Tarhuntassa

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Tarḫuntašša è una città dell'età del bronzo fondata dagli Ittiti e che divenne per un breve periodo, nella fase finale e di maggior splendore dell'impero, anche loro capitale. Per lungo tempo non si è avuto notizia certa sulla sua esatta collocazione, benche dai testi a noi pervenuti fosse chiaro che si dovesse trovare nell'area centro meridionale della penisola anatolica, finché nel 2007 alcuni ricercatori turchi hanno annunciato di averla identificata nel già noto sito di Hatip, nei pressi della città di Konya in Cilicia[1].

L'etimologia del suo nome letteralmente significa "città del Dio della Tempesta", variamente detto Taru (in lingua Atti), Tarhui (in Eteo) e Tarhunt (appunto in lingua luvia). Medesima origine paiono avere i nomi di Troia (Tarui-sa/*Tarhuisa) e di Tarquinia (in etrusco Tarchu-na) e del suo eponimo fondatore Tarconte (in etrusco Tarchu-nus) figlio di Telefo re della Misia, e di Astioche figlia di Laomedonte re di Troia (Taruisa/*Tarhuisa).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo XIII secolo a.C. il re ittita Muwatalli II, nella previsione del grande scontro armato con gli egizi, spostò la capitale ittita da Hattusa, posizionata nell'estremo Nord del proprio regno, a Tarḫuntašša, piu prossima al teatro siriano del probabile scontro[2]. Alla sua morte però (1272 a.C.), suo figlio Mursili III succedutogli al trono, riportò la sede imperiale nello storico sito di Hattusa[3] Proprio le conseguenze di questa operazione, con la drastica riduzione dei territori che controllava dalla sede di Hapkis assai prossima ad Hattusa stessa, spinsero lo zio del sovrano e fratello di Muwatalli, il generale Hattusili, a ribellarsi scatenando una vera guerra civile (1265 a .C.) che si concluse con la deposizione del re e l'ascesa al trono proprio dello zio col nome di Hattusili III; questi, insediatosi ad Hattusa, nominò l'altro figlio di Muwatalli, Kurunta, che gli era stato alleato nella guerra civile, reggente di Tarḫuntašša,[4]città ove era nato, elevata cosi ad una sorta di "seconda capitale", da cui gli Ittiti controllavano l'area meridionale dell'impero.

Kurunta e Tarḫuntašša mantennero la stessa posizione di preminenza assoluta anche all'ascesa al trono ittita del figlio di Hattusili, Tudhaliya IV, che riconfermo' l'amicizia e lo status del cugino (e della città) con una tavoletta incisa nel bronzo[5], unico caso della storia ittita, nel quale alla città ed il suo reggente venivano garantiti una serie di benefit tra cui la riduzione delle tasse verso il potere centrale. Questo trattato, a differenza dei precedenti che nominano Tarḫuntašša, chiama a testimoni i re arzawa vassalli degli Ittiti di Mira e della Terra del fiume Seha.

In seguito i rapporti tra i due cugini devono essersi guastati: sappiamo che Kurunta, da Tarḫuntašša, reclamò il titolo di Grande Re per se stesso[6], in evidente contrasto con l'unico Grande Re ittita, colui che occupava il trono di Hattusa. Gli studiosi ipotizzano oggi vari scenari: una nuova guerra civile (di cui però non abbiamo traccia negli annali ittiti), un distacco politico di Tarḫuntašša con una dichiarazione di indipendenza di Kurunta da Hattusa[7] o addirittura una divisione consensuale dell'impero in due parti, ipotesi poco probabile visto che ad Hattusa è stato rinvenuto il trattato in bronzo per questo seppellito e bruciato.

Comunque sia andata, Tarhuntassa fu capitale di un regno ittita, sulla fine del XIII secolo a.C., che governava un'ampia Regione che doveva andare all'incirca dalla Siria alla zona della attuale città di Antalya. Verosimilmente a Kurunta succedette al trono un tale Hartapu, possibilmente sui nipote e figlio proprio del detronizzato Mursili III. Verso la fine dell'impero ittita, all'incirca nel 1200-1190, un'iscrizione del figlio di Tudhaliya, Suppiluliuma II l'ultimo re ittita sul trono di Hattusa, avvalora la tesi della contrapposizione tra le due capitali ittite, reclamando una serie di conquiste di territori del centro-Sud anatolico, il cui elenco si conclude col sorprendente nome di Tarḫuntašša[8]; la vecchia capitale evidentemente era divenuta una nemica. Tutto l'impero riunificato tuttavia non ebbe vita lunga: nel 1178 Hattusa e i suoi territori bruciavano, sorprendentemente devastati dalle incursioni dei cosiddetti Popoli del mare; l'epopea ittita si concludeva per sempre.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Identificata con il sito di Hatip nella Regione di Konya; H. Bahar, T. Can e F. Iscan, The land and the City of Tarhuntassa geodetic researches about it; pag.1.
  2. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag 230.
  3. ^ Si veda la tavoletta degli archivi reali ittiti a noi giunta e classificata con la sigla ufficiale KBo 21.15 i 11-12.
  4. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag 271.
  5. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.302-303.
  6. ^ T. Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.319.
  7. ^ In particolare per questa tesi Hawkins, che suggerisce come la stele ritrovata demarcasse il confine tra i regni di Hattusa e di Tarhuntassa. Singer al contrario ipotizza una divisione volontaria dell'impero in due parti per una migliore governabilità, con collaborazione fattiva tra i due cugini
  8. ^ T. Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.329.
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