Terzi (famiglia)

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I Terzi di Bergamo sono un'antica famiglia nobile lombarda, di parte ghibellina fedele al Sacro Romano Impero fino alla sua caduta.

I Terzi derivano dall'originario ceppo dei Signori di Terzo (piccola acropoli abitata in Val Cavallina, ora integrata nel Comune di Borgo di Terzo[1]) che già attorno all'anno 1000 possedeva nel bergamasco castelli e feudi.

Da questo nucleo sono derivati diversi rami della famiglia presenti storicamente a Brescia, Parma, Napoli, Gorizia, Fiume, Praga, ecc. quasi tutti contraddistinti dallo stemma originario semipartito spaccato di rosso, d'argento e di nero[2].

La famiglia è tuttora residente a Bergamo a Palazzo Terzi, nel comune di Brembate di Sopra, a Milano, Torino, Roma e Udine e vanta i titoli di marchese di Palazzolo, conte di Restenau, barone e Cavaliere del Sacro Romano Impero, e nobili di Bergamo.[3]

Giulio Terzi, ambasciatore a riposo ed ex Ministro degli affari esteri della Repubblica italiana nel Governo Monti, rappresenta la successione del ramo primogenito , estinto a Trescore negli anni venti , col titolo di signore di Sant'Agata. Ha due figli, Giulio junior e Nina.

Palazzo Terzi a Bergamo è tutt'ora di proprietà degli eredi di Luigi, Edoardo e Gualtiero Terzi, figli di Gabriele Terzi e Maria Clotilde di Rovasenda.

Arma[modifica | modifica wikitesto]

Semipartito spaccato di rosso, d'argento e di nero.

Oppure: Semipartito troncato d'argento, di rosso e di nero, col capo d'oro carico di un'aquila di nero, coronata del campo.

Oppure: inquartato dalla croce patente d'argento. Nel 1° e 4° d'oro all'aquila bicipite di nero coronata sulle due teste dello stesso; nel 2° e 3° d'azzurro al leone rampante d'oro. Sul tutto troncato: sopra d'oro all'aquila di nero coronato dello stesso; sotto semipartito troncato d'argento di rosso e di nero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Suardi, Da Bordo di Terzo Evoluzione di una comunità sul finire del Medioevo, comune di Borgo di terzo, 2009.
  2. ^ Vittorio Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italian“ Forni Editore , Bologna.
  3. ^ Libro d'oro della nobiltà italiana, Collegio araldico Romano, Roma, ultima edizione, ad vocem.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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