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Takbīr

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Il takbīr in calligrafia araba e nella traduzione inglese.

Takbīr (arabo تَكْبِير) è il nome dell'espressione arabo-islamica Allāhu akbar (الله أَكْبَر, generalmente resa come «Dio è il più grande»),[1][2][3] e anche del relativo movimento del corpo.[4] È un'espressione presente nel Corano (si veda, ad esempio, la Sura LXXIV, al versetto 3), comune nel mondo islamico, usata in vari contesti dai musulmani: nella preghiera canonica (salāt), nella chiamata alla ṣalāt da parte del muezzin (adhān),[5] in momenti di difficoltà, per esprimere risoluta determinazione o sfida, oppure come dichiarazione informale di fede.

Un musulmano leva entrambe le braccia per recitare il takbīr nella ṣalāt.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

Dalla radice araba <k-b-r>, che significa "essere grande", deriva una forma intensiva (kabbara), che vuol dire "essere più grande". Da questa, a sua volta, si può costruire il nomen actionis (takbīr ) che, in sé e per sé, indicherebbe "il fatto d'essere più grande". Di fatto, però, esso coinvolge l'intera espressione Allāhu akbar, così come la basmala identifica la frase Bi-sm(i) llāh(i) al-Raḥmān(i) al-Raḥīm(i), cioè "In nome di Allah Clemente Misericordioso").

Uso religioso[modifica | modifica wikitesto]

Il takbīr è una forma abbreviata della frase Allāhu akbar min kulli shayʾ ("Allah è più grande di ogni cosa") e fu usato dal profeta Maometto in occasione delle cerimonie funebri in cui si ricordavano le qualità religiose del defunto. Ancor oggi quattro takbīr accompagnano l'inumazione di ogni fedele musulmano sunnita, mentre gli sciiti ne pronunciano cinque.

Il takbīr è sovente usato anche nelle cerimonie del pellegrinaggio canonico (ḥajj), tanto in occasione dell'inizio dei riti quanto durante gli spostamenti fra La Mecca e le località dei dintorni che si debbono visitare (Monte Arafat, Mina, Muzdalifa, le ʿaqaba, etc.), come pure nella spianata sacra della Kaʿba. Si raccomanda, tuttavia, che l'esclamazione non sia fatta a voce alta, ma solo mormorata.

La frase ricorre accompagna spesso le vicende e gli atti, anche quotidiani, dei fedeli, sia per sottolineare accadimenti felici e gioiosi sia negli eventi più tristi, ma è spesso usata anche per accompagnare le faccende e i semplici atti e gesti nei momenti di più ordinaria quotidianità.

Uso politico[modifica | modifica wikitesto]

La frase è stata adattata anche a un uso strumentale in politica. È stata riprodotta, ad esempio, sulla bandiera irachena (per volontà dell'allora presidente dell'Iraq, Saddam Hussein, che sperava, in questo modo, di accreditarsi come un leader dall'accentuata sensibilità religiosa) e su quella iraniana, in cui è ripetuta per ben 22 volte. Inoltre, è stato anche il titolo dell'inno nazionale della Libia (Allahu akbar) che è stato in auge durante l'era Gheddafi (1969-2011) fino alla caduta di quest'ultimo nella guerra civile libica.

Analogie[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista del significato, il takbīr può presentare alcune analogie con l'invocazione contenuta nell'espressione ebraica Alleluia ("Lodate Dio!"), in seguito adottata pure dal Cristianesimo, ma può essere accostata anche alla dedica latina Deo Optimo Maximo (A Dio, il migliore, il più grande), che fu in voga, in modo particolare, in epoca rinascimentale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Free English Dictionary: Takbir, su thefreedictionary.com.
  2. ^ The Times of the Five Daily Prayers, su raleighmasjid.org. URL consultato il 23 agosto 2015.
  3. ^ Allahu Akbar, su middleeast.about.com. URL consultato il 9 giugno 2013.
  4. ^ Quran Focus Academy, How to perform Eid-ul-Adha Prayer (Step by Step), su quranfocus.com.
  5. ^ S. A. Nigosian, Islam: Its History, Teaching, and Practices, Indiana, Indiana University Press, 2004, p. 102, ISBN 0-253-21627-3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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