Tash

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Tash

« Qualcosa si muoveva nella radura oltre gli alberi, vista da lontano poteva essere scambiata per una nuvola di fumo perché era quasi trasparente: ma quel puzzo mortale non era odore di fumo e la massa non cambiava forma dilatandosi o accorciandosi come avviene di solito con una sfera gassosa. Aveva un aspetto vagamente umano ma con testa d'uccello, una sorta di rapace con i becco minacciosamente ricurvo, aveva quattro braccia che teneva sollevate sulla testa. Le dita, venti in tutto, terminavano in lunghi artigli affilati. Fluttuava sull'erba invece di camminare e il prato appassiva al suo passaggio. »

(I messaggi dell'aquila, L'ultima battaglia)

Tash è un personaggio immaginario della saga fantasy de Le cronache di Narnia, scritta da C. S. Lewis. Citato per la prima volta nel terzo libro, Il cavallo e il ragazzo, appare però solo in quello conclusivo, L'ultima battaglia.

Tash è l'unica entità cui, ne Le cronache di Narnia, ci si riferisce chiamandolo esplicitamente "dio" e cui viene prestato un culto. A Narnia, pur onorando la memoria del Grande Leone Aslan e invocandolo in tempi difficili e rispettando del pari l'Antica Legge imposta da suo padre, l'Imperatore d'Oltremare, non si fa altrettanto verso di loro. Tash invece è venerato come divinità nel regno di Calormen. In suo onore la capitale è chiamata Tashbaan e le casate nobiliari dichiarano di discendere da lui. In tutto il paese sorgono templi a lui dedicati ove si celebrano sanguinosi riti, fra cui sacrifici umani. Si fa menzione di altri due dei adorati dai Calormeniani, Azaroth e Zardeenah, ma sembra si tratti di figure minori della loro religione. Questa descrive Tash come entità potente e terribile, ma misericordioso e benevolo verso chi lo segue. La sua vera natura tuttavia è quella di un mostruoso demone, con un corpo umanoide scheletrico con quattro braccia e venti artigli e una testa di avvoltoio.

Nei libri[modifica | modifica wikitesto]

Di Tash si parla diffusamente in Il cavallo e il ragazzo. Egli viene ripetutamente invocato dai Calormeniani, in particolare dal loro principe Rabadash, quando si trova prigioniero al cospetto di Aslan. Rabadash, tramutato in asino e rispedito in patria, recupera le sue sembianze al tempio di Tash a Tashbaan, ma da lì innanzi non potrà più allontanarsene, pena la trasformazione in asino per sempre.

Nel 7° libro della saga, L'ultima battaglia, la scimmia narniana Cambio si erge con l'inganno a portavoce di un finto Aslan da lui stesso istruito e, ottenuto il sostegno di un comandante d'armata calormeniano di nome Rishda Tarkaan, predica falsamente che Aslan e Tash siano in verità la stessa entità, cui talvolta si riferisce col nome Tashlan, e che ci si debba sottomettere ai Calormeniani. Una stalla viene dichiarata essere dimora di Tashlan e gli increduli vi vengono introdotti per contemplare la divinità (in realtà ivi vengono assassinati per ordine di Rishda, che in tal modo elimina le resistenze ai suoi piani d'invasione). Ma fra i guerrieri calormeniani si trova anche un soldato semplice di nome Emeth, sinceramente devoto a Tash, il quale entra a sua volta nella stalla, vi scorge l'assassino del Tarkaan e lo uccide, comprendendo con costernazione che il comandante in realtà sfrutta il nome del dio e la religione per i suoi scopi personali. Successivamente il vero Aslan conforterà Emeth, spiegandogli che le buone azioni da lui compiute valgono in quanto tali, anche se eseguite in nome di Tash. Intanto però le ripetute invocazioni al suo nome hanno attirato a Narnia anche Tash in carne ed ossa, il quale si manifesta ai suoi attoniti "profeti" (né Cambio né Rishda Tarkaan credevano che lui esistesse) proprio nella suddetta stalla e li uccide; ma quando si volge contro il re narniano Tirian, un'apparizione degli Amici di Narnia (sette dei protagonisti dei precedenti libri) gli ordina di allontanarsi e lui sparisce.

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