The Secret of Kells

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The Secret of Kells
SecretofKells.png
Una scena del film
Titolo originaleThe Secret of Kells
Paese di produzioneFrancia, Belgio, Irlanda
Anno2009
Durata75 min
Genereanimazione
RegiaTomm Moore, Nora Twomey (co-regista)
SoggettoTomm Moore
SceneggiaturaFabrice Ziolkowski
ProduttoreDidier Brunner, Vivian Van Fleteren e Paul Young
Produttore esecutivoIvan Rouveure
Casa di produzioneLes Armateurs, Vivi Film, Cartoon Saloon, France 2 Cinéma
MontaggioFabienne Alvarez-Giro
MusicheBruno Coulais (con lo speciale contributo dei Kíla)[1]
Art directorRoss Stewart
SfondiAurélie Bernard, Adrien Mérigeau
Doppiatori originali

The Secret of Kells è un film d'animazione del 2009, candidato all'Oscar 2010 come miglior film d'animazione.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia è ambientata nel IX secolo: Brendan è un ragazzo di dodici anni, che vive nell'abbazia fortificata di Kells, con suo zio Cellach, uomo severo e autoritario che lo educa con grande rigore nell'attesa che un giorno suo nipote possa seguire i suoi stessi passi. Un giorno, Brendan incontra Fratello Aidan, un anziano maestro miniatore che gli mostra la bellezza dell'arte e stimola la sua creatività attraverso le pagine dello straordinario, ma non ancora completo, Libro di Kells. Brendan è determinato a realizzare il suo sogno: completare le ultime pagine del Libro prima che sia troppo tardi. Per farlo però dovrà intraprendere un rischioso viaggio, che lo porterà per la prima volta fuori delle mura dell'abbazia. Brendan scoprirà così le sue più profonde paure.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La realizzazione del lungometraggio ha richiesto l'opera di svariati studi di animazione delle più diverse nazionalità: gli irlandesi Cartoon Salon e A Man & Ink, i belgi Walking the Dog e Digital Graphics Studio, l'ungherese Kecskemet Film, il brasiliano Lightstar e il francese Blue Spirit Studio.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Come da titoli di coda.
  2. ^ (EN) Melena Ryzik, An Indie Takes On Animation’s Big Boys, in New York Times, 02 marzo 2010. URL consultato il 12 ottobre 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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