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Taihō (portaerei)

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Taihō
Japanese aircraft carrier Taiho 02.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Cantiere Kawasaki Heavy Industries, Kobe, Giappone
Varata 7 aprile 1943
Entrata in servizio 7 marzo 1944
Destino finale Affondata durante la battaglia del mare delle Filippine, 19 giugno 1944
Caratteristiche generali
Dislocamento 29.769 (standard)
37.866 (pieno carico)
Lunghezza al galleggiamento: 253 m
fuori tutto: 260,6 m
Larghezza 36,3 m
Altezza 27,7 m
Pescaggio 9,6 m
Ponte di volo 257 x 30m
Propulsione turbine a vapore per complessivi 160.000 shp, 4 alberi e 8 caldaie
Velocità 33,33 nodi  (61 km/h)
Autonomia 8.000 ÷ 10.000 mn a 18 nodi
Equipaggio 1750 marinai più personale di volo
Armamento
Armamento artiglieria:
Mezzi aerei 60 aerei
2 elevatori

[1]

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Taihō (大鳳 Taihō?) è la più moderna portaerei impiegata dalla Marina imperiale giapponese durante la seconda guerra mondiale. Varata nell'aprile del 1943, affondò in seguito ai danni provocati da un siluro lanciato dal sommergibile statunitense USS Albacore il 19 giugno 1944 durante le fasi iniziali della battaglia del mare delle Filippine.

La costruzione della portaerei Taihō iniziò il 10 luglio 1941 presso i cantieri Kawasaki a Kōbe, il progetto fu derivato da quello della classe Shōkaku, fu la prima portaerei giapponese dotata di un ponte di volo corazzato. Il varo ebbe luogo il 7 aprile 1943 e poco meno di un anno dopo, il 7 marzo 1944 la portaerei entrò in servizio al comando del capitano Kikuchi Tomozo, fu assegnata alla terza flotta della Marina imperiale giapponese.

Il 15 aprile 1944 la Taihō divenne la nave ammiraglia della flotta al comando dell'ammiraglio Jisaburō Ozawa, il periodo di addestramento del personale fu forzatamente ridotto a causa dell'evolversi dello scenario nel teatro del Pacifico. Il 13 giugno, mentre di svolgeva la battaglia di Saipan, la portaerei lasciò l'ancoraggio a Tawi-Tawi per dirigersi verso l'isola di Guimaras, quello stesso giorno venne dato l'avvio all'operazione A-GO il cui obiettivo era la distruzione della flotta portaerei statunitense. Il 15 giugno la Taihō lasciò Guimaras per dirigersi, attraverso lo stretto di San Bernardino, verso l'isola di Saipan per offrire appoggio alle truppe di terra.

Alle prime ore del mattino del 19 giugno 1944, Ozawa, avvistate le navi della Task Force 58 comandata dal vice-ammiraglio Marc Mitscher, lanciò l'attacco con una prima ondata di 71 aerei, seguiti a distanza di 26 minuti da altri 128. Alle 8:10, mentre i velivoli giapponesi della seconda ondata decollavano, la Taihō fu intercettata dal sommergibile statunitense USS Albacore che la attaccò lanciando sei siluri. Il sergente maggiore Akio Komatsu, pilota di uno dei bombardieri in picchiata appena decollati, avvistò la scia di uno dei siluri e, senza esitazioni, effettuò una virata in rovesciata e scese in picchiata verso il mare intercettando il siluro col proprio aereo. Degli altri cinque siluri lanciati dall'Albacore, quattro non andarono a segno mentre il sesto colpì lo scafo sulla dritta, poco avanti l'isola, danneggiando i serbatoi della benzina avio e bloccando l'ascensore fra il ponte-hangar superiore e il ponte di volo.[2][3]

Non vi furono esplosioni e il ponte di volo non subì alcun danno, per cui Ozawa, dopo aver fatto sistemare alla meglio con assi di legno il ponte di volo in corrispondenza dell'ascensore bloccato, rimise presto la portaerei in attività e fece decollare due nuove ondate di aerei. Ma la benzina, che usciva dai serbatoi danneggiati, penetrò nel pozzo dell'ascensore bloccato e i suoi vapori incominciarono a saturare l'aria nell'hangar, rendendola presto irrespirabile. Siccome la ventilazione della nave, affidata interamente a un impianto meccanico, si rivelò insufficiente a purificare l'aria, i marinai ruppero con i martelli i vetri degli oblò per cercare di respirare. Un inesperto ufficiale, incaricato di controllare i danni, ordinò allora di portare al massimo il sistema di ventilazione e di aprire tutte le paratie interne per meglio disperdere i vapori. Fu un errore fatale: tutte le aree della nave non ancora invase dai vapori di benzina si riempirono presto di una miscela esplosiva. Alle 14:30, un generatore di corrente provocò la scintilla che infiammò la miscela di aria e vapori di benzina avio, causando una catastrofica esplosione che letteralmente sollevò in aria il ponte di volo, fece saltare le fiancate e perforò lo scafo.[2][3]

Quantunque l'ammiraglio Ozawa volesse andare a fondo con la sua nave, i suoi ufficiali lo persuaderono a trasferirsi sull'incrociatore pesante Haguro;[3] parte dell'equipaggio fu soccorso dai cacciatorpediniere Isokaze, Wakatsuki e Hatsuzuki. Alle ore 16:28 la Taihō fu scossa da una seconda esplosione e affondò di poppa portando con sé circa i tre quarti dell'equipaggio (1 650 marinai e ufficiali su un totale di 2 150).[3] L'ultima posizione rilevata era a 12° 05' N, 138° 12' E. Il relitto non fu mai ritrovato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Norman Polmar, Aircraft Carriers: A History of Carrier Aviation and Its Influence on World Events, Volume II: 1946-2006, Potomac Books, 2008, p. 459.
  2. ^ a b (EN) Francis Pike, Hirohito's War: The Pacific War, 1941-1945, Bloomsbury Publishing, 2015, pp. 853, 854.
  3. ^ a b c d (EN) Albacore su Haze Gray & Underway.

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