Territorio occupato

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La locuzione territori occupati viene specificatamente utilizzata nel diritto internazionale, per definire uno o più territori di uno Stato sovrano occupati militarmente da altri Stati.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In conformità con l'articolo 42 della Laws and Customs of War on Land (Quarta Convenzione dell'Aja del 18 ottobre 1907, è considerato territorio occupato un terreno che è effettivamente posto sotto l'autorità di un esercito ostile. L'occupazione si estende solo al territorio in cui tale autorità è stata stabilita e può essere esercitata.

Il patto Kellogg-Briand del 1928 ha stabilito che la minaccia e l'utilizzo di forze militari contravvengano il diritto internazionale, e allo stesso modo che le acquisizioni territoriali che ne risultano siano illegali. Sebbene quel patto non sia stato universalmente sottoscritto, e sia stato in verità infranto anche dai suoi firmatari, la Carta delle Nazioni Unite redatta a San Francisco nel 1945, alla quale aderiscono quasi tutte le nazioni, contiene propositi simili.

Esempi storici[modifica | modifica wikitesto]

Esempi storici di territori occupati sono:

Esempi contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

Esempi attuali di territori occupati sono:

In conclusione la Russia è il paese con più stati territori/repubbliche, inoltre va segnalata la revisione dei confini tra le attuali Estonia e Russia ai tempi dell'Urss.

Un caso controverso: l'enclave russa di Kaliningrad[modifica | modifica wikitesto]

Kaliningrad è un caso controverso in quanto parte settentrionale della Prussia Orientale e comprendente il principale porto e città della zona Königsberg è ora circondata dall'area di Schengen e il suo territorio non è rivendicato dalla Germania (a cui in precedenza apparteneva), ma nemmeno dai paesi confinanti (Polonia e Lituania). Alla Polonia è stata assegnata la porzione meridionale della Prussia orientale, mentre la Lituania non ha preso parte alla spartizione dell'ex territorio tedesco il tutto a vantaggio dell'Unione Sovietica e quindi all'attuale Russia.

I territori palestinesi[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 2004 la Corte internazionale di giustizia ha definito occupati da Israele i territori palestinesi invasi (compresa Gerusalemme est) durante la guerra dei sei giorni del 1967.

Nel febbraio 2011 le Nazioni Unite promossero una risoluzione di condanna degli insediamenti israeliani appoggiata da 122 nazioni. Il 17 febbraio il presidente Barack Obama telefonò al presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas per esortarlo a bloccare tale risoluzione.[2] I territori palestinesi occupati o contesi oggi sono Gerusalemme Est e parte della Cisgiordania. La Striscia di Gaza è stata evacuata dai coloni israeliani, in parte anche con la forza nel 2005, ma i paesi confinanti (Egitto a sud e Israele a Nord ed Est) attuano un notevole controllo sull'attraversamento delle relative frontiere e sulle acque di mare antistanti. Il controllo dei beni in entrata è volto ad evitare l'ingresso di materiali quali armi, razzi e altresì cemento e ferro per evitare la costruzione di bunker da parte di Hamas.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Sud nell'autunno del 1943, il Centro variabilmente nel corso del 1944, il Nord dal 25 aprile al 31 dicembre 1945. L'unica zona che volutamente non fu mai occupata per motivi di diritto e politica internazionale fu il Salento, sede del governo del Regno del Sud.
  2. ^ Bullying the Palestinians Al Jazeera, 18 febbraio 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]