Territorio libero di Trieste

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Territorio libero di Trieste
Territorio libero di Trieste – Bandiera Territorio libero di Trieste - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Territorio libero di Trieste - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Territorio libero di Trieste
Nome ufficiale Territorio libero di Trieste
Svobodno tržaško ozemlje
Slobodni teritorij Trsta
Lingue ufficiali Italiano, sloveno, croato[1]
Lingue parlate Italiano, sloveno, croato, friulano, istrioto, istrorumeno, dialetto triestino, inglese, serbo
Inno Nessun inno ufficiale[2]
Capitale Trieste (248 307 ab. nel 1938), sede delle amministrazioni alleate
Altre capitali Capodistria (7 105 ab. nel 1938), sede delle amministrazioni jugoslave non riconosciute dagli alleati
Dipendente da Regno Unito Regno Unito
Stati Uniti Stati Uniti
Jugoslavia Jugoslavia
Politica
Forma di governo Governo civile e militare anglo-statunitense (zona A)
Amministrazione civile e militare jugoslava tramite l'Armata Popolare Jugoslava
(zona B)
Nascita 15 settembre 1947
Causa Trattato di pace
Fine 11 ottobre 1977
Causa Trattato di Osimo
Territorio e popolazione
Bacino geografico Venezia Giulia, Istria
Massima estensione 738 km² nel 1947
Popolazione 375 000 nel 1947
Economia
Valuta Lira italiana, Am-lira (zona A)
Lira triestina, Dinaro jugoslavo (zona B)
Varie
Sigla autom. TS (zona A)
STT (zona B)
Religione e società
Religioni preminenti Cattolicesimo
Religioni minoritarie Protestantesimo, Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto da bandiera Regno d'Italia
Succeduto da Italia Italia
Jugoslavia Jugoslavia

Il Territorio libero di Trieste (in sloveno: Svobodno tržaško ozemlje, in croato: Slobodni teritorij Trsta, in inglese Free Territory of Trieste) era previsto dal trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate come uno Stato neutrale di 738 km², con circa 375 000 abitanti (264 000 italiani, 85 000 sloveni, 11 000 croati e 15 000 di nazionalità diverse). Comprendeva la città di Trieste (che ne era la capitale), a nord il litorale fino al Timavo, e a sud parte dell'Istria fino al fiume Quieto. Era noto con la sigla TLT.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Manifesto per il Piano Marshall, tra le bandiere europee occidentali è inclusa anche quella del Territorio libero di Trieste, erroneamente raffigurata con campo blu invece che rosso

Il Territorio Libero di Trieste fu previsto nel 1947 all'interno del trattato di pace con l'Italia alla fine della seconda guerra mondiale.

Secondo l'articolo 21 del trattato, il TLT sarebbe stato riconosciuto dalle Potenze Alleate e dall'Italia, e la sua integrità ed indipendenza sarebbero state assicurate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Oltre a ciò, negli allegati del trattato era inserito uno strumento provvisorio di amministrazione del Territorio, in vigore fino a quando le Nazioni Unite avessero determinato l'entrata in vigore dello statuto permanente, sempre contenuto negli allegati del trattato.

La mancata entrata in vigore dello statuto permanente e la mancata nomina del governatore del TLT determinarono uno stallo che mise in dubbio fra gli studiosi di diritto internazionale l'effettività dell'esistenza stessa di uno stato denominato Territorio Libero di Trieste, carente di uno degli elementi costitutivi per essere definito tale - la sovranità - e soggetto perennemente ad un governo provvisorio militare.

Nell'ambito di questa situazione, si svilupparono delle teorie internazionalistiche minoritarie, che ritennero che non essendo mai sorto un TLT indipendente come previsto dal trattato di pace, l'Italia non avesse mai perso la propria sovranità su tutto il territorio[3]. Di contro, la teoria predominante considerò parimenti l'insussistenza di uno stato definibile come Territorio Libero di Trieste essendo quindi il territorio assoggettato a un regime di occupazione militare, senza essere nel frattempo soggetto a una sovranità statale[4]. La situazione di stallo trovò de facto una soluzione con gli accordi di Londra del 1954, e de jure definitivamente nel 1975, quando con il trattato di Osimo Italia e Jugoslavia incorporarono formalmente le zone A e B.

Il TLT era diviso in due zone:

  • la Zona A di 222,5 km² e circa 310 000 abitanti (di cui, secondo stime alleate, 63 000 sloveni) partiva da San Giovanni di Duino (slov. Štivan), comprendeva la città di Trieste e terminava presso Muggia; era amministrata da un Governo Militare Alleato (Allied Military Government - Free Territory of Trieste - British U.S. Zone);
  • la Zona B con la parte nord-occidentale dell'Istria, di 515,5 km² e circa 68 000 abitanti (51 000 italiani, 8 000 sloveni e 9 000 croati secondo le stime della Commissione Quadripartita delle Nazioni Unite - vedi tabella sottostante ) che era amministrata dall'esercito jugoslavo (S.T.T. - V.U.J.A). La Zona B fu, a sua volta, divisa in due parti: il distretto italo-sloveno di Capodistria e il distretto italo-croato di Buie, separati dal torrente Dragogna (che successivamente segnerà il confine tra la Slovenia e la Croazia). Capodistria divenne la sede dell'amministrazione militare e civile jugoslava della zona.

Il vizio all'origine del TLT stava nell'asimmetria delle amministrazioni. La Zona A era affidata in amministrazione a potenze non confinanti (inglesi e statunitensi), la Zona B ad uno stato confinante, la Jugoslavia, che aspirava ad annettersi l'intero territorio. In pratica mai funzionò come un vero stato indipendente. Il suo funzionamento dipendeva dalla nomina di un Governatore da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La scelta del Governatore si protrasse per vari anni e i vari nomi proposti furono sistematicamente oggetto di veto sia da parte degli Alleati che da parte dei russi.

Nel 1952, nella Zona A, alcune competenze (fra cui il Direttorato delle finanze e dell'economia), vennero affidate a dirigenti nominati direttamente dal Governo italiano[5]. Il 5 e 6 novembre 1953 vi furono a Trieste violenti scontri di piazza da parte di coloro che reclamavano la riunificazione della città all'Italia. Nei disordini vennero uccisi sei cittadini appartenenti al gruppo etnico italiano, cui è stata successivamente conferita un'onorificenza dal governo italiano.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Memorandum di Londra e Trattato di Osimo.

Il 5 ottobre 1954 venne firmato a Londra un memorandum d'intesa in cui Italia e Jugoslavia si spartivano provvisoriamente il Territorio (testo), con il passaggio della Zona A all'amministrazione civile italiana (con alcune correzioni territoriali a favore della Jugoslavia nel comune di Muggia) e la Zona B a quella jugoslava; il passaggio dei poteri dall'amministrazione alleata a quella italiana avvenne il 26 ottobre 1954.

Nel 1975 un nuovo trattato firmato a Osimo dava copertura giuridica allo status quo tra Italia e Jugoslavia. L'ordine del giorno dell'ONU per la nomina del Governatore del T.L.T. venne quindi rimosso il 9 gennaio 1978, a seguito di esplicita richiesta dei rappresentanti italiano e jugoslavo[6].

La linea di demarcazione[7] tra la Zona A e la Zona B venne modificata il 10 ottobre 1954, a seguito degli accordi del memorandum d'intesa. Fino a quella data la "linea di demarcazione" tagliava l'abitato di Albaro Vescovà (Škofije) e proseguendo all'interno della penisola muggesana arrivava sino ad Ancarano, lasciando nella Zona A le frazioni di Valdoltra, Elleri, Crevatini (Hrvatini) e Plavia (Plavje).

Dopo la stipula del Memorandum d'intesa anche questi centri abitati furono assegnati senza contropartite alla Jugoslavia.

Comandanti di zona del TLT[modifica | modifica sorgente]

Lista dei comandanti di zona del TLT suddivisi nelle due zone d'occupazione:[8]

Zona A[modifica | modifica sorgente]

Zona B[modifica | modifica sorgente]

Lingue e gruppi linguistici[modifica | modifica sorgente]

Zona A[modifica | modifica sorgente]

Ecco le lingue ed i gruppi linguistici nella Zona A, secondo le stime approssimative del Governo Militare Alleato fatte nel 1949:

Etnia Numero di abitanti Percentuale
italiani 239 200 77,1%
sloveni 63 000 22,9%
Totale 310 000 100%

Inoltre erano presenti 5 000 soldati statunitensi della TRUST (TRieste United States Troops) e 5 000 soldati britannici della BETFOR (British Element Trieste FORce). Al censimento italiano del 1971 si dichiareranno di lingua slovena soltanto 24 000 persone, pari all'8% della popolazione.

Zona B[modifica | modifica sorgente]

Stemma utilizzato nella zona B.

Secondo le stime della Commissione internazionale inviata dalle quattro potenze nel 1946, le lingue e i gruppi linguistici nella Zona B erano costituiti da:

Etnia Numero di abitanti Percentuale
italiani 51 000 70 %
sloveni e croati 17 000 30 %
Totale 68 000 100 %

Inoltre erano presenti 5 000 soldati dell'Armata Popolare Jugoslava. Fonti italiane dell'epoca stimano in 36 000-55 000 italiani e 12 000-17 000 slavi[senza fonte].

Forze armate e di polizia del TLT[modifica | modifica sorgente]

Il confine tra Italia e Territorio libero di Trieste sulla SS 14 tra Monfalcone e Duino-Aurisina.

Zona A[modifica | modifica sorgente]

Zona B[modifica | modifica sorgente]

Comuni del TLT[modifica | modifica sorgente]

Il territorio era diviso in 18 comuni, la bandiera accanto al comune indica se tuttora è in Italia, Slovenia o Croazia:

Zona A:

Zona B:

Partiti politici del TLT[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Partiti politici del Territorio Libero di Trieste.

Elezioni nel TLT[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • B.C. Novak Trieste 1941-1954 Mursia, Milano ISBN 978884259996

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ art. 7 dello Statuto del Territorio libero di Trieste "Le lingue ufficiali sono italiano e sloveno, la Costituzione ha il dovere di determinare l'utilizzo del croato come terza lingua." - Fonte: (EN) Trieste Permanent Statute of FTT
  2. ^ L'Inno di San Giusto come ufficioso. Inno tratto dal prologo dell'opera lirica "Marinella" di Giuseppe Sinico (1836-1907).
  3. ^ La teoria venne elaborata dal prof. Angelo Ermanno Cammarata, rettore dell'Università di Trieste, che la espose la prima volta il 4 dicembre 1949, all'interno della relazione sull'anno accademico 1948-1949. Sul punto si veda il paragrafo La facoltà e la questione di Trieste, all'interno del sito della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trieste
  4. ^ Anche questa teoria sorse all'interno dell'Università di Trieste, e venne elaborata principalmente dal prof. Manlio Udina. Ibidem.
  5. ^ Daniele Andreozzi e Loredana Panariti, L'economia di una regione nata dalla politica, in Robero Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Il Friuli Venezia Giulia, della serie Storia d'Italia, le Regioni dall'unità ad oggi, Vol.II, pag. 851, Torino, Giulio Einaudi Ed., 2002
  6. ^ United Nations, Security Council, Art. 98, Repertory, Suppl. 5, vol. V (1970-1978), p. 131: The Secretary General stated that two items, namely the appointment of a Government for the Free Territory of Trieste (S/12269, item 5) and the question of the Free Territory of Trieste (S/12269, item 13) had, with the consent of the Council, been deleted from the list of those matters.
  7. ^ non si può definire "confine" o "frontiera" perché non contemplato nel Trattato di Pace con l'Italia
  8. ^ Worldstatesmen / Italy / Trieste by Ben Cahoon
  9. ^ TLT

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]