Teodora Porfirogenita

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Teodora Porfirogenita

Θεοδώρα Πορφυρογέννητη

Tetarteron-Theodora-sb1838 (reverse).jpg
Tetarteron d'oro con l'effige di Teodora
Basilissa dei Romei
In carica 19 aprile 1042 - 31 agosto 1056
Predecessore Zoe Porfirogenita, Costantino IX Monomaco
Successore Michele VI Bringa
Basilissa dei Romei assieme alla sorella Zoe
In carica 19 aprile 1042 - 11 giugno 1042
Predecessore Zoe Porfirogenita, Michele V il Calafato
Successore Zoe Porfirogenita, Costantino IX Monomaco
Morte Costantinopoli, 31 agosto 1056[1]
Luogo di sepoltura Chiesa dei Santi Apostoli (Costantinopoli) - Istanbul
Casa reale Dinastia dei Macedoni

Teodora Porfirogenita (in greco: Θεοδώρα, Theodōra; 984Costantinopoli, 31 agosto 1056) è stata un'imperatrice bizantina.

Figlia del basileus Costantino VIII, fu basilissa dei Romei (imperatrice d'Oriente), a pieno titolo, dall'11 gennaio 1055 fino alla sua morte.

Fu una delle quattro donne imperatrici regnanti di Bisanzio (con Irene, la sorella Zoe ed Eudocia) e fu l'ultima sovrana della dinastia Macedone, che aveva governato l'impero bizantino per 183 anni, considerati gli anni d'oro.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Teodora era la più giovane figlia dell'imperatore bizantino Costantino VIII e di sua moglie Elena, figlia di Alipio[2]. Come principessa imperiale, nel 996 fu considerata possibile sposa per Ottone III, imperatore del Sacro Romano Impero; in ogni caso, fu trascurata in favore di sua sorella Zoe, scelta anche per la sua straordinaria bellezza, e le nozze non si verificarono poiché Ottone III morì poco prima[3].

Da questo momento, Teodora trascorse una vita di oscurità nel gineceo imperiale.; le sue sorti cambiarono quando, alla morte dello zio, Basilio II, e poi del padre, Costantino VIII, entrambi senza figli maschi, fu proiettata al centro della politica imperiale[4].

Intelligente e in possesso di un forte e austero carattere, oltre che di una buona capacità di gestione di governo, Teodora sfidò suo padre, rifiutandosi di sposare l'uomo che aveva scelto per succedergli, Romano III Argiro, affermando che Romano era già sposato (la moglie di questi fu costretta a divenire suora per consentire a Romano di sposarsi con una figlia della famiglia imperiale)[5] e che vi fossero impedimenti insormontabili alle nozze a causa della consanguineità (in effetti, Teodora era terza cugina di Romano)[6]. Di conseguenza, Costantino VIII scelse, quale erede, la sorella di Teodora, Zoe, che sposò Romano nel 1028[7].

Esilio in convento[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatrice Zoe obbliga la sorella minore Teodora a prendere gli ordini monacali.

Dopo il matrimonio e l'incoronazione di Zoe, Teodora prudentemente si ritirò di nuovo nel gineceo, con le sue abitudini religiose quotidiane[8], che tuttavia non la preservarono dalle invidie e dal forte rancore di sua sorella. Zoe, non avendo mai perdonato Teodora per essere stata la prima scelta del padre[9], convinse il marito a nominare uno dei suoi uomini come il capo della servitù di Teodora, con l'ordine di spiare la sorella[10].

Poco dopo, Teodora fu accusata di aver complottato per usurpare il trono con Presian di Bulgaria. Sebbene Presian fu accecato e poi inviato ad un monastero, Teodora non fu condannata, ma nel 1031 fu coinvolta in un altro complotto, questa volta con Costantino Diogene, l'Arconte di Sirmio[11]. Accusata di aver preso parte al complotto, Teodora fu forzatamente confinata nel monastero di Petrion. Zoe poi, durante una visita alla sorella, la costrinse a prendere gli ordini sacri. Sarebbe rimasta lì per i successivi tredici anni, mentre Zoe gestiva l'impero con i suoi mariti, Romano III e, dopo la sua morte, Michele IV[12].

Governo congiunto con la sorella Zoe[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il tentativo (fallito) di usurpazione del trono da parte di Michele V [13]fu richiamata dal monastero per salire al trono, assieme alla sorella Zoe, con la quale, tuttavia, era rimasta in pessimi rapporti.

Di fatti, Zoe, poco dopo aver assunto il potere, cercò di costringere la sorella Teodora tornare al suo monastero ma la mossa fu impedita dalla ferma opposizione del Senato di Costantinopoli e della popolazione e pertanto le due continuarono a regnare congiuntamente[14].

Come primo atto, Teodora fu chiamata a fare quello che la sorella non avrebbe mai osato ordinare: risolvere la questione con Michele V. Infatti, Zoe, debole e facilmente manipolabile, voleva perdonare il nipote Michele per aver tentato di usurparle il trono, ma Teodora era decisa e irremovibile; inizialmente fu fatto arrestare e poi Teodora ordinò che venisse accecato e che trascorresse il resto della sua vita come un monaco[15]. Eliminato Michele V, Teodora si rifiutò di lasciare Santa Sofia finché non avesse ricevuto il consenso da Zoe; in poco meno di 24 ore Teodora fu incoronata basilissa dei romei (imperatrice dei romani)[16].

La Basilissa Teodora

Ufficialmente, Teodora divenne imperatrice co-regnante e il suo trono fu collocato a ridosso di Zoe in tutte le occasioni pubbliche; in realtà, lei fu la vera forza trainante dietro la gestione congiunta: le due basilisse promulgarono insieme leggi contro la compravendita di cariche, apportarono migliorie all'amministrazione civile e militare e insediarono uomini di valore nei più importanti uffici pubblici; inoltre, durante il loro regno, venne istituito un tribunale con il compito di indagare sugli abusi del loro predecessore (interrogato il gran domestico Costantino, furono rinvenute 3500 libbre sottratte al tesoro imperiale)[17]. I risultati del governo congiunto furono oggetto di discordia tra gli storici dell'opoca: infatti, secondo Michele Psello il regno congiunto è stato un fallimento completo, mentre per lo storico Giovanni Scylitzes il governo delle due imperatrici fu molto coscienzioso nella rettifica della abusi rispetto a tutti i sovrani precedenti[18].

Vita durante il regno di Costantino IX[modifica | modifica wikitesto]

Anche se Teodora e Zoe apparissero insieme nelle occasioni delle riunioni del Senato, o quando davano udienze pubbliche al popolo, è stato subito chiaro che il loro regno congiunto era tenuto unito da uno sforzo considerevole di entrambe: infatti, Zoe, sebbene non avesse alcun desiderio di amministrare l'impero e preferisse dedicarsi ai suoi numerosi passatempi, non avrebbe permesso che Teodora, la quale, invece, aveva notevoli doti amministrative, governasse l'impero da sola[19]. Pertanto, la corte si divise in due fazioni, in appoggio una di Zoe e l'altra di Teodora, e, dopo alcuni mesi di tensione, Zoe, decise di cercare un nuovo marito, il suo terzo; l'ultimo fu permesso secondo le norme della Chiesa ortodossa solamente per impedire a Teodora la possibilità di aumentare la sua già grande influenza, grazie alle sue ben evidenti doti di governo[20].

La prima scelta di Zoe cadde su Costantino Dalassenos, che era stato a suo tempo la prima scelta del padre, Costantino VIII. Tuttavia questi aveva mostrato il suo disprezzo per l'imperatrice, quindi lei lo escluse dalla sua scelta. La sua prossima opzione fu quella di sposare Costantino Atroklines, un funzionario del tribunale, con il quale si diceva che avesse avuto una relazione durante il regno con Romano III. Egli però morì pochi giorni prima del matrimonio, in circostanze misteriose, forse avvelenato dalla stessa imperatrice. Zoe poi si ricordò del bel Costantino Monomachos, un altro ex amante, ormai sessantenne.

I due si sposarono l'​​11 giugno 1042, senza la partecipazione del Patriarca Alessio I di Costantinopoli, che si rifiutò di officiare un terzo matrimonio (per entrambi i coniugi) ed il giorno dopo Costantino fu ufficialmente proclamato imperatore insieme alla moglie Zoe e sua sorella Teodora e presto, anche con l'appoggio della moglie, Zoe, assunse su di sé l'amministrazione dello stato[21].

Durante il regno di Costantino, Teodora fu sostanzialmente esclusa dal governo dell'Impero ma, ciò nonostante, conservò una notevole influenza a corte, come dimostra il suo ordine di arresto a carico di Giovanni l'Orfanotrofo, ministro durante i regno di Romano III, Michele IV, di cui fratello, e Michele V, suo nipote, e che all'epoca viveva in esilio[22].

In ogni caso, il matrimonio di Zoe con Costantino IX era solo una questione politica, tanto che l'imperatrice sopportò il fatto che le varie amanti del marito Costantino, tra le quali la sua favorita era una certa Skleraina, presenziassero a feste e banchetti insieme a loro.[2]

Invece, agli occhi del popolo,fortemente affezionato alle due imperatrici, il trattamento preferenziale di Costantino IX per la sua amante Skleraina era uno scandalo. In breve cominciò a diffondersi la voce che Skleraina stava progettando di uccidere sia Zoe e Teodora, per diventare basilissa al loro posto[23]. Nel 1044, lo scontento popolare esplose mentre l'imperatore era impegnato in una processione religiosa per le vie della Capitale: Costantino IX, infatti, fu attaccato da una folla inferocita che intendeva linciarlo e fu costretto a tornare a palazzo e a chiedere alla moglie e a Teodora di rassicurare la folla del fatto di non essere in pericolo di assassino; solo allora, la folla si disperse pacificamente[24].

Ritorno al potere[modifica | modifica wikitesto]

Zoe morì nel 1050 e Costantino IX l'11 gennaio 1055. Mentre Costantino era sul letto di morte, fu convinto dai suoi consiglieri, soprattutto dal logotetes tou dromou (logoteta della flotta) Giovanni, di ignorare i diritti imperiali di Teodora e passare il trono al doux (Duke) di Bulgaria, Niceforo Proteuon[25].

Tuttavia, i loro piani furono anticipati da Teodora che, nonostante i suoi 75 anni di età, ribadì con forza i suoi diritti per governare l'impero[26]; infatti, rientrata nuovamente a Costantinopoli, convocò il Senato e fu proclamata nuovamente "Imperatrice" dalla guardia imperiale, poco prima della morte di Costantino[27].

Fece svolgere poi un'epurazione di funzionari di alto livello e dei generali delle unità militari[28][29]; Niceforo Bryennios, che gestiva il tagmata occidentale e coltivava ambizioni al trono, invece, fu prosciolto dall'incarico ed esiliato per ordine di Teodora, dopo di che fece confiscare le sue proprietà e bandì i suoi sostenitori dalle cariche pubbliche[30].

Il suo secondo regno cominciò ove si era arrestato il primo: esercitò un governo risoluto, sottopose la nobiltà ad uno stretto controllo, punì con estrema durezza ogni abuso nella amministrazione[31]. Tuttavia, indebolì la sua reputazione per l'eccessiva severità verso i nemici privati ​​e per un certo favoritismo riservato a cortigiani a lei fedeli, compreso il suo influente ministro Leo Paraspondylos: sostituì diversi ufficiali e magistrati con eunuchi di corte e, temendone l'ascendente, preferì rimpiazzare gli alti ufficiali, taluni anche abili, come Isacco Comneno, con funzionari di rango minore[32].

Inoltre, determinata ad accentrare il più possibile il potere nelle proprie mani, Teodora decise di presiedere di persona le riunioni del Senato, non di rado intervenne nei più importanti dibattimenti giudiziari e, al fine di ridimensionare l'influenza del patriarca, Michele Cerulario, nominò di persona numerosi ecclesiastici; condotta che creò forti contrasti con la chiesa e con lo stesso patriarca, il quale, riteneva che tali doveri non potessero spettare ad una donna[33].

Ricevette una missione dal papa Vittore II e intraprese trattative che non ebbero l'effetto sperato.

Inevitabilmente, la fazione di Leo Paraspondylos era interessata a mantenere il controllo del governo attraverso l'imperatrice, sempre più anziana, mentre il patriarca Michele Cerulario consigliava a Teodora di trovare qualcuno capace affinché si associasse a lei, attraverso il matrimonio, in modo che le avrebbe garantito la successione. L'imperatrice, in ogni caso, rifiutò caparbiamente di prendere marito.

Morte e successione[modifica | modifica wikitesto]

Teodora si ammalò gravemente con un disturbo intestinale verso la fine di agosto 1056 e morì pochi giorni dopo, il 31 agosto 1056, all'età di 76 anni; con lei si spense la Dinastia macedone che aveva governato l'Impero Bizantino per 189 anni[34].

Non avendo né figli né parenti in vita, l'imperatrice, prima di morire aveva adottato come figlio e successore, l'ex ministro delle finanze militari (logothetēs toū stratiōtikou - λογοθέτης τοῦ στρατιωτικοῦ), Michele VI Bringa, anche su raccomandazione del suo primo ministro, Leo Paraspondylos[35]: sperando ancora di recuperare la sua salute, Teodora fece giurare al suo successore prescelto, che avrebbe sempre obbedire ai suoi ordini, fintanto che lei era in vita. Michele accettò e promise, ma non avrebbe dovuto obbedirle per molto; infatti Teodora sopravvisse alla nomina del successero solo per poche ore[36].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Charles Diehl, p. 224.
  2. ^ Kazdhan, p.503.
  3. ^ Norvich, pp. 253-259.
  4. ^ Canduci, p. 265.
  5. ^ Finlay, p. 465.
  6. ^ Norvich, p. 270.
  7. ^ Canduci, p. 257.
  8. ^ Norvich, p. 276.
  9. ^ Canduci, p. 269.
  10. ^ Finlay, p. 469.
  11. ^ Kazdhan, p. 627.
  12. ^ Finlay, p. 471.
  13. ^ Finlay, pp. 495-496.
  14. ^ Finlay, p. 497.
  15. ^ Norvich, p. 301.
  16. ^ Norvich, p. 304.
  17. ^ Finlay, p. 498.
  18. ^ Norvich, p. 305.
  19. ^ Norvich, p. 306.
  20. ^ Finlay, p. 499.
  21. ^ Norvich, p. 307.
  22. ^ Finlay, p. 505.
  23. ^ Norvich, p. 309.
  24. ^ Finlay, p. 503.
  25. ^ Finlay, p. 527.
  26. ^ Garland, p. 165-166.
  27. ^ Treadgold, p. 596.
  28. ^ Kazdhan, p. 329.
  29. ^ Treadgold, p. 597.
  30. ^ Finlay, p. 527.
  31. ^ Canduci, p. 270
  32. ^ Finlay, p. 528.
  33. ^ Kazdhan, p. 2038.
  34. ^ Finlay, p. 529.
  35. ^ Kazdhan, p. 1366.
  36. ^ Norvich, p. 327.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Léon Bloy, Costantinopoli e Bisanzio, Milano, Medusa, 1917.
  • Charles Diehl, La civiltà bizantina, 1962, Garzanti, Milano.
  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968, ISBN 88-06-17362-6.
  • Salvatore Impellizzeri, Imperatori di Bisanzio (Cronografia) 2 vol., Vicenza, 1984.
  • Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000, ISBN 88-04-48185-4.
  • Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-16255-1.
  • Alexander P Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà, 2a ed, Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-4691-4.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004, ISBN 88-7801-353-6.
  • Giorgio Ravegnani, I bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Alain Ducellier, Michel Kapla, Bisanzio (IV-XV secolo), Milano, San Paolo, 2005, ISBN 88-215-5366-3.
  • Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Giorgio Ravegnani, Introduzione alla storia bizantina, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • Giorgio Ravegnani, Imperatori di Bisanzio, Bologna, Il Mulino, 2008, ISBN 978-88-15-12174-5.

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