Morte di Giovanni Paolo I

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Papa Giovanni Paolo I.

Tomba di Giovanni Paolo I alle Grotte Vaticane

La morte di Giovanni Paolo I, avvenuta all'improvviso nella notte del 28 settembre 1978 dopo soli trentatré giorni di pontificato, fu un evento inatteso e scioccante per la Chiesa cattolica.[1]

Il nuovo papa, ancora relativamente giovane e senza apparenti problemi di salute, fu stroncato nel suo letto da un malore ricostruito nell'immediatezza come infarto miocardico acuto, in mancanza tuttavia di un vero bollettino medico e senza lo svolgimento di un'autopsia. Non esiste al riguardo alcuna versione ufficiale.[2] La causa del decesso è perciò discussa, e si parla talvolta di embolia polmonare, o anche di arresto cardiaco dovuto al sovradosaggio di un farmaco.[3]

Per gli stessi motivi e per le eccezionali circostanze del fatto si diffusero già nelle prime ore, sulla stampa, sospetti di morte non naturale,[4][5] che avrebbero anche ispirato un filone cospirazionista: il più noto e criticato saggio sull'argomento è il best seller In nome di Dio di David Yallop, che in mancanza (dichiarata) di prove si spinge a individuare i colpevoli della morte del papa e i mezzi da loro usati.[6][7]

Infine, il consumarsi della vicenda nel cuore della Chiesa cattolica favorì la ricerca nella vita del papa di fatti soprannaturali e profetici.[8]

Fatti[modifica | modifica wikitesto]

Ultime ore[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultimo giorno di vita, Giovanni Paolo I svolse le consuete attività di studio e lavoro decretò alcune nomine e tenne varie udienze, tra le quali quella delle 18.30 con il segretario di Stato cardinal Villot.[6] A sera, il pontefice cenò frugalmente con i segretari Diego Lorenzi e John Magee, e intorno alle 21 sentì al telefono il cardinal Colombo,[4] per poi mettersi in comunicazione con il proprio medico personale.[9]

Morte e scoperta del corpo[modifica | modifica wikitesto]

Albino Luciani morì a un'ora imprecisata della notte. La notizia, trapelata nelle prime ore del mattino e confermata in un colloquio telefonico da un cardinale già alle 7,[4] cominciò a diffondersi entro un'ora[6] e fu data ufficialmente dall'Osservatore Romano nell'edizione straordinaria listata a lutto delle 11 del 29 settembre.

Il comunicato riportava:[4]

« Questa mattina, 29 settembre 1978, verso le 5.30, il segretario privato del Papa, non avendo trovato il Santo Padre nella Cappella del suo appartamento privato, come di solito, lo ha cercato nella sua camera e lo ha trovato morto nel letto, con la luce accesa, come persona intenta alla lettura. Il medico, dr. Renato Buzzonetti, immediatamente accorso, ne ha constatato il decesso, avvenuto presumibilmente verso le 23 di ieri, per infarto miocardico acuto. »

Nel descrivere la scena della scoperta, tutti i mezzi d'informazione italiani ed esteri riportarono che il papa era morto con in mano una copia dell'Imitazione di Cristo.[4][6] Fu Radio Vaticana a uscire per prima con tale notizia, verificata dal direttore Farusi assumendo come fonte Lorenzi e rivelatasi falsa il pomeriggio del giorno stesso.[6] Il 2 ottobre l'emittente rettificò che il cadavere recava in mano fogli di appunti personali;[3] Farusi cita al riguardo come sue nuove e più attendibili fonti, lasciandole anonime, certe personalità della segreteria del papa, che rifiutarono di aggiungere dettagli sul contenuto degli scritti.[6]

Il comunicato è peraltro ricco di incongruenze spesso citate tra le cause delle congetture di morte non naturale di Giovanni Paolo I.[3][6]

Reazioni immediate ed esequie[modifica | modifica wikitesto]

Mentre l'entourage papale si raccoglieva al capezzale del pontefice defunto, la salma veniva rivestita dei paramenti del lutto ed esposta nella Cappella Clementina, e riceveva l'omaggio delle alte cariche dello Stato italiano nelle persone del presidente Pertini e di Amintore Fanfani; quest'ultimo solo il giorno prima, alla riapertura dei lavori del Senato, in qualità di presidente dell'assemblea aveva espresso felicitazioni per l'elezione di Giovanni Paolo I. In seguito alla diffusione della notizia prese avvio un vasto afflusso di fedeli, ammessi a visitare la salma a partire dalle ore 12 e accorsi, per alcuni giorni anche sotto una fitta pioggia, fino al momento del funerale.[4]

Il 30 settembre il collegio cardinalizio fissò le esequie di Giovanni Paolo I per il giorno 4 ottobre 1978. Il funerale vide anch'esso una notevole partecipazione popolare, stimata in circa centomila presenti, e si svolse perciò sul sagrato della basilica di San Pietro nonostante il maltempo. Vi presero parte centodue rappresentanze di stati del mondo, dieci di organizzazioni internazionali, diciassette acattoliche e tre ebraiche. Alle 16, all'uscita della processione funebre dalla basilica, la folla tributò un applauso al papa defunto,[4] secondo un'usanza che all'epoca era recente e discussa, ma che era già stata osservata un mese prima ai funerali di Paolo VI.[10]

Concluso il rito, la salma fu tumulata nelle Grotte Vaticane di fronte alla tomba di Marcello II, un papa a sua volta noto per la brevissima durata del pontificato (ventidue giorni).[4]

Richieste di autopsia[modifica | modifica wikitesto]

La prematura e sconcertante scomparsa del papa appena eletto fece sì che nei giorni del lutto alcuni media privati avanzassero sospetti sulle reali cause del decesso,[4] mentre altri, tra i quali il Corriere della Sera con un articolo di Carlo Bo,[11] formularono apertamente la richiesta di procedere a un'autopsia.[4] Il collegio cardinalizio non diede seguito a tale richiesta.

In proposito, riportano alcuni che vi fu un aperto rifiuto, motivato da un presunto divieto del diritto canonico (forse con erroneo riferimento a una costituzione apostolica di Paolo VI) o dall'assenza di precedenti.[12] Varie personalità della Chiesa affermano invece che l'esame non fu ritenuto necessario, che ciò fu spiegato da alcuni cardinali alla stampa[4] e che si vollero ignorare di proposito le insinuazioni su un possibile omicidio.[5]

Un episodio avvenuto il 4 ottobre, quando un gruppo di pellegrini raccolto in veglia del papa defunto fu allontanato per consentire il passaggio di un'équipe medica, diede adito alla supposizione dello svolgimento imminente dell'esame autoptico; il portavoce della Santa Sede però smentì, spiegando che si trattava di una semplice verifica dello stato di conservazione del corpo.[4]

Nulla comunque sarebbe ostato all'autopsia sul corpo del papa, già eseguita in passato su altri pontefici, come Pio VIII.[13] Anche i resti di Celestino V sono stati riesumati ed esaminati più volte, dal 1313 al 2013.[14]

Aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

Stato di salute[modifica | modifica wikitesto]

Precedenti[modifica | modifica wikitesto]

Nato debolissimo da un parto difficile e battezzato d'urgenza dalla levatrice, Albino Luciani contrasse da fanciullo una grave broncopolmonite, complici le pessime condizioni di vita e la denutrizione patite durante l'occupazione austriaca del Veneto (1917-1918); fu però salvato da un medico militare. Negli anni a venire subì tre ricoveri: una prima volta poco dopo l'ordinazione sacerdotale (1935), per polmonite bilaterale; due volte consecutive nel secondo dopoguerra. Nell'ultima occasione, il futuro papa si sentì prossimo alla morte.[8]

Nel maggio 1975, sull'aereo di ritorno da un viaggio in Brasile dove aveva incontrato gli emigranti veneti, il patriarca Luciani fu colpito da un embolo all'occhio destro; in seguito, parlò dell'episodio tanto alla sorella Nina quanto alla nipote Pia, spiegando loro che, se il corpo estraneo si fosse fermato nel cuore o nei polmoni, egli sarebbe morto all'istante, senza nemmeno accorgersene.[6][8]

Conclave e pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Quanto agli ultimi anni, le testimonianze sullo stato di salute di Giovanni Paolo I si fanno contraddittorie.

Nell'ultima udienza da papa (26 settembre 1978) egli ricordò di essere entrato otto volte in ospedale e di aver subito quattro interventi.[15] Quello stesso giorno, in un articolo intitolato Santità, come sta?, OP di Mino Pecorelli - testata che alcune voci collegavano ai servizi segreti deviati - aveva speculato sulle sue condizioni di salute, giudicandole non buone, e rivelando in base ad anonime fonti del Vaticano che aveva sofferto di tubercolosi. Il pezzo virava però di colpo su un altro argomento, adombrando la possibilità di un «repulisti» di «vescovi, arcivescovi e cardinali» da parte del nuovo pontefice.[8]

Tra coloro che sostengono la cagionevolezza della salute di Giovanni Paolo I, padre Farusi dichiara a sua volta di possedere informazioni su un episodio di tubercolosi e su «una forma d'infarto al cuore», mentre nelle memorie del cardinal Martin si esprimono perplessità per la scelta di Luciani da parte di un conclave che avrebbe dovuto conoscere le precarie condizioni fisiche del candidato[6][9][16] (al contrario, nel 1955 la proposta della sua nomina vescovile, poi effettuata da Giovanni XXIII, fu disapprovata per motivi di salute legati al recente ricovero).[8] Alcuni, come monsignor Ducoli, concedono che nei tempi più recenti la salute di Albino Luciani fosse buona, pur avendo sempre manifestato qualche problema.[6] Secondo il biografo Marco Roncalli, varie persone e un organo di stampa, il Gazzettino di Venezia, testimoniano invece dell'esistenza di indizi preoccupanti nell'imminenza del conclave, con sospetti incentrati sull'embolia, su un dolore al petto, su un gonfiore alle caviglie.[9][16]

Sul fronte opposto, tanto Yallop quanto il gesuita Jesús López Sáez ritengono che il papa fosse del tutto sano o che le voci sulla sua infermità fossero molto esagerate. Sáez cita in proposito il medico di Luciani, dottor Da Ros, e il fratello del pontefice. Edoardo Luciani ebbe a dire che Giovanni Paolo I aveva «un fisico di ferro»,[6] negando che soffrisse di problemi cardiaci; aveva altresì riferito che all'inizio del pontificato i medici avevano escluso l'esistenza di veri problemi di salute, mentre Da Ros, da lui appositamente interrogato, gli aveva offerto rassicurazioni in ordine alle discrete condizioni del cuore.[2]

Da Ros, che visitò il papa tre volte nel corso del breve pontificato,[17] sostenne poi di averlo trovato molto bene, circostanza confermata da Lorenzi,[7] e confermò in seguito che all'epoca era in buona salute;[18] solo, in un'intervista all'Associated Press del 16 ottobre 1978, ammise che era in condizioni di forte stress.[7][9] Il segretario personale di Luciani a Venezia, Mario Senigaglia, non lo credeva malato di cuore,[19] e così anche la nipote del papa Lina Petri, medico, che lo definì «delicato, ma non certo di salute cagionevole» (sebbene un decennio dopo abbia rivelato un non confermato ricovero al Gemelli per trombosi dell'arteria retinica).[7] Si ritiene piuttosto che Albino Luciani soffrisse di ipotensione ed è certo che assumesse farmaci, dei quali però si ignorano indicazioni e dosi.[6][19]

Ultimo giorno di vita[modifica | modifica wikitesto]

A lungo nulla di rilevante emerse sulle condizioni di Giovanni Paolo I il 28 settembre 1978. Il cardinal Colombo testimoniò a Radio Vaticana che, nel corso della telefonata delle ore 21, parlò con Luciani a lungo, senza notare alcunché di anomalo nel tono della voce e ricevendo infine un commiato «pieno di serenità e di speranza».[4] Villot parlò dell'udienza delle 18.30, affermando di aver trovato il papa «sereno, disteso, senza alcun segno di stanchezza, in buono stato e perfettamente lucido».[2]

Solo nove anni dopo (1987), nel corso della trasmissione Giallo condotta da Enzo Tortora, il segretario Lorenzi - premettendo «non l'ho mai rivelato a nessuno perché nessuno è mai venuto a chiedermi spiegazioni o lumi al riguardo» e provocando la reazione incredula e sarcastica di Yallop, presente in studio - dichiarò che al termine dell'udienza con Villot, durata circa un'ora, il papa si era recato da lui per riferirgli i sintomi di un malessere in termini di «fitte e dolori al petto, con un senso di forte peso e oppressione».[6]

Il segretario Magee, che secondo Lorenzi aveva assistito all'episodio, confermò un anno dopo che il papa si era sentito male, ma menzionò due malori avvenuti invece nel pomeriggio, mentre non fece cenno a quello ricordato da Lorenzi.[20][21] Questi, poi, in altre occasioni parlò di un malore avvenuto a cena,[8] lasciando così incerto il numero esatto e la collocazione temporale degli episodi.

I due segretari concordano nel rammentare che Giovanni Paolo I (secondo Magee più volte) si premurò di suggerire al papa di chiamare un medico, incontrando il suo rifiuto.[20] Nella telefonata con Da Ros il papa non avrebbe riferito episodi dolorosi né, a detta del medico, chiesto o ricevuto prescrizioni.[9] Lorenzi ricorda infine che Magee consigliò al pontefice, nell'accompagnarlo in camera, di suonare il campanello in caso di bisogno.[8]

Autore della scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Si sa oggi che il reale autore della scoperta del corpo non fu il segretario Magee, ma la suora Vincenza Taffarel, che da sempre accudiva Luciani. Questa circostanza fu alterata dal comunicato ufficiale, a quanto pare per la preoccupazione di non lasciar trapelare il fatto, giudicato sconveniente, che una donna fosse entrata per prima nella stanza del papa.[3]

Il biografo di Giovanni Paolo I Camillo Bassotto raccolse la testimonianza della religiosa, ma la diffuse solo qualche anno dopo la morte di lei (1984), nel frattempo ritirata in convento con il voto del silenzio imposto dal Vaticano.[6]

A Bassotto la suora dichiarò:[6]

« Io ero solita ogni mattina, sulle 5 circa, depositare nell'anticamera della stanza da letto un caffè caldo e leggero che Luciani prendeva da sempre. Gli serviva per schiarirsi la gola. Battevo due o tre colpi sulla porta per avvisare il Santo Padre che il caffè era pronto. Quel mattino passarono parecchi minuti, e il caffè era sempre là. Battei di nuovo, chiamai «Santo Padre», ma nessuna risposta e nessun rumore. Il cuore mi tremò. Entrai. La luce era accesa. Scostai la tenda che separava il letto. Mi apparve Giovanni Paolo I, papa Luciani, morto. »

La controversia sul punto è praticamente cessata, avendo Magee e altri confermato apertamente che il segretario raccolse l'allarme delle suore prima di accorrere e constatare di persona la morte del pontefice.[8]

Causa di morte[modifica | modifica wikitesto]

Naturale[modifica | modifica wikitesto]

Accorso al capezzale del defunto pontefice, l'archiatra pontificio Renato Buzzonetti formulò una diagnosi di infarto miocardico che sarebbe stata oggetto di numerose discussioni. L'aspetto del cadavere denunciava una mancata irrorazione di sangue nei tessuti cutanei, e in questo senso era compatibile con le sue conclusioni. Tuttavia il medico non conosceva la storia clinica del paziente e l'aveva visitato per la prima volta solo da morto.[7]

Edoardo Luciani ricordava invece in famiglia almeno tre casi di decesso improvviso e non preceduto da alcun segno premonitore. Ciò è compatibile con la diversa diagnosi sostenuta nel 1989 dal giornalista inglese John Cornwell nel saggio Un ladro nella notte. Ex seminarista, Cornwell avanzò l'ipotesi dell'embolia, in ciò tenendo conto dell'episodio dell'embolo all'occhio che aveva colpito Luciani nel 1975. Aggiunse però che il papa fu lasciato solo di fronte a un eccessivo carico di lavoro e di responsabilità, il che renderebbe il Vaticano «moralmente responsabile» della sua morte. La tesi era sorprendente, se si considera che a incaricare Cornwell dell'inchiesta fu proprio il Vaticano, nel tentativo di arginare le continue polemiche sulla questione e confutare i sospetti di omicidio rinfocolati dal saggio di Yallop.[6]

Le testimonianze di coloro che videro per primi la salma del pontefice, compresa la nipote Lina Petri, concordano nell'affermare che il volto del papa era sereno, privo di segni di sofferenza, tanto da avere un lieve «sorriso» sulle labbra.[4][8] Non è possibile tuttavia stabilire la causa di una morte improvvisa (che può consistere in infarto, embolia, emorragia cerebrale e altro) senza aver osservato almeno la fase dell'agonia, e una maggior certezza può essere offerta solo da un esame autoptico. Si ritiene perciò che la diagnosi di Buzzonetti fu quanto meno frettolosa.[2]

Accidentale[modifica | modifica wikitesto]

Il giornalista e teologo Gianni Gennari sostiene che durante la telefonata con Da Ros, in realtà, al papa fu consigliato di assumere un sedativo. Di tale sostanza Luciani avrebbe assunto per errore una dose eccessiva, incorrendo in una severa vasodilatazione che a sua volta avrebbe indotto un arresto cardiaco. La tesi si fonda sulla confidenza di un anonimo alto prelato a Gennari all'indomani del fatto.[3][6]

Le ipotesi del delitto[modifica | modifica wikitesto]

La più celebre tesi alternativa riguarda un presunto complotto a sfondo politico terminato con un omicidio.

Questo sarebbe stato commissionato in quanto Luciani, sostenitore di un'idea di "banca etica" fin dai tempi del suo episcopato vittoriese, pochi giorni prima di morire avrebbe convocato i principali responsabili delle finanze vaticane per verificare come venivano gestiti gli introiti curiali, ma senza fare in tempo ad approfondire l'argomento.

Il papa infatti fin dai primi giorni di pontificato aveva espresso la necessità di un ritorno ad una povertà evangelica per la Chiesa, affermando di voler procedere ad una profonda revisione della presenza del Vaticano nei mercati finanziari mondiali, gestione in quegli anni affidata all'arcivescovo statunitense Paul Marcinkus,[22] a capo dello I.O.R., e di voler devolvere ai paesi poveri l'1% degli introiti del clero.[23] Secondo papa Luciani, infatti, «Lo IOR deve essere integralmente riformato. La Chiesa non deve avere potere, né possedere ricchezze. Il mondo deve sapere le finalità dello IOR, come vengono raccolti i denari e come vengono spesi. Si deve arrivare alla trasparenza ...».[24]

Particolarmente sgradite, inoltre, erano le idee innovative e riformiste espresse da papa Giovanni Paolo I, in particolare quelle attinenti alla riforma della Curia, della nomina cardinalizia di alcuni vescovi dell'Africa, dell'Asia e delle Americhe,[24] sul ruolo della donna[24] e sul tema della contraccezione, sulla quale aveva espresso timide aperture nella commissione sul controllo delle nascite al Concilio Vaticano II parlando di "maternità responsabile" (in parziale disaccordo con l'Humanae Vitae di Paolo VI),[25] nonché a seguito di un convegno delle Nazioni Unite sulla sovrappopolazione mondiale.[23]

La tesi del libro-inchiesta di David Yallop[modifica | modifica wikitesto]

Su queste basi, sei anni dopo la morte di Luciani, il giornalista investigativo britannico David Yallop pubblicò il best-seller In nome di Dio, dove esponeva la tesi secondo la quale la morte sarebbe stata da attribuirsi ad avvelenamento, probabilmente ad azione cardiaca (del tipo della Digitale), e il delitto sarebbe stato riconducibile ad ambienti massonici deviati, legati alla P2 di Licio Gelli.

L'elezione di Luciani avrebbe scontentato parecchi esponenti della gerarchia e degli ambienti vaticani. Tra questi, monsignor Marcinkus, che fino all'ultimo istante sperò nell'elezione di un altro candidato, Giuseppe Siri, esponente dell'ala tradizionalista e delfino di Pio XII.

L'arcivescovo statunitense, figura di spicco nel panorama della finanza vaticana, protagonista delle relazioni dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR, la Banca Vaticana) con le grandi banche straniere per l'accrescimento dei capitali gestiti dall'Istituto, avrebbe intuito immediatamente il potenziale pericolo rappresentato (a lui è stata attribuita la frase "Questo Papa non è come quello di prima, vedrete che le cose cambieranno"[26]) dall'elezione di Luciani che, sin dai suoi primi discorsi, aveva appunto lasciato chiaramente trasparire l'intenzione di ricondurre la chiesa cattolica agli ideali di carità cristiana del primo cristianesimo, rifiutando l'ingerenza della Chiesa negli affari economici internazionali e respingendo ogni gestione speculativa dei suoi beni, alla stregua di una banca qualunque, nonché di contrastare fermamente l'appartenenza di ecclesiastici alla massoneria. Di personaggi come Roberto Calvi e Michele Sindona, Luciani aveva approfondito la conoscenza disponendo apposite indagini; subito dopo la sua elezione, il periodico OP-Osservatore Politico pubblicò un ampio servizio riportando un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, in buona parte componenti l'entourage papale, fra cui Jean-Marie Villot (cardinale segretario di Stato), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano), Pasquale Macchi (segretario di Paolo VI), monsignor Donato De Bonis (alto esponente dello I.O.R.), Ugo Poletti (vicario generale di Roma), don Virgilio Levi (vicedirettore de L'Osservatore Romano) e Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana).[27]

L'inchiesta di Yallop evidenziò numerose incongruenze e circostanze poco chiare, come la scomparsa di tutti gli oggetti personali dalla camera del Papa (occhiali, pantofole, appunti, il flacone di Effortil, un farmaco per l'ipotensione): la prima autorità a poter entrare nella stanza del defunto fu il segretario di Stato, Jean-Marie Villot (figurante nella lista dei cardinali-massoni pubblicata da O.P.[27]), accompagnato da suor Vincenza Taffarel, indicata quale autrice materiale delle sottrazioni.

Sulla scrivania di Luciani venne ritrovata una copia del settimanale «Il Mondo» aperta su un articolo titolato «Santità... è giusto?», un documento-inchiesta circa la dubbia moralità dei fini perseguiti dalla Banca Vaticana.

Secondo Yallop, Luciani fu assassinato per volontà di Licio Gelli, con il supporto diretto o indiretto di:

  • Michele Sindona e Roberto Calvi, che avrebbero avuto buone ragioni per desiderarne la morte, nonché capacità e mezzi per organizzarla;
  • Paul Marcinkus, indicato quale "regista" dell'intera operazione;
  • John Patrick Cody, perché passibile di esonero dalla sede di Chicago per motivi legati ad una discutibile gestione finanziaria, di cui la corte federale iniziava ad interessarsi;
  • Jean-Marie Villot, che avrebbe appoggiato e permesso il compimento dell'operazione.

Anche a seguito delle rivelazioni di Yallop, nel 1997 e negli anni seguenti, un gruppo di deputati e senatori italiani presentò in Parlamento alcuni atti di sindacato ispettivo (quali interrogazioni parlamentari, interpellanze ecc.) richiedendo delucidazioni in merito al misterioso decesso di Papa Luciani.[senza fonte]

Le motivazioni del presunto omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Yallop, erano due i temi scottanti sui quali Luciani era in contrasto con il gruppo di potere vaticano e gli ambienti massonici: questione demografica (controllo delle nascite) e gestione finanziaria.

Villot e pochissimi altri sapevano del dialogo in corso tra il nuovo Papa e il Dipartimento di Stato americano sulla questione demografica e dell'udienza privata che era stata fissata tra Papa Luciani e una delegazione di parlamentari americani, appunto per discutere il tema del controllo delle nascite. Le discussioni con Luciani avevano dissipato in Villot ogni dubbio sulle posizioni innovative del nuovo Papa su questo tema. Egli era certo che ci sarebbe stata una drastica inversione di marcia.[28] Alcuni, come Villot e altri conservatori, ritenevano che questa svolta sarebbe stata un tradimento del pensiero di Paolo VI. Molti, invece, l'avrebbero acclamata come il maggior contributo della Chiesa al superamento del più drammatico tra i problemi del XX secolo.

Il nuovo Papa aveva deciso un generale repulisti degli uomini più vicini alla Banca Vaticana, lo IOR.[22][24] E il 20 settembre 1978 era ormai chiaro che cinque uomini - Marcinkus, Villot, Cody, Sindona e Gelli - avevano moltissimo da temere se Giovanni Paolo I fosse vissuto e moltissimo da guadagnare se fosse morto.[senza fonte]

Il memoriale Calcara[modifica | modifica wikitesto]

Nel memoriale del pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara sulle rivelazioni fatte a Paolo Borsellino, rese pubbliche a inizio 2008, Calcara racconta di essere venuto a conoscenza di una congiura di quattro cardinali, tutti membri, come Marcinkus, dell'Ordine del Santo Sepolcro[29] e in diretto contatto con Antonio Albano (notaio personale di Giulio Andreotti, del boss Luciano Liggio e di Frank Coppola[30] e «fiore all'occhiello» di Cosa Nostra) che, usando Marcinkus, uccisero il papa «con una gran quantità di gocce di calmante», «con l'aiuto del suo medico personale».[31]

Alla base del gesto, sarebbe stata l'insofferenza di Papa Luciani verso «l'idea che cardinali e vescovi amministrassero tramite lo I.O.R. enormi ricchezze. La prima cosa che aveva già deciso di fare sarebbe stata quella di rimuovere alcuni cardinali che gestivano, usavano e manipolavano il vescovo Marcinkus sfruttando non solo la sua posizione all'interno dello I.O.R., ma anche e soprattutto i contatti e le potenti amicizie internazionali che il monsignore aveva».[31]

L'idea "rivoluzionaria" di Luciani sarebbe stata quella di «distribuire il 90% delle ricchezze in diverse parti del mondo, costruendo case, scuole, ospedali etc., dopodiché il 10% dei restanti beni sarebbe stato affidato, per i bisogni della Chiesa, allo Stato italiano»,[31] progetto inaccettabile per i vertici delle finanze vaticane.

Contro la tesi dell'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa cattolica ha sempre respinto con forza ogni ipotesi dell'omicidio.

Anche in ambienti laici, l'opera del giornalista inglese è stata bollata come poco attendibile,[senza fonte] per il suo taglio più al limite del romanzo che dell'inchiesta giornalistica, per l'immagine distorta che mostra della personalità del pontefice e per alcune incongruenze fra le affermazioni in esso contenute e la realtà dei fatti.[32]

Ad esempio è da considerare che buona parte degli ecclesiastici sospettati di appartenere alla massoneria cui fa riferimento il libro facevano parte dell'area riformatrice della chiesa e avevano avuto un ruolo di primo piano nelle riforme che Paolo VI aveva intrapreso dopo il concilio. Sono state pertanto avanzate delle perplessità circa il collegamento fra la massoneria e gli ambienti tradizionalisti e conservatori, che non avrebbero visto di buon occhio l'elezione di Luciani, considerando che questi ultimi sono da sempre i più accaniti avversari della massoneria mentre quasi tutti i presunti massoni interni al vaticano erano di posizioni progressiste.

Papa Luciani respinse le dimissioni di Marcinkus, uno dei presunti cospiratori, nonostante l'operato di gestione delle finanze vaticane operata dal monsignore americano fosse ben lontano dall'idea di banca etica del pontefice bellunese.

Affermazioni di fatti profetici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Papa Giovanni Paolo I § L'incontro con suor Lucia.

Evento traumatico e unico nella storia più recente della Chiesa, la morte di Giovanni Paolo I occasionò l'emersione di voci a sfondo soprannaturale: sia che richiamassero antiche profezie (come nell'inevitabile riferimento a Malachia cercato per tutti i papi), sia che ricordassero episodi della vita dello stesso Luciani attribuendogli la ricezione di persona della premonizione e quindi la consapevolezza della propria morte imminente. In entrambi i casi è ipotizzabile l'attivazione del noto meccanismo della postmonizione.[8]

Nella profezia di Malachia, al papa che dovrebbe corrispondere a Luciani è assegnato il motto De medietate lunae, che equivale a «del mezzo della luna»,[33] ma è spesso interpretato liberamente[34] come De media aetate lunae («del tempo medio di una luna»): questa seconda interpretazione si adatterebbe alla durata del pontificato, paragonabile a quella di una fase lunare.

Un noto aneddoto ha ad oggetto l'incontro con la veggente di Fátima Lucia dos Santos (11 luglio 1977), che avrebbe predetto di persona al patriarca Luciani l'elezione al soglio pontificio e la morte improvvisa. Secondo monsignor Senigaglia l'incontro non si svolse testa a testa ma alla presenza della nobildonna Olga Morosini de Cadaval, e fu organizzato da quest'ultima piuttosto che richiesto da Lucia.[35] Il turbamento susseguente all'incontro, notato da alcuni congiunti del futuro papa,[8] è collegato da Senigaglia e altri alla preoccupazione per i problemi della Chiesa che, come testimonia Luciani stesso in una relazione del 23 luglio seguente,[35] furono appassionatamente esposti dalla religiosa. Edoardo Luciani si diceva invece convinto che il fratello avesse davvero ricevuto una profezia,[36] ma ignorava i contenuti del colloquio.[8] Sulle apparizioni di Fátima Albino Luciani conservò sempre una posizione prudente,[35] secondo lo stesso atteggiamento che aveva tenuto da giovane interrogando le veggenti di Voltago (1937).[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comunicato della presidenza della CEI, In morte di Giovanni Paolo I (PDF), in Progetto culturale promosso dalla Chiesa italiana, 29 settembre 1978. URL consultato il 17 marzo 2017.
  2. ^ a b c d Toni Sirena, Luciani, il mistero della morte, in Corriere delle Alpi, 5 gennaio 2004. URL consultato il 17 marzo 2017.
  3. ^ a b c d e Gianni Gennari, 33 anni da quei 33 giorni: elezione e morte di Giovanni Paolo I, in La Stampa, 25 agosto 2011. URL consultato il 17 marzo 2017.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n Giulio Nicolini, Trentatré giorni: un pontificato, 4ª ed., Bergamo, Velar, 1984, pp. 76-85.
  5. ^ a b «Papa Luciani poteva essere salvato», in La Repubblica, 28 settembre 1993. URL consultato il 19 marzo 2017.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q La strana morte di Papa Luciani, in La storia siamo noi, 2006.
  7. ^ a b c d e Gerald Posner, I banchieri di Dio, Roma, Newton Compton, 2015. URL consultato il 23 marzo 2017.
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m Giovanni Paolo I. Il Papa del sorriso, in La grande storia, 17 agosto 2012. URL consultato il 22 marzo 2017.
  9. ^ a b c d e Giacomo Galeazzi, Enigma Luciani, in La Stampa, 19 aprile 2012. URL consultato il 23 marzo 2017.
  10. ^ Paolo Zolli, Applausi ai funerali: la banalità di un tempo che ignora il Dies irae, in Messaggero Veneto, 29 settembre 1988. URL consultato il 21 marzo 2017.
  11. ^ Piero Melograni, Dieci perché sulla Repubblica, Milano, EDUCatt, 2013, p. 170. URL consultato il 19 marzo 2017.
  12. ^ (EN) David Yallop, In God's name, Londra, Robinson, 2007, p. 93. URL consultato il 19 marzo 2017.
  13. ^ Agostino Chigi, Il tempo del papa-re: diario del principe don Agostino Chigi dall'anno 1830 al 1855 (PDF), Roma, Liber Liber, 2002 [1966], p. 7. URL consultato il 19 marzo 2017.
  14. ^ Antonio Margheriti, La morte del papa. Riti, cerimonie e tradizioni dal medioevo all'età contemporanea, in CESNUR. URL consultato il 19 marzo 2017.
  15. ^ Claudio Rendina, I papi. Storia e segreti, Roma, Newton Compton, 2011. URL consultato il 24 marzo 2017.
  16. ^ a b Paolo Rodari, «Chi elesse Luciani sapeva che sarebbe morto presto», in Il Giornale, 22 aprile 2012. URL consultato il 23 marzo 2017.
  17. ^ Francesco Dal Mas, A Canale d'Agordo il centenario della nascita di papa Luciani, in La Tribuna di Treviso, 16 ottobre 2012. URL consultato il 24 marzo 2017.
  18. ^ Francesco Dal Mas, «Quella di Luciani fu morte naturale», in Corriere delle Alpi, 16 ottobre 2012. URL consultato il 24 marzo 2017.
  19. ^ a b History Channel, I grandi misteri della storia, Milano, Mondadori, 2016. URL consultato il 23 marzo 2017.
  20. ^ a b Andrea Tornielli, La fine di Papa Luciani. Il giallo dei malori sottovalutati da tutti, in Il Giornale, 27 agosto 2005. URL consultato il 18 marzo 2017.
  21. ^ Giovanni Paolo I nel ricordo del suo segretario don Diego Lorenzi, in Parrocchia Mater Dei. URL consultato il 18 marzo 2017.
  22. ^ a b Scandali, affari e misteri, tutti i segreti dello Ior da "la Repubblica" del 26 gennaio 2008
  23. ^ a b Articolo su Papa Luciani su "Il Cassetto"
  24. ^ a b c d I fioretti di Papa Luciani, parte IV, da "Humilitas" - anni 1994 - 1995
  25. ^ La Strana morte di Papa Luciani, da "Storia in Network"
  26. ^ Domènech Matillo Rossend. L'avventura delle finanze Vaticane. Pironti, Napoli, 1988
  27. ^ a b Giuseppe Ardagna.La scoperta della lista P2 nella stampa italiana. Napoli, 2004
  28. ^ Tuttavia, precedentemente all'elezione e prima di aver assistito alla conferenza delle Nazioni Unite sulla sovrappopolazione, Luciani si era dimostrato più conservatore sul tema della contraccezione, come dimostrano episodi quali lo scioglimento della FUCI di Venezia nel 1974.
  29. ^ Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 5)
  30. ^ Rita Di Giovacchio, Giovanni Pellegrini. Il libro nero della prima Repubblica. Fazi editore, 2005, pag. 328
  31. ^ a b c Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 2)
  32. ^ Si vedano a proposito le note del capitolo Il libro-inchiesta di David Yallop.
  33. ^ (EN) Charlton T. Lewis e Charles Short, mĕdĭĕtas, ātis, in A Latin dictionary. URL consultato il 23 marzo 2017.
  34. ^ De medietate lunae, in La Repubblica, 5 aprile 2005. URL consultato il 22 marzo 2017.
  35. ^ a b c Stefania Falasca, Quell'incontro a Fatima, in 30Giorni. URL consultato il 22 marzo 2017.
  36. ^ Orazio La Rocca, «La suora di Fatima predisse la morte di papa Luciani», in La Repubblica, 23 agosto 1993. URL consultato il 22 marzo 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Cornwell, Un ladro nella notte. La morte di papa Giovanni Paolo I. Pironti Editore, Napoli, 1990
  • Lucio D'Orazi, In nome di Dio o del diavolo. Edizioni Logos, Roma, 1988
  • Luigi Incitti, Papa Luciani: una morte sospetta. L'Airone Editrice, Roma, 2001
  • Jesus Lopez Saez, Se pedira cuenta. Muerte y figura di Juan Pablo I. Edizioni Origenes, Madrid, 1990
  • Albino Luciani, Un vescovo al Concilio – Lettere dal Vaticano II. Città Nuova, Roma, 1983.
  • Max Morgan-Witts e Thomas Gordon, Dentro il Vaticano. Storia segreta del pontificato di Giovanni Montini, Albino Luciani e Karol Wojtyla. Pironti Editore, Napoli, 1989 e 1995
  • David Yallop, In nome di Dio. Pironti Editore, Napoli, 1985 e 1992
  • Giancarlo Zizola, Il conclave. Storia e segreti. Compton Editori, Roma, 1993

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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