Tancredi Falconeri

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«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.»

(Tancredi Falconeri)

Tancredi Falconeri è uno dei personaggi più importanti e ambigui del romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, opera resa celebre anche dalla fortunata trasposizione cinematografica realizzata da Luchino Visconti. Anche se la vicenda è incentrata senza dubbio sulla figura dello zio di Tancredi, il principe di Salina Fabrizio Corbera, al quale l'autore riserva una particolare attenzione riguardo all'introspezione psicologica e alle riflessioni personali, rendendolo "filtro" di avvenimenti storici di sfondo e a vicende private, il giovane Falconeri ricopre sicuramente un ruolo fondamentale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e adolescenza[modifica | modifica wikitesto]

Tancredi, che fin dalla più tenera età rivela una certa predisposizione al non osservare le regole imposte dal padre, rimane orfano a soli quattordici anni, perdendo così la madre, amata sorella del principe Fabrizio, e il detestato padre, uomo ricco e amante dei piaceri che, a causa dei continui sperperi, lascia l'ambizioso figlio senza alcuna risorsa economica; per questo motivo, Tancredi inizia a frequentare la casa del Principe di Salina, divenendone in breve tempo il pupillo. Del resto, la maliziosa ironia di Tancredi e il suo innegabile fascino, in breve tempo attirano malgrado tutto la perpetua benevolenza di tutti gli abitanti di casa Salina.

L'incontro con Angelica[modifica | modifica wikitesto]

Nel travagliato periodo antecedente e successivo allo sbarco in Sicilia di Garibaldi (1860), Tancredi si innamora e successivamente sposa, nonostante un sottile interesse dimostrato in precedenza per Concetta, la figlia dello zio, da sempre mossa da sentimenti teneri verso di lui, Angelica, figlia di Calogero Sedàra, sindaco, e borghese arricchito, di Donnafugata, cittadina siciliana ospitante la tenuta estiva della nobile famiglia. La ragazza si dimostra priva della grazia aristocratica che invece è prerogativa di Tancredi; senza dubbio, un ruolo fondamentale nella scelta di Tancredi è stato giocato anche dal consistente patrimonio di Sedàra, indispensabile alla realizzazione delle ambizioni politiche (Tancredi ha partecipato ai moti garibaldini del 1860-1861) del giovane.

Anche Angelica, dal canto suo, è incantata dalla bellezza e dal carisma di Tancredi, ma ancor più dal suo titolo nobiliare, che costituisce la garanzia di una buona collocazione nell'alta società. Il matrimonio è benedetto dal Principe Fabrizio che, insensibile alla segreta sofferenza della figlia Concetta, per la quale Tancredi coltiverà sempre una speciale ma sottaciuta tenerezza, intuisce acutamente e approva il raffinato gioco di attrazione e ancor più di calcoli di interesse su cui si basa l'unione.

Le attività politiche e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo successivo ai moti garibaldini, Tancredi viene nominato senatore del Regno d'Italia, e la sua attività politica spesso gli impedisce di portare a compimento progetti per la vita privata. Intanto, però, il matrimonio con Angelica, dopo l'iniziale passione, inizia a crollare: la donna, sfruttando i frequenti periodi di assenza del marito, inizia a tradirlo con altri uomini: dal contesto del libro, il lettore può facilmente intuire che Tancredi sa e vorrebbe capire, ma non se la sente di affrontare chiaramente la moglie.

Tancredi è presente alla morte del Principe nel 1883, con le sue lacrime forse sincere, ma è destinato a morire prima della consorte, che invece invecchierà coltivando una 'tagliente' amicizia proprio con Concetta, mai sposatasi; ma soprattutto la figura di Tancredi Falconeri è destinata a rimanere sempre viva, se non nel cuore, almeno nei ricordi di quest'ultima, e, innegabilmente, anche del rapito lettore.

La personalità di Tancredi[modifica | modifica wikitesto]

Per l'azione del matrimonio del giovane, inizia a stagliarsi sempre più precisamente nella mente del Principe (e del lettore) quello che Tancredi Falconeri è veramente: una persona certo affascinante, capace di rapire il cuore di chiunque, (forse) anche buona e per di più veramente aristocratica; ma di certo anche calcolatrice, ambiziosa, furba, non sempre candida. D'altro canto il Principe non se la sente di criticare il ritratto cinico e realistico di Tancredi e degli altri personaggi, magistralmente orchestrati da Tomasi di Lampedusa, in cui nessuno è veramente buono e ognuno conduce la sua parte di vita sostanzialmente falsa e inutile, perché sente di appartenere anche lui, almeno in parte, alla natura oscura di quel genere umano a cui appartiene Tancredi.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]