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Taxila

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Coordinate: 33°46′45″N 72°53′15″E / 33.779167°N 72.8875°E33.779167; 72.8875

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Taxila
(EN) Taxila
Taxila1.jpg
Tipo Culturali
Criterio (iii) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1980
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
AlexanderIndiaMap.jpg

Taxila (sanscrito: तक्षशिला, Takṣaśilā; pāli: Takkasīlī) è un sito archeologico della provincia del Punjab in Pakistan non distante dalla frontiera con la Provincia della Frontiera del Nord Ovest e ad ovest del Territorio Federale della Capitale Islamabad e dal distretto di Rawalpindi. Probabilmente si tratta della Takasoma di Tolomeo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi scavi in questo sito risalgono al 1861, ma solamente quelli più recenti hanno consentito di datare al IV millennio a.C. le prime tracce di insediamenti umani. Durante il VI secolo a.C. la dominazione achemenide portò all'occupazione della collina di Bhir Mound.[1]

Taxila è stata un antico centro di studio buddista, collegata alla via della seta attraverso il passo Khunjerab e per questo era frequentata da studenti provenienti da tutto il mondo buddhista. Il sito è stato in continua espansione tra il V ed il I secolo a.C. diventando, con Peshawar, uno dei due principali centri del Regno di Gandhāra. Posto nel punto di giunzione di tre importanti rotte commerciali, ha anche svolto un ruolo economico e militare molto importante.

Dario I di Persia annesse Taxila all'Impero achemenide nel 518 a.C. Alessandro il Grande la conquistò nel 326 a.C., lasciandovi una guarnigione di Macedoni che perdettero la città nel 317 a.C. a beneficio di Chandragupta Maurya, che conquistò tutto il Punjab, e dei suoi successori tra i quali il nipote Aśoka che vi avrebbe svolto i suoi studi.

Poco dopo la morte di Aśoka, Taxila fu riconquistata dal sovrano greco del Regno greco-battriano Demetrio I, rimanendo nel Regno indo-greco fin verso il 90 a.C., quando la città venne conquistata dagli Sciti; passò poi ai Parti nel 19 ed ai Kushan nel 78, il cui regno sarà distrutto dagli Shvetahūna o Unni bianchi, che distrussero la città nel 455.

Fondamenta dello stupa di Sirkap, decorato con opere hindu, buddiste e greche

Nella zona sono stati fondati diversi centri abitati. Il più antico, Bhir-Mound durò dal V secolo a.C. al II secolo. Gli scavi fanno pensare ad una città cresciuta senza un piano apparente, fatta di case costruite con materiali scadenti ma dotata di un sistema fognario. Sono stati anche ritrovati più di mille monete greche, tra le quali due tetradracme di Alessandro il Grande ed una statera di Filippo Arrideo.

Separato da un ruscello, si trova il sito di Sirkap, probabilmente fondato dai satrapi indo-greci dove l'archeologo sir John Hubert Marshall eseguì una serie di scavi tra il 1912 ed il 1935. Sirkap era organizzata a scacchiera divisa da una grande via centrale, ai cui lati si ergevano le botteghe commerciali, inframmezzate da monumenti religiosi, tra i quali il Tempio Absidale e il «sacello dell'Aquila Bicipite». Di notevole importanza anche il palazzo reale, risalente al periodo saka, realizzato con uno schema architettonico affine a quello assiro. Sono state ritrovate grandi quantità di monete locali ma anche scite, parte e kushan. Importanti sono i resti delle fortificazioni, di età saka e partica, costruiti in pietra e rinforzati da bastioni.

Sirkap è abbandonata dal II secolo a vantaggio di un nuovo sito detto Sirsukh un chilometro più a nord. Questa è la città che sarebbe caduta per mano degli unni bianchi.

Tra i vari monasteri eretti nel sito, il più rilevante è quello dello stupa Dharmarajika, costituito da un grande stupa a cupola, circondato da un buon numero di stupa minori e da altri monumenti sacri, che conservano decorazioni architettoniche e figurative.[1]

Taxila è inclusa nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pierfrancesco Callieri, Atlante di Archeologia, Utet, Torino, 1998, pag.478

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Hubert Marshall, A guide to Taxila, Calcutta, Superintendent government printing, India. URL consultato il 27 dicembre 2011.

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Controllo di autorità VIAF: (EN244576197
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