Dioscorea communis

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Tamaro
Tamus communis.jpg
Dioscorea communis
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Liliales
Famiglia Dioscoreaceae
Genere Dioscorea
Specie D. communis
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiospermae
(clade) Monocotyledones
Ordine Dioscoreales
Famiglia Dioscoreaceae
Nomenclatura binomiale
Dioscorea communis
(L.) Caddick & Wilkin, 2002
Sinonimi

Tamus communis
(L.)

Nomi comuni

Tamaro
Tanno
Cerasiola
Vite tamina
Vite nera
Uva nera
Viticella

Il tàmaro (Dioscorea communis (L.) Caddick & Wilkin, 2002 ) è una pianta erbacea perenne rampicante monocotiledone della famiglia delle Dioscoreaceae[1]. Il portamento della pianta e gli apparenti grappoli in cui si riuniscono le bacche ricordano la vite, mentre i giovani getti ricordano i turioni degli asparagi. Per questi motivi i vari nomi in vernacolo, in genere, fanno riferimento alla vite o all'asparago.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Tavola botanica

La pianta è provvista di una radice tuberosa da cui sono emessi, ogni primavera, fusti erbacei eretti e flessuosi, che si arrampicano utilizzando come sostegni i fusti degli alberi e arbusti vicini. I giovani fusti sono molto simili ai turioni degli asparagi, da cui si differenziano per l'apice incurvato verso il basso. Lo sviluppo della pianta può essere rilevante, raggiungendo in condizioni favorevoli anche i 4 metri di lunghezza.

Le foglie sono alterne e glabre, lucenti da giovani, lungamente picciolate, con picciolo di 4-10 cm. La lamina è cuoriforme ed espansa, lunga 5-10 cm e larga 4-8 cm. L'apice è acuminato e la base ha un seno peziolare conformato a U, più o meno profondo e aperto. Le nervature principali divergono dalla base e tendono a convergere in corrispondenza dell'apice.

I fiori sono unisessuali, con entrambi i sessi portati sulla pianta in infiorescenze ascellari separate (pianta monoica). I fiori maschili sono riuniti in lunghi racemi (fino a 15 cm), hanno un perianzio regolare suddiviso in sei lobi profondi. I fiori femminili sono riuniti in brevi racemi (circa 1 cm) di 3-5 elementi e hanno un perianzio tubulare suddiviso in sei lobi poco profondi. Fiorisce da aprile a maggio.

Il frutto è una bacca globosa di colore rosso brillante, contenente 6 piccoli semi. In piena fruttificazione le bacche si presentano numerose, riunite in apparenti grappoli.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il tamaro è una specie spontanea diffusa in tutta l'Europa, nel Nordafrica e nell'Asia occidentale. Pianta tipica del sottobosco, vegeta dal mare alla regione montana, in genere in boschi densi e macchie fitte, ma può ritrovarsi anche nelle radure e nelle siepi.

Utilità[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Bacche di tamaro

I giovani getti del tamaro possono essere consumati come i turioni degli asparagi (in alcune regioni del nord est dividono il nome di "bruscandoli" con il germoglio del luppolo), ma l'interesse più rilevante è offerto dalle proprietà officinali della radice. Il tamaro è da considerarsi pianta velenosa per la presenza di alcuni principi attivi tossici, soprattutto nelle bacche e nella radice. Fra i principi attivi si segnalano l'ossalato di calcio e di potassio, le saponine, i tannini e una sostanza simile all'istamina.

La droga vera e propria è la radice, usata in passato nella farmacopea popolare per la cura dei geloni e dei reumatismi e come lassativo. Ha proprietà emetiche, rubefacenti, purgative. Per le proprietà rubefacenti e stimolanti può essere utile anche come rinforzante del cuoio capelluto. Le caratteristiche dei principi attivi sconsigliano fortemente l'uso non controllato anche per via esterna, in quanto può comportare effetti collaterali di una certa gravità (reazioni allergiche, vomito, diarrea).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Dioscorea communis, in The Plant List. URL consultato il 24 novembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Pignatti (1982). Flora d'Italia. Volume terzo. Edagricole, Bologna: 409. ISBN 88-206-2312-9.
  • Umberto Boni, Gianfranco Patri, Paolo Rovesti (1977). Scoprire riconoscere le erbe. Fratelli Fabbri, Milano: 454-455.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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