Tanto pe' cantà

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Tanto pe' cantà
ArtistaEttore Petrolini
Autore/iEttore Petrolini, Natale Alberto Simeoni
GenereCanzone popolare
Esecuzioni notevoliNino Manfredi, Claudio Baglioni, Claudio Villa, Gigliola Cinquetti, Coroanaroma, Nancy Cuomo, Gabriella Ferri, Lando Fiorini, Renzo Arbore, Giorgio Panariello, I Vianella, Tiziano Ferro, Paolo Bonolis con Luca Laurenti, Enrico Brignano, Elena Bonelli
Data1932

Tanto pe' cantà è una canzone di Ettore Petrolini (musica) e Alberto Simeoni (testo). Composta nel 1932.[1]

La sua notevole popolarità è dovuta anche alle interpretazioni offerte da numerosi attori e cantanti celebri.

La canzone[modifica | modifica wikitesto]

Testo scanzonato, serio nella concezione in apparenza modesta e disimpegnata (in buona parte cantata in dialetto romanesco), rivela in filigrana la sottile sensibilità e lo spirito ironico (ed autoironico) di Ettore Petrolini; ma anche la spensieratezza della gioventù che sogna di poter girare il mondo per conoscerlo meglio. Il testo parla infatti di una "canzone senza titolo", scritta e cantata con lo spirito di sollevarsi l'anima. Petrolini la interpretava con la sua caratteristica voce nasale volta a ricreare una "parodia" dei cantanti impegnati che lui mal tollerava. Quella che sembra una leggera e bizzosa serenata termina infatti con un riferimento ad un fantomatico "primo amore", che sembrava felice, invece era ingannevole e bugiardo. Il tema apparente della canzone è la mendacità dell'amore che è spesso ricorrente in tutta l'opera di Ettore Petrolini. Come è ricorrente in quasi tutti gli autori che hanno subìto una delusione. Ma in realtà ideò questa canzone nel periodo in cui era costretto in casa dall'angina pectoris (a cui il testo fa velatamente riferimento) che pochi anni dopo fu causa della sua morte.

Spartito per vibrafono e accompagnamento. Licenza: pubblico dominio
Ettore Petrolini e Alberto Simeoni (info file)
Tanto pe' cantà — Versione per vibrafono e accompagnamento. Licenza: pubblico dominio
Parte per vibrafono. Licenza: pubblico dominio

La cover di Nino Manfredi[modifica | modifica wikitesto]

La versione più popolare e nota resta quella incisa da Nino Manfredi per il Festival di Sanremo 1970, con arrangiamenti del maestro Maurizio De Angelis, e rimasta vari mesi nelle hit-parade.[2] Manfredi, calandosi da "attore" nella parte del personaggio, l'ha trasformata in un "atto" unico di teatro, limitandosi a cambiare la parola rincojoniva con rintontoniva ("sennò all'estero non capivano", disse scherzosamente Manfredi in un'intervista). Nonostante ciò, la parola rintontoniva compare già in una versione registrata dallo stesso Petrolini nel 1932.

Altre cover[modifica | modifica wikitesto]

Il brano, nell'arco degli anni è diventato uno standard della canzone romana ed è stato eseguito da diversi artisti e ognuno ne ha realizzato una interpretazione "personalizzata" in virtù delle proprie caratteristiche professionali, come Lando Fiorini, Gabriella Ferri, I Vianella, il Coroanaroma, Gigi Proietti, Renzo Arbore con l'Orchestra Italiana.

Anche Tiziano Ferro nel suo primo concerto a Roma ha cantato la canzone che è poi stata inserita nel live Alla mia età Live in Rome. Paolo Bonolis e Luca Laurenti la usarono per la loro Bucatini Disco Dance; ultima in ordine di tempo (2009) è la versione di Nancy Cuomo, inclusa nell'album "Aria di Roma" e interpretata nell'omonimo spettacolo teatrale. All'estero ricordiamo la versione della svedese Agnetha Fältskog (la cantante bionda degli ABBA) che ne fece una cover dal titolo Zigenarvän, inclusa nell'album "Agnetha Fältskog vol. 2" del 1969. Nel 2009 l'attrice e cantante Elena Bonelli interpreta una sua versione del pezzo nel film Tanto pe' Cantà diretto dal regista Carlo Lizzani; la cover verrà da lei rivisitata in chiave disco, assieme al duo house progressivo White Puzzle, nel 2013.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tanto pe' cantà: Storia della canzone, su karahidden.blogspot.com. URL consultato l'8 febbraio 2016.
  2. ^ tanto pe' cantà, su laboratorioroma.it.