Target 2

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Situazione aggiornata a giugno 2014:

     Zona euro

     UE non appartenenti all'AEC II

     UE appartenenti all'AEC II con opt-out

     UE non appartenenti all'AEC II con opt-out

     Non UE che usano bilateralmente l'euro

     Non UE che usano unilateralmente l'euro

Il Target 2 è un sistema di pagamenti interbancario per l'elaborazione in tempo reale dei bonifici transfrontalieri in tutta l'Unione europea. Il Target 2 ha sostituito il sistema Target (Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System) nel novembre 2007.

Entrato in funzione con la costituzione dell'Unione Monetaria Europea nel 1999 (modificò quello introdotto nel 1997), il sistema Target originario consentiva di dare esecuzione ai pagamenti interbancari nell'area dell'euro attraverso una rete Interlinking che metteva in comunicazioni le banche nazionali dei paesi, aderenti e non, all'area euro con la Banca centrale europea.

Funzionamento[modifica | modifica wikitesto]

Andamento dei saldi del sistema Target2 tra gennaio 2007 e aprile 2014. Si noti l'accumulo di disavanzo dei paesi periferici e l'allargamento della forbice rispetto ai paesi del nord, con un picco massimo nel 2012. Ciò significa che il settore finanziario dei rispettivi paesi in deficit è andato incontro a un incremento del leverage rispetto ai paesi dell'Europa core.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Target (sistema di pagamenti europeo).

Target permette il trasferimento in tempo reale dei pagamenti interbancari in euro tra tutti i paesi dell'Unione europea, compresi quelli non partecipanti all'area-euro, secondo un processo comprendente tre passaggi:

  1. Nel primo la banca ordinante invia un ordine di pagamento alla propria Banca centrale tramite il sistema locale RTGS, rappresentato in Italia dal Bi-rel, attivo dal giugno 1997;
  2. Nella seconda fase la Banca centrale, accettata la validità del versamento, trasmette l'ordine alla Banca centrale ricevente tramite sistema Iterlinking (rete telematica che collega i sistemi di pagamento fra il sistema bancario nazionale e la Banca centrale europea);
  3. Infine, la Banca centrale ricevente, tramite il sistema RTGS locale, accredita l'importo a favore della banca beneficiaria.

Target si avvale di una piattaforma unica condivisa SSP (Single Shared Platform) realizzata e gestita dalla Banca d'Italia, dalla Deutsche Bundesbank e dalla Banque de France a beneficio dei sistemi finanziari europei. Aderiscono al sistema Target 2, inoltre, le borse valori dei paesi dell'area dell'euro, insieme alla Danimarca, alla Lituania, alla Lettonia, che fanno parte dello SME-2, all'Estonia, appartenente alla zona euro, e alla Polonia, che ne è esclusa.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema Target 2, che serve a riequilibrare gli squilibri della bilancia dei pagamenti tra i paesi aderenti, con l'adozione della moneta unica e la fissità dei cambi non consente più di ricorrere alle riserve di valuta estera per compensare il deficit di liquidità delle banche centrali e coprire il saldo con l'estero. Il sistema interviene così a compensare gli scambi internazionali attraverso l'attivazione di prestiti delle Banche centrali presso la BCE (che acquistano valuta estera). Le banche centrali che hanno bisogno di operare un riequilibrio del credito e devono ad esempio bilanciare un'eventuale riduzione dell'erogazione di credito privato, devono aprire un passivo verso la BCE che presta loro i capitali.

Le banche sono di norma costrette a riequilibrare i passivi e dovrebbero operare all'interno di una logica cooperativa con le altre banche europee transnazionali. Queste, tuttavia, possono non nutrire fiducia verso istituti di un paese in deficit, preferendo conferire i propri capitali presso la Banca centrale nazionale, la quale può decidere di incrementare il proprio saldo positivo (tesaurizzandolo anziché investirlo) presso il sistema Target 2. Ciò dovrebbe suggerire una sclerotizzazione, se non un inceppamento all'interno del sistema interbancario europeo.[1] Target 2, infine, non prevede meccanismi di riequilibrio, o tetti agli squilibri nei saldi, nel caso di un eccessivo accreditamento delle banche di un paese verso la Banca centrale nazionale, in rapporto a quelle di altri paesi presso i quali si registra un eccesso di indebitamento delle banche nazionali nel conto della propria Banca centrale. Ciò comporta un saldo negativo verso l'Eurosistema della Banca centrale in deficit e un saldo positivo di quella in surplus.

Soprattutto con l'inizio della crisi del 2008 (e in particolare col piano di finanziamento a lungo termine operato dalla BCE a partire dal 2011, che ha provveduto a evitare perdite di capitale dei mercati dei paesi creditori) si è registrato un crescente squilibrio tra alcuni paesi strutturalmente in surplus (Germania, Austria, Paesi Bassi, Finlandia) verso l'Eurosistema, ed alcuni permanentemente in deficit (Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Francia), il che rende difficile finanziare il disavanzo delle parti correnti dei paesi indebitati[2].

L'impiego di misure di rigore di bilancio nei confronti dei paesi in deficit ha contribuito, a partire dalle fine del 2012, a ridurre o compensare gli squilibri nei saldi[3], consentendo un rientro dai passivi finanziari da parte del settore privato, abbattendo le importazioni e favorendo di conseguenza un riequilibrio nel sistema di pagamenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alberto Bagnai, Il tramonto dell'euro, Imprimatur, Milano 2012
  2. ^ Economy 2050, IL SISTEMA TARGET2 – I : GLI SQUILIBRI NEI PAGAMENTI FRA GLI STATI EUROPEI, economy2050.it, 12 maggio 2012.
  3. ^ (EN) Euro Crisis Monitor, Euro Crisis Monitor, Institute of Empirical Economic Research of Osnabrück University, 25 agosto 2014.

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