Tempo di uccidere (Flaiano)

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Tempo di uccidere
CopertinaOrigTempoUccidere.jpeg
Copertina originale del romanzo
Autore Ennio Flaiano
1ª ed. originale 1947
Genere romanzo
Lingua originale italiano
Ambientazione Etiopia, 1936

Tempo di uccidere è un romanzo scritto da Ennio Flaiano pubblicato dalla casa editrice Longanesi nell'aprile 1947; il dattiloscritto rappresenta un unicum nella carriera di Flaiano, il quale durante la sua attività letteraria pubblicherà diversi testi brevi, articoli e critiche letterarie, ma mai nessun altro romanzo. Tempo di uccidere vincerà nello stesso anno la prima edizione del premio Strega, anche se la critica nei mesi successivi non risparmiò recensioni severe e poco entusiaste al libro e al suo autore.

Il testo presentato a Leo Longanesi fu originariamente intitolato Il coccodrillo, ma per volere dell'editore Flaiano dovette cambiare rapidamente il titolo[1] per mandare alla stampa il testo, la quale tiratura venne ultimata a fine aprile 1947, soddisfacendo il volere e le tempistiche di Longanesi, il quale appena quattro mesi prima aveva chiesto all'amico Flaiano di scrivere un romanzo da pubblicare in breve tempo. Longanesi fu anche colui che più di tutti insistette nel far partecipare il romanzo al premio Strega[2].

Ambientato durante la guerra d'Etiopia, il romanzo narra la storia di un ufficiale del Regio Esercito, il quale, dopo un incontro intimo con una ragazza indigena che il protagonista uccide per errore, e dopo aver scoperto che il turbante indossato dalla ragazza è il segno di distinzione dei lebbrosi, inizia una peregrinazione introspettiva piena di rimorsi e frustrazioni attraverso un'Etiopia che nella mente scossa del protagonista assume connotati fantasiosi, grotteschi e quasi mistici[2]. Lo stesso Flaiano nell'autunno del 1935 venne imbarcato per l'Etiopia con il grado di sottotenente; di questa esperienza Flaiano lascerà alcune lettere scritte all'amico Orfeo Tamburi e il diario Aethiopia, che presenta caratteristiche letterarie e i toni ironici e distaccati che verranno più tardi ritrovati in Tempo di uccidere[3].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Tempo di uccidere è un romanzo dall'atmosfera surreale ambientato durante l'invasione italiana dell'Etiopia, che narra le vicissitudini di un ufficiale per nulla ligio al dovere che durante il suo vagabondare verso l'altopiano etiopico alla ricerca di un dentista che curi il suo dolore, si perde, e per caso incontra una ragazza indigena con il turbante, con la quale ha un rapporto intimo, e che finirà per uccidere accidentalmente mentre i due si trovano in una zona isolata. Pieno di rimorso, il protagonista torna al campo base sulla costa, e dopo aver ottenuto una licenza di quaranta giorni, inizia un susseguirsi di vicissitudini che portano il protagonista sull'altipiano, dove vede delle ragazze con un turbante analogo e gli viene spiegato da un collega che esse sono delle lebbrose, quindi intoccabili. Angosciato dal dubbio si reca da un medico, non per farsi visitare con il rischio di un lungo ricovero in un luogo così inospitale, bensì per aver informazioni sulla malattia. Trova poi un libro che descrive con esattezza le condizioni della sua mano, convincendolo di essere stato contagiato.

Impaurito, anche per via di una possibile denuncia da parte del medico, cerca di sparargli ma sbaglia mira e scappa convinto ormai della denuncia. Fugge così fino a Massaua, porto da cui le navi salpano per l'Italia, ma il terrore di essere fermato per quanto accaduto con il medico lo induce a nascondere la sua identità, cercando un imbarco clandestino, per il quale però non ha abbastanza denaro. Fa così la conoscenza di un maggiore arricchitosi con commerci non proprio legali, e lo segue durante uno spostamento su un camion guidato dal maggiore verso l'altipiano. Durante il tragitto però trova il modo di derubarlo e sceso a terra, prima di prendere la sua strada, svita il dado che regge una ruota del veicolo, in modo da liberarsi di lui senza possibilità di essere accusato. Il piano però sembra non riuscire e il camion continua la sua corsa, gettando il soldato nella disperazione: non solo la denuncia del medico, ora anche quella del maggiore per furto.

Decide così di vagare per la boscaglia, trovando rifugio in un piccolo villaggio dove un vecchio àscari, Johannes, ormai solo e stanco rimane per custodire i morti. Lì - dopo un inizio difficile e scontroso - i due iniziano a sopportarsi fino a che il vecchio non curerà le piaghe del soldato, e questo, ormai stanco, deciderà di tornare al comando per costituirsi. Arrivato lì, racconta la sua storia scoprendo che nessuno l'aveva denunciato, e che essendo la sua licenza scaduta solo da poco, non è da considerarsi disertore. Formalmente non pagherà per le sue azioni, i conti dovrà farli solo con sé stesso, e con gli altri soldati prende mestamente la via del ritorno in Italia, tormentandosi per quelle denunce che si sente di meritare. Sopravvive quindi alla lebbra, ma il dubbio che il tenente possa averla davvero contratta, perché essa «per manifestarsi, richiede a volte dieci o vent'anni». È dunque un dubbio che il protagonista si porta dentro, o, per dirla con le parole dello stesso Flaiano: «forse non si tratta più di lebbra, si tratta di un male più sottile e invincibile ancora, quello che ci procuriamo quando l'esperienza ci porta cioè a scoprire quello che noi siamo veramente. Io credo che questo sia non soltanto drammatico, ma addirittura tragico»[2].

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Tempo di uccidere, Collana La Gaja Scienza n.21, Milano, Longanesi, 1947, pp. 385.
  • Tempo di uccidere, Collana La scala, Milano, Rizzoli, 1973, pp. 272.
  • Tempo di uccidere, Introduzione di Sergio Pautasso, Collana BUR, Milano, Rizzoli, 1980, pp. 273.
  • Tempo di uccidere, Prefazione di Paolo Mieli, Collana I Grandi Romanzi Italiani n.27, Milano, RCS Quotidiani, 2003.
  • Tempo di uccidere, Prefazione di Maria Bellonci, Collana Premi Strega, Torino, UTET, 2006, pp. 332, ISBN 88-02-07437-2.
  • Tempo di uccidere, Collana Contemporanea, Milano, BUR, 2013, pp. 312, ISBN 978-88-17-06708-9.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La casa editrice aveva appena pubblicato La vita del Camaleonte di Fernand Angel e Parliamo dell'elefante dello stesso editore, così Leo Longanesi chiese a Flaiano di cambiare titolo altrimenti, come ebbe sarcasticamente a dire: «facciamo un giardino zoologico». Vedi: Gabriele Sabatini, Ennio Flaiano. Tempo di uccidere, doppiozero.com. URL consultato il 16 agosto 2017.
  2. ^ a b c Gabriele Sabatini, Ennio Flaiano. Tempo di uccidere, doppiozero.com. URL consultato il 16 agosto 2017.
  3. ^ Alessandra Ciminno, Flaiano, Ennio, Treccani. URL consultato il 16 agosto 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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