Tachyglossidae

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Tachyglossidae
Wild shortbeak echidna.jpg
Un esemplare australiano di Tachyglossus aculeatus.
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Prototheria
Ordine Monotremata
Famiglia Tachyglossidae
Gill, 1872
Generi

I Tachiglossidi (Tachyglossidae Gill, 1872), comunemente chiamati echidne o "formichieri spinosi", sono una famiglia di mammiferi ovipari inclusi, assieme agli Ornitorinchidi, nell'ordine dei Monotremi.[1]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia è composta da tre generi, di cui uno conosciuto soltanto allo stato fossile, e da quattro specie viventi:

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Replica di echidna dal becco lungo orientale (Zaglossus bartoni) al MUSE di Trento
Replica di cranio di echidna dal becco corto (Tachyglossus aculeatus) MUSE di Trento

I tachiglossidi vivono essenzialmente in Nuova Guinea (genere Zaglossus), in Australia e Tasmania (genere Tachyglossus). Sono animali dalle caratteristiche molto singolari, basta dire che in inglese sono conosciuti anche come spiny anteaters, cioè formichieri spinosi. Si tratta di insettivori con il corpo ricoperto di peli e di aculei sul dorso che lo fanno assomigliare a un riccio. Hanno una testa molto piccola e un lungo muso, stretto e appuntito. Le zampe sono molto corte ma portano potenti artigli, che conferiscono una grande abilità nello scavare. La bocca è priva di denti ma dotata di una lingua molto lunga che saetta fuori a caccia di piccoli animali: gli Zaglossus mangiano si nutrono principalmente di formiche e termiti, mentre l'altra specie, i Tachyglossus, distinguibili anche per avere il muso più corto, predilige vermi e larve di insetti. Le varie specie si differenziano principalmente per il colore del pelo e per la presenza di artigli e il loro numero. Inoltre i due generi differiscono per la forma del cranio e per le dimensioni, 40 - 50 cm circa per i Tachiglossi e 55 - 78 cm circa per gli Zaglossi, per un peso da adulto attorno ai 10-15 kg circa.[senza fonte]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

La riproduzione ha elementi molto singolari. I tachiglossidi presentano una cloaca (cioè un'apertura unica per i dotti riproduttivo, urinario e intestinale); questo è un carattere che hanno in comune con i rettili e gli uccelli, con i quali condividono anche il fatto che il pene si trova dentro la cloaca stessa, e viene estroflesso solo per la copula. Inoltre, il pene è dotato di quattro teste. Durante l'accoppiamento solo due di queste sono funzionali e si introducono nel tratto riproduttivo della femmina, che è biforcato. Dopo 22 giorni dall'accoppiamento, la femmina produce un singolo uovo che viene introdotto direttamente nel marsupio della madre. Dopo 10 giorni nasce il piccolo, il quale resta nel marsupio per altri 45-55 giorni. In questo periodo il cucciolo viene allattato. La madre non ha capezzoli e nemmeno delle vere mammelle, ma solo delle “aree” in cui persistono le ghiandole mammarie. Dopo questo primo periodo cominciano a spuntare i primi aculei. Da tale momento la madre scava una tana dove depone il cucciolo che verrà nutrito circa ogni 5 giorni, fino allo svezzamento che avviene attorno ai sette mesi di età.[2]

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene, soprattutto in Nuova Guinea, i tachiglossidi siano cacciati come alimento, non ci sono particolari preoccupazioni per l'echidna dal becco corto (Tachyglossus). Non è così invece per le tre specie di Zaglossus, che sono tutte catalogate dall'IUCN come critically endangered, cioè in pericolo critico di estinzione, proprio a causa della caccia a cui vengono sottoposti, oltre a un generale impoverimento degli habitat.[2]

Echidna nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Knuckles, l'echidna rosso della serie di videogiochi Sonic The Hedgehog.

Un'echidna è raffigurato su una faccia della moneta da 5 centesimi di Dollaro australiano, introdotta in circolazione a partire dal 1966.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Tachyglossidae, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ a b Un mammifero molto particolare: l'Echidna, su www.scienze-naturali.it. URL consultato il 12 settembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Grzimek - La vita degli animali (vol X)

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