Telaio idraulico

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Modello di un telaio idraulico nel Museo della prima industrializzazione a Wuppertal.

Il telaio idraulico (in inglese water frame) è un filatoio meccanico azionato da una ruota idraulica. Progettato per la produzione di filo di cotone, fu usato per la prima volta nel 1765.[1][2] I telai idraulici in generale sono esistiti sin dai tempi dell'antico Egitto. Il telaio dell'acqua era in grado di filare 128 fili alla volta, il che lo rendeva un metodo semplice e veloce. Fu sviluppato da Richard Arkwright, che brevettò la tecnologia nel 1769.[3] Il progetto era in parte basato su una macchina per filare costruita per Thomas Highs dal fabbricante di orologi John Kay, che fu assunto da Arkwright.[4] Essendo alimentato a energia idraulica, produceva filati più forti e più duri rispetto all'allora famosa "giannetta", dando così grande slancio al sistema della fabbrica.[5]

Un altro telaio azionato ad acqua per la produzione di tessuti fu sviluppato nel 1760, nella prima città industrializzata di Elberfeld, Prussia (ora a Wuppertal, in Germania), dal proprietario tedesco di impianti di candeggio Johann Heinrich Bockmühl.[6][7]

Il telaio idraulico è derivato dall'uso di una ruota idraulica per azionare una serie di filatoi meccanici. La ruota idraulica forniva più potenza al filatoio meccanico rispetto agli operatori umani, riducendo la quantità di lavoro umano necessario e aumentando drasticamente la lunghezza dei filati. Tuttavia, a differenza della giannetta, il telaio idraulico poteva filare solo un filo alla volta fino a quando Samuel Compton combinò le due invenzioni nel suo filatoio intermittente nel 1779.

Il telaio idraulico era originariamente azionato da cavalli in una fabbrica costruita da Arkwright e soci a Nottingham. Nel 1770 Arkwright e soci costruirono un impianto idraulico a Cromford, nel Derbyshire.

Cromford[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1771, Arkwright installò il telaio idraulico nel suo cotonificio a Cromford, nel Derbyshire, sul fiume Derwent, creando una delle prime fabbriche costruite appositamente per alloggiare macchinari invece di riunire i lavoratori. Fu uno dei primi casi in cui la giornata lavorativa era determinata dall'orologio anziché dalle ore di luce, di persone impiegate piuttosto che semplicemente prese a cottimo. Nella sua forma finale, combinata con la sua cardatrice, fu la prima fabbrica ad utilizzare un processo continuo dalla materia prima al prodotto finito in una serie di operazioni.[8]

Arkwright giocò una parte significativa nello sviluppo del sistema di fabbrica, combinando la forza idraulica, il telaio idraulico e la produzione continua con le moderne pratiche di impiego. Il telaio idraulico ebbe un ruolo importante nello sviluppo della rivoluzione industriale.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ John Simkin, British History - The Textile System - The Water Frame, Spartacus Educational Publishers Ltd, 1997. URL consultato il 9 gennaio 2019.
  2. ^ A History of the World - Arkwright's Water Frame spinning machine, BBC. URL consultato il 9 gennaio 2019.
  3. ^ Sir Richard Arkwright, su britannica.com. URL consultato il 19 marzo 2019.
  4. ^ Ian McNeil, An Encyclopedia of the History of Technology, Londra, Routledge, 1990, pp. 827–30, ISBN 0415147921.
  5. ^ Richard L. Hills, Hargreaves, Arkwright and Crompton. Why Three Inventors?, in Textile history, vol. 10, nº 1, 1979, pp. 114-126.
  6. ^ Industrial Heritage Expeditions - Textile in Wuppertal, Bergische Struktur- und Wirtschaftsförderungsgesellschaft mbH. URL consultato il 9 gennaio 2019.
  7. ^ Hinrich Heyken, Von Bleichern, Färbern und Fabrikanten (PDF), City of Wuppertal. URL consultato il 9 gennaio 2019.
  8. ^ L'altoforno, spesso considerato il primo processo continuo, era un processo singolo. Il telaio idraulico, o più specificamente il cotonificio di cui faceva parte, incorporava un'intera serie di processi in un'unica continuità, dalla balla di cotone grezzo al filo filato.
  9. ^ Maxine Berg, The age of manufactures, 1700-1820: Industry, innovation and work in Britain, Routledge, 1994, ISBN 978-0-41506-935-9.

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