
  75. Lasiodorides Schmidt & Bischoff, 1997 - Perù, Ecuador
  76. Longilyra Gabriel, 2014 - El Salvador
  77. Loxomphalia Simon, 1889 - Zanzibar (Tanzania)
  78. Loxoptygus Simon, 1903 - Etiopia
  79. Lyrognathus Pocock, 1895 - India, Malaysia
  80. Magnacarina Mendoza, Locht, Kaderka, Medina & Pérez-Miles, 2016 - Messico
  81. Magulla Simon, 1892 - Brasile
  82. Mascaraneus Gallon, 2005 - isole Mauritius
  83. Megaphobema Pocock, 1901 - Costa Rica, Colombia, Brasile
  84. Melloleitaoina Gerschman & Schiapelli, 1960 - Argentina
  85. Metriopelma Becker, 1878 - Venezuela, Panama, Costa Rica, Messico
  86. Miaschistopus Pocock, 1897 - Venezuela
  87. Monocentropus Pocock, 1897 - Socotra, Madagascar, Yemen
  88. Munduruku Miglio, Bonaldo & Pérez-MIles, 2013 - Brasile
  89. Mygalarachne Ausserer, 1871 - Honduras
  90. Myostola Simon, 1903 - Gabon, Camerun
  91. Neischnocolus Petrunkevitch, 1925 - Panama
  92. Neoheterophrictus Siliwal & Raven, 2012 - India
  93. Neoholothele Guadanucci & Weinmann, 2015 - Colombia, Venezuela, Trinidad e Tobago
  94. Neostenotarsus Pribik & Weinmann, 2004 - Guiana francese
  95. Nesiergus Simon, 1903 - Isole Seychelles
  96. Nesipelma Schmidt & Kovarik, 1996 - Saint Kitts e Nevis (Piccole Antille)
  97. Nhandu Lucas, 1983 - Brasile, Paraguay
  98. Omothymus Thorell, 1891 - Malesia
  99. Ornithoctonus Pocock, 1892 - Thailandia, Myanmar
  100. Orphnaecus Simon, 1892 - Filippine
  101. Ozopactus Simon, 1889[8] - Venezuela
  102. Pachistopelma Pocock, 1901 - Guyana, Brasile
  103. Pamphobeteus Pocock, 1901 - Colombia, Ecuador, Perù
  104. Pelinobius Karsch, 1885 - Kenya, Tanzania
  105. Phlogiellus Pocock, 1897 - Filippine, Myanmar, Giava
  106. Phoneyusa Karsch, 1884 - Africa
  107. Phormictopus Pocock, 1901 - Cuba, America meridionale
  108. Phormingochilus Pocock, 1895 - Borneo, Sumatra
  109. Phrixotrichus Simon, 1889 - Argentina, Cile
  110. Plesiopelma Pocock, 1901 - Brasile, Uruguay, Paraguay
  111. Plesiophrictus Pocock, 1899 - India
  112. Poecilotheria Simon, 1885 [19] - India, Sri Lanka
  113. Proshapalopus Mello-Leitão, 1923 - Brasile
  114. Psalmopoeus Pocock, 1895[8][20] - Colombia, Costa Rica, Panama, Venezuela
  115. Psednocnemis West, Nunn & Hogg, 2012 - Malaysia, Borneo
  116. Pseudhapalopus Strand, 1907 [21] - Bolivia, Colombia
  117. Pterinochilus Pocock, 1897 - Africa
  118. Pterinopelma Pocock, 1901 - Brasile
  119. Reichlingia Rudloff, 2001[22] - Belize
  120. Reversopelma Schmidt, 2001 - Ecuador, Perù
  121. Sahydroaraneus Mirza & Sanap, 2014 - India (Eumenophorinae)
  122. Schismatothele Karsch, 1879[23] - Venezuela
  123. Schizopelma F. O. P.-Cambridge, 1897 - Messico, Guatemala
  124. Scopelobates Simon, 1903[24] - Repubblica Dominicana
  125. Selenocosmia Ausserer, 1871 - Indonesia, Vietnam, Myanmar, Filippine
  126. Selenogyrus Pocock, 1897 [25] - Costa d'Avorio, Sierra Leone
  127. Selenotholus Hogg, 1902 - Territorio del Nord (Australia)
  128. Selenotypus Pocock, 1895 - Queensland
  129. Sericopelma Ausserer, 1875 [26] - Costa Rica, Venezuela, Panama
  130. Sickius Soares & Camargo, 1948 - Brasile
  131. Sphaerobothria Karsch, 1879 - Costa Rica
  132. Stichoplastoris Rudloff, 1997 - Costa Rica, El Salvador
  133. Stromatopelma Karsch, 1881 - Africa occidentale
  134. Tapinauchenius Ausserer, 1871[20] - Guiana francese, Ecuador, Brasile
  135. Theraphosa Thorell, 1870 - Venezuela, Brasile, Guyana
  136. Thrigmopoeus Pocock, 1899 - India.
  137. Thrixopelma Schmidt, 1994 - Perù, Cile
  138. Tmesiphantes Simon, 1892 [27] - Brasile
  139. Trichognathella Gallon, 2002 - Sudafrica
  140. Trichopelma Simon, 1888[28] - Sudafrica
  141. Typhoclaena C. L. Koch, 1850 - Brasile
  142. Vitalius Lucas, Silva & Bertani, 1993 - Brasile
  143. Xenesthis Simon, 1891 - Venezuela, Panama, Colombia
  144. Ybyrapora Fukushima & Bertani, 2017 - Brasile (Aviculariinae)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stanley A. Schultz, Marguerite J. Schultz (1998) The Tarantula Keeper's Guide, Barron's Educational Series, ISBN 0-7641-0076-9
  2. ^ Cooke, J.A.L., Roth, V.D., Miller, F.H. (1972). The urticating hairs of theraphosid spiders. American Museum novitates 2498. PDF (12Mb) - Abstract
  3. ^ *** Normattiva ***
  4. ^ Ray, Nick (2002), Lonely Planet Cambodia, Lonely Planet Publications, ISBN 1-74059-111-9. p. 308.
  5. ^ (EN) Theraphosidae, su World Spider Catalogue, versione 18.0. URL consultato il 6 luglio 2017.
  6. ^ Theraphosids of the world, tarantulas.su.
  7. ^ Rimosso da Ischnocolinae in quanto non presenta peli urticanti, da gran parte degli autori inserito nella sottofamiglia monotipica Acanthopelminae
  8. ^ a b c Sito sulle tarantole gestito dall'aracnologo M. Jacobi
  9. ^ Staccato recentemente da Phoneyusa
  10. ^ Sinonimo di Encyocrates secondo l'aracnologo Raven, 1985
  11. ^ Trasferito dalla famiglia Barychelidae da un lavoro di Raven (1985a), contra altri pareri (Charpentier, 1993, Schmidt, 2002a e Schmidt, 2008)
  12. ^ Era sinonimo di Euathlus, secondo l'aracnologo Schmidt 1992
  13. ^ Genere che ha il record di piccolezza di descrizione nella letteratura scientifica: l'aracnologo Vol ne ha esaminato la sola spermateca in un suo studio (1999a)
  14. ^ Sinonimo di Rhechostica secondo l'aracnologo Raven, 1985
  15. ^ Possiede peli urticanti
  16. ^ Fa parte degli Aviculariinae a seguito di un lavoro dell'aracnologo Lucas e al., del 1991
  17. ^ Spostato qui dalla sottofamiglia Selenocosmiinae a seguito di un lavoro dell'aracnologo Schmidt (1993d)
  18. ^ Sinonimo di Pterinochilus secondo l'aracnologo Raven, 1985
  19. ^ Secondo alcuni autori merita di rifluire in una sottofamiglia monotipica a parte, Poecilotheriinae
  20. ^ a b A seguito di un lavoro di West et al, 2008, è un Aviculariinae; da altri autori è considerato un Selenocosmiinae [1]
  21. ^ Sinonimo di Paraphysa secondo l'aracnologo Raven 1985
  22. ^ Genere trasferito dalle Barychelidae nel 2014 a seguito di uno studio di Guadanucci
  23. ^ non presenta peli urticanti
  24. ^ Rimosso dalla sinonimia con Holothele a seguito di un lavoro degli aracnologi Guadanucci, Perafán & Valencia-Cuéllar del 2017
  25. ^ Spostato qui dalla sottofamiglia Selenocosmiinae a seguito di un lavoro dell'aracnologo A. M. Smith (1990b)
  26. ^ Sinonimo di Mygalarachne secondo l'aracnologo Raven, 1985
  27. ^ Sinonimo di Dryptopelma secondo l'aracnologo Raven, 1985
  28. ^ Trasferito dalle Barychelidae a seguito di un lavoro di Guadanucci del 2014

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