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Taide (personaggio)

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Taide
Illustrazione dell'atto I, scena I dell'Eunuchus: Taide con il suo spasimante Fedria e lo schiavo di lui Parmenone
Lingua orig.Latino
AutoreTerenzio

Taide è un personaggio nell'Eunuchus, commedia del poeta latino Terenzio.

È citata anche da Cicerone, Dante Alighieri e da Jorge Luis Borges (ne Lo Zahir, racconto parte della raccolta L'Aleph).

Nell'Eunuchus, Taide è una etera contesa tra Fedria e Trasone (figura tipica di soldato fanfarone).

Nella prima scena del III atto, Trasone chiede a Gnatone, suo parassito, se Taide abbia gradito il dono di una schiava che egli le ha fatto. Alla domanda se Taide lo ringrazi molto, ha in risposta "Ingentes" cioè "moltissimo".

«Thraso: Magnas vero agere gratias Thais mihi?
Gnato: Ingentes.»

Questo episodio venne ripreso da Cicerone nel De amicitia, indicandolo come un palese esempio di adulazione, poiché alla domanda alla quale bastava rispondere con un sì venne data una risposta spropositata.

«Nec parasitorum in comoediis assentatio faceta nobis videretur, nisi essent milites gloriosi.
Magnas vero agere gratias Thais mihi?
Satis erat respondere: 'magnas'; 'ingentes' inquit.»
Taide all'Inferno, parte delle incisioni di Gustave Doré (1857)
Taide all'Inferno, dipinto di Gustave Courtois (1877)

Taide compare anche nell'Inferno di Dante Alighieri, nella seconda bolgia dell'ottavo cerchio (canto XVIII, vv. 130-135), ove sono puniti gli adulatori.

In effetti, la presenza stessa di Taide tra i dannati puniti per la loro adulazione sembra dovuta unicamente a un fraintendimento da parte di Dante, che avrebbe letto non direttamente la commedia di Terenzio ma il riferimento ad essa nel passo di Cicerone, fraintendendone il significato (anche a causa della stringatezza della citazione ciceroniana) e attribuendo la frase adulatoria non al parassito Gnatone, ma a Taide stessa. È anche possibile che il poeta sia stato influenzato da un'altra fonte intermedia in cui era menzionata la donna: si tratta in particolare del De iuvene et Thaide all'interno del Liber Aesopi di Gualtiero Anglico, un testo nel quale Taide era presentata come il personaggio topico della prostituta lusingatrice e venale. La lettura di Gualtiero Anglico potrebbe anche spiegare il tono adottato da Dante nel suo travisamento del personaggio.[1]

Il linguaggio adottato da Dante nell'episodio di Taide è infatti tra i più bassi della Commedia, con termini rozzi e popolareschi fino al turpiloquio, che il poeta trasforma in una poesia di grande vitalità, che ben si adatta ai peccatori particolarmente degradati del girone dei fraudolenti.

«[...] quella sozza e scapigliata fante
che là si graffia con l'unghie merdose,
e or s'accoscia e ora è in piedi stante.

Taïde è, la puttana che rispuose
al drudo suo quando disse "Ho io grazie
grandi appo te?": "Anzi maravigliose!"»

Taide è la seconda peccatrice donna incontrata nell'Inferno dantesco, dopo Francesca da Rimini, trovata nel II cerchio dei lussuriosi, dove pure comparivano alcune figure femminili (Didone, Cleopatra, Semiramide). Inoltre, è l'unica prostituta citata nella cantica, punita però non per la sua lussuria ma per la sua adulazione. Un'altra figura femminile si trova, oltre al cerchio dei lussuriosi, anche nel successivo cerchio degli indovini: si tratta di Manto.

  1. ^ Articolo su Taide nell'Enciclopedia Dantesca (1970), su Treccani. URL consultato il 12 dicembre 2025.
Letteratura
Critica
  • Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli 2001.
  • Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier 1988.
  • Anna Maria Chiavacci Leonardi, La Divina Commedia - Inferno, Mondadori 1991

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