Te Deum (Charpentier)

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Te Deum H. 146
Marc-Antoine Charpentier

Marc-Antoine Charpentier
Compositore Marc-Antoine Charpentier
Tonalità re maggiore
Tipo di composizione Te Deum
Numero d'opera H. 146
Epoca di composizione ca. 1692
Prima esecuzione 1692
Organico

soli, coro ed orchestra:

  • trombe
  • timpani
  • flauti diritti
  • oboi
  • archi
  • basso continuo
Aiuto
Marc-Antoine Charpentier (info file)
Preludio dal Te Deum H. 146

Il Te Deum H. 146 in re maggiore per soli, coro ed orchestra è una composizione in forma di Te Deum di Marc-Antoine Charpentier che la compose a Parigi, quasi certamente durante gli anni in cui fu, fra il 1688 ed il 1698, maestro di musica del collegio dei gesuiti della chiesa di Saint Louis-le-Grand in rue Antoine[1].

È una delle composizioni maggiormente conosciute di questo autore. Di essa è noto in particolare l'attacco del preludio, utilizzato come sigla iniziale e finale di tutti i programmi televisivi e radiofonici trasmessi in Eurovisione; inoltre i Nomadi lo suonano come brano di chiusura in ogni loro concerto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il componimento venne forse eseguito la prima volta per celebrare la vittoria francese riportata il 3 agosto 1692 nella battaglia di Steinkerque, contestuale alla Guerra della Grande Alleanza che vedeva di fatto il re Luigi XIV di Francia (re Sole) opposto al resto d'Europa.

Dei quattro Te Deum di Charpentier pervenuti ad oggi, sui sei probabilmente composti, il Te Deum H. 146 è l'unico a prevedere un organico strumentale comprendente trombe, timpani, flauti, oboi, archi e basso continuo.

Charpentier deve aver avuto a disposizione, almeno nella prima esecuzione, otto solisti, un coro ed un'orchestra con almeno tre trombe, oboi e flauti diritti (soprani e contralti). Per l'esecuzione i gesuiti fecero riferimento anche a musicisti che lavoravano per i teatri. Tra questi, vennero chiamati: il basso Jean Dun ed i castrati Tomaso Carli ed Antonio Favalli.

Il modello a cui Charpentier si era probabilmente ispirato era il Te Deum di Jean-Baptiste Lully (1677), come è possibile desumere dal solenne uso delle trombe nel brano d'apertura. Tutto il suo Te Deum vede alternarsi brani sontuosi eseguiti dal coro e dall'orchestra a momenti più raccolti in cui intervengono i solisti (da soli o in varie formazioni) e pochi altri strumenti.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il preludio trionfale - strutturato sulla base di una fanfara in forma di rondò - interviene il basso (Te Deum Laudamus) in una pagina dallo stile prevalentemente declamatorio, cui poi rispondono il coro e l'orchestra (Te aeternum Patrem omnis terra veneratur). Nel seguito, si ha un'intonazione prevalentemente marziale introdotta dal Pleni sunt coeli che trova il suo epilogo e massimo culmine nel Te laudat exercitum.

Dopo questo episodio, se ne alterna un altro dal tono più contenuto (Te per orbem terrarum Sancta confitetur Ecclesia) cui poi risponde il Tu devicto nell'esaltazione divina per la salvezza dei credenti.

Il movimento successivo è caratterizzato dall'alternanza continuativa tra un'atmosfera marziale (sostenuta dall'orchestra) ed una più declamatoria (eseguita dal basso), inneggiante alla futura venuta di Dio, che sfocia in un'atmosfera di intensa tenerezza e di supplica (Te ergo quaesumus) nella tonalità di mi minore. A ciò risponde il coro con un'invocazione dal tono più solenne (Aeterna fac), con assenza, però, delle trombe.

Nella penultima parte del Te Deum i solisti eseguono un brano dall'atmosfera raccolta e supplichevole invocante la pietà e la grazia di Dio (Dignare Domine).

La conclusione è affidata alla magniloquenza de In Te, Domine, speravi, non confundar in aeternum in cui coro, orchestra e solisti si alternano in una pagina dal tono solenne, affermazione conclusiva della maestà, grandezza e potenza divine.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte ed approfondimento: Commento
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