The Social Dilemma

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The Social Dilemma
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno2020
Durata94 min
Generedocumentario, drammatico
RegiaJeff Orlowski:
SceneggiaturaDavis Coombe, Vickie Curtis, Jeff Orlowski
ProduttoreLarissa Rhodes
Casa di produzioneExposure Labs, Argent Pictures
Distribuzione in italianoNetflix
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

The Social Dilemma è un docufilm diretto da Jeff Orlowski e scritto dallo stesso Orlowski insieme a Davis Coombe e Vickie Curtis. Presentato il 26 gennaio 2020 al Sundance Film Festival.

Il film esamina la diffusione dei social media e il danno che essi causano alla società, concentrandosi particolarmente sullo sfruttamento e sulla manipolazione degli utenti, attraverso l'utilizzo di tecniche come il data mining e la vendita dei dati personali. The social dilemma approfondisce alcuni aspetti dei social media: la dipendenza che provocano, in particolare nei più giovani, l'uso in politica, il contributo alla diffusione di teorie complottistiche, gli effetti sulla salute mentale.[1][2][3][4]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il documentario presenta Ben, un ragazzo con una chiara dipendenza da social media, che, costretto dalla madre a non utilizzare il cellulare per una settimana, entra in uno stato di crisi. I sintomi sono legati alla dipendenza da internet, ossia la necessità di stare sempre più connessi per raggiungere uno stato di temporanea soddisfazione personale. L'astinenza dà a Ben una sensazione di disagio psicofisico e un vero e proprio "craving", ovvero il desiderio incontrollabile di qualcosa che porta gratificazione all'utilizzatore, caratterizzato dall’aumento di pensieri fissi e da forti impulsi. Il protagonista cerca in tutti i modi di sfuggire all'attenzione della madre per connettersi; da questo si capisce quanto i sintomi assomiglino a quelli di una qualsiasi altra dipendenza.

Nel film vengono mostrate in parallelo le vicende di un gruppo di esperti che attraverso l'utilizzo di impulsi, immagini e informazioni personalizzate manipolano l'attenzione di tre avatar diversi che corrispondono a Ben.

Nei titoli di coda, con le raccomandazioni degli intervistati sopra citati, che consigliano tra l’altro di ridurre drasticamente il tempo passato al cellulare, di evitare di creare profili social a ragazzi troppo giovani, di disattivare le notifiche, di seguire più personaggi politici possibile e di ampliare gli interessi seguiti attraverso queste piattaforme. Tutto questo con il fine ultimo di ‘spiazzare’ gli algoritmi ed evitare che ci condizionino oltre misura

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel documentario vengono intervistati diversi ex dipendenti di alcune grandi multinazionali della Silicon Valley, tra cui: Tristan Harris, Aza Raskin, Roger McNamee, Justin Rosenstein, Shoshana Zuboff, Jonathan Haidt, Sean Parker, Jaron Lanier, Anna Lembke e Sophia Hammons. Nelle interviste vengono esaminate le diverse problematiche relative ai social media, mentre nella parte d'invenzione viene spiegata la funzione principale dei social media.[5]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il filone narrativo del documentario diretto da Jeff Orlowski, regista già vincitore di un Emmy Award con Chasing Ice (2012), si muove in parallelo su due filoni: Facebook, Google e Apple. Le interviste vengono alternate a scene d'invenzione che hanno come protagonista un adolescente di nome Ben, dipendente dai social media, e includono una rappresentazione metaforica del sistema di programmazione che sta alla base dei social. Il sistema viene rappresentato con l'utilizzo di tre avatar di Ben con cui il regista dà vita al sistema operativo dello smartphone del protagonista.[6]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Lakeshore Records ha pubblicato un album della colonna sonora per il documentario Netflix The Social Dilemma. L'album contiene la musica originale del film composta da Mark Crawford. È inclusa anche la cover di Brandi Carlile e Renée Elise Goldsberry di I Put a Spell on You (disponibile anche separatamente come singolo digitale).

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi a rispondere alle critiche del docufilm è stato proprio il creatore di Facebook Mark Zuckerberg, egli ha pubblicato un lungo intervento in cui prende le distanze dal documentario, accusandolo di “seppellire il contenuto nel sensazionalismo”. Secondo i rappresentanti di Facebook, infatti, “invece di offrire uno sguardo sfaccettato alla tecnologia, dà una visione distorta di come funzionano i social media per creare un perfetto capro espiatorio per quelli che sono problemi sociali complessi e difficili”. Una delle critiche principali è quella rivolta all’algoritmo di selezione dei contenuti, che farebbe vedere a un utente solo le cose che già in partenza potranno piacergli o con cui sarà d'accordo, con il risultato di esacerbare gli scontri politici e d’opinione; anche su questo Facebook risponde sostenendo che l’algoritmo è invece uno strumento “utile e rilevante”.[7]

Nel 2010, la scrittrice britannica Zadie Smith ha invitato gli utenti di Facebook a fare un passo indietro e a considerare l'aspetto del proprio “wall” di Facebook: non sembra ridicolo, ha chiesto, “la tua vita in questo formato? L'ultima difesa di ogni Facebook addicted è: "mi aiuta a restare in contatto con le persone che sono lontane" Bene, anche email e Skype fanno questo e hanno il vantaggio di non costringerti a interfacciarti con la mente di Mark Zuckerberg”.[8]

“Mai prima d'ora nella storia le decisioni di una manciata di designer (per lo più uomini, bianchi, residenti a San Francisco, di età compresa tra 25 e 35 anni) che lavorano in 3 aziende” – Google, Apple e Facebook – “hanno avuto un impatto così grande su come milioni di persone tutto il mondo dedicano la loro attenzione", ha scritto l' "etico del design" di Google Tristan Harris in un manifesto PowerPoint di 144 pagine chiamato A Call To Minimize Distraction & Respect Users' Attention.

Su Huffpost, Adele Sarno definisce “The social dilemma” non tanto come il documentario che tutti dobbiamo guardare quanto piuttosto il documentario che tutti siamo costretti a guardare. Il doc che fa conoscere a tutto il mondo l’algoritmo che governa i socialnetwork usa proprio un algoritmo per fare in modo che tutti lo guardino.[9]

Anche il New York Times ha commentato l'argomento, affermando che il film presenta "disertori di coscienza di aziende come Facebook, Twitter e Instagram che spiegano che la perniciosità delle piattaforme di social network sia una caratteristica, non un bug".

Ovviamente non sono mancate le critiche a favore del documentario, Mark Kennedy di ABC News ha definito il film "uno sguardo illuminante sul modo in cui i social media sono progettati per creare dipendenza e manipolare il nostro comportamento, raccontato da alcune delle stesse persone che hanno supervisionato i sistemi in luoghi come Facebook, Google e Twitter". " e ha dichiarato che "ti farà immediatamente desiderare di gettare il tuo smartphone nel bidone della spazzatura e poi gettare il bidone della spazzatura attraverso la finestra di un dirigente di Facebook".[10]

Dennis Harvey di Variety ha affermato che il film fa un buon lavoro nello spiegare come "ciò che è a rischio, chiaramente non è solo il profitto, o i bambini poco socializzati, ma la fiducia empatica che lega le società, così come la solidità delle istituzioni democratiche, rendendo il nostro apprendimento indebolito da una dieta costante di "meme" che deformano la prospettiva ".[11]

David Ehrlich di IndieWire ha affermato che il film è "l'analisi dei social media più lucida, succinta e profondamente terrificante mai creata". Una recensione del Financial Times ha affermato che il film "descrive con attenzione i livelli di depressione tra bambini e adolescenti; i terrapiattisti ei suprematisti bianchi; il genocidio in Birmania; la disinformazione sul Covid; e la messa in pericolo della verità oggettiva e la disgregazione sociale».[12]

Un articolo di Paolo Sawers pubblicato su Venture Beat definisce il film "una chiamata alle armi che si sforza di provocare una risposta reale da parte di legislatori, aziende e pubblico in generale prima che sia troppo tardi".[13] In un articolo di recensione di Vanity Fair, affermano "Il dilemma sociale potrebbe finalmente convincerti che siamo osservati, manipolati e fuorviati da piattaforme senza scrupoli e algoritmi che attirano l'attenzione".[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come i social media ti cambiano il cervello, su Focus.it. URL consultato l'11 dicembre 2021.
  2. ^ The Social Dilemma: i social nuocciono davvero alla tua salute mentale?, su Vogue Italia, 10 ottobre 2020. URL consultato l'11 dicembre 2021.
  3. ^ The Social Dilemma (2020) - Recensione del documentario, su State of Mind, 18 dicembre 2020. URL consultato l'11 dicembre 2021.
  4. ^ (EN) Devika Girish, ‘The Social Dilemma’ Review: Unplug and Run, in The New York Times, 9 settembre 2020. URL consultato l'11 dicembre 2021.
  5. ^ Eugenio Spagnuolo, «The Social Dilemma», chi sono i protagonisti (da Tristan Harris a Jaron Lanier e Justin Rosenstein), su GQ Italia. URL consultato il 3 gennaio 2020.
  6. ^ The Social Dilemma (2020) noi e i social network -Recensione del docufilm, su State of Mind, 25 novembre 2020. URL consultato il 22 febbraio 2021.
  7. ^ Facebook risponde alle critiche di The Social Dilemma, su Wired, 6 ottobre 2020. URL consultato il 5 giugno 2021.
  8. ^ (EN) 'A climate change-scale problem': how the internet is destroying us, su the Guardian, 8 settembre 2020. URL consultato il 5 giugno 2021.
  9. ^ "The social dilemma" spiega, ma usa, le trappole del web. E ci costringe a guardarlo (di A. Sarno), su L'HuffPost, 24 settembre 2020. URL consultato il 5 giugno 2021.
  10. ^ (EN) A. B. C. News, Review: Put down that phone, urges doc 'The Social Dilemma', su ABC News. URL consultato il 5 giugno 2021.
  11. ^ (EN) Dennis Harvey, Dennis Harvey, ‘The Social Dilemma’: Film Review, su Variety, 1º febbraio 2020. URL consultato il 5 giugno 2021.
  12. ^ Subscribe to read | Financial Times, su www.ft.com. URL consultato il 5 giugno 2021.
  13. ^ (EN) The Social Dilemma: How digital platforms pose an existential threat to society, su VentureBeat, 2 settembre 2020. URL consultato il 5 giugno 2021.
  14. ^ (EN) Anthony Breznican, This Documentary Will Make You Deactivate Your Social Media, su Vanity Fair. URL consultato il 5 giugno 2021.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]