Tesoro di Priamo

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Sophia Schliemann indossa parte del tesoro di Priamo

Il tesoro di Priamo è un insieme di oggetti in metalli preziosi che Heinrich Schliemann scoprì nel sito dell'antica Troia e che egli attribuì al re Priamo. Gli oggetti, ritrovati nel livello denominato Troia II, appartengono in realtà alla prima metà del III millennio a.C. e sono dunque molto più antichi degli avvenimenti narrati nell'Iliade che, secondo la tradizione, sono collocabili all'inizio del XII secolo a.C.).[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il tesoro di Priamo fotografato poco dopo il 1880

Dopo tre anni di scavi il ritrovamento avvenne alla vigilia della chiusura della campagna archeologica, il 14 luglio 1873,[1] e portò alla luce:

  • uno scudo di rame;
  • un calderone di rame con manici;
  • un oggetto di rame non identificato, forse la chiusura di una cassetta;
  • un vaso d'argento contenente due diademi d'oro, tre braccialetti, 8.750 anelli, due piccoli bicchieri, bottoni e altri piccoli oggetti d'oro (i cosiddetti "gioielli di Elena");;
  • un vaso di rame;
  • una bottiglia d'oro battuto;
  • due coppe d'oro, una battuta e una fusa;
  • diversi bicchieri in terracotta rossastra;
  • una coppa di elettro;
  • sei lame di coltello in argento battuto, che Schliemann ritenne fossero state monete;
  • tre vasi d'argento con parti fuse in rame;
  • diversi bicchieri e vasi in argento;
  • tredici punte di lancia in rame;
  • quattordici asce in rame;
  • sette daghe in rame;
  • altri manufatti in rame tra i quali la chiave di una cassetta.

L'autenticità degli oggetti è stata a più riprese messa in dubbio. In particolare Schliemann avrebbe raccolto e messo insieme nel cosiddetto "Tesoro di Priamo" oggetti provenienti da luoghi diversi confezionando un falso resoconto del ritrovamento: in particolare alcuni degli oggetti attribuiti al tesoro compaiono anche in foto di scavo scattate nell'anno precedente al ritrovamento.[2][3]

La storia degli oggetti dopo la loro scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Il cosiddetto Grande diadema esposto al Museo Puskin di Mosca

Schliemann esportò gli oggetti rinvenuti senza permesso: come conseguenza l'ufficiale ottomano incaricato di sorvegliare gli scavi fu imprigionato e il governo gli revocò la concessione di scavo da lui già ottenuta e gli richiese una parte del ritrovamento.

In seguito Schliemann inviò alcuni degli oggetti al governo ottomano, in cambio del permesso di scavare nuovamente a Troia: questa parte del tesoro fu conservata nei musei archeologici di Istanbul.

La parte rimasta in possesso di Schliemann fu invece acquistata nel 1880 dagli allora "Musei Imperiali di Berlino" e fu esposta al Pergamon Museum.

Nel 1945, tuttavia, gli oggetti scomparvero dal bunker nel quale erano stati sistemati a causa delle vicende belliche, sottratti dall'Armata Rossa sovietica: in tale occasione è probabile che alcuni degli oggetti fossero stati sottratti dai militari e immessi nel mercato nero dell'arte. Durante la guerra fredda i Sovietici negarono di conoscere la sorte degli oggetti, ma nel 1993 questi riapparvero nel Museo Puskin di Mosca; oggi sono conservati in parte in questo museo e in parte nell'Ermitage di San Pietroburgo. Nel 1996 si svolsero senza esito trattative per la loro restituzione alla Germania, ma i direttori dei musei russi dichiararono che dovevano essere trattenuti quali compenso per i danni di guerra nazisti alle città russe.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pierre Vidal-Naquet, il mondo di Omero, a cura di Riccardo Di Donato, Saggi. Arti e Lettere, Donzelli editore, 2001, ISBN 978-88-7989-652-8.
  2. ^ Traill (1995)
  3. ^ a b Enrico Franceschini, Tutti lo vogliono ma Mosca non molla, su repubblica.it, 21 febbraio 1998. URL consultato il 19 ottobre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) David Traill, Schliemann of Troy: Treasure and Deceit, New York, 1995, ISBN 0-312-14042-8.
  • (EN) David Traill, "Priam's Treasure": clearly a composite, in Anatolian Studies, nº 50, 2000, pp. 17–35.

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