Tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo individuale nozionale

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Il tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo individuale nozionale[1] detto anche tasso di rendimento nozionale o tasso di rivalutazione nozionale, è utilizzato del metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita, applicato nell'ambito dei sistemi pensionistici pubblici o di primo pilastro.

Il montante contributivo individuale nozionale o capitale nozionale viene incrementato applicando la legge di capitalizzazione simulata sulla crescita con il tasso di rendimento nozionale o tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo individuale nozionale e che quindi non è legato ai rendimenti reali di un patrimonio di previdenza visto che è usato nei sistemi pensionistici senza patrimonio di previdenza.

Esso è un coefficiente determinato secondo la L. 335/1195 riforma Dini ed è calcolato sulla variazione del PIL nominale, la quale grossolanamente sconta la variazione del PIL reale (legato quindi alla crescita reale del paese) e la variazione del PIL legata all'inflazione.

Non va confuso con la perequazione automatica delle pensioni che appunto si riferisce alla rivalutazione delle pensioni in essere, mentre il tasso annuo di capitalizzazione si riferisce al montante contributivo individuale nozionale di chi ha una posizione contributiva attiva cioè di chi ancora lavora e non ha maturato i requisiti per il conseguimento della pensione.

Comma 9 art. 1 L. 335/1995 (il tasso che determina la capitalizzazione simulata)[modifica | modifica wikitesto]

9. Il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo, (PIL) nominale, appositamente calcolata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare. In occasione di eventuali revisioni della serie storica del PIL operate dall'ISTAT i tassi di variazione da considerare ai soli fini del calcolo del montante contributivo sono quelli relativi alla serie preesistente anche per l'anno in cui si verifica la revisione e quelli relativi alla nuova serie per gli anni successivi.


Tabelle[modifica | modifica wikitesto]

Tabella 1[modifica | modifica wikitesto]

Anno Coefficiente Anno Coefficiente Anno Coefficiente
1990 1,105217 2000 1,051781 2010 1,017935
1991 1,101013 2001 1,047781 2011 1,016165
1992 1,09775 2002 1,043698 2012 1,011344
1993 1,088611 2003 1,041614 2013 1,001643
1994 1,07299 2004 1,039272 2014 0,998073*
1995 1,065726 2005 1,040506 2015 1,005058
1996 1,062054 2006 1,035386 2016 1,004684
1997 1,055871 2007 1,033937 2017
1998 1,053597 2008 1,034625 2018
1999 1,056503 2009 1,033201 2019
  • portato a 1,00000 con il DL 65/2015Il tasso serve per la rivalutazione del montante contributivo individuale ai fini del calcolo della pensione di vecchiaia con il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata o con il metodo di calcolo misto ai sensi della legge 335/1995.

È legato alla media degli ultimi 5 anni del PIL nominale (Prodotto interno lordo). Ogni anno verso la fine di gennaio viene calcolato e reso noto l'indice valido per l'anno solare precedente.

Tabella 2[modifica | modifica wikitesto]

Anno Coefficiente (b) FOI (c) rivalutazione reale dei contributi(b)-(c) Crescita reale PIL Dati macroeconomici italiani
1990 1,105217 5,70% 4,99%
1991 1,101013 6,40% 3,701%
1992 1,09775 6,10% 3,675%
1993 1,088611 4,30% 4,561%
1994 1,07299 4,20% 3,099%
1995 1,065726 3,80% 2,773%
1996 1,062054 5,50% 0,705%
1997 1,055871 2,60% 2,987%
1998 1,053597 1,60% 3,760%
1999 1,056503 1,30% 4,350%
2000 1,051781 2,10% 3,078%
2001 1,047781 3,10% 1,678%
2002 1,043698 2,30% 2,070% 0,5%
2003 1,041614 2,70% 1,461% -0,1%
2004 1,039272 2,00% 1,927% 1,7%
2005 1,040506 1,60% 2,451% 0,9%
2006 1,035386 2,20% 1,339% 2,2%
2007 1,033937 1,50% 1,894% 1,7%
2008 1,034625 2,90% 0,563% -1,2%
2009 1,033201 1,50% 1,820% -5,5%
2010 1,017935 1,30% 0,494% 1,8%
2011 1,016165 2,20% -0,538 0,4%
2012 1,011344 3,20% -2,086 -2,4%
2013 1,001643 2,20% -2,035 -1,9%
2014 1
2015 1,005058
2016 1,004684
2017
2018

Con la crisi economica, dal 2009 al 2013, in quattro anni, rispetto a quanto previsto dalla riforma Dini, i lavoratori hanno perso più di 9 punti percentuali di rivalutazione dei contributi versati.[2][3][4][5]

Tabella 3[modifica | modifica wikitesto]

Anno PIL (valori a prezzi correnti mil. Euro Debito pubblico Rapporto debito/Pil Var. % Pil nominale Variazione % debito pubblico su anno preced. Prezzi al consumo Rendimento lordo annuo dei rendistato Tasso annuo (%) di capitalizzazione % rivalutazione reale montante nell'anno
2008 1.575.144 1.671.001 106,10% 1,35% 4,10% 3,30% 4,46% 3,2600% -4,00%
2009 1.519.695 1.769.254 116,40% -3,52% 5,90% 0,80% 3,54% 1,7300% 0,93%
2010 1.551.886 1.851.252 119,30% 2,12% 4,60% 1,50% 3,35% 1,6100% 0,11%
2011 1.579.946 1.907.392 120,80% 1,81% 3,00% 2,80% 4,89% 1,1700% -1,63%
2012 1.566.912 1.988.629 127,00% -0,83% 4,30% 3,00% 4,64% 0,1700% -2,83%
2013 1.560.024 -0,44% 1,20% -0,1923% -1,39%
2014 -0,20% 0,30% 0,5710% 0,27%
2015 0,00%
2016 0,00%

[6]

Tasso annuo per la capitalizzazione simulata negativo nel 2014[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2014 il tasso di capitalizzazione avrà per la prima volta in Italia il segno negativo anche in valore assoluto[7] e non solo al netto dell'inflazione[8].

La rivalutazione negativa essa è riferita solo alla quota di lavoratori già nello schema contributivo a capitalizzazione simulata che riguarda tutti i contributi versati dopo il 1996 ad eccezione dei lavoratori che all'epoca avevano più di 18 anni di versamenti; inoltre, mentre per i futuri pensionati sarà applicato il metodo contributivo, il meccanismo della perequazione automatica delle pensioni vigente in Italia per le pensioni in essere, tende ancora ad operare un trasferimento di risorse tra generazioni, amplificando il conflitto intergenerazionale nelle politiche di redistribuzione dei redditi. Tale problema non è invece presente nel sistema pensionistico obbligatorio svizzero che aggancia la perequazione ai contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie effettivamente incassati dallo Stato.

La svalutazione del montante contributivo individuale nozionale in termini reali negativa dal 2011[modifica | modifica wikitesto]

Solo nel 2014 con l'evidenziazione per la prima volta un tasso di rivalutazione negativo di pochi decimali di punto percentuale, si iniziava a prendere atto degli effetti della lunga crisi sul ridimensionamento delle aspettative pensionistiche dei lavoratori attivi.

Infatti si iniziava ad apprezzare che la diminuzione del PIL si sarebbe manifestata in futuro in modo molto pesante visto che senza considerare la mancata rivalutazione, si aveva una diminuzione reale pari a circa 5 punti di PIL.[4]

Rispetto alla crescita attesa prevista dalla riforma Dini, la perdita era di circa il 16% dal 2008 al 2014.[6][9][10]

Ma ancora più grave era la situazione che veniva rappresentata sulla stampa ove si evidenziava che con il PIL reale nullo si aveva una riduzione del tasso di sostituzione dal 10% al 23% rispetto ad un PIL con aumento reale dell'1,5% come previsto nella riforma delle pensioni Dini.[11] In realtà invece il PIL era diminuito in termini reali e non rimasto a zero come si può erroneamente pensare con la svalutazione di pochi decimali avvenuta in termini nominali nel 2014. Conseguentemente la perdita potenziale dell'assegno pensionistico registrava perdite ben superiori al 23%. Ma nessun politico si preoccupava di affrontare tale situazione, ma tutti si adoperavano per bloccare i due decimali di svalutazione.

Il rendimento nozionale reale minimo previsto per il calcolo dei coefficienti di trasformazione in rendita[modifica | modifica wikitesto]

Il metodo di calcolo contributivo prevede nel calcolo della rendita che i coefficienti di trasformazione in rendita incorporino una crescita reale dell'1,5%[12] durante il periodo di erogazione della rendita.

Se ciò non si verifica è evidente che non è garantita la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico pubblico e lo stesso deve essere corretto con una riforma previdenziale.

Le proposte di sterilizzazione del tasso di rivalutazione negativo[modifica | modifica wikitesto]

Il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita, nel caso reale verificatosi di variazione negativa del PIL, ha evidenziato la correttezza dello schema pensionistico con formula della rendita predefinita sulla contribuzione e la crescita e senza patrimonio di previdenza.

Infatti il sistema pensionistico è autoprotetto per quanto riguarda la sostenibilità.

Sorge il problema della sostenibilità sociale del sistema pensionistico pubblico italiano in tali frangenti dove i lavoratori futuri diventano consapevoli dell'impoverimento che li aspetta.

La politica naturalmente tende a ovviare con le proposte più demagogiche quali quella che il tasso di rivalutazione sia positivo per legge.

Ma la ragioneria dello Stato ha subito evidenziato che i costi sono difficilmente calcolabili e comunque ingenti.[13]

Infatti la rivalutazione andrebbe fatta sul debito pubblico implicito corrispondente alla quota di contribuzione corrisposta in regime contributivo.

Si parla dal 1996 di tutti i nuovi assunti più circa il 50% dei lavoratori ossia quelli che all'epoca avevano meno di 18 anni di contribuzione e dal 2012 di tutti i contribuenti.

Tale valore è sicuramente maggiore del PIL visto che il debito pubblico implicito è stimato dalla Banca d'Italia al 400% del PIL.

La sterilizzazione della svalutazione dello 0,2% è valutata dalla Ragioneria dello Stato in 5-6 miliardi di euro tra il 2015 e il 2035.[14]

Se la capitalizzazione simulata[15] sulla crescita dovesse essere modificata ignorando la possibilità realistica della decrescita, si andrebbe a snaturare il dna della riforma Dini considerato che la stessa prevede una remunerazione da crescita economica dei contributi previdenziali[16] per garantire la sostenibilità fiscale del sistema pensionistico pubblico.

Se viene quindi a mancare la crescita e la si vuole comunque remunerare, significa che si vuole fare ulteriori promesse pensionistiche assegnando un capitale nozionale senza che vi siano i presupposti economici per onorare tale regalo: la storia previdenziale si ripeteva in Italia[17] trasferendo sul debito pubblico implicito i costi di un sistema pensionistico che la realtà dimostrava di non essere più sostenibile fiscalmente.

Il paradosso dell'ignoranza della mancata crescita sullo schema pensionistico con formula a rendite predefinite[modifica | modifica wikitesto]

Mentre alla fine del 2014 la classe politica italiana prendeva coscienza degli effetti della mancata crescita sulla sostenibilità sociale del sistema pensionistico pubblico italiano, nonostante ciò fosse ampiamente prevedibile da qualche anno, ancora non era evidente nel dibattito politico l'effetto della mancata crescita economica sulla sostenibilità fiscale del sistema pensionistico pubblico italiano.

Infatti lo schema pensionistico con formula della rendita predefinita sulla contribuzione e la crescita e senza patrimonio di previdenza, nello stabilire il coefficiente di trasformazione in rendita contempla una crescita economica reale minima dell'1,5% annuo.

Tale previsione ha effetti finanziari enormemente superiori rispetto alla rivalutazione negativa del montante contributivo individuale nozionale di pochi decimali in quanto ha effetti nella determinazione delle nuove rendite pensionistiche e determinano immediatamente un aumento della spesa pensionistica con aumento del debito pubblico, quindi con i costi per le generazioni future ben superiore a quanto possa avvenire con la semplice sterilizzazione del tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo individuale.

Le proposte di blocco della rivalutazione negativa[modifica | modifica wikitesto]

Se il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita]ora che a partire dal 2012 era stato reso universale e svegliava l'opinione pubblica sulla drammaticità dei conti pubblici nel campo della spesa pensionistica, si riproponeva quindi uno schieramento demagogico tra politica, stampa e sindacati per mantenere i cittadini italiani nell'ignoranza sul reale funzionamento di un sistema senza patrimonio di previdenza

Il Sole 24 Ore "Azzerare l'effetto svalutazione dei contributi"[modifica | modifica wikitesto]

Un articolo parla di "Azzerare l'effetto svalutazione delle pensioni causato dall'andamento negativo del Pil."[18]

E si riportano le dichiarazioni di numerosi politici preoccupati di tale effetto che ha un forte impatto emotivo quando in realtà il vero impatto sostanziale sulla svalutazione delle pensioni si sta manifestando già da anni ed in termini enormemente superiori.

Il ragionamento che fanno all'Inps è che trattandosi di un meccanismo di rivalutazione del contributo e non di svalutazione, non ci possa essere una penalizzazione per i futuri pensionati.

Tale affermazione ha senso se si ha un capitale reale che può non rendere nulla, ma non svalutarsi almeno nominalmente.

Ma nel sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza, le pensioni correnti sono pagate con le entrate fiscali correnti.

La pensione si paga con le imposte. Quindi all'INPS ben sanno che se il PIL diminuisce e diminuiscono i contributi, se non ci sono interventi esterni, non ci sono i soldi per pagare le pensioni.

La penalizzazione dei futuri pensionati se cade il PIL è nello stato dei fatti ineludibile.

Nessuno, né tra gli intervistati né tra i giornalisti si sogna di evidenziare tale effetto ma si omettono sempre dei termini che sono indispensabili per comprendere il funzionamento del sistema:

  • I contributi in realtà sono i contributi figurativi;
  • Il montante contributivo è in realtà il montante contributivo nozionale;

Quindi invece di evidenziare che il sistema pensionistico, nonostante la riforma Fornero è ancora squilibrato ed insostenibile visto che la sua sostenibilità, sia fiscale che sociale, è basata anche sulla crescita economica.

Le lotte dei sindacati dei pensionati durante la crisi[modifica | modifica wikitesto]

Quindi mentre i lavoratori attivi subivano significative decurtazioni dalle aspettative pensionistiche, i pensionati manifestavano per ottenere il bonus degli ottanta euro e la perequazione ormai bloccata da anni.

Nel 2014 venivano inoltre sollevate in sede giurisdizionale, diverse questioni di legittimità delle norme relative al blocco della perequazione automatica delle pensioni e sui contributi di solidarietà reintrodotti dal governo Letta.

Accanto al tema della sostenibilità fiscale dei sistemi pensionistici pubblici si evidenziava il tema della sostenibilità sociale dei sistemi pensionistici pubblici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L.335/1995, L. 335/1995 Tabella A colonna Valori
  2. ^ Il Fatto Quotidiano 06/05/2014, Il coefficiente è agganciato alla crescita del Pil ma, sostiene Camusso, “in questo modo, con la crisi, noi siamo a -9 punti percentuali”.
  3. ^ Vitaliano D'Angerio e Matteo Prioschi, Il calo del PIL abbatte le future pensioni, in Il Sole 24 Ore. URL consultato il 06/11/2014.
    «Nel 2014 il tasso di capitalizzazione dei versamenti contributivi scende a -0,1927».
  4. ^ a b redazione, Pensioni: perché si rischia la svalutazione, in giornalettismo, 07/11/2014. URL consultato il 07/11/2014.
    «Il Foi, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, è saldamente positivo e vanifica l’effetto della rivalutazione del montante contributivo. Ciò significa che, indipendentemente dal congelamento dell’ultimo tasso di capitalizzazione, il peso reale delle pensioni sta calando almeno dal 2011.».
  5. ^ Silvesto De Falco, L’elaborazione del lutto per la previdenza pubblica italiana, in ACTAinrete, 13/11/2014. URL consultato il 13/11/2014.
    «“la copertura consentita dall’attuale sistema previdenziale pubblico è tale da garantire anche a coloro che sono integralmente nel sistema contributivo tassi di sostituzione attorno al 70 per cento dell’ultima retribuzione netta”, omettendo di specificare che un tale tasso di sostituzione – o il rapporto fra l’importo della pensione e quello dell’ultimo reddito mensile netto – si può avere se l’economia cresce in termini reali dell’1,5% e l’inflazione è del 2%, vale a dire se l’economia cresce complessivamente del 3,5% all’anno.».
  6. ^ a b redazione, Pensioni a rischio sforbiciata col Pil negativo La tabella con gli esempi pratici, in Forestali News, 09/11/2014. URL consultato il 09/11/2014.
    «Dal 2008 al 2014. Crescita del PIL attesa dalla Dini = 10,984%. Rivalutazione reale dei contributi:4,841%. Rivalutazione dei contributi versati: - 16% circa».
  7. ^ tzetze ago 2014, "Per capire quanto sia serio il problema basta prendere l'esempio riportato nel documento. Nel 1997 il tasso di rivalutazione dei contributi è stato del 5,5871 per cento. Nel 2012 si è scesi all'1,1344 per cento. Nel 2014, spiega il dossier, «si avrà un tasso di capitalizzazione di segno negativo stimato pari a -0,024 per cento». Per la prima volta, insomma, 1.000 euro messi da parte all'Inps per la pensione varranno 999,9 euro. E sarà, come detto, la prima volta in assoluto da quando esiste il sistema contributivo".
  8. ^ Marco Liera, Italia in recessione prolungata, la rivalutazione delle pensioni contributive diventa negativa, in Il Sole 24 Ore, 20/10/2014. URL consultato il 26 ottobre 2014.
    «va sottolineato che in termini reali la perdita di potere d'acquisto delle pensioni contributive e' gia' nei fatti perché è dal 2011 che il tasso di rivalutazione e' negativo al netto dell'inflazione».
  9. ^ Raffaele Zenti, Sapete che il calo del PIL riduce anche le vostre pensioni? Ecco perché, in AdviseOnly. URL consultato il 10 novembre 2014.
    «Va comunque detto che il tasso di rivalutazione reale del montante contributivo, che tiene conto dell’erosione del potere d’acquisto per effetto dell’inflazione (cioè dell’aumento dei prezzi), è negativo da tempo: dal 2011, per la precisione.».
  10. ^ Pietro Vernizzi, "L'operazione verità" che occorre per i pensionati di domani., in Il Sussidiario, 15/11/2014. URL consultato il 18 novembre 2014.
    «Dal periodo del 2008, anno d'inizio della grande crisi economica alla fine del 2014 avremmo dovuto avere una crescita del PIL reale dell'11%. Invece la rivalutazione in termini reali dei montanti contributivi è stata pari al - 4,5%. E così in termini di rivalutazione dei contributi versati siamo sotto del 16%.».
  11. ^ Roberta Castellarin e Paola Valentini, Pensioni senza pil, in MilanoFinanza, 15/11/2014. URL consultato il 17 novembre 2014.
    «che ha confrontato uno scenario con pil reale medio allo 0% (equivalente a questi anni di recessione ed esigue crescite) con quello legato a un’ipotetica crescita del pil dell’1,5% (il tasso medio di lungo periodo previsto dalla Ragioneria Generale dello Stato). «L’esito conferma come l’assegno pensionistico può ridursi tra il 10% ed il 23% se l’andamento del pil medio sarà piatto invece che in aumento dell’1,5% annuo»».
  12. ^ Roberta Castellarin e Paola Valentini, Pensioni senza pil, in MilanoFinanza, 15/11/2014. URL consultato il 17 novembre 2014.
    ««Nei coefficienti attuariali di trasformazione in rendita del montante accumulato è infatti considerato anche un pil all’1,5%, il cosiddetto pre-conto, che, se si dovesse togliere, porterebbe a una notevole riduzione della pensione»».
  13. ^ Giuliano Cazzola, Pensioni: quando i difetti stanno nel dna del sistema, in Bollettino ADAPT, 10/11/2014. URL consultato il 10/11/2014.
    «Ma la Ragioneria generale dello Stato (Rgs) ha messo le mani avanti ribadendo che una correzione siffatta richiederebbe una copertura finanziaria tutt’altro che contenuta negli oneri o semplice da definire, visto che dovrebbe proseguire avanti negli anni in parallelo con lo svolgersi degli effetti della riforma Dini.».
  14. ^ Michele di Branco, Pensioni, la crisi si mangia l'assegno ma il governo vara le contromisure, in Il Messaggero, 12/11/2014. URL consultato il 13/11/2014.
    «La ragioneria del Tesoro calcola infatti in 5-6 miliardi di euro (tra il 2015 e il 2035) il costo per le casse dello Stato.».
  15. ^ Giuliano Cazzola, Pensioni: quando i difetti stanno nel dna del sistema, in Bollettino ADAPT, 10/11/2014. URL consultato il 10/11/2014.
    «Da noi, nel 1995, si volle adottare, nel regime obbligatorio, un modello di “capitalizzazione simulata” coerente a suo modo con l’istituzione dei fondi pensione e delle altre forme di previdenza complementare a cui veniva affidata una funzione strategica nel quadro della riforma complessiva.».
  16. ^ Giuliano Cazzola, Pensioni: quando i difetti stanno nel dna del sistema, in Bollettino ADAPT, 10/11/2014. URL consultato il 10/11/2014.
    «costretta a denunciare il difetto genetico della legge n. 335/1995 (la cosiddetta riforma Dini) è stata la persona che a quel tempo era Ministro del lavoro e che oggi siede sulla poltrona più importante del SuperInps, l’ente previdenziale più grande d’Europa e tra i primi al mondo: Tiziano Treu.».
  17. ^ Silvesto De Falco, L’elaborazione del lutto per la previdenza pubblica italiana, in ACTAinrete, 13/11/2014. URL consultato il 13/11/2014.
    «Questo potere discrezionale dell’INPS di aggiustare le cose a piacimento giunge nuovo, ma ormai non ci si sorprende più di niente.».
  18. ^ Vitaliano D'Angerio, Inps: stop alla svalutazione dei contributi, in Il Sole 24 Ore. URL consultato il 12 novembre 2014.
    «Azzerare l'effetto svalutazione delle pensioni causato dall'andamento negativo del Pil.».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Leggi[modifica | modifica wikitesto]

News[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]