Terra morente (genere)

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Illustrazione per il racconto breve Regeneration di Charles Dye e Katherine MacLean da Future Combined with Science Fiction Stories, settembre 1951.

La Terra morente è un genere della fantascienza che si svolge in un lontano futuro al termine della vita sulla Terra o alla fine del tempo, quando le leggi stesse dell'universo iniziano a fallire. Dominano temi come la stanchezza del mondo, l'innocenza (tradita o altro), idealismo, entropia, esaurimento permanente di tutte le risorse e la speranza di rinnovo.

Il genere prende il nome dal titolo originale della raccolta di racconti di Jack Vance Il crepuscolo della Terra, in inglese pubblicato come Dying Earth[1].

Genere[modifica | modifica wikitesto]

Il genere della Terra morente si differenzia da quello apocalittico e post apcalittico nel fatto che non tratta di una distruzione catastrofica, ma piuttosto dell'esaurimento entropico della Terra.

Alcune opere del Romanticismo sono precursori del genere. Le Dernier Homme (1805) di Jean-Baptiste Cousin de Grainville racconta la storia di Omegarus, l'ultimo uomo sulla Terra. È una visione tetra del futuro in cui la Terra è diventata completamente sterile[2]. In seguito all'esplosione del vulcano Tambora (e in misura minora a quella di altri vulcani) il 1816 fu un anno terribilmente freddo, il cosiddetto anno senza estate, e Lord Byron ne fu ispirato dall' a scrivere Darkness (1816) dove mostra una Terra dopo la morte del Sole[2]. Un altro primo esempio è La fine del mondo (La Fin du monde, 1894) di Camille Flammarion. La prima metà del romanzo tratta di una cometa in rotta di collisione con la terra nel XXV secolo. La seconda metà si concentra sulla storia futura della Terra, in cui le civilizzazioni sorgono e cadono, gli umani si evolvono e infine la Terra finisce con un vecchio, morente e spoglio pianeta.

Nel romanzo di H. G. Wells La macchina del tempo (The Time Machine, 1895) il protagonista viaggia nel futuro remoto, in un'epoca in cui solo poche cose viventi rimangono su una Terra morente. Due opere pensierose di William Hope Hodgson elaborano la versione di Wells. La casa sull'abisso (The House on the Borderland, 1908) si svolge in una casa assediata da forze aliene. Una forza non identificata spinge la coscienza del narratore in un futuro remoto nel quale l'umanità si è estinta e poi più ancora più nel futuro oltre la morte della Terra[3]. Il secondo La terra dell'eterna notte (The Night Land, 1912) descrive un'epoca, milioni di anni nel futuro, il cui il Sole e tutte le stelle si sono spente e gli ultimi umani sono raccolti all'interno di una gigantesca piramide metallica (probabilmente la prima arcologia della letteratura[4]) sotto assedio da forze sconosciute e poteri nati nell'oscurità[5].

Il romanzo La morte della Terra (La Mort de la Terre, 1910) di J. H. Rosny aîné, uno dei primi autori di fantascienza francesi, tratta dell'ultima e dispersa generazione di un'umanità su una Terra desertica e il suo incontro con un nuovo tipo di vita minerale-metallica. In certi sensi un'inversione dei suo primo racconto, scritto con i fratello J.-H. Rosny jeune, Gli Xipéhuz (Les Xipéhuz, 1887) nel quale gli esseri umani del 6000 a.C. incontrano e lottano contro una forma di vita minerale, completamente aliena[6]. Così descrive in La morte delle Terra il panorama:

(FR)

«... un sinistre paysage de granits, de silices et de métaux, une plaine de désolation étendue jusqu'aux contreforts des montagnes nues, sans glaciers sans sources, sans un brin d'herbe ni une plaque de lichen.»

(IT)

«... un lugubre paesaggio di granito, silice e metallo, una pianura di desolazione che si estende ai piedi delle montagne brulle, senza ghiacciai, senza sorgenti, senza un filo d'erba o macchia di licheni.»

(J. H. Rosny aîné, La Mort de la Terre[7])

Dagli anni 1930 in avanti Clark Ashton Smith scrisse una serie di storie ambientate in Zothique, l'ultimo continente della Terra[2]. Smith scrisse in una lettera a L. Sprague de Camp:

(EN)

«Zothique, vaguely suggested by Theosophic theories about past and future continents, is the last inhabited continent of earth. The continents of our present cycle have sunken, perhaps several times. Some have remained submerged; others have re-risen, partially, and re-arranged themselves.
The science and machinery of our present civilization have long been forgotten, together with our present religions. But many gods are worshipped; and sorcery and demonism prevail again as in ancient days. Oars and sails alone are used by mariners. There are no fire-arms—only the bows, arrows, swords, javelins, etc. of antiquity.»

(IT)

«Zothique, vagamente suggerita dalle teorie teosofiche circa i continenti passati e futuri, è l'ultimo continente abitato della Terra. I continenti del nostro ciclo attuale sono affondati, forse diverse volte. Alcuni sono rimasti sommersi, altri sono riemersi parzialmente e si sono ridisposti.
La scienza e i macchinari della nostra civilizzazione sono stati dimenticati da tempo, insieme alle nostre religioni. Ma molti dei sono adorati e la stregoneria e la demonologia sono di nuovo prevalenti, come nei tempi antichi. I marinai usano solo remi e vele. Non ci sono armi da fuoco, solo gli archi, frecce, spade, giavellotti, ecc. dell'antichità»

(Lettera a L. Sprague de Camp, 3 novembre 1953[8])

John W. Campbell tratta il tema nello stile delle riviste pulp nei due racconti collegati Crepuscolo (Twilight, 1934) e Notte (Night, 1935)[9].

Sebbene non siano tecnicamente ambientate su una Terra morente, molte delle storie di inizio anni 1920 ambientate su Marte, principalmente quelle del Ciclo di Barsoom di Edgar Rice Burroughs e i lavori influenzati da questo, come le storie su Eric John Stark di Leigh Brackett e le serie di C. L. Moore su Northwest Smith, condividono molte somiglianze con questo genere. In queste storie la civilizzazione antica ed esotica dei marziani sono cadute in un declino silenzioso, ravvivato dalla presenza di avversari demoniaci delle epoche passate.

Mentre serviva come marinaio nella marina mercantile, Jack Vance scrisse la collezione di racconti Il crepuscolo della Terra (The Dying Earth, 1950), punto di inizio del Ciclo della Terra Morente, che riprese quindici anni più tardi aggiungendo le storie di Cugel l'Astuto e di Rhialto il Meraviglioso[1]. Sebbene questa raccolta diede il suo nome al genere il tema della Terra morente, l'atmosfera non ha i tipici toni disperati che caratterizzano il genere, ma è più uno sfondo alle avventure picaresche dei protagonisti e alla descrizioni dei luoghi strani ed esotici che visitano.[10]

Tra i principali eredi del genere Gene Wolfe con il suo L'ombra del torturatore (The Shadow of the Torturer) e Paul Park con The Starbridge Chronicles, sebbene quest'ultimo si svolga su un altro pianeta[9].

Nel 2009 molti autori omaggiarono il ciclo della Terra morente di Jack Vance con la raccolta di racconti Storie dal crepuscolo di un mondo (Songs of the Dying Earth), a cura di George R. R. Martin e Gardner Dozois, scritti nello stile vanciano e che ne riprende l'ambientazione e i personaggi[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bacelli 2012, p. 93.
  2. ^ a b c Bacelli 2012, p. 92.
  3. ^ Murphy 2000, pp. 70-71.
  4. ^ (EN) David Langford e John Clute, Terra morente, in John Clute, David Langford e Peter Nicholls (a cura di), The Encyclopedia of Science Fiction, III edizione online, 2011-2015.
  5. ^ Murphy 2000, p. 87.
  6. ^ Sukiennicka 2019, pp. 71-74.
  7. ^ Sukiennicka 2019, pp. 74-75.
  8. ^ Clark Ashton Smith, Selected Letters of Clark Ashton Smith, a cura di David E. Schultz e Scott Connors, Arkham House, 2003, p. 374, ISBN 9780870541827.
  9. ^ a b c (EN) David Langford e John Clute, Dying Earth, in John Clute, David Langford e Peter Nicholls (a cura di), The Encyclopedia of Science Fiction, III edizione online, 2011-2015.
  10. ^ Bacelli 2012, pp. 93-94.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Bacelli, Terra Morente, in Emanuele Manco (a cura di), Effemme, n. 6, Delos Digital, autunno 2012, ISBN 9788867750061.
  • (EN) Timothy S. Murphy, It Might Have Been a Million Years Later: Abyssal Time in William Hope Hodgson's Weird Fiction, in Studies in the Fantastic, n. 9, estate/autunno 2020.
  • (FR) Marta Sukiennicka, Formes du vivant, formes de littérature (PDF), a cura di Mirosław Loba e Barbara Łuczak, Poznań, Adam Mickiewicz University in Poznań, 2019, pp. 67-84, ISBN 978-83-232-3498-2, ISSN 0554-8187 (WC · ACNP).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]