The Cell - La cellula

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The Cell - La cellula
The Cell (2000) Tarsem Singh.png
Titolo originale The Cell
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2000
Durata 107 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2.35:1
Genere horror fantascientifico, thriller
Regia Tarsem Singh
Soggetto Mark Protosevich
Sceneggiatura Mark Protosevich
Fotografia Paul Laufer
Montaggio Robert Duffy, Paul Rubell
Effetti speciali John S. Baker, Tony Centonze
Musiche Howard Shore
Scenografia Tom Foden
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

The Cell - La cellula è un film horror fantascientifico del 2000 diretto da Tarsem Singh e interpretato tra gli altri da Jennifer Lopez, Vince Vaughn e Vincent D'Onofrio.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La storia è ambientata in un futuro non troppo lontano, in cui una particolare tecnologia permette ad addetti specializzati di venire proiettati all'interno della mente di pazienti in cura presso laboratori sperimentali. Catherine è un'assistente sociale che lavora in uno di questi centri e da tempo sta lavorando con un bambino in coma: nel tentativo di risvegliarlo a cadenza regolare si immerge nella sua mente al fine di conquistare la sua fiducia e liberarlo dalle costrizioni che lo tengono intrappolato dentro se stesso. Nonostante i progressi fatti, i genitori del piccolo decidono di fermare la sperimentazione e tentare altri modi per risvegliare il figlio, ponendo un termine inderogabile a Catherine.

Nel frattempo viene catturato Carl Stargher, un maniaco che uccide le proprie vittime facendole annegare all'interno di una cellula sigillata che si riempie poco per volta d'acqua e trasformandole successivamente in oggetti sessuali. Carl viene catturato dall'agente Peter Novak e la sua squadra che sta investigando sulla scomparsa dell'ultima vittima del mostro. L'uomo però è in coma dopo che ha esaurito gli psicofarmaci che lo tenevano lucido e gli permettevano di controllare le terribili voci nella sua testa.

Dal momento che l'ultima vittima non viene ritrovata e calcolando che secondo le abitudini dell'uomo (di cui l'FBI viene a sapere grazie ad una videocassetta) la donna potrebbe ancora essere viva si decide di trasportare Carl al centro dove lavora Catherine e si chiede a questa di investigare nella mente di Carl per trovare l'ubicazione della cellula di tortura del mostro. Questo naturalmente comporta grossi rischi per Catherine che, visti i problemi dell'uomo, potrebbe perdersi all'interno della mente distorta di Carl e non riuscire a fare ritorno.

Fin dalla prima immersione è chiaro che l'uomo è particolarmente disturbato e vede se stesso come un despota malvagio all'interno di un proprio mondo perverso, in cui le sue vittime assumono le sembianze di bambole sodomizzate e irriconoscibili. Catherine, terrorizzata, riesce ad uscire dalla mente di Carl poco prima di venire aggredita. Fuori esterna le sue paure, ma Novak le pone la questione della salvezza dell'ultima ragazza rapita e la convince a rientrare nella testa di Carl.

Catherine accetta a malincuore. Già dal secondo viaggio si accorge che in Carl esistono due personalità: Carl da adulto (il mostro) e Carl bambino (l'innocenza). Man mano che le investigazioni proseguono Catherine adotta il suo solito metodo tentando di guadagnarsi dapprima la fiducia del bambino per poter poi conoscere le risposte che sta cercando sulla cellula. Scopre così che Carl da bambino veniva picchiato selvaggiamente dal padre, persino con un ferro da stiro, e che l'unico amico rimastogli è il suo cane Valentino.

Carl bambino si dimostra disposto ad essere aiutato da Catherine ma è preoccupato per quanto riguarda il mostro e per ciò che questo può fare alla donna. Catherine passa quindi molto velocemente dal mondo di Carl bambino a quello di Carl adulto e alla fine viene colpita da questo e quindi catturata nella sua rete. Questo fa sì che la donna non ricordi più chi sia e diventa parte della realtà distorta dell'uomo, trasformandosi in uno dei suoi oggetti sessuali.

A questo punto vedendo la difficoltà della donna l'agente Novak decide anche lui di entrare nella mente di Carl e liberare Catherine. Alla prima esperienza, a Novak viene consigliato di smuovere Catherine ricordandole fatti personali. Una volta entrato però l'uomo trova una Catherine totalmente fuori di sé, trasformata in una dominatrice sensuale. Questo lo spiazza e permette a Carl di avere il sopravvento su di lui. Viene così torturato ma fa in tempo a risvegliare Catherine dal suo stato di trance e questa riesce a liberarsi e tirar fuori con sé l'agente.

Ma proprio alla fine del viaggio viene identificato il simbolo di produzione dei macchinari usati da Carl per la preparazione dei cadaveri delle proprie vittime e per il suo rito sessuale e tramite altri indizi (come il cane albino Valentino) Novak riesce a trovare la cellula in mezzo ad una zona desertica, sottoterra, e pochi minuti prima della morte della ragazza intrappolata all'interno di questa avviene la liberazione.

Ma Catherine si accorge che dentro Carl non è ancora stata risolta la lotta tra il Carl mostro e il Carl fanciullo e decide quindi di aiutare quest'ultimo ad avere la meglio sul suo alterego malvagio. Inverte così il procedimento e lascia entrare Carl all'interno della sua mente, mettendo a rischio la propria integrità. Qui avviene uno scontro violento con il Carl adulto ma alla fine Catherine riesce ad avere la meglio su di lui e lo immobilizza. Questo però ha una conseguenza inaspettata: anche il piccolo Carl infatti subisce in contemporanea la sua furia, proprio perché in ogni caso il Carl mostro e il Carl bambino sono comunque la stessa persona. A questo punto però il piccolo Carl chiede alla donna di finire l'opera e ucciderlo e, a malincuore, Catherine esegue quest'ultimo gesto. Catherine ritorna alla realtà, sentendosi in colpa per non essere riuscita a salvare l'anima di Stargher, ormai irrecuperabile. Poco tempo dopo, l'agente Novak fa un sopralluogo nell'appartamento di Stargher con l'FBI e Catherine lo raggiunge per salutarlo. La donna prende con se Valentino, il pastore tedesco albino di Stargher e Novak le rivela che ha deciso di dimettersi, troppo sconvolto dall'esperienza vissuta. In più Catherine gli fa sapere che ha deciso di continuare a ricorrere all'inversione del processo, lasciando che siano i suoi pazienti ad entrare nella sua mente e così facendo avere un maggior controllo della situazione e creare un distacco terapeutico tra la persona malata e i suoi incubi. I due si salutano con la promessa di rivedersi. Il film termina con Catherine che cerca di riaquisire la fiducia di Edward, il suo paziente di sempre, portandolo appunto nella sua mente.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

« Dico sempre che se è leggermente ridicolo non va bene, se è davvero ridicolo, va benissimo. »
(Tarsem Singh[1])

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Le riprese sono durate tre mesi, dal 17 giugno 1999 al 22 settembre dello stesso anno.[2]Si sono svolte tra la Namibia e la California.[3]

Trucco ed effetti speciali[modifica | modifica sorgente]

L'ispirazione per la scena in cui il corpo in avanzato stato di decomposizione di Ann viene ritrovato venne a Tarsem quando vide la documentazione scientifica relativa a un vero omicidio. Mostrò queste immagini anche allo staff del trucco, supervisionato da Michelle Burke, che inizialmente doveva ricreare una testa artificiale su cui far camminare delle formiche, ma a causa della mancanza di tempo, l'attrice Catherine Sutherland dovette sottoporsi alle riprese.[1]

Per la scena del sollevamento del corpo del serial killer tramite delle catene attaccate alla pelle con dei ganci, fu realizzata una tuta di sicurezza in lattice che ingabbia il corpo della controfigura di Vincent D'Onofrio, fissandolo con dei cavi che partono dai fianchi e dalle braccia. Per rendere realistica la scena le parti dei cavi sono stati poi coperti in modo tale che la pelle sembrasse tesa.[1]

Per la scena del cavallo tagliato a segmenti ispirata a Damien Hirst[4], venne contattata una clinica veterinaria parigina che conserva sezioni di animali.[1]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Il budget stimato per realizzare il film è di 33.000.000 dollari. Negli USA ha incassato 17.515.050 dollari solo nel primo weekend. Gli incassi totali ammontano a 104.155.843 dollari.[2]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il critico cinematografico Roger Ebert ha considerato il film uno dei migliori dell'anno 2000, affermando: «Tarsem, il regista, è un virtuoso visivo che, senza sforzo, fa il giocoliere con la trama. È splendido il modo in cui miscela così tanti stili, generi in un film così originale».[5]

Mentre invece Morando Morandini scrive: «È, come tentativo di thriller visionario, un bluff che, tolti pochi momenti ingegnosi, ha lo spessore narrativo di un videogioco e il valore grafico della copertina di un CD heavy metal».[6]

Lietta Tornabuoni scrive su La Stampa: «Sono interessanti sia il tentativo di materializzare in immagini una mente malvagia e mostruosa, sia il fallimento del tentativo: un eccesso di artificio troppo lambiccato toglie forza all'impresa».[7]

Marco Balbi scrive su Ciak dell'ottobre del 2000: «è un'opera barocca [...] [il cui problema principale] è proprio la sceneggiatura, una storia inverosimile e prevedibile, una scimmiottatura de Il silenzio degli innocenti».[7]

Sequel[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009 è stato realizzato un spin-off direct-to-video dal titolo The Cell 2 - La soglia del terrore, diretto da Tim Iacofano ed interpretato da Tessie Santiago, Chris Bruno e Frank Whaley.

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica sorgente]

Citazioni di altre opere[modifica | modifica sorgente]

  • Le scene che guarda Catherine in televisione sono del film Il pianeta selvaggio del 1973.[8]
  • Nella scena in cui Catherine parla con Carl mentre questo siede accanto ad una vasca in cui sta pulendo una delle sue vittime ricorda per ambientazione e fotografia il video musicale di Losing My Religion dei R.E.M., diretto dallo stesso Tarsem Singh.[4]
  • La scena in cui Novak entra nella mente di Carl e si trova in un luogo arido con tre donne a bocca spalancata che immobili guardano il cielo, è ispirata all'opera Dawn (1990) di Odd Nerdrum ([1]).[4]
  • La scena in cui un cavallo viene tagliato in segmenti è un riferimento all'opera dell'artista Damien Hirst, in particolare l'installazione Some Comfort Gained from the Acceptance of the Inherent Lies in Everything del 1996.[4]
  • L'ambientazione della scena precedente a quella del cavallo è invece basata sul dipinto Schacht di H. R. Giger.[4]

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Contenuti speciali "Dietro le quinte" del DVD originale del film edito da Warner Home Video.
  2. ^ a b (EN) Box office / business for The cell - La cellula (2000), Internet Movie Database.
  3. ^ (EN) Filming locations for The cell - La cellula (2000), Internet Movie Database.
  4. ^ a b c d e (EN) Trivia for The Cell (2000), Internet Movie Database.
  5. ^ (EN) Roger Ebert, The Best 10 Movies of 2000, rogerebert.com, 31 dicembre 2000.
  6. ^ Morando Morandini, Recensione THE CELL - LA CELLULA - Morandini, Sky.it.
  7. ^ a b The Cell - La cellula in MYmovies, Mo-Net Srl.
  8. ^ (EN) Movie connections for The cell - La cellula (2000), Internet Movie Database.
  9. ^ (EN) Corey Moss, Evanescence's Lee Laughs At 'Idol,' Promises Less Fluff In 'Sweet' Clip in MTV, 26 marzo 2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]