Tempio votivo (Venezia)

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Tempio votivo
Tempio Votivo (Venezia)1 2021.jpg
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàLido di Venezia (Venezia)
Indirizzoriviera Santa Maria Elisabetta
Coordinate45°25′04.16″N 12°22′14.6″E / 45.417823°N 12.370721°E45.417823; 12.370721
ReligioneCattolica
TitolareSanta Maria Immacolata
ArchitettoGiuseppe Torres
Inizio costruzione1925
Completamento1936

Il Tempio votivo è un sacrario e ossario militare dove giacciono i caduti delle due guerre mondiali ed è situato sull'isola del Lido di Venezia. La chiesa, intitolata a Santa Maria Immacolata, è di proprietà del patriarcato di Venezia con diritto d'uso a favore del Commissariato generale per le onoranze ai caduti in guerra e si trova in riviera Santa Maria Elisabetta di fronte alla laguna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vista dalla laguna.

L'inizio della sua storia risale al 15 agosto 1916, giorno dell'Assunta, durante la prima guerra mondiale, quando il patriarca di Venezia Pietro La Fontaine consacrò la città alla protezione della Madonna Immacolata[1] e nell'omelia del Natale dello stesso anno fece voto di costruire un Tempio a Lei dedicato se la città fosse uscita indenne dagli attacchi nemici.[1][2]

«In esso dovrebbe sorgere una cappella intitolata al caro santo dei miracoli e della Provvidenza Sant'Antonio da Padova e un'altra cappella si dovrebbe edificare nel tempio, una cara cappella espiatoria di suffragio per le anime dei nostri cari soldati morti combattendo per la Patria. Pace ad essi.»

(Pietro La Fontaine, dall'omelia del 25 dicembre 1916)

Tale voto fu solennemente formalizzato il 6 gennaio 1917[3] davanti all'altare della Madonna Nicopeia nella basilica di San Marco.[4]

Terminato il conflitto, furono presentati gratuitamente vari progetti e venne scelto quello dell'architetto Giuseppe Torres che fu approvato dal sindaco Filippo Grimani il 15 luglio 1919.[5] Il progetto prevedeva la costruzione in un terreno in località Quattro Fontane[6] di un nuovo tempio che avrebbe dovuto sostituire la piccola chiesa di Santa Maria Elisabetta, ormai insufficiente ad accogliere la crescente popolazione del Lido. L'entusiasmo popolare permise di raccogliere fino al giugno del 1919 offerte per una somma di 116 687,84 lire da aggiungere allo stanziamento di 30 000 lire[7] che il Comune aveva inizialmente previsto per l'ampliamento della chiesa di Santa Maria Elisabetta.[8] Nel 1924 venne scelta un'area diversa da quella precedentemente individuata[9] e l'8 dicembre 1925[10], con la posa della prima pietra[11] alla presenza del Patriarca, di Emanuele Filiberto di Savoia e delle autorità cittadine, iniziò finalmente la sua costruzione.
Il 9 giugno 1928 venne solennemente benedetta la cripta dove il giorno seguente[12] venne traslato e inumato il feretro di Romualdo Guicciardi, caposquadra del battaglione Dirigibilisti, nato a Nonantola il 1º agosto 1892,[13] perito nel corso di un attacco aereo l'8 giugno 1915 nella zona di Campalto e considerato il primo morto di guerra per la difesa di Venezia.[14]

A metà del 1929 venne avviato un piano per trasformare la cripta del tempio in un ossario militare. A partire dall'agosto del 1930[12] vennero portati i resti di 2 690 caduti della grande guerra provenienti dai dismessi cimiteri di guerra di Venezia, Chioggia, Cà Gamba, Gambarare e al termine del secondo conflitto mondiale altri 499 corpi dai cimiteri di Battaglia Terme, Venezia San Michele, Mestre, Mirano e da vari cimiteri di guerra della Grecia, Albania e Jugoslavia.[15]
Un rallentamento dei lavori per mancanza di fondi venne risolto dall'intervento diretto del patriarca La Fontaine e di Mussolini il quale fece stanziare 2 milioni di lire dal governo [8] per concludere un'opera di cui si era inteso da subito più l'errore di collocazione e il sostanziale fuori scala che l'alto impegno morale e retorico che ne aveva decretato la creazione. Dopo la morte dell'architetto Torres nel 1935, l'ingegner Umberto Fantucci, già direttore tecnico dei lavori portò avanti il cantiere e nel 1937 chiesa e cupola vennero terminate, almeno nella parte strutturale, con importanti varianti rispetto al progetto originale.[16] Nel 1942 la direzione del cantiere fu affidata all'architetto Angelo Scattolin, già assistente di Torres. I lavori continuarono nel 1943, anno nel quale venne realizzato lo scalone. L'edificazione del Tempio venne completata con la collocazione sulla cupola della statua della Madonnina, opera dello scultore vicentino Giuseppe Zanetti (1891–1967)[17][18]
A partire dalla sua inaugurazione fu sede di funzioni religiose, dapprima al piano superiore, poi dagli anni '60 solamente nella cripta inferiore. Con una convenzione stipulata il 19 novembre 1979 e perfezionata nel 2003[19] tra la Curia, proprietaria dell'immobile, e il Commissariato generale onoranze caduti in guerra, il Tempio votivo è diventato ufficialmente il sacrario militare di Venezia.[20]

Dopo vari anni di chiusura è stato restaurato e riaperto al pubblico nel 2019.[21]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio è un imponente edificio a pianta circolare con scalinata al centro. Nella parte superiore vi è la chiesa e nella parte sottostante vi è la cripta a due ingressi. I loculi dei caduti si trovano nelle pareti e nei corridoi della cripta che è sorretta da colonne di marmo nero.[21][22]

Caduti[modifica | modifica wikitesto]

Nazario Sauro

All'interno del tempio giacciono in tutto 3 190 caduti delle due guerre mondiali:

  • della prima guerra mondiale vi sono 2 691 caduti, 108 decorati al valor militare e 403 militi ignoti;
  • per la seconda guerra mondiale 449 caduti, 58 decorati al valor militare, 110 militi ignoti e 43 ufficiali medaglie d'argento.

Tra i numerosi caduti qui tumulati vanno citati l'irredentista Nazario Sauro (dal 9 marzo del 1947[23]), Giovanni Grion e 46 defunti del massacro di Treglia compiuto dai Tedeschi nell'ex Jugoslavia nel 1943. I defunti di Treglia sono raccolti in due grandi tombe comuni ai cui piedi vi è la salma del primo soldato morto per la difesa di Venezia.[14][24]

Il sacrario per gli ufficiali fucilati a Treglia

Il 12 luglio del 1935 venne qui tumulata la salma del card. La Fontaine, come da sua volontà testamentaria[25], per venire poi traslata nella cripta della basilica di San Marco l'8 luglio 1959.[26]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Musolino, p. 143.
  2. ^ Arte cristianap. 104.
  3. ^ Pecorai, p. 58.
  4. ^ Musolino, pp. 145-148.
  5. ^ Musolino, p. 154.
  6. ^ Corrispondente oggi all'area dell'Istituto La Fontaine, ai piedi del ponte delle Quattro Fontane.
  7. ^ Arte cristiana, p. 120.
  8. ^ a b Franchi 2015.
  9. ^ Il 28 novembre 1924 venne stipulato il contratto di acquisto di un nuovo sito in riviera Santa Maria Elisabetta.

    «Il lotto alle "Quattro Fontane", originariamente destinato alla costruzione, fu permutato perché non adatto alla costruzione di un monumento. Si trovava, infatti, in una zona periferica e prospettava solo sul mare. Il nuovo terreno, invece, si affaccia sulla laguna ed è visibile dalla riva degli Schiavoni, sembra quindi più adatto per testimoniare la fede dei Veneziani.»

    (Distefano 2015, pp. 42-43)
  10. ^ Il giorno è simbolico in quanto il Tempio fu dedicato a Maria Immacolata alla quale fu rivolto il voto. Cfr Stemma cardinalizio La Fontaine, lapide commemorativa, su Catalogo generale dei Beni Culturali.
  11. ^ Perale, p. 125.
  12. ^ a b Perale, p. 126.
  13. ^ Musolino, p. 155.
  14. ^ a b Le spoglie del patriota Nazario Sauro fra tanti Caduti illustri, in La Nuova Venezia.
  15. ^ Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti, Tempio Ossario del Lido di Venezia, su difesa.it. URL consultato il 13 maggio 2021.
  16. ^ Tempio Votivo Santa Maria Immacolata (PDF), su Catalogo generale dei Beni Culturali. URL consultato il 27 giugno 2021.
  17. ^ 1938 – Madonnina – Tempio votivo – Lido di Venezia, su giuseppezanetti.com. URL consultato il 14 maggio 2021.
  18. ^ Distefano 2015, p. 87.
  19. ^ Pecorai, p. 56.
  20. ^ Distefano 2013, pp. 205-211.
  21. ^ a b Il Tempio Votivo del Lido di Venezia di nuovo aperto al pubblico, su metropolitano.it, 25 ottobre 2019.
  22. ^ Tempio Votivo [collegamento interrotto], su www2.comune.venezia.it.
  23. ^ La sepoltura di Nazario Sauro a Pola nel 1919 (PDF), in Marinai d'Italia.
  24. ^ Distefano 2015, p. 22.
  25. ^ La tomba, un sarcofago in pietra d'Istria, reca scolpita l'iscrizione: Petrus Cardinalis La Fontaine Patriarcha Venetiarum, ad pedes Dominae Suae.
  26. ^ Musolino, p. 301.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Domenichini e Paola Tiozzo Netti, Il Tempio Votivo del Lido. Chiesa di Santa Maria Immacolata e Sacrario Militare, Il Poligrafo, 2019, ISBN 9788893870740.
  • Giovanni Distefano, Il tempio votivo del Lido di Venezia, Supernova Edizioni, 2015, ISBN 978-88-6869-057-1.
  • Giovanni Distefano, Lido di Venezia. Atlante storico, Supernova Edizioni, 2013, ISBN 9788896220771.
  • Elena Franchi, I Monumenti della Grande Guerra (PDF), in Cristina Beltrami (a cura di), Elephant & Castle, n. 12, dicembre 2015, pp. 9-13, ISSN 1826-6118 (WC · ACNP).
  • (DE) Luigi Monzo, Croci e fasci - Der italienische Kirchenbau in der Zeit des Faschismus, Berlino, Monaco, Deutscher Kunstverlag, 2021, pp. 81-93, ISBN 9783422980501.
  • Giovanni Musolino, Pietro La Fontaine Patriarca di Venezia (1915-1935), Venezia, Studium Cattolico Veneziano, 1988, ISBN non esistente.
  • Giorgio Pecorai e Patrizia Pecorai, Lido di Venezia, oggi e nella storia, Venezia, Edizioni Atiesse, 2007, ISBN non esistente.
  • Luca Perale, Il Tempio Votivo Sacrario Militare, in Lido di oggi Lido di allora, n. 28, luglio 2012, pp. 119-126.
  • Mons. Giovanni Costantini, Il nuovo Tempio votivo che Venezia erigerà nell'isola di Lido, in Arte cristiana, n. 7 (79), 15 luglio 1919.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]