Teresio Olivelli

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Beato Teresio Olivelli
Teresio Olivelli.jpg
 
NascitaBellagio, 7 gennaio 1916
MorteHersbruck, 17 gennaio 1945
Venerato daChiesa cattolica
Beatificazione3 febbraio 2018
Ricorrenza16 gennaio

Teresio Olivelli (Bellagio, 7 gennaio 1916Hersbruck, 17 gennaio 1945) è stato un patriota e beato italiano. Partigiano durante la seconda guerra mondiale[1], è stato insignito di medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lapide in memoria di Olivelli e altri partigiani a Rovereto

Nacque il 7 gennaio 1916 a Bellagio, secondo di due fratelli, e frequentò i primi due anni di scuola elementare a Carugo; nel 1923 la famiglia si trasferì nel suo luogo d'origine, a Zeme[2] in Lomellina, diocesi di Vigevano. Al termine delle scuole elementari si trasferì a Mortara, dove studiò al ginnasio Travelli e frequentò la parrocchia di San Lorenzo nonché il locale circolo dell'Azione Cattolica. Dopo essersi diplomato al liceo Cairoli di Vigevano (presentandosi all'esame con un distintivo dell'Azione cattolica, la cui esibizione in pubblico era vietata dal regime fascista), si iscrisse a giurisprudenza, all'università di Pavia[2].

Nel 1938 si laureò in giurisprudenza e fu destinato come assistente alla cattedra di diritto amministrativo all’Università di Torino. In questo periodo Olivelli riteneva che il fascismo, operando al suo interno, potesse essere reso in qualche modo coerente con i valori del cristianesimo[3]. Collaborò alle istituzioni culturali del regime, divenendo anche segretario dell'Istituto di Cultura Fascista. Fece due viaggi ufficiali in Germania, che però suscitarono in lui diffidenza nei confronti del nazismo[4].

Nel gennaio 1941 rinunciò al rinvio del servizio militare e si arruolò volontario. Volle condividere la sorte dei più esposti, che erano destinati alla campagna di Russia, e ci andò come sottotenente della Divisione Tridentina. Confidò: «Non ho eroici furori. Solo desidero fondermi nella massa, in solidarietà col popolo che senza averlo deciso, combatte e soffre»[2].

Rientrato dalla Russia, fu nominato rettore del prestigioso collegio Ghislieri di Pavia nel 1943[2], a soli 27 anni.

Il 9 settembre 1943, essendosi rifiutato di collaborare con i nazifascisti, fu arrestato e deportato in Austria; riuscì ad evadere e, passando da Udine, arrivò a Brescia dove si unì alla Resistenza cattolica e fondò il giornale clandestino Il Ribelle. A Milano partecipò a opere di assistenza e di carità[2].

Scrisse la preghiera "Signore facci liberi", conosciuta come la preghiera del ribelle per amore[5].

Venne arrestato a Milano il 27 aprile 1944. Dal carcere di San Vittore venne successivamente trasferito nei campi di concentramento di Fossoli, Bolzano e Flossenbürg[3]. A Flossenbürg rimase 23 giorni, fino al 30 settembre. Prestò assistenza religiosa ai prigionieri moribondi, si prese cura dei più deboli, anche privandosi del suo cibo per donarlo a loro. Poi fu destinato al lager di Hersbruck, dove subì gravi vessazioni e percosse da parte delle SS, che non gli perdonavano la sua fede cristiana e i suoi gesti di carità nei confronti degli altri prigionieri[2].

Faceva pregare di nascosto, organizzava riunioni di lettura del Vangelo, lezioni di catechismo, anche in lingue diverse; in mancanza di sacerdoti si prestava per l’assistenza religiosa ai moribondi. I kapò lo odiavano più degli altri prigionieri, a motivo del suo atteggiamento religioso e del suo servizio spirituale in favore del prossimo. In lui i nazisti vedevano un atteggiamento quasi sacerdotale e il loro odio nei suoi confronti aumentava. Inoltre, si prendeva cura dei malati, abbandonati a se stessi e alla morte. Li portava in infermeria, li assisteva di giorno e di notte, puliva le piaghe, distribuiva la sua magra razione agli altri, per farli sopravvivere, mentre lui deperiva. Quando lo scoprivano le SS lo picchiavano a sangue, poiché in quell'inferno non erano ammessi gesti di religiosità e atti di carità.[6]

A seguito delle continue percosse dei kapò per il suo atteggiamento religioso e caritativo, verso la fine di dicembre 1944 era pieno di piaghe e di ferite. Il 31 dicembre accadde l’irreparabile: Teresio tentò di difendere un giovane picchiato dal kapò, si mise di mezzo, fece da scudo con il proprio corpo e ne ricevette un forte calcio allo stomaco. Non si riprese più. Rimase ancora in vita per oltre due settimane, in un'agonia dolorosa e prolungata. Morì alle prime ore del 17 gennaio 1945.[7]

Causa di beatificazione[modifica | modifica wikitesto]

La Causa è stata aperta il 29 marzo 1987 nella diocesi di Vigevano; postulatore p. Innocenzo Venchi e presidente del Tribunale Ecclesiastico don Mario Tarantola. Il 16 settembre 1989 si chiude la fase istruttoria del processo canonico e vengono portati a Roma gli atti processuali, che circa tre anni dopo, il 27 marzo 1992, ottengono il decreto di validità giuridica. Il 3 aprile 1992, la Congregazione per le cause dei santi designa il Relatore della Causa nella persona di P. Cristoforo Bove. Inadeguatezze di alcuni collaboratori del Relatore, indicati in un primo tempo dall'attore, difficoltà dei rapporti reciproci tra questi soggetti, perdurante incertezza nel perseguire la via delle virtù o quella del martirio, determinano un lungo periodo di inerzia nella causa, segnatamente nella stesura della Positio. Il 14 marzo 2004 mons. Paolo Rizzi è nominato postulatore, a seguito del decesso di p. Venchi.

La Causa soffrì comunque ancora ritardi per la malattia e poi la scomparsa del Relatore della Causa. La Positio super vita, virtutibus, fama sanctitatis, vale a dire l’esposizione documentata della vita e dell’esercizio eroico delle virtù cristiane anche in ragione del martirio è ultimata, ad opera di mons. Rizzi, quando p. Bove muore. Spetta a p. Vincenzo Criscuolo, nominato relatore della causa il 12 novembre 2010, dare ad essa uno sguardo definitivo e mandarla alla stampe nel dicembre 2010. Viene approvata all’unanimità dalla consulta storica nella seduta del 24 maggio 2011; presentata il 1º dicembre 2015 alla Congregazione Ordinaria, ottiene l’unanime giudizio positivo dei padri cardinali e vescovi sulle virtù del Servo di Dio. La Causa è quindi passata al giudizio definitivo del Santo Padre Francesco, che il 14 dicembre 2015 ha autorizzato la promulgazione del Decreto sull’eroicità delle virtù, concedendo al Servo di Dio Teresio Olivelli il titolo di venerabile.[8]

Il 17 giugno 2017 è stato riconosciuto il suo martirio aprendo le porte alla sua beatificazione.[9] Il 3 febbraio 2018 è stato proclamato Beato a Vigevano (PV): la celebrazione, presieduta dal cardinale Angelo Amato, rappresentante del Papa, si è svolta al Palasport alle ore 10,30.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Ufficiale di complemento già distintosi al fronte russo, evadeva arditamente da un campo di concentramento dove i tedeschi lo avevano ristretto dopo l’armistizio, perché mantenutosi fedele. Nell’organizzazione partigiana lombarda si faceva vivamente apprezzare per illimitata dedizione e indomito coraggio dimostrati nelle più difficili e pericolose circostanze. Tratto in arresto a Milano e barbaramente interrogato dai tedeschi, manteneva fra le torture esemplare contegno nulla rivelando. Internato a Fossoli tentava la fuga. Veniva trasferito prima a Dachau e poi a Hersbruck. Dopo mesi di inaudite sofferenze trovava ancora, nella sua generosità, la forza di slanciarsi in difesa di un compagno di prigionia bestialmente percosso da un aguzzino. Gli faceva scudo del proprio corpo e moriva sotto i colpi. Nobile esempio di fedeltà, di umanità, di dedizione alla Patria.»
— Lombardia-Venezia Tridentina-Germania, settembre 1943-primi giorni del mese di gennaio 1945[10]

Tante strade portavano il nome di Teresio Olivelli, tra l'altro a Brescia, Carpi, Nove, Pavia, Sorbolo e Vigevano. Una piazza Olivelli si trova a Lecco, un'altra a Milano. A Tremezzina, sul Lago di Como, gli è stato dedicato il parco civico. Una lapide a Rovereto lo ricorda insieme a Guido Rampini, Otello Pighin, Bruno Pasino, Francesco Zaltron, Bernardo Castagneri, Bruno Bocconi e Francesco Besso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Teresio Olivelli, il partigiano della carità, in Avvenire, 27 ottobre 2018. URL consultato il 20 novembre 2018.
  2. ^ a b c d e f Positio, Biografia Documentata, 2010
  3. ^ a b OLIVELLI, Teresio, in: Dizionario Biografico degli Italiani Treccani.
  4. ^ Teresio Olivelli (biografia sul sito ANPI), su anpi.it. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  5. ^ "La Preghiera Del Ribelle", su docs.google.com. URL consultato il 28 giugno 2017.
  6. ^ Ucciso nel lager, Olivelli sarà beato, su lastampa.it. URL consultato il 28 giugno 2017.
  7. ^ Biografia, su teresioolivelli.it. URL consultato il 28 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2016).
  8. ^ Iter della causa di beatificazione, su teresioolivelli.it. URL consultato il 28 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 21 giugno 2016).
  9. ^ Il Papa riconosce il martirium in odium fidei di Teresio Olivelli [collegamento interrotto], su teresioolivelli.it. URL consultato il 28 giugno 2017.
  10. ^ Da "La Voce e il Tempo"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nazareno Fabbretti, Teresio Olivelli. Ribelle per amore, Edizioni Paoline, 1992
  • Paolo Rizzi, L'amore che tutto vince. Vita ed eroismo cristiano di Teresio Olivelli, Libreria Editrice Vaticana, 2004
  • Renzo Agasso, Domenico Agasso jr, Il difensore dei deboli. La straordinaria storia d'amore del Venerabile Teresio Olivelli (1916-1945), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2016
  • Paolo Rizzi, Non posso lasciarli soli, vado con loro. Il martirio del Beato teresio Olivelli, Effatà 2017.
  • Beato Teresio Olivelli (a cura di Paolo Rizzi), Epistolario. Antologia di lettere e scritti vari, in Cittadella Editrice 2019.

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