Questa è una voce in vetrina. Clicca qui per maggiori informazioni

Talete

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Talete di Mileto)
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il nome proprio di persona, vedi Talete (nome).

« Talete di Milèto fu senza dubbio il più importante tra quei sette uomini famosi per la loro sapienza – e infatti tra i Greci fu il primo scopritore della geometria, l'osservatore sicurissimo della natura, lo studioso dottissimo delle stelle »

(Apuleio, Florida, 18)
Talete di Milèto

Talete di Milèto (in greco antico: Θαλῆς, Thalês; Mileto, 640 a.C./625 a.C. circa – 548 a.C./545 a.C. circa) è stato un filosofo greco antico.

È comunemente considerato, da Aristotele[1] in poi, il primo filosofo della storia del pensiero occidentale.[2][3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e origini[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Apollodoro di Atene, Talete nacque nel I anno della 35a olimpiade (640 a.C.)[4] o, più probabilmente secondo molti studiosi moderni, nel I anno della 39a olimpiade (624 a.C.)[5]. Le sue origini erano discusse già dagli antichi. In base all'opinione prevalente riportata da Diogene Laerzio, Talete sarebbe nato a Mileto, in Asia Minore, figlio di Essamio[6] e Cleobulina[7]; secondo altre versioni, tra cui quella di Erodoto[8], avrebbe avuto origine fenicia e sarebbe appartenuto alla stirpe dei Telidi[9] (queste due versioni non sono necessariamente in contrasto, poiché Talete potrebbe effettivamente essere nato a Mileto da genitori greci, sebbene di lontane origini fenicie[10]). Un'ultima versione, riferita da Diogene Laerzio, sostiene che Talete sarebbe nato in Fenicia e, dopo esserne stato esiliato, sarebbe emigrato a Mileto[7][11].

Nella lista dei Sette sapienti[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'antichità fu considerato uno dei Sette sapienti: la prima attestazione è nel dialogo Protagora di Platone, dove figura insieme a Pittaco di Mitilene, Biante di Priene, Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene e Chilone di Sparta[12]. Sebbene le liste dei Sette sapienti siano variabili tra gli autori[13], il nome di Talete è sempre presente[14]. In seguito si diffusero numerosi racconti che videro protagonista Talete in quanto primo tra i Sapienti: nella versione di Callimaco, l'arcade Baticle lascia in punto di morte una coppa d'oro al figlio Anfalce, affinché costui la consegni al migliore dei Sapienti; Anfalce la dona a Talete, ma costui la invia a Biante, il quale a sua volta la dona a Periandro finché la coppa, dopo essere passata da tutti i Sette sapienti, torna a Talete, che decide di dedicarla ad Apollo[15]. In altre versioni alcuni pescatori rinvengono un tripode o un altro oggetto prezioso e, dopo aver chiesto all'oracolo a chi dovesse essere consegnato, lo donano al "più sapiente", che in alcuni casi è Biante, in altri Talete, in altri Pittaco; il tripode passa tra i sapienti finché l'ultimo lo dona ad Apollo.[16]

Sempre legata alla tradizione dei Sette sapienti è una notizia di Demetrio Falereo, riferita da Diogene Laerzio e generalmente ritenuta priva di storicità dagli studiosi moderni [17] secondo la quale Talete sarebbe stato il primo ad essere chiamato "sapiente" e ciò sarebbe avvenuto al tempo dell'arcontato di Damasia (582-581 a.C.)[18]. Altri autori moderni, invece, difendono la notizia, ritenendo che Talete si sarebbe davvero recato ad Atene per ricevere, come una sorta di onorificenza, il titolo di sophos [19].

Previsione dell'eclissi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Erodoto, durante una battaglia tra i Medi, guidati da Ciassare, e i Lidi, guidati da Aliatte II, si verificò un'eclissi solare, che impressionò talmente i Medi e i Lidi al punto che smisero di combattere; Erodoto annota che Talete aveva annunciato agli Ioni questa eclissi e ne aveva previsto l'anno.[20] Le fonti antiche collocano questa eclissi tra la 48a e la 50a olimpiade;[21] l'ipotesi che ha riscosso più consensi tra gli storici moderni è che l'eclissi citata da Erodoto sia l'eclissi totale verificatasi il 28 maggio 585 a.C. (secondo il calendario giuliano; 22 maggio secondo quello gregoriano[22]), visibile in Asia Minore[23]. Tuttavia, dal punto di vista storico anche questa notizia comporta alcuni problemi, in particolare a proposito del re dei Medi.[24] Cicerone afferma che al momento dell'eclissi prevista da Talete il re dei Medi era Astiage e non il padre, Ciassare, come sostiene Erodoto;[25] nella traduzione armena del Chronicon di Eusebio, l'eclissi è posta nel corso di una battaglia tra Aliatte e Astiage;[26] inoltre un frammento papiraceo di un commento ad una poesia di Alceo cita una battaglia tra Aliatte e Astiage,[27] probabilmente la stessa battaglia in cui si verificò l'eclissi, poiché probabilmente il trattato di pace tra Medi e Lidi fu firmato non molto tempo dopo l'eclissi.[28]

Consigli politici e rapporti con la Lidia[modifica | modifica wikitesto]

Parlando dell'avanzata nella Ionia dei Persiani, Erodoto ricorda il consiglio di Talete agli Ioni per evitare di essere conquistati:[29] egli propose che le città ioniche, pur rimanendo abitate, diventassero dei demi e che avessero un unico consiglio a Teo, una città che si trovava al centro della Ionia.[30]. La proposta di Talete è stata datata anteriormente al 545 a.C.[31], ma la sua storicità è stata negata da vari studiosi: in particolare, è parso poco verosimile che un cittadino di Mileto, città che aveva stretto un patto con Ciro, si schierasse con le altre città ioniche in posizione anti-persiana.[32] Inoltre l'episodio si sarebbe verificato in un periodo che non si adatta alla fase attiva di Talete, poiché si è ritenuto che quarant'anni dopo la previsione dell'eclissi egli fosse molto avanti negli anni o non più vivo[33]. Secondo altri, invece, la notizia di Erodoto è da accettare: Talete avrebbe proposto di creare uno stato unitario (forse un effettivo sinecismo) in cui l'autorità del consiglio comune avrebbe prevalso sulla sovranità delle singole città[34] o sarebbe stata usata solo per gestire i rapporti con gli altri Stati[35]. In ogni caso, la proposta di cui parla Erodoto non vide mai la luce.

Diogene Laerzio riferisce un altro consiglio politico di Talete: egli avrebbe sconsigliato un'alleanza antipersiana di Mileto con Creso, prevedendo la sconfitta di quest'ultimo, cosa che poi si verificò ad opera di Ciro[36]. Anche se il consiglio è attribuito a Talete, si è pensato che l'opposizione all'alleanza con Creso non sia stata proposta dal filosofo in persona, ma sia derivata dalla sua condotta politica[37].

Mentre la notizia di Diogene Laerzio pone Talete in opposizione a Creso, un altro episodio colloca il filosofo addirittura al suo seguito. Erodoto riporta un aneddoto relativo ai prodromi della battaglia di Pteria (547 a.C.), secondo cui un espediente elaborato da Talete avrebbe permesso all'esercito di Creso, re della Lidia in guerra contro il persiano Ciro il Grande, di attraversare il fiume Halys.[38] Poiché Creso non poteva far attraversare il fiume all'esercito a causa della mancanza di ponti, Talete, che si sarebbe trovato nell'accampamento di Creso, avrebbe parzialmente deviato il corso del fiume scavando un canale sul lato destro dell'accampamento; in questo modo il fiume avrebbe in parte percorso il canale e in parte avrebbe proseguito sul proprio letto naturale, a sinistra dell'accampamento, ma sarebbe stato da entrambe le parti facilmente guadabile. La storicità di questo episodio è stata messa in dubbio già nell'antichità: lo stesso Erodoto non crede a questa versione dei fatti, ritenendo che Creso oltrepassò il fiume usando ponti esistenti[39]. Anche gli studiosi moderni sono in generale scettici sulla storicità del racconto[40]: ad esempio, è stato rilevato che, se effettivamente Talete ebbe rapporti con i sovrani della Lidia, più probabilmente ebbe contatti con Aliatte, che regnò prima di Creso e che quindi, dal punto di vista cronologico, si adatterebbe meglio al periodo in cui visse Talete[41].

È da notare come questa scelta di alterare il letto naturale di un fiume presupponga da parte di Talete la sfiducia nell'esistenza delle divinità fluviali (si ricordi l'episodio della lotta fra il dio fluviale Scamandro e Achille, narrata da Omero nell'Iliade).[42]

Aneddoti[modifica | modifica wikitesto]

Platone e Aristotele riferiscono due aneddoti su Talete di segno opposto. Il primo, nel Teeteto, ritrae Talete come un pensatore immerso in riflessioni teoriche e poco interessato agli aspetti pratici poiché un giorno, mentre rivolgeva lo sguardo alle stelle, non si accorse che stava cadendo in un pozzo; per questo una servetta trace lo derise, dicendo che desiderava conoscere le cose del cielo ma non si accorgeva di quelle sotto i suoi piedi[43]. L'aneddoto riferito da Aristotele, invece, mostra l'intraprendenza di Talete e la sue capacità nelle attività pratiche. Per rispondere a chi lo accusava di essere povero e che la filosofia non gli fosse di alcun aiuto, egli previde grazie a calcoli astronomici un'abbondante raccolta di olive [44] e in pieno inverno si accaparrò tutti i frantoi di Mileto e di Chio per una cifra molto bassa, poiché vi era scarsa richiesta; al momento della raccolta delle olive, Talete poté affittarli al prezzo che voleva, essendoci molta richiesta di frantoi, e poté dimostrare che per un filosofo è facile arricchirsi, ma non è ciò che gli interessa [45].

Gli studi moderni tendono a negare storicità ad entrambi gli episodi. L'aneddoto di Platone mostra una rappresentazione tipica del filosofo assente, immerso in elucubrazioni, che però è parsa poco adatta ad una figura in genere ritenuta attiva in molti campi del sapere come Talete[46]; l'episodio di Aristotele viene visto come una possibile risposta alle accuse di scarso senso pratico mosse al filosofo dal primo aneddoto[47].

Vita sociale e privata[modifica | modifica wikitesto]

Non si hanno notizie certe riguardo la famiglia di Talete. Forse si sposò ed ebbe un figlio[48], ma gli sono attribuite alcune battute che sembrano andare in direzione opposta: alle sollecitazioni della madre a prender moglie avrebbe risposto: «Non è ancora tempo»; insistendo ancora, quando egli aveva oltrepassato la giovinezza, le avrebbe invece detto: «Non è più tempo»[49] poiché quel momento era ormai passato. Talete avrebbe poi detto di non volere avere figli «proprio per amore dei figli».[50] Tra gli altri detti ricordati da Diogene Laerzio, Talete sarebbe stato grato al destino per «essere nato uomo e non animale, maschio e non femmina e greco e non barbaro»[51]. Il figlio di Talete si sarebbe chiamato Cibisto, ma secondo alcune fonti si sarebbe trattato del figlio della sorella, che il filosofo avrebbe adottato[48].

Secondo Eraclide Pontico, Talete visse isolato dagli affari dello Stato e solitario[52]; tuttavia è ricordato come maestro di Anassimandro[53], a sua volta maestro di Anassimene[54].

Morte di Talete[modifica | modifica wikitesto]

Si dice che, ormai vecchio e sfinito dal caldo, sia morto assistendo a una gara atletica, al tempo della 58a olimpiade (tra il 548 e il 545 a.C.), quando avrebbe avuto settantotto anni o, secondo Sosicrate, novant'anni[55]: a questo proposito Diogene Laerzio lo ricorda con l'epigramma:

« Assistendo un tempo a una gara ginnica, Zeus Elio,
il sapiente Talete strappasti dallo stadio.
È bene che tu l'abbia accolto: ormai vecchio,
dalla terra non vedeva più le stelle. »

(Diogene Laerzio, I, 39[56])

e sostiene che la sua tomba recasse il seguente epitaffio:

« Piccola tomba ma di gloria grande come il cielo
questa di Talete il sapientissimo »

(Diogene Laerzio, I, 39[57])

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Non si sa con certezza se Talete abbia lasciato delle opere scritte, di cui comunque non rimangono frammenti sicuri[58]; nel caso ne abbia lasciate[59], di esse probabilmente si persero presto le tracce, perché sembra che Aristotele non ne vide alcuna e che nella biblioteca di Alessandria non ve ne fosse copia[60]. Già gli autori antichi dubitavano della paternità dei lavori a lui attribuiti[61], che sono:

  • un'Astronomia nautica (Ναυτικὴ ἀστρολογία), forse un poema secondo quanto riporta Plutarco[62], che dubita della paternità dell'opera; Diogene Laerzio sostiene che sarebbe del filosofo Foco di Samo[63][64];
  • due altre opere intitolate Sul solstizio (Περὶ τροπῆς) e Sull'equinozio (Περὶ ἰσημερὶας)[63][65], forse in realtà un unico libro[66];
  • un'opera in almeno due libri intitolata Dei princìpi (Περὶ ἀρχῶν), menzionata da Galeno[67].

Diogene Laerzio riporta il testo di due lettere che Talete avrebbe scritto a Ferecide e a Solone[68], ma che la critica filologica ritiene spurie[69]:

« Talete a Ferecide
vengo a sapere che, primo tra gli Ioni, ti appresti a pubblicare fra gli Elleni dei trattati sulle realtà divine. È certo giusto il tuo giudizio di rendere pubblico lo scritto, senza affidarlo inutilmente a chiunque. Ma vorrei parlare con te sui temi che tratti e se m'inviti, sarò da te a Syros. Saremmo dei pazzi, Solone l'ateniese e io, se dopo aver navigato fino a Creta per studiare la loro sapienza, e poi in Egitto, per conoscere i sacerdoti e gli astronomi di quel paese, non navigassimo per venire da te. Verrà anche Solone, se ti va. Tu invece, amante della tua terra, vieni nella Ionia di rado e non desideri conoscere stranieri ma ti dedichi solo a scrivere. Noi invece, non scrivendo nulla, attraversiamo l'Ellade e l'Asia. »

« Talete a Solone
se andrai via da Atene, sarebbe bene che ti stabilissi a Mileto, vostra colonia. Qui non c'è nulla da temere. Se poi proverai sdegno del fatto che anche noi siamo governati da un tiranno (tu odi tutti i tiranni) ti allieterai almeno con noi. Anche Biante ti scrive di andare a Priene; se preferirai Priene, vacci pure e noi verremo ad abitare da te. »

Massime[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal IV secolo a.C. si cominciarono a raccogliere molte citazioni e aforismi sui Sette sapienti[70], che ci sono giunte principalmente nelle raccolte di Diogene Laerzio, Stobeo e Plutarco[71]. Diogene Laerzio riporta per Talete questi detti[72]:

  • L'essere più antico è Dio, perché non generato
  • Il più bello è il mondo, perché opera divina
  • Il più grande lo spazio, perché tutto comprende
  • Il più veloce l'intelletto, perché passa attraverso tutto
  • Il più forte la necessità, perché tutto domina
  • Il tempo è più saggio di tutti, scopre sempre tutto.

La più famosa e prestigiosa sentenza, attribuita a Talete o ad altri tra i Sette savi, è "Conosci te stesso"[73]. Il motto è stato a lungo assunto come un paradigma morale e filosofico da più autori della storia della filosofia occidentale da Socrate a Sant'Agostino[74], da San Bernardo a Kierkegaard[75] e dalla religione e filosofia orientale[76].

Secondo Diogene Laerzio, a chi gli domandava se fosse venuta prima la notte o il giorno, Talete rispondeva che era precedente la notte, di un giorno; diceva anche che la cosa più semplice è dare consigli a un altro; che la cosa più piacevole è avere successo; la più sgradevole è vedere un tiranno esser potuto invecchiare; che il divino è ciò che non ha né inizio né fine; che gli ingiusti non possono sfuggire all'attenzione degli dei, neanche solo pensando di fare un'ingiustizia; che lo spergiuro non è peggiore dell'adulterio; che la sventura si sopporta più facilmente se ci si rende conto che ai propri nemici le cose vanno peggio; che si vive virtuosamente non facendo quello che rinfacciamo agli altri;[77] che è felice chi è sano nel corpo, ricco nell'anima e ben educato; di ricordarsi degli amici, presenti e assenti, di non abbellirsi nell'aspetto ma nei comportamenti, di non arricchirsi in modo malvagio, di non cadere in discredito agli occhi di coloro con i quali si è legati da un patto, di aspettarsi dai figli gli stessi benefici arrecati ai genitori.[78] Infine, sempre secondo Diogene Laerzio, sosteneva che la morte non è diversa in nulla dalla vita. A chi gli obbiettava perché allora non morisse, rispondeva che era perché non c'era alcuna differenza.[79]

Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Conoscenze matematiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Teorema di Talete e Teorema di Talete (cerchio).
Se si confrontano le ombre di due oggetti diversi, queste stanno tra loro come le altezze degli oggetti corrispondenti. Secondo il racconto di Plutarco, conoscendo l'altezza di un'asta usata per il confronto e misurando le lunghezze delle ombre sul terreno, Talete fu in grado di determinare l'altezza della piramide.

Diogene Laerzio, che attinge a Ieronimo di Rodi, riferisce una breve notizia che colloca Talete in Egitto, un Paese che secondo vari autori antichi avrebbe visitato e dal quale avrebbe importato conoscenze sia nel campo della geometria che della cosmologia[80], anche se i critici moderni non sono d'accordo sulla reale storicità della visita[81]. In Egitto Talete sarebbe riuscito a misurare l'altezza delle piramidi egizie, misurando la loro ombra nel momento in cui la lunghezza dell'ombra di una persona è uguale alla sua altezza[82]. L'aneddoto è ripreso con una sostanziale variazione da Plutarco: fissato un bastone per terra, Talete avrebbe stabilito che l'altezza di una piramide era in relazione alla lunghezza della sua ombra come l'altezza del bastone era in relazione alla lunghezza della sua ombra[83]. Il metodo descritto da Plutarco è un'applicazione del teorema noto come teorema di Talete. Per Eudemo Talete avrebbe usato questo teorema anche per determinare la distanza delle navi in mare dalla terraferma perché ritiene che non ci sarebbe riuscito in altro modo[84], ma non si sa di preciso come avrebbe applicato il teorema a questo problema[85].

Teorema di Talete: DE/BC = AE/AC = AD/AB

A Talete erano attribuiti anche cinque teoremi di geometria elementare[86]:

Proclo, citando Eudemo[84], attribuisce a Talete i primi quattro teoremi[88], mentre il quinto gli è attribuito dalla storica greca Panfila di Epidauro[89], anche se altri lo riferiscono a Pitagora[90]. Non è possibile stabilire esattamente cosa scoprì Talete né se dimostrò questi teoremi come lasciano intendere gli autori antichi; potrebbe aver soltanto risolto alcuni problemi pratici applicando questi teoremi senza però formularli esplicitamente[91], oppure avrebbe potuto fornire delle semplici dimostrazioni empiriche, ad esempio piegando un cerchio a metà e osservando che le due metà si sovrappongono perfettamente[92].

Conoscenze astronomiche[modifica | modifica wikitesto]

In campo astronomico, Talete è ricordato principalmente per la già menzionata previsione dell'eclissi totale di Sole verificatasi durante una battaglia tra Medi e Lidi, probabilmente da identificare con l'eclissi del 28 maggio 585 a.C. Oltre a problemi storici e cronologici, la notizia della previsione dell'eclissi ha posto soprattutto problemi scientifici, poiché non è chiaro se ci fu davvero una previsione, in che termini e con quali mezzi. Sebbene Eudemo sostenga che Talete fosse stato il primo a scoprire le eclissi di sole[93], è stato rilevato che Talete non sapeva che la Terra è sferica e non conosceva l'effetto della parallasse, perciò non avrebbe potuto prevedere né la zona interessata da un'eclissi né se questa sarebbe stata parziale o totale[94]. Aezio, una fonte molto successiva a Talete, sostiene che Talete sapesse già che l'eclissi solare si verifica per la frapposizione della Luna[95], ma questo è escluso dai critici moderni, anche perché tale conoscenza non è testimoniata per nessun diretto successore di Talete[96]. Un papiro di Ossirinco[97] contiene una citazione di Aristarco di Samo secondo la quale Talete avrebbe scoperto che un'eclissi solare avviene durante una luna nuova: Talete avrebbe potuto usare alcune osservazioni precedenti o proprie per mettere in relazione i due fenomeni, ma difficilmente si sarebbe spinto oltre[98].

Alcuni studiosi moderni hanno supposto che Talete abbia previsto l'eclissi usando informazioni attinte da popoli che avevano già all'epoca una tradizione di osservazioni astronomiche, in particolare dai Caldei i cui sacerdoti registravano le eclissi già dall'VIII secolo a.C.[99]; Talete in particolare avrebbe potuto usare un ciclo di 223 mesi lunari (spesso chiamato Saros, ma impropriamente[100]) al termine del quale le eclissi lunari e solari si ripetono con piccole differenze[94]. Tuttavia sembra che prima del IV secolo a.C. non fosse possibile utilizzare i testi babilonesi per effettuare previsioni precise ma solo per escludere il verificarsi di un'eclissi o per affermare che sarebbe stata possibile[101]; inoltre l'ipotesi che Talete avrebbe viaggiato a Babilonia o avrebbe usato testi babilonesi non è accettata da tutti[102]. Se Talete comunque venne a conoscenza di questi testi o se impiegò altri metodi, potrebbe aver detto soltanto che entro la fine dell'anno si sarebbe verificata un'eclissi solare; il fatto che essa ebbe davvero luogo, che fu totale e che avvenne durante la battaglia fu una coincidenza che contribuì a diffondere e a rendere più credibile la notizia di una previsione precisa da parte del filosofo[103].

A Talete è attribuita la scoperta delle stelle che formano l'Orsa minore[104]; più probabilmente, avrebbe definito questa costellazione e, per via della sua posizione quasi statica, ne avrebbe segnalato l'importanza ai naviganti greci, che invece usavano l'Orsa maggiore.[105] Gli sono attribuite anche osservazioni delle Iadi[106], che comunque erano note già in precedenza essendo citate nei poemi omerici[107], e delle Pleiadi, di cui avrebbe fissato il tramonto mattutino 25 giorni dopo l'equinozio autunnale[108]. Quest'ultima notizia presuppone quindi che Talete conoscesse e sapesse determinare la data degli equinozi, ma anche su questo punto non c'è accordo tra gli studiosi moderni. Talete e i suoi diretti successori non avevano un modello delle orbite celesti e dunque non avrebbero potuto definire l'equinozio in senso moderno, come il momento in cui l'eclittica incrocia l'equatore celeste; potrebbero però averlo definito in maniera meno rigorosa, utilizzando i solstizi, la cui conoscenza appare più sicura[109]. Talete avrebbe studiato questi ultimi riuscendo a determinare i periodi tra due solstizi e notando che non sono uguali[110], ma non si conosce il metodo con cui avrebbe stabilito le date dei solstizi: potrebbe aver individuato il primo giorno in cui sembrava che il Sole al momento di sorgere (o di tramontare) avesse smesso di spostarsi verso nord o verso sud; oppure potrebbe aver contato i giorni in cui sembrava che il Sole sorgesse (o tramontasse) nello stesso punto e aver diviso questo numero a metà[111]; o ancora, avrebbe potuto basarsi sulla lunghezza dell'ombra proiettata da un palo fissato nel terreno[112]. Se avesse ripetuto queste misurazioni per più anni e avesse trovato le stesse date per i solstizi, avrebbe potuto determinare la durata dell'anno solare[111]: due autori antichi gli attribuiscono proprio questa scoperta, sostenendo che avrebbe diviso l'anno in 365 giorni[113] o in 365 giorni e un quarto[114]. Stabiliti i solstizi, Talete avrebbe potuto determinare in maniera approssimativa anche le date degli equinozi, dividendo a metà ciascun periodo tra i due solstizi[115].

Il nome di Talete è associato anche ad altre questioni in campo astronomico: avrebbe stabilito che tanto il rapporto della grandezza del sole rispetto alla sua orbita che il rapporto della grandezza della luna rispetto alla propria orbita è di 1:720[116]; analogamente a Pitagora, avrebbe diviso la sfera celeste in cinque parti, chiamate artica, equatoriale, antartica e le due zone dei tropici[117]. Avrebbe poi determinato le quattro stagioni[113], che in precedenza erano fissate a tre (le Ore); tuttavia, anche il poeta Alcmane, probabilmente contemporaneo di Talete o di poco precedente, parla di quattro stagioni[118] e perciò non è sicuro che l'aggiunta della quarta stagione sia da ascrivere a Talete[119], ma egli, a differenza di chi lo precedette, potrebbe aver usato gli equinozi e i solstizi per distinguere meglio le stagioni e determinarne la durata[120].

Cosmologia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Scuola di Mileto.
Aristotele

Per Aristotele i primi filosofi sono dei fisici o fisiologi. Per lui, la fisica, in greco physis, natura, è la realtà che diviene, la realtà in movimento che è solo una parte del Tutto, il quale comprende tanto questa realtà quanto la realtà divina; pertanto, per Aristotele, i filosofi di Mileto si sarebbero occupati solo della realtà materiale.

La radice di physis è l'indoeuropeo bhu, legato a bha, luce: dunque, physis significherebbe originariamente l'essere-luce[121]. Ne deriverebbe che per i primi filosofi la physis è il Tutto, è l'essere che si mostra illuminato, dunque visibile e dunque comprensibile. A differenza delle precedenti cosmogonie che pretendevano anch'esse di spiegare tutta la realtà, ora si pretende di spiegare tale realtà senza gli impacci, i fraintendimenti e i veli del mito, che nella realtà, nella physis, coinvolgevano le presenze determinanti degli dei e degli esseri sovrannaturali. Eliminata, nella ricerca dell'interpretazione razionale del Tutto, ogni sovrastruttura mitica, resta la physis, la natura.

Il termine di natura coincide infatti con quello stesso di cosmo: la physis è il kosmos, la cui radice è kens - che si rintraccia poi nel latino censere - annunciare con autorità. L'annuncio autorevole è la determinazione non smentibile, incontrovertibile, che non può essere messa in discussione: è la verità.

Così Aristotele, nella Metafisica,[122] dopo aver premesso che «la maggior parte dei primi filosofi ritennero che i soli principi di tutte le cose fossero di specie materiale, perché ciò da cui tutte le cose hanno l'essere, da cui derivano e in cui si risolvono, questo è da loro chiamato elemento, principio delle cose e perciò ritengono che nulla si produca e nulla si distrugga, perché una siffatta sostanza si conserva sempre [...] Talete, il fondatore di tale forma di filosofia, dice che è l'acqua - e per questo sosteneva che anche la terra sta sull'acqua: forse prese quest'ipotesi osservando che l'alimento di ogni cosa è umido, lo stesso calore deriva dall'umidità e di essa vive e ciò da cui le cose derivano è appunto il loro principio. È dunque di qui che egli trasse la sua ipotesi e dal fatto che i semi di tutte le cose hanno una natura umida».

Alcuni poi pensano che anche i teologi più antichi, molto anteriori alla nostra generazione, ebbero le stesse opinioni sulla natura: essi cantarono che Oceano e Teti sono gli autori della generazione delle cose e dicono che gli dei giurano sull'acqua, chiamata Stige dai poeti; ora, ciò che più antico merita maggior stima e ciò che merita più stima è il giuramento. Anche se si può dubitare che questa concezione della natura sia la più antica, non c'è dubbio che sia stato Talete a descrivere la causa prima delle cose in questo modo».

Talete potrebbe anche aver ricavato la sua dottrina da osservazioni meteorologiche, osservando i mutamenti di forma assunti dall'acqua passando allo stato solido e gassoso, le ricadute in forma di pioggia dell'evaporazione delle acque, le improvvise formazioni di nuvole e venti nel mare.

Quelle di Aristotele sono supposizioni, per quanto fondate, e Theodor Gomperz, per esempio,[123] ribadisce che «la concezione di Talete di una terra galleggiante come un disco di legno sull'acqua e un universo riempito di materia primordiale assimilata a una massa liquida, s'accorda in una certa misura con l'idea egizia di Nun, l'acqua primordiale, divisa in due masse separate. In simile modo, i Babilonesi ammettevano un Oceano superiore e uno inferiore e si può assimilare a queste concezioni quella del Genesi, I, 7».

Il motivo della scelta dell'acqua deriva indubbiamente dalla sua importanza nella crescita e nell'alimentazione delle cose viventi, della sua funzione nella vita quotidiana degli uomini come dalle osservazioni che Talete avrebbe fatto in Egitto sull'importanza del Nilo. Ma l'originalità di Talete sta nell'aver trasformato questa spiegazione mitica in un principio di conoscenza fisica e metafisica; l'unità dell'elemento acqua è anche l'unità del mondo. L'analogia con le spiegazioni mitologiche orientali esiste indubbiamente, ma il principio utilizzato da Talete non è mitico ma fisico.[124] Questa tesi innovativa presuppone affermazioni di verità non a partire da alcuni oggetti particolari, come avveniva per gli Egiziani e i Babilonesi, ma per un'infinità d'oggetti contenuti nel mondo e per il mondo stesso: egli enuncia verità che riguardano tutti gli esseri; l'apporto di Talete sta nell'aver generalizzato e concettualizzato le sue osservazioni giungendo al concetto dell'Uno senza perdersi nell'accumulazione di osservazioni disparate.

Lo stesso Aristotele riferisce che «forse Talete suppose che tutte le cose sono piene di dei»[125] e che «anche Talete, a quanto ricordano, abbia supposto che l'anima sia qualcosa atto a muovere, se ha detto che la calamita è dotata di anima in quanto muove il ferro»[126], ipotesi ribadita da Aezio[127], per il quale Talete avrebbe per primo asserito che «l'anima è una sostanza eternamente in moto». Ed è questo concetto, pur dubbiosamente attribuito al filosofo di Mileto, che Cicerone fraintende completamente nella sua De natura deorum quando afferma che[128] «Talète di Milèto [...] disse che l'acqua è il principio delle cose e che dio è la mente che dall'acqua ha costruito ogni cosa».

In realtà, il problema di Talete, come di tutti i presocratici, è di individuare quale sia il principio unico, l'arché, la sostanza che in quanto tale è anche materia e legge che determina l'esistenza e regola il movimento di ogni cosa. Per tale motivo si parla per loro di ilozoismo, di materia vivente che costituisce ed è essa stessa natura. Non ha senso, pertanto, perché del tutto inconcepibile per la loro mentalità, riferire concezioni creazionistiche che presupporrebbero un altro principio delle cose, un principio divino, del quale infatti essi non parlano. L'ipotesi che Aristotele, tre secoli dopo, formula su possibili presenze divine nella materia, oltre a escludere tale principio di creazione, ma essendo nello stesso tempo un tentativo di giustificare una materia vivente e mutante, si riferisce al problema, fondamentale nell'ottica aristotelica, di una causa esterna del movimento.

Nella physis indagata da Talete esistono infinite varietà di cose le quali, tuttavia, per essere organiche e costituire, nella loro somma, il Tutto, devono avere un'identità comune: il principio d'identità racchiuso nella diversità delle forme di ogni cosa è l'arché.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro romano di Mileto

Nel VI secolo la vita delle colonie ioniche dell'Asia minore - Mileto, Colofone, Clazomene, Efeso, tutte affacciate sul mar Mediterraneo, e le isole di Samo e di Chio - si organizza in forme politiche controllate da ristretti gruppi aristocratici; la loro economia registra un accentuato sviluppo, favorito dall'intensificarsi dei traffici marittimi. Milèto è la prima delle città, per la ricchezza dei suoi palazzi e dei suoi templi, per il fervore delle iniziative commerciali e della ricerca tecnico-scientifica che favorisce la crescita delle condizioni economiche, della cultura e del numero dei cittadini che si dedicano ad attività produttive; mentre aumenta il numero degli artigiani e dei commercianti, diminuisce quello dei contadini e la schiavitù è un fenomeno limitato.[129]

Mileto è in rapporto con le altre città della Ionia, con la penisola italiana, con la Sicilia, con l'Egitto, con la confinante Lidia e l'impero persiano; penetrano al suo interno le conoscenze elaborate in millenni dalle civiltà egiziana e babilonese.

Non è dunque sorprendente che con la vivacità della vita politica delle città della Ionia, con lo sviluppo economico ottenuto da gruppi sociali ricchi d'iniziativa, portati all'azione sulla realtà e non alla sua contemplazione e interessati a valutare la natura per quella che è effettivamente, si affermi una cultura che pone a proprio fondamento il giudizio e l'elaborazione razionale, ossia dottrine filosofiche e non mitologie poetiche e religiose. Per quanto sommari e primitivi siano i risultati ottenuti, questi s'incanalano nell'alveo della ricerca razionale e in quanto tali appartengono a buon diritto alla ricerca filosofica propriamente detta.

Come sottolinea il Farrington nella sua opera:

« le informazioni che abbiamo ci attestano che i primi filosofi appartennero alla categoria degli uomini attivi, interessati agli affari, quali ci si aspetta appunto di trovare in una città del genere. Tutto ciò che sappiamo su di loro conferma l'impressione che la sfera delle idee e dei modi di pensare che applicarono alla speculazione sulla natura delle cose in generale furono quelli che essi derivarono dal loro attivo interesse per i problemi pratici. Non erano dei reclusi intenti a ponderare su questioni astratte, non erano "osservatori della natura" in senso accademico, ma uomini pratici e attivi, la novità della cui filosofia consisteva nel fatto che, quando essi volgevano la mente a chiedersi come andassero le cose, lo facevano alla luce dell'esperienza quotidiana, senza riguardo per gli antichi miti. La loro indipendenza dalle spiegazioni mitologiche era dovuta al fatto che la struttura politica relativamente semplice delle loro fiorenti città in sviluppo non imponeva loro la necessità di governare per mezzo delle superstizioni, come avveniva nei più antichi imperi [...].

Gli egizi e i babilonesi avevano delle vecchie cosmogonie, facenti parte della loro eredità religiosa, che dicevano come il mondo si era formato. Giacché nell'uno e nell'altro paese la terra su cui essi vivevano era stata guadagnata attraverso una disperata lotta con la natura prosciugando le paludi lungo i fiumi, è abbastanza naturale che le loro cosmogonie incorporassero l'idea che ci fosse un'eccessiva abbondanza d'acqua e che il principio delle cose, per quanto riguardava gli uomini, si era avuto quando un qualche essere divino aveva operato ciò che è espresso nella frase: appaia la terra asciutta. Il nome del creatore per i babilonesi era Marduk [...] Talete lasciò fuori Marduk[130] »

Talete nel giudizio degli storici della filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Per Hegel,

« l'affermazione di Talete essere l'acqua l'assoluto o, come dicevano gli antichi, il principio, segna l'inizio della filosofia, perché in essa si manifesta la coscienza che l'essenza, la verità, ciò che solo è in sé e per sé, è una sola cosa. Si manifesta il distacco dal dato della percezione sensibile; l'uomo si ritrae da ciò che è immediatamente. (...) Con l'affermazione che quest'essere è l'acqua, è messa a tacere la sbrigliata fantasia omerica infinitamente variopinta, vengono superate queste molteplicità infinite di principi frammentari, tutto questo modo di rappresentarsi il mondo come se l'oggetto particolare sia una verità per sé stante, una potenza esistente per sé e indipendente al di sopra delle altre; e si ammette quindi che vi è un universale, ciò che è universalmente in sé e per sé, l'intuizione semplice e senza più elementi fantastici, il pensiero, che soltanto l'uno è».[131] »

Friedrich Nietzsche

Per Nietzsche,

« la filosofia greca sembra aver inizio con un'idea inconsistente, la proposizione che l'acqua è l'origine e il grembo materno di tutte le cose [...] la frase asserisce qualcosa sull'origine delle cose [...] lo fa in guisa immaginosa e senza favoleggiamenti; [...] benché unicamente allo stato larvale, in essa è racchiuso il pensiero: tutto è uno. Il motivo indicato per primo lascia Talete ancora in compagnia dei religiosi e dei superstiziosi; il secondo lo snida da questa compagnia e ci mostra in lui il naturalista, il terzo motivo fa però di Talete il primo filosofo greco. Se avesse detto: dall'acqua viene la terra, avremmo soltanto un'ipotesi scientifica, fallace ma difficilmente confutabile: egli però andò oltre lo scientifico.

Nella rappresentazione di quest'idea di unità mediante l'ipotesi dell'acqua, piuttosto che superato, Talete ha oltrepassato a dir poco d'un balzo il basso stadio delle cognizioni fisiche del tempo. Le manchevoli e disordinate osservazioni di tipo empirico che Talete aveva fatto sull'apparizione e sulle trasformazioni dell'acqua, o più esattamente dell'umido, avrebbero consentito ben poco o tanto meno consigliato una siffatta generalizzazione; ciò che condusse a questa fu un articolo di fede metafisico che ha la sua origine in una intuizione mistica e che incontriamo in tutte le filosofie insieme con i sempre rinnovati tentativi di esprimerlo meglio - la proposizione "tutto è uno" [...].

Talete diceva: "Non l'uomo, bensì l'acqua è la realtà delle cose". Egli comincia a credere nella natura, nella misura almeno in cui crede nell'acqua. Come matematico e astronomo aveva acquisito una certa freddezza nei confronti di tutto quanto sia mitico e allegorico, e se non gli riuscì di disincantarsi fino alla pura astrazione "tutto è uno", restando inchiodato a un'espressione fisica, costituì tuttavia, per i greci del suo tempo, una sorprendente rarità [...] Quando Talete dice "tutto è acqua", con un sussulto l'uomo si solleva cessando il brancicare e il tortuoso strisciare, a mò dei vermi, proprio delle scienze particolari, presagisce la soluzione ultima delle cose e con questo divinamento supera la volgare angustia dei gradi inferiori di conoscenza».[132] »

Per Werner Jaeger, con la nozione presentata da Talete secondo la quale «Per la sua nozione che tutte le cose sono sorte dall'acqua, il filosofo rinuncia a ogni espressione mitico-allegorica. La sua acqua è una parte visibile del mondo empirico; ma il suo studio delle origini lo porta d'altro canto nelle vicinanze dei teologemi mitici, e anzi lo mette in concorrenza con essi. La sua teoria, che sembra puramente fisica, ha per lui anche (diremmo noi) un carattere metafisico, come appare dall'unica frase che di lui ci è tramandata, sempre che risalga effettivamente a lui: panta plere theon [πάντα πλήρη θεῶν], tutto è pieno di dei».[133]

Nell'interpretazione di Emanuele Severino

« l'"acqua" di cui parla Talete non è l'acqua sensibile in cui ci si bagna e che si beve: l'acqua sensibile - intesa cioè nel significato ordinario della parola - è infatti soltanto una delle molte e diverse cose dell'universo, e in quanto è soltanto una tra le molte non può essere ciò che vi è di identico in ognuna di esse, e quindi non può nemmeno essere il principio unitario (l'arché) da cui tutte derivano. L'"acqua" si presenta in tal modo come una metafora che non riesce a sopportare il peso di ciò che essa intende esprimere.
Ponendo l'"acqua" come sostanza identica di tutte le cose, Talete mostra di non intenderla come una realtà particolare e sensibile (appunto perché "acqua" sono anche il sole, il cielo e tutte le altre cose che non hanno le caratteristiche dell'acqua sensibile). Il concetto di "acqua" non è pertanto in grado di contenere ciò che già Talete intende pensare mediante esso: pensa ciò che vi è di identico in ogni diverso, e questa identità la esprime con un termine che indica pur sempre - nonostante ogni intenzione contraria - una cosa diversa dalle altre e quindi particolare, limitata. Un diverso - ossia una cosa particolare e limitata che, in quanto tale, differisce dalle altre - non può essere ciò che vi è di identico in ogni diverso».[134] »

Nicola Abbagnano

Per Nicola Abbagnano

« La filosofia presocratica, pur nella semplicità del suo tema speculativo e nella grossolanità materialistica di molte sue concezioni, ha acquisito per la prima volta alla speculazione la possibilità di intendere la natura come un mondo e ha messo a fondamento di questa possibilità la sostanza, concepita come principio dell'essere e del divenire. Ora che queste conquiste riguardino esclusivamente il mondo fisico, è un fatto indubitabile; ma è altrettanto indubitabile che esse portano con sé, almeno implicitamente, altrettante conquiste che concernono il mondo proprio dell'uomo e la sua vita interiore. L'uomo non può rivolgersi all'indagine del mondo come oggettività, senza venire in chiaro della sua soggettività; il riconoscimento del mondo come altro da sé è condizionato dal riconoscimento di sé come io; e reciprocamente. L'uomo non può andare in cerca dell'unità dei fenomeni esterni, se non sente il valore dell'unità nella sua vita e nei suoi rapporti con gli altri uomini. L'uomo non può riconoscere una sostanza che costituisca l'essere e il principio delle cose esterne se non in quanto riconosce altresì l'essere e la sostanza della sua esistenza singola o associata. La ricerca diretta al mondo oggettivo è sempre connessa con la ricerca diretta al mondo proprio dell'uomo [...] La tesi prospettata da critici moderni (in contrapposizione polemica a quella di Zeller, del puro carattere naturalistico della filosofia presocratica) di una ispirazione mistica di tale filosofia, ispirazione dalla quale essa avrebbe tratto la sua tendenza a considerare antropomorficamente l'universo fisico, si fonda su ravvicinamenti arbitrari che non hanno base storica [...] I filosofi presocratici hanno per la prima volta realizzato quella riduzione della natura all'oggettività che è la prima condizione di ogni considerazione scientifica della natura; e questa riduzione è esattamente l'opposto della confusione tra la natura e l'uomo, che è propria del misticismo antico».[135] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aristotele, Metafisica, 983b 20-21
  2. ^ Talete di Mileto, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009. URL consultato il 15 dicembre 2015.
  3. ^ Bertrand Russell, Primo, in Storia della filosofia occidentale, Prima edizione Saggistica TEA gennaio 2004, Milano, TEA - Tascabili deglil Editori Associati S.r.l., 1945, p. 25, ISBN 9788850205141.
  4. ^ FGrHist, 244 F 28 II 1028, citato in Diogene Laerzio, I, 22.
  5. ^ La nascita nel I anno della 35a olimpiade è attestata in vari manoscritti, ma molto probabilmente si tratta di un errore di copiatura, dovuto alla somiglianza tra ε (5) e θ (9), per cui è stato proposto di emendare 35 in 39. In questo modo tra la nascita e l'acme, costituita dalla presunta previsione dell'eclissi del 585 a.C., sarebbero trascorsi quarant'anni; v. Kirk-Raven-Schofield, p. 76 n. 1; Huxley, Archaic Greece, p. 14. Una discussione delle possibili date di nascita è in Laurenti, pp. 49-53.
  6. ^ A volte tradotto Examio (Giannantoni, p. 79).
  7. ^ a b Diogene Laerzio, I, 22.
  8. ^ Erodoto, I, 170, 3. Il passaggio è criticato da Plutarco (De Herodoti malignitate, 15 = Moralia, 858 a), che accusa Erodoto di fare di Talete un barbaro, privando la Grecia di uno dei suoi Saggi.
  9. ^ Diogene Laerzio, I, 22, che cita a sostegno Duride (FGrHist, 76 F 74 II 155) e Democrito; Clemente Alessandrino, I, 14, 62, 3, che riporta sia la notizia dell'origine milesia sia quella dell'origine fenicia. Secondo Kirk-Raven-Schofield, p. 77 n. 1, gli avi fenici di Talete sarebbero stati Cadmei della Beozia; How-Wells (A Commentary on Herodotus, I, 170) notano che il nome del padre di Talete è cario e quindi Talete avrebbe avuto origini non elleniche. A conclusioni analoghe giunge Laurenti, pp. 46-47, che le ritiene comunque "molto discutibili".
  10. ^ Soyez, pp. 75; 81-82, che ricorda che il termine "Fenicia" era talora usato anche per indicare la Caria.
  11. ^ Sul tema dell'origine fenicia dei filosofi antichi, si veda anche Biondi, p. 181 n. 6.
  12. ^ Platone, Protagora, 343 A.
  13. ^ Il nome e lo stesso numero di questi antichissimi saggi sono variamente riportati da diverse tradizioni, tanto che fra di essi vengono annoverati anche Orfeo, Leofanto Gorgiade, Epimenide, Periandro, Anacarsi, Pitagora, Aristodemo, Acusilao, Ferecide di Siro, Laso, Ermioneo e perfino Anassagora; v. Diogene Laerzio, I, 40-42; Clemente Alessandrino, I, 14, 59, 1.
  14. ^ Biondi, p. 194; Dicks, p. 298.
  15. ^ Callimaco, Giambi, I, 43-77.
  16. ^ Varie tradizioni sono raccolte in Snell, pp. 144-149. Un prospetto riassuntivo è in Busine, pp. 49-50.
  17. ^ Biondi, p. 195 n. 93
  18. ^ FGrHist, 228 F 1 = Diogene Laerzio, I, 22.
  19. ^ Rossetti, pp. 36-38
  20. ^ Erodoto, I, 74; Clemente Alessandrino, I, 14, 65, 1, che cita come fonte Eudemo.
  21. ^ 11 A 5 Diels-Kranz.
  22. ^ Guthrie, p. 46.
  23. ^ Biondi, p. 186. Tra le fonti antiche, Plinio il Vecchio, II, 53, e il Chronicon di Eusebio di Cesarea, nella traduzione di san Girolamo, pongono l'eclissi nel quarto anno della 48a olimpiade (585/4 a.C.). Altre eclissi visibili in Asia Minore (come quella del 30 settembre 610 a.C.) sono state scartate per ragioni cronologiche.
  24. ^ Biondi, p. 186.
  25. ^ Cicerone, De divinatione, I, 149, 112.
  26. ^ Huxley, A War between Astyages and Alyattes, p. 203. La versione armena pone la battaglia nel II anno della 49a olimpiade (583/2 a.C.).
  27. ^ P.Oxy. 2506 fr. 98, citato da Huxley, A War between Astyages and Alyattes, p. 201.
  28. ^ Huxley, A War between Astyages and Alyattes, p. 202.
  29. ^ Erodoto, I, 170.
  30. ^

    « disporre di un unico Consiglio, a Teo, città nel centro della Ionia, considerando le altre città dei demi, pur sussistendo esattamente come prima »

    (Erodoto, I, 170)
  31. ^ Biondi, p. 182. Per Laurenti, pp. 56-57, sarebbe anteriore al 562 a.C.
  32. ^ Biondi, p. 182, che però nota che il comportamento di Talete non sarebbe stato in contraddizione poiché la lega ionica non era una federazione di stati e ciascuno degli aderenti poteva stipulare trattati con altri stati.
  33. ^ McKirahan, p. 22.
  34. ^ Biondi, p. 183.
  35. ^ How-Wells (A Commentary on Herodotus, I, 170), secondo i quali la scelta di Teo, una città di scarsa importanza, avrebbe permesso alle città ioniche di mantenere la loro indipendenza. Soyez, pp. 77 segg., ipotizza che la proposta di Talete fosse modellata sull'esempio di Tripoli in Fenicia, dove tre città (Tiro, Sidone e Arados) tenevano un consiglio comune (Diodoro Siculo, Biblioteca storica, XVI, 41, 1).
  36. ^ Diogene Laerzio, I, 25.
  37. ^ Laurenti, p. 57.
  38. ^ Erodoto, I, 75; Diogene Laerzio, I, 38.
  39. ^ Erodoto, I, 75.
  40. ^ Laurenti, pp. 58-59, nega la partecipazione di Talete alla spedizione e nota che, se davvero Talete avesse partecipato alla battaglia a fianco di Creso, sarebbe difficile spiegare perché Ciro dopo la vittoria non prese provvedimenti contro Mileto. Per Kirk-Raven-Schofield, p. 78 la storia conterrebbe comunque un "nucleo di verità".
  41. ^ Biondi, p. 185. McKirahan, p. 21, nota che Talete sarebbe probabilmente stato troppo vecchio per una partecipazione attiva alla spedizione di Creso.
  42. ^ Come nota Livio Rossetti in Erodoto, Storie, 1997, p. 52.
  43. ^ Platone, Teeteto, 174 a; cfr. Diogene Laerzio, I, 34. Secondo White, pp. 6-7, Talete sarebbe stato deriso non perché fosse immerso in speculazioni ma perché guardava troppo attentamente il cielo.
  44. ^ Piuttosto che prevedere un'abbondante raccolta, secondo White, p. 16, i calcoli astronomici permisero a Talete di capire che si stava avvicinando la data per il raccolto delle olive che di solito era stabilita in base a determinati segni stagionali.
  45. ^ Aristotele, Politica, A 11, 1259 a. L'aneddoto è ricordato anche da altri autori, tra cui Ieronimo di Rodi, citato da Diogene Laerzio, I, 26, e Cicerone, De divinatione, I, 49, 111. Per Plinio il Vecchio, XVIII, 273-274, protagonista della storia è Democrito.
  46. ^ Kirk-Raven-Schofield, p. 81.
  47. ^ Biondi, p. 190, che riporta l'opinione di Jaeger
  48. ^ a b Diogene Laerzio, I, 26.
  49. ^ Diogene Laerzio, I, 26; Gnomologium Vaticanum, 318 (Sternbach).
  50. ^ Diogene Laerzio, I, 26. Stobeo, Antologia, IV, 26, 20, attribuisce questa risposta ad Anacarsi, mentre lo Gnomologium Vaticanum, 509 (Sternbach), la attribuisce a Solone.
  51. ^ Ermippo di Smirne fr. 12 FHG = Diogene Laerzio, I, 33.
  52. ^ Diogene Laerzio, I, 25.
  53. ^ Diogene Laerzio, I, 13.
  54. ^ Diogene Laerzio, II, 3.
  55. ^ Diogene Laerzio, I, 38-39. Queste indicazioni hanno portato gli studiosi a definire diversi periodi in cui collocare la vita di Talete: per alcuni visse tra il 640 e il 562 a.C. (78 anni partendo dalla data di nascita indicata da Apollodoro); per altri tra il 638 e il 548 a.C. (90 anni, secondo la notizia di Sosicrate, ipotizzando che partecipò alla spedizione di Creso); tra il 626/4 e il 548/6 a.C. (78 anni, ponendo la nascita nella 39a olimpiade). Su queste date si veda Laurenti, pp. 49 segg.
  56. ^ L'epigramma è anche in Antologia palatina, VII, 85.
  57. ^ Antologia palatina, VII, 84.
  58. ^ Nella raccolta di Diels-Kranz sono elencati solo quattro angebliche Fragmente ("frammenti presunti"), 11 B 1-4, "completamente spuri" per Dicks, p. 298.
  59. ^ Questa è l'opinione di alcuni moderni: ad esempio Laurenti, pp. 61-62 e O'Grady, p. 14, secondo i quali sarebbe stato difficile per Talete riuscire a ottenere le scoperte che gli vennero ascritte senza fissare nulla per iscritto. Per White, p. 4, Anassimandro o un altro contemporaneo potrebbe aver trasmesso in forma scritta almeno parte del pensiero di Talete.
  60. ^ Kirk-Raven-Schofield, p. 87. Secondo Dicks, p. 298, anche Erodoto e Platone non avevano a disposizione nessun'opera di Talete.
  61. ^ Si vedano le opinioni riportate da Diogene Laerzio e Simplicio in 11 B 1 Diels-Kranz.
  62. ^ De Pythiae oraculis, 18 = Moralia, 402 e (11 B 1 Diels-Kranz).
  63. ^ a b Diogene Laerzio, I, 23.
  64. ^ Kirk-Raven-Schofield, p. 87, notano che se l'opera fosse davvero stata di Talete, molto difficilmente l'autore sarebbe poi stato confuso con Foco, che in confronto fu molto meno noto.
  65. ^ Suida, Θ 17.
  66. ^ Kirk-Raven-Schofield, p. 88
  67. ^ Galeno, In Hippocratis de humoribus librum commentarii, I, 1 (16.37).
  68. ^ Diogene Laerzio, I, 42-44.
  69. ^ Laurenti, p. 61.
  70. ^ Snell, p. 130.
  71. ^ Molti di questi aforismi sono raccolti in Snell, pp. 133-143.
  72. ^ Diogene Laerzio, I, 35. Altri aforismi sono in Snell, pp. 135, 139-141.
  73. ^ Diogene Laerzio, I, 40, secondo il quale Antistene di Rodi attribuiva questo detto a Femonoe nelle perdute Successioni dei filosofi. Altre due famose massime, "Garanzia porta sventura" e "Nulla di troppo", furono dapprima attribuite a Talete ma successivamente a Chilone (Suida, Θ 17).
  74. ^ Domenico Vircillo, Socrate e la filosofia, Volume 1, Rubbettino, 1983, p. 98.
  75. ^ Pierre Paul Courcelle, Giovanni Reale, Conosci te stesso: da Socrate a San Bernardo, Vita e Pensiero, 2001
  76. ^ Dalai Lama, Conosci te stesso, Edizioni Mondadori, 2010
  77. ^ Diogene Laerzio, I, 36.
  78. ^ Diogene Laerzio, I, 37.
  79. ^ Diogene Laerzio, I, 35.
  80. ^ 11 A 11 Diels-Kranz.
  81. ^ È plausibile un viaggio di Talete in Egitto per Kirk-Raven-Schofield, p. 79, mentre è molto scettico Dicks, pp. 304-305, che ritiene che la notizia si sia originata dal passo di Erodoto che pone la nascita della geometria in Egitto, da dove l'avrebbero esportata i Greci (Erodoto, II, 109). La geometria egizia dei tempi di Talete trattava solo problemi empirici (Heath, p. 122).
  82. ^ Diogene Laerzio, I, 27; Plinio il Vecchio, XXXVI, 82.
  83. ^ Plutarco, Convivio dei Sette Sapienti, 2 = Moralia, 147 A. Kirk-Raven-Schofield, p. 85 e Heath, p. 129 ritengono che Talete non avrebbe usato questo metodo ma il primo, più semplice.
  84. ^ a b Proclo in 11 A 20 Diels-Kranz.
  85. ^ Alcune ricostruzioni sono in Heath, pp. 132-133 e McKirahan, p. 26.
  86. ^ Guthrie, p. 53. Kirk-Raven-Schofield, pp. 85-86 ritengono che Talete non avrebbe formulato nessun teorema ma avrebbe solo risolto alcuni problemi pratici.
  87. ^ In realtà, il termine usato è "simili" anziché "uguali" (Dicks, p. 302).
  88. ^ Anche se Proclo cita esplicitamente Eudemo solo per il terzo e il quarto teorema, si ritiene che anche i primi due derivino da lui (Karasmanis, p. 12 n. 25).
  89. ^ Fr. 1 FHG = Diogene Laerzio, I, 24.
  90. ^ Diogene Laerzio, I, 25. Heath, pp. 133-134 pensa ad un possibile errore da parte di Diogene Laerzio: avrebbe confuso questa notizia con quella di un'altra scoperta fatta da Pitagora (riferita da Plutarco in Moralia, 1094 B), poiché in entrambi i casi si parla di un sacrificio di buoi per celebrare la scoperta.
  91. ^ Guthrie, pp. 53-54. Per Dicks, pp. 303, 305, Talete avrebbe avuto solo conoscenze matematiche empiriche e non avrebbe enunciato né dimostrato alcun teorema, e fu a partire da Eudemo che lo si ritenne l'iniziatore della matematica greca.
  92. ^ McKirahan, p. 26; Karasmanis, p. 17. Questo teorema, che secondo Proclo/Eudemo Talete avrebbe dimostrato, non fu dimostrato neanche da Euclide, che lo enuncia come definizione (Karasmanis, p. 13).
  93. ^ Diogene Laerzio, I, 23; 11 A 17 Diels-Kranz. Dicks, p. 296, nota che il passaggio è poco chiaro, poiché ritiene che Talete non potesse essere il primo a notare le eclissi né che avesse le conoscenze per spiegarne le cause.
  94. ^ a b Guthrie, p. 47.
  95. ^ Aezio, II, 24, 1.
  96. ^ Guthrie, p. 49.
  97. ^ P.Oxy. 3710.
  98. ^ McKirahan, pp. 24-25, che comunque rimane possibilista.
  99. ^ Kirk-Raven-Schofield, p. 82, che non escludono l'uso di osservazioni effettuate dagli Egizi.
  100. ^ Dicks, p. 295.
  101. ^ Guthrie, p. 48. McKirahan, p. 24, ricorda che per determinare il luogo dove si sarebbe verificata un'eclissi si sarebbe dovuto attendere fino a Tolomeo.
  102. ^ Dicks, pp. 308-309, secondo il quale i Greci ebbero scarse conoscenze su Babilonia fino a Berosso (III secolo a.C.).
  103. ^ Guthrie, pp. 48-49; Dicks, p. 295.
  104. ^ Diogene Laerzio, I, 23, che cita un passo dei Giambi (perduti) di Callimaco (11 A 3a Diels-Kranz).
  105. ^ Kirk-Raven-Schofield, p. 84; White, p. 7 n. 22.
  106. ^ 11 B 2 Diels-Kranz.
  107. ^ White, p. 8. Lo stesso White, pp. 8-9, nota che Talete avrebbe osservato solo due stelle delle Iadi, una più a nord e una più sud, mentre in altri casi di osservazioni arcaiche le Iadi osservate erano sempre più di due.
  108. ^ Plinio il Vecchio, XVIII, 213.
  109. ^ White, p. 12.
  110. ^ Diogene Laerzio, I, 24; 11 A 17 Diels-Kranz. White, pp. 12-13 nota che i periodi tra i due equinozi differivano di quattro giorni e mezzo e dunque Talete, se avesse sistematicamente misurato questi periodi per più anni, avrebbe potuto notare la differenza di durata.
  111. ^ a b White, p. 11.
  112. ^ Kirk-Raven-Schofield, p. 83
  113. ^ a b Diogene Laerzio, I, 27.
  114. ^ Galeno in 11 A 5 Diels-Kranz. Secondo Diogene Laerzio, I, 24, Talete avrebbe anche chiamato "trentesimo" l'ultimo giorno del mese.
  115. ^ White, p. 14.
  116. ^ Diogene Laerzio, I, 24. Forse alla stessa scoperta si riferisce anche Apuleio (Florida, 18), tuttavia le espressioni usate da entrambi non sono chiare. Kirk-Raven-Schofield, p. 83 rilevano che la notizia è anacronistica poiché per Talete i corpi celesti non avrebbero potuto avere orbite, non potendo passare sotto la Terra che galleggiava sull'acqua. Un frammento di Eudemo citato da Simplicio (12 A 19 Diels-Kranz) afferma che fu Anassimandro e non Talete il primo ad interessarsi allo studio dei rapporti tra le dimensioni e le distanze degli astri (White, p. 16 n. 56).
  117. ^ Aezio, II, 12, 1. Anche questa notizia non è ritenuta credibile per ragioni cronologiche (Dicks, p. 300).
  118. ^ Fr. 20 Page.
  119. ^ A questo proposito White, p. 15, riprende una testimonianza di Teofrasto (11 B 1 Diels-Kranz), secondo la quale Talete non fu il primo ad occuparsi dei fenomeni naturali, ma sopravanzò i suoi predecessori e li oscurò.
  120. ^ White, p. 13.
  121. ^ Severino, La filosofia antica, I, 4, p. 23.
  122. ^ Aristotele, Metafisica, I, 3, 983 b, 6.
  123. ^ T. Gomperz, Pensatori greci, I, I, 1, II.
  124. ^ «Così si ripresenta il problema del rapporto di Talete con la cultura orientale e della sua dipendenza da essa.» (In Pietro Rossi, Carlo Augusto Viano, Storia della filosofia, Volume 1, Laterza, 1993, p.12)
  125. ^ Aristotele, De anima, A 5 411 a 7.
  126. ^ Aristotele, De anima, A 2 405 a 19. Secondo Diogene Laerzio, I, 24, la notizia era riferita anche da Ippia.
  127. ^ Diels, Dossografi Greci, 386 a, 10
  128. ^ Cicerone, De natura deorum, I 10, 25
  129. ^ F. Longo, Mileto, La città greca antica. Istituzioni, società e forme urbane, E. Greco ed., Roma 1999, pp. 183-204
  130. ^ Benjamin Farrington, Storia della scienza greca, Il Saggiatore, 1964
  131. ^ Hegel, Lezioni di storia della filosofia, I, p. 198 e 199.
  132. ^ Nietzsche, La filosofia nell'età tragica dei Greci, 3.
  133. ^ Jaeger, La teologia dei primi pensatori greci, pp. 32-33.
  134. ^ Severino, La filosofia antica, II, 2, 3, pp. 36-37.
  135. ^ Abbagnano, Storia della filosofia, I, II, 7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di testimonianze e frammenti[modifica | modifica wikitesto]

Studi[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Wikimedaglia
Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 22 marzo 2007 — vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Segnalazioni  ·  Criteri di ammissione  ·  Voci in vetrina in altre lingue  ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki

Controllo di autoritàVIAF (EN290923996 · LCCN (ENn86024245 · GND (DE118801732 · CERL cnp00967222