Syrrhaptes tibetanus

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Sirratte del Tibet
Tibetan Sandgrouse Syrrhaptes Tibetanus.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Pterocliformes
Famiglia Pteroclidae
Genere Syrrhaptes
Specie S. tibetanus
Nomenclatura binomiale
Syrrhaptes tibetanus
Gould, 1850

Il sirratte del Tibet (Syrrhaptes tibetanus Gould, 1850) è una specie della famiglia degli Pteroclidi originaria dell'Asia centrale[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Misura circa 40 cm di lunghezza, per 299-395 g di peso[3].

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Il sirratte del Tibet è immediatamente riconoscibile per le lunghe e appuntite timoniere centrali, il becco e gli artigli di colore blu-corno, l'iride e l'anello orbitale marroni, i tarsi e i piedi bianchi ricoperti da fitte piume. I sessi differiscono tra loro. Nel maschio adulto, la fronte, le redini, la faccia e il mento sono bianchi, con piume dal rachide nero. I lati della testa, la gola e la fascia nucale sono di colore beige giallastro. Il vertice nero è striato di bianco. Le parti inferiori sono di colore bianco puro, con sottili e nitide barre nere ondulate sul petto, che si estendono fino alla nuca e ai lati del collo. Anche la zona che va dal ventre fino alla regione anale è bianca, in contrasto con la parte inferiore della coda, castana bordata di bianco e barrata di nero. La mantellina e il dorso presentano un colore vinato vermicolato di nero, che diventa beige vinato vermicolato di nero sulle scapolari, le copritrici alari e le terziarie. La parte inferiore delle terziarie presenta delle grandi macchie subterminali nere. La parte bassa del dorso, il groppone e le copritrici sopra-caudali sono biancastri con delle sottili vermicolature nere. Le primarie, le secondarie e le copritrici maggiori sono nere, ma l'interno delle primarie è leggermente macchiato di beige biancastro alla sua estremità. Le timoniere centrali sono biancastre, e si allungano a mo' di filamenti neri molto lunghi, mentre le altre timoniere sono castane, vermicolate di nero e con le punte bianche. Il sottoala è prevalentemente marrone grigiastro, fatta eccezione per le ascellari e le remiganti, che sono nere con una linea bianca argentata in prossimità delle primarie.

La femmina adulta è molto simile al maschio, ma si distingue per le regioni superiori ricoperte da barre nere sottili e irregolari, in particolar modo sulle terziarie e sulle ascellari. Anche il petto è leggermente barrato di nero, ma le timoniere centrali sono meno allungate. I giovani assomigliano alle femmine, ma la loro testa è a malapena tinta di giallo. Tutta la livrea presenta una colorazione più chiara e le barre delle parti superiori sono più irregolari e più grossolane. Le secondarie hanno un bordo beige. Il mento non è giallo brillante[3].

Voce[modifica | modifica wikitesto]

Il canto di questa specie è più melodioso di quello della maggior parte degli altri pteroclidi. Secondo alcuni osservatori, i suoi richiami ricordano quelli di alcune gru o di alcuni cigni. In volo o a terra quando è disturbato, il sirratte del Tibet emette un potente e convulso uvva uvva av-va o 'wak-wak. In altre condizioni, il maschio emette un richiamo bisillabico guk-guk o caga-caga. In presenza di pericolo, le femmine producono un rauco richiamo ka-ka-ka-ka-ka-ka-ra[3].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Syrrhaptes tibetanus.jpg

Riguardo le abitudini di questa specie abbiamo a disposizione solo poche informazioni. Al di fuori della stagione della nidificazione, i sirratti del Tibet conducono un'esistenza gregaria, formando stormi che comprendono da 5 a 100 individui. Nel Ladakh orientale, gli stormi comprendono di solito da 8 a 30 uccelli che si alzano in volo due volte al giorno, il che suggerisce la presenza di spostamenti regolari tra i siti di foraggiamento e i punti di abbeverata. La dimensione dei gruppi generalmente aumenta in autunno con l'integrazione degli esemplari immaturi. Gli stormi si disgregano in aprile-maggio, ma gli assembramenti rimangono ancora numerosi in prossimità delle fonti di cibo e acqua. I sirratti del Tibet riposano sul terreno, in zone riparate da qualche arbusto. Sono relativamente confidenti e si lasciano volentieri avvicinare fino a 10 metri. Volano via per breve distanza solo se vengono disturbati. Nonostante le loro zampe corte, camminano sul terreno con sicurezza e gran velocità. Infatti, non appena percepiscono un pericolo, questi uccelli iniziano a correre, e solo in seguito si spostano in volo non molto lontano. I sirratti del Tibet sono principalmente sedentari, ma scendono a quote più basse per evitare che i loro siti di foraggiamento siano bloccati dalla neve. Si insediano quindi nelle zone in cui gli argali e i tetraogalli hanno già scavato nella neve per procurarsi il cibo[3].

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

In primavera, i sirratti del Tibet si nutrono di gemme, di fiori, di parti verdi delle piante e soprattutto di leguminose. In inverno, mangiano quasi esclusivamente semi. In Asia centrale, si nutrono principalmente di astragali (Oxytropis) in primavera e di stellarie in inverno. Si dissetano non troppo regolarmente, in quanto ricavano l'acqua di cui hanno bisogno dalle piante e dalla neve. Tuttavia, per la maggior parte dell'anno, si spostano in volo due volte al giorno per raggiungere le sorgenti, una al mattino molto presto, l'altra al crepuscolo[3].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

I sirratti del Tibet nidificano da soli. Il nido è una piccola depressione generalmente priva di imbottitura, anche se a volte il fondo viene rivestito in modo molto approssimato con erba secca e piume. È situato sulla ghiaia o sulla terra soffice, talvolta sul fango solidificato ai bordi di un lago o sui ciottoli di una valle rivierasca. Più spesso, si trova sul versante di un crinale o di una collina esposta al vento, occasionalmente al riparo di una pianta. La femmina depone 2 o, più spesso, 3 uova color argilla con macchie marrone scuro o violetto. La cova, effettuata da entrambi i genitori, dura tra 20 e 24 giorni. Gli adulti atterrano a una distanza considerevole dal nido e si avvicinano ad esso camminando. In Tibet, la stagione riproduttiva si estende da metà aprile a fine luglio, con un picco in maggio e giugno. In Tagikistan, la nidificazione non inizia prima di giugno e i primi pulcini si schiudono solo alla fine del mese. Altrove, le nidiate sono ancora più tardive: uccelli molto giovani, incapaci di volare, sono stati visti molte volte durante il mese di agosto. Non è chiaro se le covate tardive siano seconde nidificazioni o covate di sostituzione, ma questa seconda ipotesi sembra essere più probabile. La femmina mette in atto una serie di parate di difesa, fingendo soprattutto di avere un'ala ferita, per attirare i predatori e allontanarli dal nido[3].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

I sirratti del Tibet frequentano le lande d'altitudine, gli sterili altopiani sassosi, i ghiaioni rocciosi e le valli fluviali ciottolose. In Tibet, si trova anche nelle ampie vallate aride, nelle depressioni lacustri e nelle regioni sabbiose dove crescono erbe permanenti e annuali. Si stabilisce spesso vicino alle distese innevate. Durante la stagione riproduttiva, occupa altitudini leggermente diverse a seconda della regione: da 3600 a 4900 metri in Asia centrale, da 4400 a 5700 metri in Tibet e da 4300 a 6000 metri nel nord-ovest del subcontinente indiano. In inverno, scende a 3200 metri. Il sirratte del Tibet occupa un vasto areale nel cuore dell'Asia. È presente in Asia centrale a partire dal Tagikistan orientale, dal Tibet e dalla Cina nord-occidentale e occidentale, fino ai monti Kunlun e Nan Shan a nord, e al lago Kokonor. L'areale si estende ad est fino alla Mongolia Interna e a sud fino alle regioni settentrionali e nord-occidentali dell'India, nelle province di Ladakh, dell'Himachal Pradesh e del Sikkim. La specie è stata talvolta segnalata in Pakistan e in Afghanistan, ma non sono mai state raccolte prove della loro reale presenza in tali zone[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International, Syrrhaptes tibetanus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Pteroclidae, in IOC World Bird Names (ver 9.2), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 15 maggio 2014.
  3. ^ a b c d e f g (EN) Tibetan Sandgrouse (Syrrhaptes tibetanus), su hbw.com. URL consultato il 25 dicembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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