Teatro Monteverdi

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Teatro Luigi Monteverdi
Facciata del Teatro Monteverdi della Spezia.jpg
La facciata del Teatro, con le decorazioni di E.Carmassi
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàLa Spezia
Indirizzovia dello Zampino
Dati tecnici
TipoSala rettangolare con tre ordini di palchi, due gallerie ed un loggione
Realizzazione
Inaugurazione11 febbraio 1929
ArchitettoLuigi Monteverdi
IngegnereFortunato Zanazzo

Coordinate: 44°06′37.58″N 9°48′59.4″W / 44.110439°N 9.816499°W44.110439; -9.816499

II Teatro Monteverdi della Spezia è stata la più capiente[1] sala teatrale della Liguria, in grado di accogliere tremila spettatori[2].
Sito in via dello Zampino[3][4][5], fu costruito per iniziativa di Luigi Monteverdi[6], che ne affidò la realizzazione all'ingegnere Fortunato Zanazzo, e inaugurato l'11 febbraio del 1929[7].

Adibito anche a cinema[8], l'edificio era soprattutto un teatro elegantemente arredato come tale[9] e dotato di un ampio palcoscenico[10] con una grande torre scenica alla cui sommità, a ventiquattro metri d'altezza, era posta una graticcia in grado di permettere ogni tipo di manovra degli elementi scenici[11].

Il Monteverdi, sala da spettacolo piuttosto nota[12], rappresentava una tappa obbligata per le compagnie di avanspettacolo[13] ma vi si svolgevano anche altri tipi di manifestazione[14] come incontri di pugilato[15] veglioni danzanti e concerti d'ogni tipo di musica[16], con particolare riguardo per l'opera lirica, visti gli ampi spazi a disposizione[17], ed i concerti di musica jazz, alcuni dei quali memorabili[18]. Agli inizi della televisione la sala ospitava la proiezione di programmi popolari come Lascia o raddoppia? per i molti che non possedevano un apparecchio televisivo[19].

Dopo un inevitabile periodo di decadenza, il teatro venne definitivamente chiuso il 19 marzo 1978 e completamente demolito molti anni dopo per realizzare un parcheggio multipiano ed una galleria commerciale[20]

Del teatro rimane solo il fronte dell'edificio su via dello Zampino, dov'era collocato l'ingresso, decorato dallo scultore spezzino Enrico Carmassi con bassorilievi, tutt'ora in loco, raffiguranti le Muse, maschere del teatro classico ed una fuga di putti, motivo ricorrente nella scultura dell'epoca[21].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alberto Scaramuccia, Film e varietà, nel teatro più grande della Liguria, in Città della Spezia, La Spezia, 7 aprile 2013. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «È un impianto grandioso, dal palcoscenico immenso e dalla platea spaziosa e comoda con 74 palchi in 3 ordini.».
  2. ^ Alberto Scaramuccia, Film e varietà, nel teatro più grande della Liguria, in Città della Spezia, La Spezia, 7 aprile 2013. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Poteva accogliere tremila spettatori.».
  3. ^ Teatro Monteverdi, su WikiSpedia.it. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Il 16 febbraio 1929 in via dello Zampino, l’unica della Spezia di cui si ignori del tutto l’origine del curioso nome, venne inaugurato il cinema teatro Monterverdi che divenne ben presto un locale di punta nella Spezia festaiola e un po’ tumultuosa di quegli anni posti a cavallo delle due guerre, vantando il titolo di teatro più grande della Liguria.».
  4. ^ Marco Tarabugi, Monteverdi, ecco come si cancella la storia di una città, in Gazzetta della Spezia, La Spezia, 19 marzo 2013. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Il Teatro era sorto in un'area dedicata allo spettacolo dal vivo dove, già nel 1912, era presente il Teatro Duca degli Abruzzi, chiamatosi poi Olimpia ed in seguito Smeraldo. Nell'area sorse nel '23 una prima struttura: l'Arena Principe Umberto su cui Luigi Monteverdi progettò poi l'impianto che da lui prese il nome e di cui affidò la realizzazione all'ingegner Zanazzo che realizzò un teatro grandioso. La storia della costruzione del Monteverdi è tutt'uno con la famiglia che la costruì: Luigi, ritornato da Montevideo in Uruguay, dove aveva fatto fortuna, volle regalare un teatro alla città. L'inaugurazione avvenne l'11 febbraio del 1929.».
  5. ^ Teatro Monteverdi, su WikiSpedia. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Oltre al fronte della struttura già vasto di per sé, l’edificio, oltre a estendersi in altezza, si prolunga longitudinalmente per molte decine di metri lungo via Migliari e connota di sé tutta l’area tanto che dal Monteverdi trae il nome anche una via lì nei pressi che si chiama appunto del Teatro.».
  6. ^ Anna Maria Monteverdi, Quel che resta del Teatro Monteverdi, in La Spezia Oggi, La Spezia, 15 settembre 2012. URL consultato il 28 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2014).
    «L’idea di costruire un teatro non fu proprio di Luigi ma del figlio, Balduino Monteverdi, ambiziodo comandante dei bersaglieri (al primo piano c’era infatti la sede dei Bersaglieri), appassionato d’arte e di cultura. Luigi che fece fortuna in Uruguay, tornando alla Spezia divenne impresario edile, comprò un grande terreno da un lotto napoleonico (lo sorteggiò, come si usava un tempo) e costruì qualcosa come 18 palazzi nella zona compresa tra la Scalinata Cernaia e Via Migliari, con strade annesse. La famiglia Monteverdi divenne una delle famiglie che contribuirono alla crescita della città e la storia della famiglia si incrocia con molte delle opere importanti.».
  7. ^ Alberto Scaramuccia, Film e varietà, nel teatro più grande della Liguria, in Città della Spezia, La Spezia, 7 aprile 2013. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Aperto l'11 febbraio del '29, chiuse il 19 marzo del 1978.».
  8. ^ Alberto Scaramuccia, Film e varietà, nel teatro più grande della Liguria, in Città della Spezia, La Spezia, 7 aprile 2013. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Il Monteverdi era anche cinema, la multisala di quando la parola non compariva ancora nei dizionari. Si proiettavano due pellicole che cambiavano quasi giornalmente. Una, sebbene avesse già calcato più di un lenzuolo bianco, era il titolo da richiamo. L’altra, davvero obsoleta, era proprio solo un riempimento.».
  9. ^ Anna Maria Monteverdi, Quel che resta del Teatro Monteverdi, in La Spezia Oggi, La Spezia, 15 settembre 2012. URL consultato il 28 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2014).
    «Un Teatro dalla architettura così particolare, dalla dimensione smisurata e dalle sculture d’ornamento così importanti.».
  10. ^ Teatro Monteverdi, su WikiSpedia. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Qualunque fosse l’occasione, comunque, sempre si presentava elegante, signorile con le sue tappezzerie di rosso cardinalizio e gli eleganti palchetti che in tre ordini simmetrici accompagnavano la platea fino all’ampio palcoscenico: 24 metri di lunghezza per 14 di profondità. La struttura era poi completata da due spaziose gallerie ed un loggione che ne portavano la capienza a 3mila spettatori a sedere (anche se iperbolicamente veniva chiamato "il teatro dei cinquemila").».
  11. ^ Teatro Monteverdi, su WikiSpedia. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Il teatro era imponente con un vasto impianto in legno posto a 24 metri d’altezza che permetteva qualsiasi marchingegno teatrale.».
  12. ^ Teatro Monteverdi, su WikiSpedia. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «La sala era così nota che Alberto Sordi, se passava dalla Spezia, non mancava mai di chiedere di quel teatro vicino alla stazione.».
  13. ^ Teatro Monteverdi, su WikiSpedia. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Il Monteverdi rappresentava una tappa obbligata per le tante compagnie di avanspettacolo che giravano il Paese: qua vennero le troupes di Nuto Navarrini, Erminio Macario e di Achille Maresca che fu impresario di Totò; qua cantarono Giacomo Rondinella, Aurelio Fierro, il Duo Fasano, Carla Boni e Gino Latilla, grandi nomi della hit parade della canzone italiana del dopoguerra.».
  14. ^ Anna Maria Monteverdi, Quel che resta del Teatro Monteverdi, in La Spezia Oggi, La Spezia, 15 settembre 2012. URL consultato il 28 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2014).
    «Un teatro storico che ha ospitato la rivista, il varietà, i primi incontri di pugilato, il cinema e i concerti rock formando culturalmente 3 generazioni di spezzini.».
  15. ^ Alberto Scaramuccia, Film e varietà, nel teatro più grande della Liguria, in Città della Spezia, La Spezia, 7 aprile 2013. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Si tennero anche riunioni pugilistiche come quando Visentin vinse contro Dionne la corona europea.».
  16. ^ Teatro Monteverdi, su WikiSpedia. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Nella fase finale della propria storia, l'ultimo grande tutto esaurito restò lo show di Renato Zero, che in quel periodo portava in giro per l'Italia Zerofobia, il suo terzo tour, quello che lo rese famoso. Si esibì l'8 novembre 1977 al Monteverdi.».
  17. ^ Teatro Monteverdi, su WikiSpedia. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Rimase a lungo famosa una rappresentazione dell’Aida con animali in scena e una massa di comparse. Episodio che fu possibile grazie alla presenza di circensi in città e alla possibilità di far entrare dal retro direttamente sul palco, i poderosi pachidermi.».
  18. ^ Duke Ellington al Monteverdi, in La Nazione, La Spezia, 17 maggio 1950.
    «Venerdì 19 (Maggio 1950 n.d.r.) alle ore 21,30 avremo finalmente l'attesissimo concerto della famosa orchestra americana di Duke Ellington.».
  19. ^ Alberto Scaramuccia, Film e varietà, nel teatro più grande della Liguria, in Città della Spezia, La Spezia, 7 aprile 2013. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Quando venne la televisione, il giovedì sera davano Lascia e Raddoppia, e già questo era segno dei tempi: non più Carnera a menare cazzotti, non più Josephine Baker a svolazzare sul palco le bucce di banana del costumino.».
  20. ^ Anna Maria Monteverdi, Quel che resta del Teatro Monteverdi, in La Spezia Oggi, La Spezia, 15 settembre 2012. URL consultato il 28 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2014).
    «Qualcosa del Monteverdi è rimasto, sì, nel nome: lo “shopping center” si chiama infatti Nuovo Mondo-Galleria Ex Teatro Monteverdi.».
  21. ^ Teatro Monteverdi, su WikiSpedia. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Il fronte dell’edificio, dove è collocato ovviamente l’ingresso, è decorato con dei bassorilievo che raffigurano le Muse, con maschere del teatro classico e con una fuga di putti, motivo quest’ultimo ricorrente nella scultura dell’epoca. Si pensi, infatti, agli ornamenti simili che decorano l’ex Cinema Cozzani e la facciata della Chiesa Battista di via Milano: entrambe opere dell’architetto Oliva, il più grande progettista dell’epoca, che forse ispirarono lo scultore spezzino Enrico Carmassi cui si devono quelle opere. Allo stesso artista si devono anche i mascheroni e i rilievi che all’interno guarnivano il boccascena.».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Spezia una volta. Come gli spezzini ricordano la loro città, La Spezia, Edizioni Giacché, 1997, ISBN 88-86999-23-2.
  • AA.VV., La Spezia dei tramvai. Ricordi della vita e della città di un tempo, La Spezia, Edizioni Giacché, 1999, ISBN 978-88-86999-34-2.
  • Aldo Landi, Enciclopedia storica della città della Spezia, La Spezia, Accademia lunigianese di scienze, 2008, SBN IT\ICCU\LI2\0000282.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Filmato audio Mirco Canalini, Teatro Monteverdi La Spezia, su YouTube, 23 novembre 2013. URL consultato il 28 aprile 2015.
    «Questo foto documentario è l'omaggio personale che ho voluto fare a chi, come me, ricorda con nostalgia il Teatro Monteverdi della Spezia, diventato cibo per le ruspe, cancellando fisicamente una parte importante della nostra città.».